Baciarsi

Dall’affetto fraterno alla passione, dalla provocazione al saluto di tutti i giorni. Il bacio suggella i momenti più importanti della nostra vita, ma è cambiato nel tempo e nelle culture. Il primo bacio della storia è stato forse quello di Adamo ed Eva, ma da allora ha fatto molti passi. Gli antichi cristiani lo scambiavano come segno di pace durante la messa; costume che fu poi abolito nel Tredicesimo secolo.I romani lo usavano come saluto tra le classi più elevate, ma l’imperatore Tiberio nel primo secolo a.C. lo vietò. Si riteneva infatti che fosse responsabile di una malattia che deturpava il viso. Baciarsi è un atto che col tempo va perdendosi. E invece è uno dei preliminari più appassionati ed eccitanti, se dato con creatività. E poi, pensateci: quanto può essere eccitante essere bloccate contro un muro o sdraiate su di un divano e baciate focosamente? E quando è stata l’ultima volta che vi è successo? Dite che succede solo nei film? Risposta errata.

14 febbraio San Valentino

Il 14 Febbraio, La giornata degli innamorati ha origini lontane, nel 496 d.C., quando l’allora papa Gelasio I volle porre fine ai lupercalia, antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Tali riti che si celebravano il 15 febbraio prevedevano festeggiamenti sfrenati in cui venivano create coppie estraendole a sorte. Inoltre per le vie di Roma gli uomini inseguivano le giovani con fruste di pelle di capra, per propiziarne la fertilità. Anche le donne in dolce attesa si sottoponevano volentieri al rituale, convinte che avrebbe fatto bene alla nascita del bambino. In fondo, ad alleviare il dolore bastava lo spettacolo offerto dai corpi di quei baldi giovani, che si facevano strada completamente nudi o, al massimo, con un gonnellino di pelle stretto intorno ai fianchi.Nel giorno dell’amore il santo prescelto come protettore degli innamorati fu San Valentino. Molte sono, infatti, le storie sul popolare vescovo di Terni che lo vedono complice di infelici amanti.Uno degli episodi più significativi fu la celebrazione del matrimonio, fortemente contrastato per motivi religiosi, tra una giovane donna cristiana, Serapia e Sabino, un legionario romano pagano. Si narra, inoltre, che fosse anche un ottimo conciliatore: un giorno Valentino, sentendo litigare due fidanzati, andò loro incontro con una rosa invitandoli a tenerla stretta come segno di riconciliazione e subito tra i due tornò la pace.Ma San Valentino oggi deve la sua popolarità soprattutto al marketing: solo in Italia è stato calcolato che tra cenette, fiori e sms, verranno spesi quasi mille milioni di euro. Sono questi i numeri del business che ruota intorno ai cuori e alle parole “ti amo”.

Le buone maniere non vanno mai fuori moda!

Quali sono le regole del galateo per chi viene invitato o invita a cena? L’invito si può fare per telefono, via e-mail o per messaggio, meglio evitare la chat di Facebook. La risposta va data con lo stesso strumento, avendo cura di ringraziare sempre e di dare una risposta cortese e non di chiusura in caso di rifiuto.Nel galateo classico, si usava sedersi a tavola in base al titolo onorario, oppure in base ai rapporti. Quindi, marito e moglie ai capotavola e via via tutti gli amici ai lati. Gli invitati si vestono casual tra amici, oppure eleganti.Si dovrebbe sempre portare un presente, che sia un gioco per i bambini, un mazzo di fiori oppure qualcosa per la casa. Mai portare vini o dolci. La tovaglia si può evitare se il tavolo è in legno, altrimenti si può puntare sul servizio buono e sulla tovaglia bianca classica.Per le portate e le posate, qualche consiglio: i bicchieri vanno messi in obliquo, con quello del vino a destra e quello dell’acqua vicino al coltello. Il sottopiatto evita rumori e fastidi, oltre a essere bellissimo da vedere.Le posate vanno con le forchette a sinistra e i coltelli a destra. Le forchette a destra significa che si stanno per servire le ostriche.Naturalmente, ci sono delle regole  importanti, come non usare lo smartphone e soffiarsi il naso solo con i fazzoletti, non grattarsi, stare composti e non cercare l’attenzione a tutti i costi. Servirsi solo dopo che lo hanno fatto i padroni di casa e, ovviamente, mandare un messaggio di ringraziamento il giorno dopo.L’obiettivo delle regole del galateo è quello di rendere il mondo un luogo più civile, rispettoso ed educato. A volte, l’acquisizione di queste buone maniere può essere difficile o potrebbe essere necessario un po’ di tempo, ma con un po’ di pazienza tutti possiamo migliorare. Questo sarà un grande tratto della tua personalità.Ricorda, le buone maniere non vanno mai fuori moda!

 

L’infelicità del giorno dopo

Pare che alla fine delle grandi eclissi milioni di persone si siano ritrovati provati, quasi depressi, inondati da un senso di vuoto e di tristezza. Che cosa l’ha provocato? Secondo gli psicologi la depressione del giorno dopo è un fatto del tutto normale che si verifica a seguito di eventi, anche positivi, particolarmente coinvolgenti. Può succedere il giorno successivo alla laurea, alle nozze, alla fine di un progetto di lavoro che ci ha impegnati per lungo tempo, ma appunto anche dopo un evento come l’eclissi, o i mondiali di calcio, fortemente atteso e pubblicizzato per settimane. Secondo gli esperti questo stato d’animo è provocato dalla diminuzione improvvisa del livello di cortisolo nel sangue: questo ormone, chiamato anche ormone dello stress, è responsabile del senso di euforia, di onnipotenza e grande energia che caratterizza i momenti particolarmente intensi della nostra vita. Il fenomeno sembra legato a un comportamento inconscio noto come effetto di contrasto: finito il momento speciale, tendiamo a valutare la nostra quotidianità rapportandola a ciò che abbiamo appena vissuto. Ecco perché quando rientriamo dalle vacanze al mare dalla montagna ci sembra tanto più duro quanto più ambita e piacevole è stata la vacanza, o perché la solita riunione con i colleghi ci sembra spaventosamente noiosa se paragonata al fascino di un fenomeno astronomico come l’eclissi.

Il codice di abbigliamento

Ormai ci sta inseguendo sempre più spesso. E’ lo spettro che ti assale ogni volta che difronte al cassetto  o all’armadio ti assale… è il codice di abbigliamento. Vi sarà capitato di dover partecipare ad una cerimonia, ad una serata formale o ad un business-event ed esservi imbattuti nel codice di abbigliamento consigliato, da seguire scrupolosamente per non risultare fuori luogo. A volte è semplice ed intuitivo. Altre lo è molto meno. Pochi sanno che si tratta di una sorta di “codice internazionale  condiviso”, con regole, sfumature ed accorgimenti da seguire. Quale sarà il codice di abbigliamento giusto per un cocktail party? Che significa “d. c. black tie”? Basta una cravatta nera anche sopra alla maglia della salute?. In qualsiasi contesto culturale o sociale in cui l’uomo si sia mosso nella sua storia sono esistite regole scritte e non scritte che in qualche modo devono essere rispettate. Regole sul comportamento, sul modo di porsi, persino sulla mimica o sul linguaggio da utilizzare. Regole che dipendono dalle circostanze e regole che variano fra diverse nazioni, tradizioni, persino in base ai momenti della giornata in cui ci si muove. In realtà, ogni nostra scelta “visibile” è di fatto un codice, un modo di comunicare qualcosa con un suo significato. Non si sottrae a questa regola l’abbigliamento: tutto questo è dress code, quell’insieme di norme più o meno condivise in un ben determinato ambito  culturale, sociale, lavorativo o pubblico che codificano i “messaggi” che una persona intende trasmettere attraverso gli abiti che indossa. Un medico, un vigile o un militare, esplicitano il proprio ruolo sociale con una divisa. In altre parole, attraverso un ben riconosciuto dress code.  Lungo la storia, un certo modo di vestirsi voleva significare l’appartenenza ad un gruppo, ostentare uno status sociale o affermare un propria carica dignitaria. E quando entriamo in alcuni luoghi particolari determinate regole di comportamento ci sono imposte relativamente all’abbigliamento da utilizzare: ad esempio quando in piscina è vietato l’ingresso con le scarpe o nella sauna è impossibile accedere con i propri vestiti. Insomma, siamo inconsapevolmente circondati da il codice di abbigliamento di ogni tipo.

Nessuna decisione se ci sono troppe opportunità

Un bancone con decine di gusti di gelato, un ricco menù in pizzeria o la schermata con le proposte dei programmi serali: capita spesso di rimanere “congelati”, incapaci di scegliere, davanti a un ampio ventaglio di possibilità. In presenza di un numero molto elevato di valide opzioni, il cervello fa particolarmente fatica a decidere. Il fenomeno è noto da tempo in psicologia e descritto da alcuni come “sovraccarico da eccesso di opzioni disponibili. In pratica, quando l’ambiente informativo in cui ci si muove è troppo ricco, ci si ritrova in una fase di inerzia, incapaci di vagliare la strada migliore. Ora uno studio della Caltech chiarisce perché succede, e individua l’intervallo numerico di opzioni più congeniale al processo decisionale. Il fenomeno del choice overload era stato osservato una ventina di anni fa in un singolare esperimento. In un negozio di alimentari era stato allestito un assortimento di 24 barattoli di marmellata di gusti diversi, e in altre occasioni soltanto di 6. I consumatori tendevano più facilmente a fermarsi ad assaggiare quando il tavolo era colmo di opzioni, ma difficilmente poi acquistavano. Più raramente si sono invece fermati al banco da 6, ma quando è accaduto, hanno comprato 10 volte più spesso.Da ripetere o da evitare? Il cervello decide così I ricercatori hanno presentato ad alcuni volontari serie da 6, 12 o 24 immagini di paesaggi da cui scegliere una foto che avrebbero potuto stampare su una tazza. Durante la fase decisionale, sono stati monitorati con MRI, che ha rivelato attività in due regioni cerebrali: la corteccia anteriore cingolata, che pesa costi e benefici delle scelte, e lo striato, una parte del cervello che dà giudizi di valore.L’interazione tra queste due aree rilevata dalla risonanza indica, spiegano gli scienziati, una valutazione in atto: il cervello soppesa la potenziale ricompensa una bella immagine da stampare con la fatica necessaria a vagliare tutte le opzioni. Occorre insomma trovare un equilibrio tra lo sforzo mentale, che non deve essere eccessivo, e la ricompensa, che si spera importante. Il fatto che spesso, nella vita quotidiana, le possibilità di scelta offerte siano molte di più è legato a un tratto tipico dell’indole umana: quello di “mangiare con gli occhi”. In altre parole, quando pensiamo a una vasta gamma di opzioni preferiamo essere stimolati sulla nostra libertà di scegliere, e non ci curiamo subito dello sforzo mentale che una scelta comporta.

Ricordati che devi morire…e acquista di conseguenza

Se vi salta in testa l’idea della morte e siete in procinto di fare shopping, tenderete a preferire abiti retro, che non passano mai di moda, che sono “per sempre”. Ovvero il vintage. Questa singolare conclusione è stata ottenuta in un esperimento condotto dal dipartimento di marketing dell’Università Bocconi di Milano. Per la ricerca, un gruppo di studenti ha ascoltato due diversi racconti. A metà di loro è stato presentato uno scenario sconvolgente: mentre sono in visita a casa dei genitori, mentre sono seduti a tavola la casa va a fuoco, e tutti rischiano di morire. L’altra metà degli studenti ha sentito raccontare una vicenda assai più rilassante, una normale visita ai parenti senza nessun incidente. Dopo il racconto, agli studenti sono stati presentati capi di abbigliamento e accessori moderni oppure vintage. A quanto pare, chi aveva ascoltato il racconto angoscioso, ha preferito il vintage. L’altro gruppo, il contrario. Secondo i ricercatori, a spingere la preferenza per il vintage è l’idea della morte. La morte è per sempre, così come gli oggetti vintage sono, per definizione, senza tempo e sarebbe proprio il concetto di atemporalità a fare da singolare e almeno per i non esperti imprevisto trait d’union tra il tragico dell’esistenza e il futile quotidiano. Per gli esperti di marketing queste indicazioni non sono affatto futili. «Quando i consumatori vengono indotti a pensare alla morte, tendono a riflettere sul loro passato, presente e futuro. Di conseguenza, comprano i prodotti che hanno un passato e un presente particolarmente significativi e che fanno pensare alla durata e alla continuità. I prodotti vintage sono uno degli esempi più notevoli» ha spiegato Zehra, esperta di comportamento. Questo effetto potrebbe essere sfruttato da tutte le industrie che vendono prodotti senza tempo.Aulona altra autrice dello studio, suggerisce alcune possibilità per sfruttare queste idee: un negozio vintage con un nome che richiami il concetto di mortalità potrebbe essere un trucco che spinge le vendite. Come anche il luogo: la collocazione di un negozio nelle vicinanze di una residenza per anziani potrebbe far scattare il pensiero, e funzionare per invogliare all’acquisto di un abito eterno.Da non addetti ai lavori, verrebbe da pensare che l’idea della morte potrebbe anche produrre un effetto boomerang: se tanto dobbiamo lasciare questo mondo, chi ha voglia di mettersi a fare acquisti? Ma, come i geni del marketing ben sanno, è il nostro inconscio a condurre per noi molti di questi “pensieri”.