Il durian

Il durian è un frutto molto particolare, che tende ad essere amato o odiato per via per del suo odore e sapore intenso. Questo originale frutto è diffuso soprattutto in Paesi asiatici come Malesia e Thailandia, dove esistono locali adibiti alla vendita ed al consumo dei durian, che vengono aperti su tutti e quattro i lati per evitare che le esalazioni del ‘re dei frutti’ si accumulino al chiuso.. L‘odore del frutto è, in effetti, tra le sue caratteristiche decisamente la meno attraente, visto che i gas esalati ancor prima dell’apertura ricordano qualcosa di putrefatto o andato a male. I commenti di chi lo descrivono come l’odore di un formaggio particolarmente puzzolente secondo noi non rendono l’idea. Pensate che nei paesi dove viene coltivato esistono anche particolari divieti nell’adoperarlo negli ambienti chiusi.Il particolare odorato del frutto è dato dalla presenza in quantità assai rilevante di acido solfidrico e solfiti. Anche il sapore del durian è molto ricco ed intenso, tanto da non essere adatto a tutti i palati: chi lo assaggia, infatti, deve essere pronto ad un’esplosione di sapori molto diversi tra loro dal dolce al piccante con una consistenza burrosa. Il frutto si presenta con una buccia dura di colore verde o marroncino chiaro ricoperto da spine; è composto prevalentemente da acqua ma contiene anche carboidrati, proteine, sali minerali in particolare fosforo, potassio, magnesio, ferro, calcio, sodio, rame, manganese e zinco, grassi e fibre.Si tratta di un frutto di dimensioni piuttosto considerevoli. Pensate che un durian può arrivare fino a 8 kg di peso, anche se di solito nelle bancarelle dei mercati vedrete frutti da uno a tre, massimo quattro kili. Va anche detto che la parte commestibile al suo interno arriva a meno di un terzo del suo peso. Nel durian è presente anche un’elevata concentrazione di vitamine Grazie alle sue proprietà antiossidanti il durian è in grado di rallentare l’invecchiamento cellulare oltre a favorire il benessere del sistema cardiocircolatorio con l’apporto di magnesio. L’alto contenuto di flavonoidi, inoltre, rende questo frutto esotico in grado di svolgere una importante azione antivirale e utile anche in chiave preventiva di patologie tumorali.Nella medicina tradizionale cinese, inoltre, il durian è utilizzato per accelerare il metabolismo in gravidanza. Per di più, è considerato utile per favorire il benessere di tutti gli organi.

Una dolce pausa cheesecake alla Nutella

Se avete voglia di concedervi una dolce pausa per staccare dalla routine quotidiana, provate a preparare con le vostre mani una delle torte più gustose che ci siano in circolazione: la cheesecake alla Nutella.Vi basteranno pochi ingredienti e pochi minuti liberi per realizzare una vera delizia che piacerà sicuramente a tutti coloro che avranno il piacere di assaporarla. Questo dolce, non contenendo liquori né caffè, può essere dato senza problemi anche ai bambini più piccoli che sicuramente lo ameranno moltissimo.Vi hanno chiamato degli amici all’ultimo momento per autoinvitarsi a cena? Nessun problema, preparate spaghetti aglio, olio e peperoncino, un’insalatona per secondo piatto a base di verdure di stagione fresche o grigliate e, come dessert, proponete un fantastico Cheesecake alla Nutella. In poco tempo avrete preparato un menù completo per soddisfare i gusti e le esigenze di tutti. Le dosi indicate sono sufficienti per quattro persone ma se prevedete di dover soddisfare più persone, vi basterà raddoppiare le quantità Per preparare questa gustosa cheesecake alla Nutella senza cottura ci vogliono pochi minuti, uno sbattitore elettrico per velocizzare le operazioni e uno stampo a cerniera rotondo. Prima di servirla in tavola la torta andrà lasciata intiepidire e sformata con delicatezza per evitare di romperla.100 g di biscotti secchi tipo oro saiwa 100 g di burro fuso 750 g di formaggio fresco tipo Philadelphia150 g di zucchero a velo vanigliato 2 uova a 4 cucchiai di Nutella Spezzettate alla buona i biscotti che avete a disposizione e poi introduceteli nel bicchiere del mixer. Aggiungete il burro fuso ma freddo e frullate il tutto fino a ottenere un impasto dalla consistenza omogenea. Versate quanto ottenuto sul fondo di uno stampo a cerniera da 22 cm circa di diametro e pressatelo bene con il dorso di un cucchiaio in modo tale da formare uno strato uniforme. Per evitare che il cheesecake rimanga attaccato allo stampo, potete foderarlo con un po’ di carta da forno. Riponete lo stampo in frigorifero e lasciatelo raffreddare bene.Intanto mettete il formaggio in una terrina e sbattetelo a lungo con una frusta: aggiungete le uova, i semi della vaniglia, lo zucchero e proseguite a sbattere. Versate la crema sopra la base di biscotto e livellate la superficie con una spatola a lama liscia. Prendete la Nutella precedentemente mantenuta il un luogo caldo e distribuitela in maniera irregolare sopra la torta. Con uno stecchino di legno o con i rebbi della forchetta create l’effetto marmorizzato effettuando movimenti dall’alto verso il basso. Preriscaldate il forno a 180°C e appena sarà ben caldo infornate il dolce e cuocetelo per almeno 30 minuti. Appena si sarà intepidito sformatelo e lasciatelo raffreddare bene in tavola prima di servirlo.

Curiosità nelle cose di tutti i giorni

Non ce ne accorgiamo, eppure gli oggetti che affollano la nostra quotidianità nascondono vicende particolari, a volte divertenti, curiosità che quasi nessuno conosce. Siamo così abituati ad averli sotto gli occhi che non ci viene in mente di osservarli da una prospettiva diversa, come cose dotate di storie interessanti, degne di essere raccontate. Benedict le Vay, è un vero e proprio “segugio” quando si tratta di ritrovare le curiosità che poi ci fanno esclamare: «Non l’avrei mai detto!» Oppure: «Non ci ho mai pensato». Eccone alcune. Chi sapeva, ad esempio, che passare il filo interdentale tra i denti aiuta a prevenire gli attacchi di cuore? E che i campeggiatori in Cornovaglia sono tenuti svegli dallo “scricchiolio dei cavolfiori” i vegetali produrrebbero un specie di cigolio, quando giungono all’apice della stagione?Lo sapevate, che non si può spezzare in due uno spaghetto uno spaghetto soltanto, non una manciata? Le onde d’urto provocate dalla pressione della nostra mano, infatti, lo spezzano sempre in tre pezzi. E ancora: c’è una lampadina che non è mai stata spenta ed è accesa da 114 anni. Si trova in una stazione dei pompieri in Califoria, a Livermore .Non solo aggeggi elettrici e grandi personaggi, anche il cibo ci riserva delle grandi sorprese. L’avocado deve il suo nome a una parola azteca che significa “testicolo”, i limoni, così aspri, contengono più zucchero delle fragole, mentre le patate crude hanno più vitamina C delle arance. Il formaggio stilton, invece, un prodotto locale di alcune contee inglesi, non è stato mai prodotto a Stilton. È stato creato a Melton Mowbray, nella contea di Leicester, e a Stilton può essere soltanto venduto. Esiste infatti una legge europea che regolamenta la produzione del formaggio, per garantirne la genuinità. Non sono stati adeguatamente protetti, invece, i biscottini della fortuna. Ah, quelli cinesi, direte voi. Sì, ma no. Non sono stati inventati dai cinesi, ma da un singolo locale cinese in California, nel 1849. Quando furono importati per la prima volta in Cina, negli anni Novanta, furono presentati come i “veri biscotti della fortuna americani”.

Dimmi che pizza mangi ti dirò chi sei

Dimmi che pizza mangi La margherita? Per laureati. Con i wurstel? Per i Peter Pan. Grazie a un breve trattato di psicologia della pizza scopriamo chi siede a tavola con noi. Occhio, per esempio, alle croste avanzate… «Fare le pizze è come amare qualcuno», scrive Cavina, «deve venire facile». Facile a dirsi per lui, dato che oltre a essere uno scrittore di successo, Cavina è un pizzaiolo professionista. E, ora, dopo sei romanzi, ha pensato di mettere insieme le sue due passioni, scrittura e impasto. Il risultato è La pizza per autodidatti, un libro utile e divertente, con consigli pratici che vanno dal tipo di forno a condimenti, ricette, e un capitolo intitolato Breve trattato di psicologia della pizza Ovvero: Dimmi che pizza ordini e ti dirò che tipo sei. Voi, per esempio: siete più da margherita o da quattro stagioni? Quattro stagioni per eterni indecisi Ogni pizzeria ne propone 
una versione diversa, «è come il dialetto, cambia ogni venti chilometri e ogni cento metri di dislivello sul mare. Proprio perché non esiste una formula standard, è la pizza di chi, pur di non finire nella categoria degli indecisi, preferisce non decidere marinara per buddisti. Pomodoro, aglio, niente formaggio, con acciughe o senza. Chi sceglie questa pizza ha «un palato sopraffino», e dimostra di aver conquistato «una certa pace dell’anima e un grande equilibrio di coppia. È la certificazione del raggiungimento del karma. Buddha mangerebbe la marinara». Margherita per laureati Non solo «è la pizza ordinata dai veri intenditori», ma anche la preferita da chi ha studiato. Scrive: «Il titolare di licenza media inferiore non può vivere senza seppellire la pizza sotto montagne di condimenti». E ancora: «Scegliere la pizza più semplice è un’attitudine da mistico, da asceta o da filosofo. Serve almeno una laurea». Schiacciatina per masochisti. Quella semplice olio, sale e rosmarino è da masochisti «li immagino con tute attillate di cuoio, fruste, manette e palline rosse da tenere in bocca». Quella con prosciutto equivale a stare sulla difensiva: Lui cerca di far capire a lei che non sarà sempre sovrappeso, anzi, comincerà a darsi una regolata.

La top 5 dei cibi più taroccati

Dal Parmigiano Reggiano, importato dall’estero e spacciato per italiano, all’ olio extravergine d’oliva colorato artificialmente, passando per le mozzarelle di bufala prodotte con cagliate surgelate dell’est Europa. Il mercato delle truffe alimentari è sempre più in crescita e produce un fatturato di milioni di euro l’anno.La Cina è la capitale mondiale della falsificazione, mentre al secondo posto c’è la Germania.Ecco i cibi italiani più contraffatti:1° posto: Olio extravergine d’oliva E’ un prodotto irrinunciabile sulle nostre tavole e viene molto apprezzato anche all’estero Ma si presta, forse più di ogni altro, al “taroccaggio”. I motivi? E’ molto duttile e può essere facilmente “aggiustato ad arte” con qualche trucco come la miscelazione con altri oli superando indenne i test di qualità. Così capita spesso che oli importati da Spagna, Tunisia e Grecia vengano rivenduti come extravergini dop prodotti in Italia. 2° posto: Vino Anche il fenomeno della contraffazione dei vini italiani è in forte crescita. Sempre più pseudo vini a base di preparati in polvere vengano spacciati per alcuni dei migliori Doc e Igp italiani: dal Barolo al Chianti. Un’altra truffa molto comune è  aggiungere zucchero al mosto in Italia è proibito! per ottenere un vino a più alta gradazione.  Capire se una bottiglia è falsa non è cosa facile: spesso la bottiglia è la stessa, l’etichetta pure, ma il contenuto è un’altra cosa! 3° posto: Aceto balsamico Il pregiato aceto balsamico modenese che necessita di un lungo e complesso processo produttivo è uno dei prodotti più taroccati al mondo. Ogni anno sono migliaia i litri di “oro nero” che vengono sequestrati perché oggetto di contraffazione. E i falsari dell’aceto diventano sempre più fantasiosi, come nel recente scandalo dell’aceto balsamico preparato all’estero con del normale aceto di vino colorato con il caramello.4° posto: Parmigiano Reggiano La contraffazione del parmigiano avviene soprattutto all’estero, dove ne vengono esportate circa 43.500 tonnellate l’anno. Un classico esempio di falso parmigiano è quello sequestrato di recente in Russia: sulla confezione di formaggio c’era la dicitura, in cirillico, “L’oro dell’Europa”, quindi la scritta Parmesan, peccato che il contenuto fosse una volgare imitazione del parmigiano nostrano, con ingredienti tutt’altro che genuini. 5° posto: Pasta Sul podio dei cibi contraffatti non poteva mancare la pasta. La farina di grano duro può essere infatti miscelata con altre farine di qualità inferiore e meno costose, o farine ottenute da cereali destinati all’alimentazione animale. Discorso a parte per la pasta all’uovo: per ottenere la tipica colorazione tendente al giallo possono essere utilizzati coloranti artificiali o farina di mais. Oppure capita che le uova fresche vengano sostituite con uova in polvere, congelate o addirittura scadute!

 

Il Palak Paneer una crema vegetale

Il Palak Paneer ha origine nella regione del Punjabi. Le sue varianti sono popolari in tutta l’India, il Pakistan e il Bangladesh. È conosciuto anche come “Saag Paneer” e Saagwala, per la presenza di spinaci nella ricetta. Saag vuol dire verdi.Il paneer è un tipico formaggio indiano disponibile in commercio ma per la maggior parte delle volte preparato in casa. È composto da latte intero e un acido come il succo di limone, aceto o acido citrico. L’acido viene aggiunto durante l’ebollizone poco alla volta fino a quando la cagliata si separa dal siero. A questo punto la miscela viene raffreddata e filtrata attraverso una garza. Il panetto di formaggio ottenuto viene poi messo sotto peso per eliminare l’umidità in eccesso.Oltre a spinaci e formaggio, il paneer palak include generalmente cipolle, pomodori tritati e peperoncini freschi. Spesso viene anche aggiunto lo zenzero, curry, cumino, coriandolo e curcuma. Alcune varianti comprendono miscele di spezie come il garam masala o il  chana masala. Quando c’è la carne agnello, capra30 o pollo arrostita nel forno. Il piatto prende il nome di saag gosht o palak gosht.Il palak paneer viene consumato con focacce: le naan e makki ki roti sono a base di grano. Le makki ki roti a base di farina di mais. Nella regione del Bengala occidentale e nel Bangladesh, può anche essere servito con riso pulao. In India  il piatto si prepara anche con il tofu.