I cibi….non afrodisiaci

Non ci credete? Una importante rivista americana ha lavorato con la nutrizionista Elouise Bauskis per identificare gli alimenti che si dovrebbero totalmente evitare Tutti parlano dei cibi afrodisiaci che aiutano la libido e che andrebbero consumati in vista di una serata intima. Ognuno di noi li conosce ormai a memoria: dalle ostriche alle fragole, dagli asparagi allo zenzero. Ma nessuno parla mai degli alimenti che non andrebbero consumati, pena una serata in bianco. Perché ancora più importanti degli alimenti scaramantici, ci sono quelli inibitori che rischiano di fare andare in bianco e veder naufragare una serata nata con i migliori auspici dovrebbero assolutamente evitare. Dice la dottoressa Bauskis: molti latticini sono difficili da digerire e aumentano la produzione di muco. E con la pesantezza di stomaco non si va lontano… Alcuni si sentiranno pieni di energia, altri gonfi e lenti. Nel peggiore dei casi, possono portare all’aumento della flatulenza. Meglio evitare Cavoli e broccoli Il problema dei broccoli, che fanno benissimo e sono anticancerogeni, è che producono molto gas nel nostro corpo. E sono quindi controindicati in vista di un incontro amoroso Le patatine rilasciano energia molto rapidamente nel nostro sistema. Per questo motivo inizialmente potrai sentirti bene, ma poco dopo ti potresti sentire fiacco e senza forza. Inoltre, se sono state cotte in olio di cattiva qualità, possono provocarti sonnolenza e indigestione Con cautela il vino rosso può aumentare il flusso del sangue, aiutando a rilassare e abbassare le inibizioni. Ma, in quantità esagerate, può portare all’impotenza

Come cucinare…. senza piangere

Felici o tristi, allegri o malinconici, c’è solo una cosa in grado di farci piangere a prescindere dall’umore. Parliamo, naturalmente, delle cipolle. Prezioso ingrediente della nostra cucina ma anche fastidioso “flagello” per chiunque si trovi a tagliarle. Basta affondare il coltello, infatti, per cominciare a lacrimare copiosamente senza riuscire a smettere. Non si tratta di lacrime di dolore, nè tanto meno di commozione. Si tratta, unicamente, di lacrime da cipolle. Una reazione fisiologica del nostro organismo al contatto con i gas irritanti e volatili che si liberano con il taglio dei bulbi. Lo zolfo che si genera, entrando in contatto con i nostri occhi, li irrita. Per espellerlo e diluirlo il nostro corpo genera, di riflesso, le lacrime. Tra i rimedi della nonna, le soluzioni suggerite dagli esperti e i trucchi di chi lavora in cucina, c’è soltanto l’imbarazzo della scelta di espedienti per ridurre le lacrime da cipolle. Ma secondo Adlerfliegel non tutti si rivelano davvero efficaci. E se alcuni sembrano avere una base scientifica, altri sembrano, in effetti, un po’ “campati per aria”, l’esperta consiglia di rivolgersi all’acqua. Tagliare le cipolle sotto il getto dell’acqua sembra, in effetti, uno dei trucchi più diffusi. Così come tenere un bicchiere d’acqua vicino al tagliere o bagnare la lama del coltello. sembra funzionare anche il trucco di iniziare a tagliare il bulbo dall’apice per poi terminare con la zona vicina alle radici, quella che sprigiona più sostanze irritanti. Altrettanto idonea si rivela l’espediente di tenere la cipolla nel congelatore per qualche minuto prima di tagliarla. O quello di masticare un chewing gum durante il taglio. O, ancora, quello di sistemare della mollica di pane sulla lama del coltello. A fronte di un buon numero di trucchi semplici ma efficaci, se ne oppone uno altrettanto folto di sistemi che destano una certa perplessità. Adlerfliegel lascia intendere che alcuni non sono altro che antiche credenze prive di ogni fondamento logico. Come quella di collocare sulla testa una buccia di cipolla quando la si deve tagliare. Ma di suggerimenti singolari ne arrivano in quantità. C’è chi consiglia di tenere un cucchiaio in bocca mentre si taglia il bulbo. O chi sostiene che si dovrebbe fischiettare mentre ci si dedica allo sminuzzamento. Oppure chi rivela che la punta di un fiammifero tenuto tra le labbra sia in grado di assimilare lo zolfo che emana dalla cipolla.

 

L’amore nasce in cucina

L‘amore nasce in cucina. E’ dalla stanza dei fornelli che bisogna passare prima di arrivare in camera da letto, almeno se l’oggetto del attenzioni è una ‘lei’. Lo studio di un Università americana comprova infatti che a stomaco pieno le donne sono più sensibili agli stimoli romantici. Il lavoro, pubblicato sulla rivista ‘Appetite’, ha esplorato le reazioni cerebrali femminili sia giovani donne che in passato si erano messe a dieta, sia altre mai sottoposte a restrizione calorica. “In ambedue i casi abbiamo osservato che, in risposta a immagini romantiche, i circuiti neuronali associati alla ricompensa si accendevano in maggior misura dopo un pasto”.Ely spiega che i risultati del nuovo studio smentiscono quelli emersi da precedenti lavori, secondo cui da affamati si è più sensibili a stimoli come il cibo, il denaro e le droghe. “A questo genere di ‘premi’ le persone sono più interessate quando lo stomaco è vuoto. Possiamo dunque presupporre che mangiare rende le giovani donne più sensibili a stimoli differenti dal cibo. Questi dati sostengono inoltre la correlazione fra i circuiti cerebrali che sovrintendono all’alimentazione e al sesso”. Il messaggio sembra semplice: per conquistarla invitatela a cena

I bulbi profumati per la cucina

I bulbi profumati che non possono mancare in cucina sono anche facili da coltivare nell’orto in giardino ma anche in casa. O, meglio, sul terrazzo. Coltivare aglio in vaso è possibile, e non è affatto difficile. La richiesta di attenzioni di questa pianta è bassa, ma la resa, e la soddisfazione al momento del raccolto, è tanta. Andrebbe piantato già a fine inverno, quindi affrettatevi perché potreste essere leggermente in ritardo: ecco come coltivare aglio in vaso, sulla terrazza Prima di tutto, ci sono molte varietà. Alcune producono un fiore, come ad esempio l’aglio rosso di Sulmona, il cui gambo è molto saporito, ma la sua crescita ‘risucchia’ troppe energie dal bulbo. E’ quindi preferibile scegliere un tipo di aglio che non fiorisce, oppure tagliare il fiore quando nasce. Dividete i bulbi, lasciando uno strato di buccia. Procuratevi del terriccio: l’aglio non ha grosse richieste, ma ama i terreni sabbiosi. Scegliete vasi ampi, quelli lunghi e stretti andranno benissimo, perché ogni bulbo andrà interrato a circa 10 centimetri dall’altro. Mettete dell’argilla espansa sulla base del vaso, quindi il terriccio, e fate un solco dove collocherete a dimora i bulbi distanziati. Attenzione, la parte che va sotto è quella piatta dello spicchio, mentre la punta deve stare all’insù. Ricoprite i bulbi con circa 2 centimetri di terra, lasciando l’apice del bulbo appena coperto, in modo che sporga facilmente dal suolo.Annaffiate con moderazione: l’aglio teme i ristagni idrici. Lasciate il vaso in una posizione soleggiata a seconda della varietà di bulbo potrebbe essere migliore la mezz’ombra. Nel tempo vedrete che l’apice fuoriuscito dal terreno diventa un fusto di foglie. I vostri bulbi saranno pronti da raccogliere quando le foglie si saranno seccate.

Rosa è il colore del nuovo cibo…degli dei

Non è dato a sapersi se diverrà l’alimento più desiderato dagli amanti dei dolci: verosimilmente, però, il cioccolato rosa sarà presto il più fotografato. La nuova varietà, il primo nuovo tipo di cioccolato introdotto da 80 anni a questa parte, da quando cioè fu lanciato quello bianco, è stata ottenuta nell’arco di 13 anni di esperimenti dalla Barry Callebaut, azienda di Zurigo specializzata in cacao e ricavati, che ne tiene per ora segreta la ricetta. Sono i suoi creatori a raccontare il sapore: meno dolce di quello del cioccolato al latte, con una nota acidula e un profumo delicato di frutti rossi.Nessun estratto naturale, additivo o colorante è però stato aggiunto, per ottenere aroma e colore della quarta varietà ufficiale di cioccolato dopo fondente, al latte e bianco: il Ruby Chocolate deve il suo rosa totalmente al tipo di fava di cacao da cui è estratto, che racchiude lo stesso pigmento ed è raccolta in Costa d’Avorio, Brasile ed Ecuador. La composizione delle nuove stecche è ancora top secret, anche se alcuni sostengono che possa derivare unicamente dalle fave di cacao a differenza del cioccolato al latte, e di quello bianco, che contengono grandi quantità di latte e burro di cacao, rispettivamente. Un po’ di pazienza. Il cioccolato rosa è stato esibito il 5 settembre in Cina nel corso di un evento esclusivo. Al momento se ne sta predisponendo la vendita ai grandi distributori di tutto il mondo: per averlo al dettaglio e assaggiare questa nuova curiosità alimentare occorreranno 6-18 mesi, a seconda dei Paesi e degli accordi.

 

Un lavoro bizzarro..

Per il 2018 volete gustarvi una nuova sfida? Allora addentate questa offerta, visto che stiamo cercando uno squisito nuovo collaboratore il cui valore si misuri a peso… di cibo!”. Il proverbiale humour inglese non sembra manifestarsi qui ai vertici, ma questo annuncio sta facendo ugualmente il giro del mondo. La catena di supermercati inglese B&M cerca infatti un “esperto di chicken nugget”, da utilizzare per il controllo qualità di una nuova linea di surgelati che verrà lanciata il mese prossimo. Troppo bello per essere vero? Eppure l’offerta è nero su bianco, e anche piuttosto particolareggiata. Le qualifiche richieste comprendono, tra le altre, essere quello che da McDonald’s prende la party box da 20 nuggets e se la mangia da solo e quella volta che sei inciampato al buffet e ti sei preoccupato di salvare il piatto prima che della tua incolumità. La sede di lavoro è nel Merseyside, la regione di Liverpool. L’unica nota dolente è lo stipendio, non proprio da lavoro full time: il fortunato prescelto sarà compensato, oltre che con una quantità di nuggets non indicata ma probabilmente eccedente i suoi desideri, per mezzo di un voucher da 30 euro al mese da spendere nei supermercati della catena.Insomma, se vi trovate in zona, non avete particolari necessità economiche e avete un’insana predilezione per il junk food surgelato questo potrebbe essere il lavoro dei vostri sogni.

Riconoscere e affrontare la cosiddetta fame nervosa.

Chi soffre di fame emotiva mangia per rassicurarsi di fronte a emozioni ansia, rabbia, frustrazione o situazioni stressanti che non riesce a gestire, lo  afferma Samantha Biale  nutrizionista. In queste condizioni diventa difficile distinguere la fame reale dalla voglia di qualcos’altro. Nei momenti in cui si avverte la necessità di gratificarsi con il cibo, non si bada né alla qualità, né alla quantità di ciò che si ingurgita e spesso ci si avventa su spuntino dall’aspetto innocente, ma ricchissimo di calorie. Per identificare se hai davvero appetito o se la tua voglia di cibo nasconde qualcos’altro, fai questo semplice esercizio mentale: non appena avverti l’impulso di mangiare fermati un attimo per chiederti che cosa ti manca davvero. A questo punto chiediti che contributo potrebbe dare alla tua sensazione di “vuoto interiore” una fetta di dolce o un panino mangiati voracemente. Purtroppo né l’amore, né l’affetto, né la carriera dei propri sogni si possono ottenere mangiando! Allena l’autocontrollo. Quando sei in preda alla tentazione di mettere qualcosa sotto i denti fuori orario, pensa all’ultima volta che hai mangiato: se sono passate meno di tre ore, non può essere vera fame! Spilluzzicare e cedere al cibo ogni volta che capita l’occasione o se ne avverti l’impulso emotivo, oltre ad essere diseducativo, porta a ingrassare e dimagrire in modo incostante, con l’ansia di perdere una taglia in fretta quando la situazione sfugge di mano. Il solo fatto di far mente locale ogni volta che stai cedendo a una tentazione ti insegna, poco per volta, a distinguere la fame reale dalla “gola”. Infine, quando sei a tavola non pensare “a quello che avresti potuto mangiare se non ti fossi messa a dieta” quanto piuttosto al piacere di gustare a fondo quello che hai nel piatto. E se, nonostante questo autocontrollo, ogni tanto, cedi all’impulso irresistibile di mangiare una stecca di cioccolato, o una fetta di torta, non farne una tragedia: gustatelo con la consapevolezza che è tutto sotto controllo