Le origini del caffè

Intorno all’anno mille alcuni mercanti arabi portarono dai loro viaggi in Africa dei chicchi scuri da cui traevano una bevanda eccitante che chiamavano qahwa. Da qui alla parola turca kahve e all’italiano caffè il passo è stato breve. Ma c’è chi sostiene che il nome in realtà derivi da Caffa, regione dell’Etiopia dove la pianta del caffè cresce naturalmente. Il paese dove si consuma più caffè è la Finlandia, con 12 kg l’anno pro-capite. Mentre quello dove se ne consuma meno è Portorico, con 400 grammi di caffè a testa. La media di consumo mondiale è di 1,3 kg all’anno per persona. Sebbene 6 miliardi di espressi consumati in un anno, un volume d’affari di 6,6 miliardi di euro e un consumo di 47 milioni di chilogrammi di miscela, l’Italia è solo dodicesima in classifica, con 5,9 kg di caffè pro-capite. Ecco un intero post dedicato a questa miracolosa bevanda per raccontare le sue origini, ma, forse, questi dati spiegano perché il nostro Paese non riesce proprio a svegliarsi

Imparate a osare

Essere o non essere? Come insegna Amleto, il dubbio fa parte della natura umana. Di per sé, una certa dose d’indecisione è sana, perché testimonia il fatto che non ragioniamo per idee preconfezionate, Se il dubbio intacca ogni scelta, dalla più importante alla più futile, allora il dilemma non è più salutare, ma si trasforma in patologico. Decidere tra una cena al ristorante o una pizza , comprare una gonna o un paio di pantaloni, programmare le vacanze al mare o in montagna. Per la maggior parte delle persone queste sono scelte da risolvere a cuor leggero, mentre per gli eterni indecisi sono motivo di forte stress e dispendio energetico. Pensano a lungo, soffrono e il più della volte alla fine non prendono alcuna decisione. Ecco allora alcuni consigli degli psicologi per superare i blocchi decisionali. Il primo è quello di dare il giusto peso alle conseguenze di una decisione, dice Brasini. Tra quale menù preparare per il pranzo di Pasqua e la scelta dell’università esiste una profonda differenza. Se il piatto di spaghetti visto sul giornale non dovesse riuscire, poco male, c’è sempre la rosticceria sotto casa che può sistemare le cose. Ma l’atteggiamento più utile, per Brasini, è quello di tenere sempre in considerazione un concetto fondamentale. Per quanto si cerchi di ragionare per imboccare la scelta più efficace, la vita percorre comunque il suo corso. Motivo in più per prendere una decisione senza rimpianti. Pensare “o la va o la spacca” a volte è più vincente del “pensaci due volte”», aggiunge lo psicoterapeuta.

 

La paura

Il tuo capo, ha paura. Il presentatore tv, ha paura. Lei,lui hanno paura. Il direttore della banca ha davvero un timore enorme. Il gruppo di ragazzi seduto in fondo al tram di domenica, ha paura. Clint Eastwood quando maneggiava le pistole non era poi così tanto contento di farlo. I bigliettai alle fermate dei tram, non sembra, ma hanno proprio paura. E anche il direttore del personale ce l’ha. E anche  Michelle Hunziker, Alessandro Del Piero, Brad Pitt , Cristina Ricci. Pensa, c’è tutta una  massa di avvocati, militari, lottatori di sumo, strafighi che se la tirano, e tutti hanno paura di perdere qualcosa, di non farcela, di non far tornare i conti, di rimanere soli, di scordarsi di comprare il pane  prima di tornare la sera a casa, di perdere le chiavi,di non aver stirato nulla per il mattino dopo, di voler partire per il mare ma ritrovarsi in montagna. Per cui, quando va davvero male,quando le giornate sembrano tutte storte quando hai paura di andare avanti rifletti su questo e sta tranquillo: il mondo è più spaventato di quanto lo sia tu, capita a tutti di essere confusi di volere una cosa e farne un’altra, importante è avere coraggio, anche domani non avere nessun motivo per avere paura, alzati e via….con un grande coraggio

 

 

Il nostro paese

Sono le nostre azioni a raccontare al mondo chi siamo, sono le nostre immagini che creano l’immagine del paese e l’immaginario di chi non lo ha mai visitato. Sono le nostre attività su Facebook e le nostre foto su Instagram a erigere il racconto di uno dei territori più ricchi e straordinari del mondo. Che ci piaccia o meno, siamo noi i responsabili di questo fantastico paese chiamato Italia. E allora, offriamogli più attenzione. Usiamo i nostri profili personali per promuovere il turismo. Solo per un mese. Pubblichiamo un piatto tipico del nostro territorio, postiamo un affascinante panorama invece del solito calciatore o la foto di un’opera d’arte in sostituzione delle usuali brutture quotidiane. Riempiamo internet con le meravigliose vedute dei luoghi in cui abbiamo la fortuna di vivere. Inondiamo la rete di immagini spettacolari, di tramonti sul mare, di spiagge incantate di montagne altissime, di rifugi meravigliosi. Condividiamo la bellezza, la storia e la cultura delle nostre città. Ricominciamo a sostenere l’artigianato, la ristorazione e la gastronomia che hanno reso questo paese unico al mondo. Torniamo a fare il tifo per la bellezza. Prendiamo un impegno con l’Italia. Le cose possono migliorare. Dipende solo da noi.

Non importa quanto sei grande

Se non puoi essere un albero in cima alla collina, sii una macchia nel canalone, ma sii la migliore, piccola macchia accanto al ruscello. Sii un cespuglio, se non puoi essere un albero. Se non puoi essere un cespuglio, essi un filo d’erba e rendi più lieta la strada. Se non puoi essere un anguilla , allora essi solo un acciuga ma l’acciuga più vivace del mare! Nella barca che solca il mare non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche un equipaggio. C’è qualcosa per tutti noi qui, ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli, e quello che devi svolgere tu è lì vicino a te. Se non puoi essere un mare  sii solo una goccia d’acqua, se non puoi essere il sole, sii una stella. Non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai: sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.

Buttare è un gesto distratto

Buttiamo quello che non ci serve più, l’inutile roba vecchia che ruba spazio nei nostri armadi e tra i nostri ricordi; buttiamo quello che ci fa male, dal pacchetto di sigarette quando decidiamo di abbracciare il salutismo, alla bustina di zucchero del primo caffè bevuto con quello che avremmo voluto tanto fosse il nostro ultimo amore; buttiamo quello che ci riporta alla mente i nostri buoni propositi sfumati e le aspettative deluse, dalla tuta senza speranza acquistata a maggio per andare a fare sport , al biglietto mai convalidato di un treno che avrebbe dovuto portarci lontano. Sì, distrattamente ci liberiamo ogni giorno di quei rifiuti fumanti che pensiamo non valga pena riciclare, salvare. Ogni giorno priviamo oggetti, persone ed emozioni di quell’ultima chance che potrebbe riconsegnarli a nuova vita. Buttare è un gesto distratto, ma lo è di più in giovane età forse, quando nelle vene ti scorrono sangue e inguaribile ottimismo. Sì, da giovane prendi-usi-butti persone e oggetti con  facilità e  disinvoltura Ti concedi il lusso di liberarti di quello che non ti piace perché credi e ti convinci che il destino abbia in serbo per te qualcosa di più grande, Come se il mondo fosse solo deserto o giardino, fatale da abitare con quel che capita, perché così va la vita, non c’è niente da fare, bisogna prender quel che viene, la gente è così, a esser sognatori ci si perde sempre, come se non si potesse coltivare il deserto, e certo anche il giardino. Le alternative allo scarico ci sono, e sono tante. Il deserto può diventare giardino, forse basta volerlo. Il consumismo ha affinato la tecnica ed è riuscito a divorare persone, non solo oggetti; non dovremmo cedere al consumismo affettivo. Non leghiamo quel che ci circonda a un granello di sabbia, perchè serrare il pugno spesso non basta: il vento  sbadato lo porta via. Ormai lo sappiamo.

Se…..

Se domani mattina il suono della sveglia  ti sveglierà ancora una volta  e avrai il tempo per stiracchiarti nel letto,se hai un tetto sulla testa, cibo nel frigo e vestiti nell’armadio, sei più ricco del 75% degli abitanti della terra. Se hai soldi in banca e qualche spicciolo nel portafoglio, sei nell’8% dei più ricchi al mondo. Se ti sei alzato questa mattina sano e in salute, sei più fortunato del milione di persone che non resteranno in vita per più di una settimana. Se non hai mai provato il pericolo e la paura della guerra, l’agonia e la solitudine della prigione, il terrore della tortura o della fame, sei più fortunato dei 500 milioni di persone che vivono questo ogni giorno. Se puoi leggere queste parole sei più fortunato dei 3 miliardi di persone al mondo che non sono in grado di leggere. Domani mattina, pensa a quanto sei fortunato a vivere qui ed ora, di sicuro apprezzerai molto di più il caffè che andrai a bere prima di affrontare una nuova giornata.

Il guscio che ci fa da scudo

L’aragosta è un animale soffice, molle, che vive nel mare all’interno di un guscio rigido. Questo rigido guscio non si sviluppa. E allora come fa l’aragosta a crescere? Bé, con la crescita dell’aragosta quel guscio diventa estremamente limitante e l’aragosta si sente sotto pressione e a disagio. Così si nasconde nei fondali del mare sotto una roccia per proteggersi dai predatori, si libera del guscio e ne produce uno nuovo. E con il tempo e la crescita anche questo guscio diventa scomodo, così torna sotto la roccia e ripete questo processo più volte. Lo stimolo che permette all’aragosta di crescere, nasce da una sensazione di disagio. Ora, se le aragoste avessero dei dottori non crescerebbero mai. Perché al primo segnale di disagio l’aragosta andrebbe dal dottore a prendersi un calmante o un antidolorifico. Si sentirebbe bene e non si libererebbe mai del suo guscio. Quindi credo sia ora di capire che i momenti difficili siano anche i momenti di crescita maggiore.Se è vero che, come dice lo psicologo Abraham J.Twersky, sono il disagio e la scomodità a spingere l’aragosta a cambiare e quindi a crescere, allora questo è il momento giusto. E se mettiamo a buon uso le ostilità potremmo  crescere anche grazie ad esse.

Mari e Oceani

Ricoprono il 70% della superficie terrestre, ospitano l’80% della biodiversità mondiale, producono il 50% dell’ossigeno presente nell’atmosfera e assorbono circa un terzo della Co2 emessa dalle attività umane. Eppure, quasi mai ci ricordiamo di loro: i mari e  gli Oceani. Secondo i dati riportati da Lifegate, il 6% della superficie delle terre emerse è protetta, mentre è tutelato meno dello 0,5% degli oceani. Anche per questo l’Europa perde i suoi ecosistemi marini più produttivi, 8 volte più redditizi dei boschi tropicali. I nostri mari, infatti, sono letteralmente al collasso: svuotati e violati da pesca industriale, inquinamento, trivellazioni petrolifere, cambiamenti climatici. E’ stata istituita anche  una Giornata Mondiale dei mari e degli Oceani e un solo giorno in un anno per ricordare tutto quello che i mari e gli oceani fanno per noi è davvero poco, ce ne siamo resi conto in questi giorni quando abbiamo assistito a spettacolari tramonti in riva al mare, e albe indimenticabili. Rispettiamoli e amiamoli sono parte importante e integrante della nostra vita.

Momenti vissuti

Arredare il proprio ambiente con un oggetto che riporti la mente a piacevoli vacanze trascorse al mare è divertente e distensivo perché riesce ad ispirare emozioni positive che, grazie ai colori impiegati placano gli animi rendendo la stanza un luogo magico e unico da poter vivere giorno dopo giorno. E’ qui che è importante immortalare i magici momenti e riporli dentro adeguati portafoto che con un colpo d’occhi vi faranno riassaporare la gioia di averli vissuti. Acquistalo da www.ferrinigift.it