Fermare l’invasione di formiche

Con l’estate  oltre a fiori frutta e farfalle tornano anche gli insetti, e in particolar modo le formiche. Non occorre vivere in campagna per averci a che fare: le piccole e infaticabili creaturine fanno capolino anche in città, e se trovano la strada spianata verso la vostra dispensa, il vostro orto sul terrazzo il vostro compost, non si faranno certo problemi a occuparlo. In ogni caso, che viviate in campagna o in città, che le formiche siano dentro o fuori casa, la loro presenza può essere un problema, ma ucciderle è un atto crudele che si può tranquillamente evitare. Esistono sostanze del tutto naturali che questi minuscoli e laboriosi insetti non gradiscono, e spesso sono elementi che al naso umano risultano persino gradevoli, quindi cominciate con questi e vedete se la colonia devia il suo percorso. Per esempio alle formiche non piacciono i chiodi di garofano  la cannella , il pepe: spargete una di queste spezie attorno alla zona che volete proteggere, anche in modeste quantità, e vedrete che si creerà una sorta di barriera invisibile che difficilmente valicheranno di nuovo. Anche gli oli essenziali delle spezie indicate andranno benissimo, anzi in certi casi addirittura meglio, basterà versarne una goccia o due nei punti strategici all’ingresso di casa, nella fessura da cui arrivano, oppure attorno alle piante da loro ‘attaccate.Anche un odore molto acre come quello dell’aceto è repellente per le formiche, basterà versarlo su un batuffolo di cotone e lasciarlo accanto al punto d’ingresso, così come il succo di limone. Entrambi però evaporano velocemente, molto più degli oli, quindi dovrete cambiare il deterrente ogni giorno. Ancora, il sale grosso sparso sui bordi delle finestre o al limitare dell’orticello diventa un’ottima barriera anti-formica. Ci sono infine delle erbe aromatiche  poco gradite alle piccole conquistatrici come la menta, l’alloro, l’origano, che potete disporre a mucchietti nella dispensa per esempio, ricordando di spezzettare le foglie per far uscire gli oli essenziali. Infine, le formiche non sopportano la polvere di borotalco, altro ottimo elemento per creare una barriera difensiva, e la polvere di gesso, tanto che basta tracciare un segno e gli insetti rimarranno confinati dietro ad esso. 

 

Una sveglia migliore

La parte più brutta della giornata: il risveglio. E ci sono giornate in cui è ancora più brutto del solito. La sveglia che suona, la voglia di rimanere a letto, il pensiero delle cose da fare. Però ci sono delle piccole accortezze, in particolar modo per   chi convive con coniuge o partner, che possono aiutarci ad affrontare meglio i primi minuti. Anche perché, lo sappiamo tutti, se si parte male si finisce peggio. Ecco sei piccoli passi per rendere il vostro inizio migliore. Sorridete, guardatevi, parlate, scherzate, abbracciatevi: per iniziare una giornata è tutta questione di piccole, ma straordinarie, azioni…Buongiorno e ciao. Sembrerebbe inutile farlo, ma questo piccolo gesto ha un grande impatto. Anche per chi mugugna e dice non voglio parlare prima del caffè. Già, è indispensabile anche a loro. Impostate l’orologio  10 minuti prima per fare colazione insieme. Niente corsa mattutina alla Fantozzi, meglio le cose fatte con calma. E quei dieci minuti insieme vi aiuteranno ad affrontare la giornata con la dovuta tranquillità. Non sottovalutate il potere del complimento. A volte la routine ci porta a dimenticare tutto quello che l’altro ha fatto per noi. O a scordare tutto ciò di cui ci siamo innamorati. Il ricercatore. Non sfogatevi per le vostre frustrazioni. A volte la serata precedente ha provocato qualche screzio o  l’ansia per alcuni incontri mattinieri ci rende particolarmente suscettibili. Lasciatevi tutto alle spalle, prima di uscire da casa: chiaritevi e abbracciatevi. Iniziare la giornata con rancore e rabbia non giova a nessuno. Guardatevi. All’inizio di un rapporto non si riusciva a fare a meno di sguardi e sorrisi. Poi arriva  la maledetta quotidianità e si dimentica Scherzate, sorridete, ridete. Non solo niente musi, ma abbondate con il riso. Una battuta o un dispetto, uno scherzo o un’azione ridicola: tornare un po’ bambini vi donerà un po’ di serenità in più. Non scordatelo. E che il potere del “buongiorno” sia con voi.

Primo appuntamento…davanti a un sushi

Per un primo appuntamento di successo, basta seguire alcuni consigli: ricercatori americani, infatti, hanno esaminato più di 2mila persone su quanto accaduto durante i loro primi appuntamenti per scoprire quali azioni hanno permesso, o vietato, di arrivare al secondo. Il sondaggio, promosso da Match.com, rivela come location, argomentazioni e addirittura alcuni generi di cucina possono avere un impatto significativo sull’esito dell’incontro. Le coppie che si conoscono online hanno il 78%  in più di probabilità di  incontrarsi rispetto a due persone messe in contatto da amicizie in comune. Questo perché, secondo Helen Fisher, , ci vuole impegno per utilizzare la maggior parte dei siti di incontri, e quindi si cerca maggiormente il risultato positivo. A volte l’invito attorno al tavolo sembrerebbe scontato, ma è molto più efficace rispetto ad un’uscita in un museo o in un parco. La cena è l’ideale per un primo appuntamento perché aiuta a conoscersi: si è concentrati sulla conversazione, e su nient’altro. Meglio se sushi: le coppie che preferiscono i ristoranti giapponesi hanno potenzialmente più successo rispetto ai sostenitori dell’alimentazione locale.. “I pesci grassi come tonno e salmone contengono omega-3, le alghe hanno lo iodio, che può innescare il testosterone e il desiderio sessuale. E il wasabi aumenta la frequenza cardiaca”. Inoltre la possibilità di condividere i piatti promuove l’avvicinamento. Il primo appuntamento non deve  essere lungo: le vostre probabilità per proseguire la conoscenza iniziano a diminuire se dura più di 2 ore e 15 minuti. Così che possiate salutarvi prima ancora di stancarvi, con quel bel piacere di scoprirvi ancora di più.

 

 

Trasformare l’acqua in vino

È possibile trasformare l’acqua in vino? La risposta è sì. Nel Vangelo la trasformazione dell’acqua in vino viene descritta come un vero e proprio miracolo; tuttavia pare che due enologi di San Francisco abbiano sviluppato una tecnica molto complessa in grado di trasformare l’acqua in vino pregiato in soli 15 minuti, senza usare l’uva. Gli inventori di questo vero e proprio miracolo sono Mardonn Chua e Alec Lee, che hanno avuto la brillante idea durante una cena.I due enologi si trovavano all’interno di una enoteca di San Francisco ed hanno visto una bottiglia pregiata di Chardonnay, che come, tutti i vini pregiati, aveva un costo molto elevato. Non potendosi permettere di spendere una fortuna, i due enologi hanno pensato di creare una formula per trasformare l’acqua in vino pregiato. Grazie a degli studi chimici, sono partiti da una base di acqua, hanno aggiunto l’etanolo, considerato il componente principale delle bevande alcoliche, ed infine vari additivi per ricreare il sapore del vino.Chiaramente i primi esperimenti sono stati un flop, in quanto le bevande non somigliavano neanche lontanamente al vino; ma dopo vari tentativi, i due enologi sono riusciti ad ottenere dei buoni risultati, riuscendo addirittura ad imitare il Moscato d’Asti italiano. Per poter trasformare l’acqua in vino, gli enologi hanno aggiunto degli additivi basandosi su delle analisi chimiche che hanno effettuato sull’originale.La formula prevede che un litro di vino artificiale venga composto dall’85% di acqua, dal 13% di etanolo e dal 2% di additivi, che servono a conferire il sapore fruttato del vino. I due ricercatori hanno deciso di aprire una società che si occupa della vendita di repliche di vini pregiati; per il momento però, questa invenzione ha fatto storcere il naso a molti. Infatti, molti loro colleghi temono che questa tecnica possa essere utilizzata in malafede per falsificare i vini  pregiati e venderli come originali.Inoltre alcuni sommelier, incuriositi da questa invenzione, hanno deciso di assaggiare le repliche dei vini per verificare la loro somiglianza con gli originali. Il loro parere, però, ha dato esito negativo, in quanto i sommelier sostengono che le repliche sono facilmente riconoscibili per via del loro sapore simile alla plastica. Nonostante ciò, Mardonn Chua e Alec Lee non si danno per vinti e sono convinti che con il tempo la replica dei vini diventerà un successo.

Dimenticare le chiavi di casa

A ciascuno di noi sarà certamente capitato di perdere tantissimo tempo a cercare le chiavi di casa o dell’auto. Convinti di averle lasciate, come sempre, nel portachiavi o sulla consolle di fronte alla porta, dove però non le abbiamo più trovate. E allora eccoci a cercarle disperatamente, nei cassetti sopra i mobili in borsa sforzandoci di fare un passo indietro con la memoria per ricordare quel momento. Un classico, come in fin dei conti anche le dimenticanze relative al parcheggio dell’automobile nei grandi centri commerciali. Dimenticare le chiavi di casa, come l’esatto parcheggio dell’auto, sono dimenticanze comuni non necessariamente legate alla scarsa memoria. E nemmeno alla vita frenetica e sempre di corsa. Almeno non esclusivamente. Dunque questo farebbe pensare ad un problema legato essenzialmente al buon funzionamento della memoria. Ma più che di memoria, si dovrebbe parlare di carenza di attenzione. Il problema nasce infatti a monte: ovvero nel momento in cui abbiamo lasciato l’oggetto. Non si tratta quindi di concentrarci sul recupero del ricordo, ma sul suo immagazzinamento. Non riusciamo a ricordare dove avevamo messo le chiavi di casa, poiché non abbiamo mai registrato quell’informazione. Studi recenti stanno ora suggerendo che le persone anziane non hanno più probabilità di perdere le loro chiavi di casa e altri elementi solo per via della scarsa memoria, ma anche a causa della mancanza di attenzione. E così come gli anziani, anche i giovani hanno questo problema. Pensate a quante volte vi è capitato di mollare le chiavi sul tavolino con le buste della spesa ancora in mano, parlando al telefono. Il trucco è, quindi, tutto alla base. Quando poggiamo le chiavi di casa o parcheggiamo la macchina, concentriamoci senza distrazioni su questo luogo. Prestiamo attenzione all’azione che stiamo facendo, fermandoci un minuto a pensare. Un buon metodo è associare il luogo ad un’immagine, o ancora meglio creare una rima o una filastrocca.

Una piscina sul terrazzo

L’estate è arrivata, fa parecchio caldo in città e la voglia del mare e dell’acqua dove rinfrescarsi  sale ogni giorno di più, e così qualcuno ha pensato bene di trasformare il proprio terrazzo in una piscina. Stiamo parlando dell’incredibile foto che sta facendo impazzire il web e che in breve tempo è divenuta virale. Nell’immagine vediamo un bambino che si diverte nel balcone di casa trasformato ad hoc in una piscina, con tanto di fondo in plastica e acqua introdotta tramite un tubo.La foto probabilmente è stata scattata da un vicino divertito e allarmato per lo scenario che si è trovato davanti affacciandosi alla finestra. Nello scatto il piccolo sembra divertirsi parecchio nella sua piscina improvvisata e in breve tempo il fotogramma si è diffuso sui social. Tanti i commenti da parte degli internauti che hanno intavolato dei veri e propri dibattiti intorno alla foto. C’è chi trova l’idea di modificare il balcone in una piscina una “genialata” e chi invidia il bambino che sguazza nell’acqua. Molti si sono chiesti se si trattasse di un fake o di uno scherzo, ma nessuno è riuscito a dare una risposta concreta.In tanti si sono domandati se davvero sia possibile trasformare il terrazzo di casa in una piscina senza rischiare che crolli. Non è semplice rispondere alla domanda e così gli utenti di Twitter si sono scatenati con calcoli e supposizioni. Hanno tentato di misurare in qualche modo la superficie del terrazzo e la quantità d’acqua per capire se il bambino rischiava di fare una brutta fine oppure no. Per risolvere l’enigma è intervenuto anche un noto architetto e costruttore di San Josè che ha spiegato come i balconi realizzati in edifici residenziali nuovi riescano a reggere sino a 200 kg al metro quadrato. Considerando che un metro cubo d’acqua pesa mille chili il fatto che il balcone non sia ancora crollato è un vero e proprio miracolo.

Evitare di stirare

Ogni volta che vi girate verso il cestino della biancheria vi sentite male, montagne di capi da stirare vi stanno aspettando e voi non avete il coraggio di iniziare. Seguite qualche semplice consiglio per evitare la tintoria e l’accumulo di vestiti in attesa di eliminare pieghe e pieghette. Prima di tutto comprate il più possibile capi elasticizzati e tessuti tecnici. Teneteli divisi già nel cestino, quando li mettete in lavatrice, oltre a dividerli per tipo di tessuto e colore, fate attenzione al programma che scegliete. Sceglietene uno breve e con pochi giri di centrifuga. Molte lavatrici, poi, hanno l’opzione “stiro facile”, che riduce sempre la forza della centrifuga, lasciando i capi meno spiegazzati. Non appena la lavatrice avrà finito di lavare, togliete subito i capi e cominciate a stenderli, questo per evitare che rimangano appallottolati e si spiegazzino ancora di più. Ma attenzione: la centrifuga deve essere sempre bassa per evitare che i capi siano troppo strizzati. Quella di stendere poi è un’arte: non fatelo a casaccio; risiede proprio qui il trucco per evitare il ferro da stiro. Ogni panno o capo deve essere “sbattuto” per bene e da tutti i lati, come se voleste già da bagnati, eliminare le pieghe. Le camicie vano sbattute e preferibilmente stese su grucce. Mettete un tappetino sotto i capi stesi, o stendeteli in bagno  dentro la doccia: potrebbero sgocciolare. Le lenzuola e gli asciugamani vanno tirati con forza, ben piegati e messi ad asciugare di modo che rimangano un pochino aperti. Mettete i capi in ordine sullo stendino senza usare le mollette per evitare che rimangano i segni. Potete stendere direttamente alcuni abiti come i vestiti direttamente sugli appendiabiti in modo da dare già la forma. Una volta asciutti, stirate gli indumenti con le mani. Metteteli su una superficie dura e mentre li piegate tirateli, senza eccedere ma dando la forma e la tensione desiderata. Questa operazione risulterà più facile dopo aver leggermente inumidito i panni. Poi riponeteli nell’armadio, e nei cassetti oppure sotto un peso che gli conferisca forma e stiratura che gli avete dato.