Rallegra la tua giornata con il colore

Quando arriva la primavera, la natura sfodera tutti i suoi colori. Porta la freschezza dei boccioli e dei fiori nella tua cucina con una colorata insalata di primavera. Il viola intenso della barbabietola permette di trasformare una banale insalata dandole un aspetto vivace. In alternativa, se preferisci gusto più discreto, puoi cospargere il tuo piatto con alcuni ravanelli tagliati a fette sottili.

L’Italia e la sua cucina

Senza alcun dubbio l ’Italia è uno dei paesi più visitati al mondo, è il paese con la cucina più buona e più varia del pianeta. In giro ci sono tragiche imitazioni della cucina italiana come le fettuccine Alfredo, gli spaghetti con le polpette e la pizza con l’ananas. In questo enorme traffico di viaggiatori stranieri, oltre al mix di ricette regionali, di piatti stagionali e di folli imitazioni d’oltreoceano, capire cosa si aspetta dalla nostra gastronomia un turista che arriva per la prima volta in Italia, non è così scontato. Ma quali sono i piatti tipici italiani più conosciuti dai milioni di visitatori che arrivano ogni anno nel nostro Paese? Eccoli qua alcuni dei piatti più richiesti … Si comincia! La Pizza, forse, nasce a Napoli, città che ne rivendica la paternità  e dove di sicuro conosce l’aggiunta della salsa di pomodoro a condimento del sottile strato di pasta. Alla base di tutto un caposaldo della cucina italiana: la pasta fresca accompagnata da un condimento tra i più conosciuti al mondo, il ragù alla bolognese, più spesso conosciuto semplicemente come bolognese. Spaghetti e Italia sono un binomio inscindibile nell’immaginario collettivo dei gastronauti di ogni parte del mondo, in tutti i continenti si cuociono spaghetti, tutti i turisti e i visitatori che giungono nel nostro paese li esigono più e più volte. In Liguria, la salsa a base di basilico e pochi altri ingredienti è la vera bandiera gastronomica della regione. Un umile impasto di farina, acqua, lievito e sale, con il tocco finale di olio evo. La bistecca alla Fiorentina mast della cucina Toscana un buon taglio di carne, ben frollato, con una marezzatura abbastanza evidente e con uno spessore adeguato almeno 4 cm da cucinare su carboni ardenti per gustarla al meglio

Fai anche tu la tua parte

Pasta pane carne verdura, più di 3 miliardi di persone non sono in grado di garantirsi una dieta sana: si tratta di quasi il 40% della popolazione mondiale. Allo stesso tempo, sono 2 miliardi gli individui obesi o sovrappeso, il 14% del cibo va perso a causa di carenze e difetti durante la produzione, lo stoccaggio nei magazzini e il trasporto e il 17% viene sprecato dai consumatori finali che riempiono le credenze di cibi che piano piano si deteriorano e vanno buttati Anche l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) lo ricorda  in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione del 16 ottobre, che quest’anno prevede celebrazioni di diverso genere una spesa attenta e intelligente serve oltre che a risparmiare a dare una mano ai sistemi sostenibili come ricorda lo spot della FAO “le nostre azioni sono il nostro futuro … cerchiamo ognuno di fare la nostra

I piatti più instagrammati della nostra tradizione

Un’indagine ha individuato quali piatti della nostra tradizione sono più instagrammati Aprendo Instagram è evidente quanto il cibo occupi un posto di notevole importanza nella nostra alimentazione  e nelle nostra storia. Con ottimi risultati: in media, il livello dei «post gastronomici» è notevole. Già, perché non tutto può finire sul nostro profilo social. Servono innanzitutto colori che catturino l’occhio; una presentazione un po’ audace, meglio se nello stile dei ristoranti stellati, aiuta; poi c’è da valutare la luce, il piatto, il tovagliolo, perfino il tavolo. Il rischio, non troppo raro, è che un piatto caldo si raffreddi. Alcuni ristoratori hanno intuito e cavalcato questa tendenza. Ma ecco cosa si tagga di più della nostra cucina scoprite chi vince il primo premio…Pasta alla carbonara Un grande piatto  della nostra cucina che molti turisti hanno modo di conoscere nel corso dei loro viaggi nel nostro Paese. Vanta oltre 92mila hashtag. Sebbene spesso la presentazione non sia super fotografica, la parmigiana conquista ben 293mila hashtag  Anche questa per alcuni sarà una sorpresa: la porchetta con i suoi 295mila hashtag sfiora la top five. Lasagne alla bolognese La lasagna conquista i cuori di tutti noi anche degli amici  vegetariani nella versione senza carne e la medaglia di bronzo con 986mila hashatag. Seconda posizione per il risotto che con le sue numerose interpretazioni vanta oltre 3 milioni di menzioni negli hashtag di Instagram Pizza Sempre lei, sempre in vetta a tutte le classifiche: la pizza italiana è il simbolo della nostra tradizione culinaria e vanta su Instagram oltre 86milioni di hashtag.

Con il covid il cibo costa di più

Se avete l’impressione che il costo della spesa settimanale al supermercato sia più alto rispetto all’anno scorso, sappiate che non è un’impressione: in base a una serie di criteri il prezzo al consumo di un “cesto” di prodotti alimentari, il costo del cibo, dopo essere crollato all’inizio della pandemia da covid, è schizzato alle stelle durante l’autunno scorso. Rispetto alla media 2014-2016, i cibi a maggio 2021 hanno toccato in media picchi di +27%. I motivi di questo aumento sono diversi: a far salire la media nel quarto quadrimestre del 2020 sono stati gli oli vegetali, in particolare quelli di soia, di colza e di palma, i cui prezzi sono aumentati costantemente negli ultimi dodici mesi fino a raggiungere +75%. Il prezzo dell’olio di palma ha raggiunto i livelli più alti a causa del rallentamento della produzione in Asia dovuta alla covid, coincisa con un aumento della domanda di importazione globale e con la siccità in Sudamerica. L’incremento del prezzo dell’olio di soia si deve invece alle richieste del settore del biodiesel, mentre l‘olio di colza è più caro perché più difficilmente reperibile. Protagonisti della crescita dei prezzi sono anche i cereali, che a maggio 2021 hanno segnato un +33% rispetto al 2014-2016: i motivi sono da ricercare nel crollo della produzione in Brasile, che ha peggiorato una situazione già difficile nella quale la domanda mondiale di mais supera di gran lunga la produzione, e nell’appetito della Cina per sorgo, orzo e grano. Alla base di tutto. Secondo le Nazioni Unite il fattore scatenante di questa oscillazione dei prezzi sarebbe senza dubbio la covid: dopo un crollo dovuto ai lockdown imposti un po’ dappertutto, con l’allentamento delle misure la domanda globale di cibo è aumentata, e con essa i relativi prezzi delle materie prime, a dimostrazione che la crisi sanitaria o i problemi che ne sono conseguiti ha avuto e ha un grande potere sull’andamento del mercato globale.

I cani mangiano il cocomero ?

Estate tempo di frutta fresca e succulenta, ma come regolarci con i nostri amici a quattro zampe? Immaginate una vacanza al mare voi e il vostro cane che, godendosi un po’ di ombra, vi guarda ansioso di sbranare l’anguria a fette che vi siete portati da casa. Conosciamo bene quanto siano golosi i nostri cuccioli, ma se anche loro hanno voglia di morderne un pezzettino? Vero, con loro condividereste volentieri qualsiasi cosa, anche un pezzetto di rossa anguria, ma il problema è che non siete certi sia un frutto sicuro per il consumo canino, la tentazione di dare loro qualche pezzo di frutta fresca in giorni così caldi può essere forte. E allora, l’anguria è buona per Fido? Di solito la frutta non è una scelta popolare per un’alimentazione alternativa del nostro cane e il suo grande appetito non può in ogni caso portarci a dargli qualunque cosa, non fosse altro che alcuni alimenti potrebbero finanche avvelenarlo. Ma l’anguria, così come pochi spicchi di arancia, la mela o la banana, non rientra tra i cibi da non dare mai ai nostri cani. i cocomeri possono essere consumati non solo per il loro gusto ma anche per il loro valore nutrizionale e sì: l’anguria il cane la può mangiare, ma con un po’ di accortezze.

Mangiare con gli occhi

Mangia con gli occhi’ non è solo un modo di dire: il meccanismo che lo permette è molto concreto, si trova nel cervello e stabilisce una comunicazione diretta fra i centri che controllano la vista e quelli che regolano l’appetito. Si spiega così perché a volte basta vedere un pezzo di pizza un piatto di pasta o qualsiasi altro cibo invitante per avere voglia di morderlo. Il meccanismo, osservato in azione nei pesci zebra, è descritto nella rivista Nature Comunications Il risultato è  importante per capire il modo in cui il cervello controlla l’appetito e può aiutare a capire meglio i disturbi alimentari. ”Nei vertebrati  il comportamento alimentare è regolato dalla struttura del cervello chiamata ipotalamo, una sorta di centralina che controlla ed elabora le informazioni relative ai bisogni energetici dell’organismo e quelle sulla disponibilità di cibo”. Proprio come gli esseri umani, i pesci utilizzano soprattutto la vista per riconoscere il cibo e finora sapevamo che l’ipotalamo riceve le informazioni visive sulle prede. Non era però chiaro come le informazioni visive sulle prede venissero trasmesse all’ipotalamo. Grazie alle tecniche che usano la luce per attivare le singole cellule del cervello, i ricercatori hanno osservato in tempo reale l’attività delle cellule nervose nelle larve del pesce zebra. Hanno visto così che la vista delle prede attiva l’ipotalamo e hanno dedotto che esiste un circuito nervoso che collega la vista del cibo a questa centralina Lo studio dimostra che la percezione visiva del cibo è legata al comportamento alimentare. Questo è un passo importante per capire come viene regolato l’appetito, sia in condizioni normali, sia nei disturbi alimentari

Il cibo…nell’arte

Fino  da piccoli ci viene insegnato ad utilizzare il cibo per scopi diversi da quelli del mangiare. Pensiamo ad esempio alle lezioni di disegno delle elementari o addirittura dell’asilo in cui le maestre ci spiegavano amorosamente come poter realizzare dei bellissimi stampini con le patate, il cavolo, l’insalata, etc oppure ci chiedevano di realizzare bellissimi e pesantissimi mosaici incollando variopinti legumi con la colla su un foglio a4. Se ci pensiamo bene, gli elementi naturali, vegetali ed animali, sono da sempre stati utilizzati per la realizzazione dei coloranti naturali, e quindi indirettamente, il cibo, ha in maniera discreta ma fondamentale contribuito alla realizzazione della maggior parte delle opere d’arte passate presenti e future… chi lo avrebbe mai detto ! Con il passare degli anni l’arte è diventate sempre più popolare, democratica e alla portata di tutti, ed ha portato alcuni artisti, più o meno amatoriali, a testare l’utilizzo del cibo e delle bevande per fare arte nelle maniere più svariate… comprese le sculture di angurie, meloni, arance e chi più ne ha più ne metta, tipiche dei buffet di crociere e villaggi turistici molto utilizzata anche dai sobrissimi ristoranti cino/giapponesi, stessa storia per i disegni sul latte del cappuccino, Beh che dire… pertanto  è arte o non è arte? Un gioco di bambini mai cresciuti che amano pasticciare con alimenti e bevande oppure una geniale espressione artistica?

 

 

 

Pomodori conservati

È possibile conservare pomodorini e pomodori di piccola taglia al naturale, cioè facendo semplicemente ricorso ad acqua bollente con aggiunta di sale. Sarà necessario, prima di procedere, procurarsi dei barattoli con tappi a chiusura ermetica piuttosto grandi, in modo che possano contenere la quantità di pomodori desiderata. Sia i barattoli che i coperchi dovranno essere sterilizzati in acqua bollente. Portateli ad ebollizione ricoprendoli interamente d’acqua all’interno di una pentola capiente, estraeteli ed asciugateli soltanto quando si saranno raffreddati. Quindi lavate ed asciugate molto bene i pomodori e disponeteli nei barattoli premendoli l’uno contro l’altro. Prima di trasferire i pomodori nei barattoli, si consiglia di praticare un forellino con un ago da cucito sterilizzato in corrispondenza del punto in cui si trovava il picciolo. Versate in ogni barattolo dell’acqua bollente, calcolando di aggiungere un cucchiaio di sale grosso ogni 500 ml d’acqua. I barattoli dei pomodori andranno chiusi immediatamente e sterilizzati facendoli bollire per 20 minuti all’interno di una pentola in modo che l’acqua li copra fino al punto in cui i pomodori sono presenti. Si conservano in dispensa per almeno sei mesi.