Una formula per la coppia perfetta

Lo avevano compreso già gli antichi Greci, anche se a metterlo nero su bianco fu Galileo Galilei: “L’universo è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche”. I calcoli di Galileo osservavano i pianeti, la Luna, e fenomeni fisici come la caduta dei “gravi”. Ma in realtà la matematica si applica a tutto  Prendete per esempio l’amore: il matrimonio perfetto, forse, non esiste, ma si può provare a farlo durare… con la matematica. Ne è convinto lo psicologo John Gottman, dell’Università di Washington, che ha messo a punto una formula per stimare la probabilità di fallimento di un legame. Tale formula, a detta sua, funziona nel 90% dei casi.Lo studio è iniziato negli anni ’90, esaminando coppie appena sposate: i due partner discutevano per 15 minuti, mentre i ricercatori assegnavano loro dei voti. Per esempio, a ogni sorriso e gesto affettuoso guadagnavano punti; con segnali d’insofferenza e battutine sarcastiche li perdevano. I ricercatori hanno poi seguito le coppie nel corso degli anni, per vedere come se la passavano.A partire da dati come questi, Gottman e James Murray, matematico, hanno elaborato l’“equazione dell’amore”, che misura la reazione emotiva positiva o negativa di ciascuno dei due partner durante un dialogo. Sul lungo periodo, infatti, le chance di sopravvivenza della relazione dipendono proprio da queste reazioni. Le due formule descrivono rispettivamente le reazioni di lei (Dt+1) e lui (Ut+1) al comportamento dell’altro. Per la donna: d è l’umore quando è sola; rDDt è l’umore quando c’è il marito; IUD(Ut ) è l’influenza esercitata dal partner. Nella formula per lui: u è l’umore da solo; rUUt è l’umore quando c’è lei e IDU(Dt  ) l’influenza di lei. Nella pratica, l’equazione matematica conferma quanto il buon senso dice da sempre: la chiave di una relazione duratura è il dialogo. Per non arrivare ai ferri corti, dire quel che si pensa, senza essere aggressivi, funziona meglio che chiudersi nel mutismo. Serve un po’ di allenamento, ma si può fare. Di certo conviene provarci: un’unione stabile fa stare bene, mentre convolare a seconde nozze non è altrettanto vantaggioso, le statistiche non incoraggiano a lasciare la strada vecchia per la nuova: il 67% delle seconde unioni va a finire male, contro il 46% delle prime.

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