I dolci della tradizione

A Natale, i padroni indiscussi delle tavole imbandite sono di certo i dolci, declinati in ogni forma e ricetta per incontrare il gusto degli Italiani. Ogni regione, ogni città, ha il suo dolce tipico, fatto con ingredienti semplici e locali, alcuni esportati in tutto il mondo, altri meno famosi, ma pur sempre buonissimi. Ecco alcuni tra i più celebri dolci italiani delle feste di Natale. Buone feste! Il panettone di Milano Tra i re dei dolci italiani delle feste, ecco il panettone, nato in Lombardia dall’idea di un certo garzone di nome Toni, da cui il “Pan di Toni”, divenuto nel tempo panettone. La ricetta contiene ingredienti molto semplici: lievito, farina, latte, burro, uova e frutta candita e/o uvetta, secondo i gusti. La ricetta di questo dolce speciale ha circa 500 anni e non è mai stata cambiata, fatta eccezione per le varianti golose ripieno di gelato, cioccolato, creme…. Il buccellato siciliano Famoso in tutta l’isola, il buccellato è una grande ciambella fatta di pasta sfoglia ripiena di frutta candita ivi compresa la zucca, frutta secca, cioccolato e ricoperto di zucchero a velo, arance candite e glassa di zucchero. Una ricetta molto golosa, in tipico stile siciliano, che non risparmia sulla dolcezza dei suoi ingredienti. Il pandoro conosciuto in tutto il mondo, il pandoro gode di fama centenaria. Viene creato a Verona partendo da ingredienti anche stavolta molto semplici: uova, farina, zucchero, burro e lievito. Le origini risalgono al 1800, ma mille leggende ruotano intorno alla sua invenzione: c’è chi afferma sia originario dell’Austria, chi lo vede parente della brioche francese. Tralasciando tutto ciò, possiamo affermare che il pandoro farcito o meno è il dolce delle feste natalizie italiane per eccellenza. Pan pepato e panforte Tipici delle regioni centrali Lazio, Toscana, Umbria, il panpepato e il panforte sono simili e decisamente famosi in tutto il mondo come specialità natalizie tradizionali italiane. Anch’essi hanno la capacità di conservarsi a lungo senza particolari accorgimenti, visti i gli ingredienti: miele, pepe, frutta secca, mosto cioccolato, caffè, cannella e noce moscata. L’uso delle spezie risale a circa 6 secoli fa, periodo storico in cui le quelle orientali furono in auge nel bacino mediterraneo grazie anche ai viaggi di Marco Polo e per la loro capacità di non far deteriorare i cibi. Col tempo, il panforte fu variato aggiungendo lo zucchero a velo per ricoprirlo, rendendolo meno aspro in bocca. Il panpepato non viene invece ricoperto di zucchero a velo ma lo si trova normalmente al naturale o con posata sopra un’ostia.

5 cose bizzarre da mettere nel caffè

Le ricette seguenti sono consigliate solo a sperimentatori e stomaci forti. Buongiorno, o bevitori compulsivi di caffè! Questa mattina si potrebbe cambiare ricetta e optare per le varianti in arrivo dal resto del mondo ma non prendiamoci in giro: arrivano quasi tutte dagli Stati Uniti, il paese che da solo sta cercando di cambiare i connotati alla nostra bevanda nazionale. Sono ricette consigliate solo a sperimentatori e stomaci forti. In ogni caso, documentano che c’è chi si sveglia e comincia la giornata così. Caffè col burro Ne avevamo accennato qui. L’invenzione, ispirata alla tradizione tibetano-nepalese del con il burro di yak, è di Dave Asprey, che come quasi tutto il resto delle sue idee imprenditoriali lo fa precedere dalla parola Bulletproof. Bulletproof Coffee, quindi: a prova di proiettile. O di convinti colazionari. Chi opta per questa ricetta, infatti, non deve mangiare altro, perché il fabbisogno di calorie viene soddisfatto dalla quantità di sostanza grassa sciolta nella tazza di dimensioni nord-americane, in genere. Se si supera lo shock iniziale, una simile ricetta promette di mantenere i livelli di energia e di contenere la fame fino alla pausa pranzo.Per chi volesse provarlo, si consiglia non il burro tradizionale ma di usare il ghee indiano ormai acquistabile in molti negozi italiani, e ovviamente ci aggiunge un ingrediente “segreto”, un olio a base di acido caprilico .Caffè con l’avena C’è chi la mattina consuma, alla maniera anglosassone, la pappa d’avena. Magari anche con un goccio di caffè. Qui il concetto è ribaltato: è l’avena ancora cruda, in fiocchi, a finire in tazza. Possibilmente grande, perché il calore del caffé deve “cuocere” il cereale, per un effetto due-in-uno. Ovvero, in un solo gesto si mangia e si beve

Il caffè del mattino

La prima cosa che vorremmo al mattino è bere un buon caffè, ma qualche volta ci viene malissimo. O è troppo amaro o ha un pessimo sapore di bruciato. Perché? Che cosa sbagliamo? Ecco alcuni  fattori che possono rovinare il caffè Il primo è la miscela: se improvvisamente non ci piace più, potremmo aver commesso un errore nella conservazione. Bisogna controllare subito se il barattolo in cui la teniamo è chiuso ermeticamente e se per caso lo abbiamo messo vicino ad alimenti particolarmente odorosi, dalle tisane ai preparati per risotti o per il brodo: il caffè assorbe gli aromi circostanti, perciò va tenuto lontano da altri generi alimentari dal sapore forte. In generale, comunque, la miscela adatta al caffè in moka è quella macinata non troppo fino: se ne state usando una molto fine, provate a cambiare Chi utilizza  il caffè in chicchi e li macina da solo, potrebbe averli conservati male o averne acquistati di troppo tostati. I chicchi del caffè si ossidano facilmente, devono stare in un contenitore ermeticamente chiuso e in un luogo asciutto. Se la conservazione è giusta ma il caffè è comunque molto amaro il problema potrebbe stare nella tostatura: potreste aver acquistato dei chicchi bruciacchiati, dovete cambiarli Il secondo fattore che può rovinare un caffè è l’acqua con cui lo si prepara La regola generale è: fate il caffè con l’acqua che berreste. Quindi, se filtrate quella del rubinetto per berla, filtratela anche per fare il caffè Terzo fattore: la moka sporca. Certo, è risaputo che non la si debba lavare con il detersivo, ma ciò non significa che non la si debba pulire. Dopo ogni caffè dovete risciacquarla con acqua calda e farla asciugare perfettamente prima di avvitarla. A volte nella fretta facciamo il caffè male. Ma basta seguire qualche semplice regola per ottenere un buon risultato. Per prima cosa, all’interno della caldaia l’acqua non va mai messa oltre il livello della valvola. Il suggerimento è tenerla di poco più bassa. Poi: il caffè nel filtro non va pressato, bisogna solo colmare fino all’orlo. La moka va avvitata saldamente e messa sul fornello a fuoco minimo. Non appena il caffè gorgoglia la moka va tolta dal fuoco, altrimenti si brucia. L’ultima parte del caffè deve uscire a fuoco. Prima di essere servito il caffè va mescolato sulla moka, per amalgamare la parte più densa uscita per prima e quella più leggera uscita alla fine. Spesso questo passaggio non viene fatto

Lo spazzolino al caffè

La mattina avete i minuti contati, e vorreste poter risparmiare minuti preziosi, magari pressando i tempi della colazione e del lavarsi i denti? La soluzione potrebbe arrivare da un brevetto da poco depositato da Colgate, che ha sviluppato uno spazzolino aromatizzato alla caffeina. In pratica, la testa dello spazzolino è fatta in modo da rilasciare lentamente delle sostanze chimiche come appunto la caffeina, ad ogni applicazione. Il tutto indipendentemente dal dentifricio utilizzato. Questi spazzolini da denti dovrebbero durare circa tre mesi, tempo oltre il quale gli agenti chimici si esauriscono, che è comunque il tempo oltre il quale è consigliato cambiare anche i normali spazzolini tradizionali. Lo spazzolino aromatizzato potrebbe avere molte applicazioni: oltre a prestarsi ad essere utilizzato per i sapori più diversi il brevetto ipotizza anche quello al peperoncino, per le sue proprietà antidolorifiche “quando applicato localmente”, potrebbe essere usato anche per rilasciare medicinali: sembra che tra le altre cose si ipotizzi la creazione di uno spazzolino che “sopprime la fame”.

Un bar con camerieri-robot

Il Robots Bar & Lounge di Ilmenau, in Germania, è un locale molto particolare: è infatti completamente a tema robotico e tecnologico. Ma quello che lo rende un posto veramente particolare è che non solo il mobilio è a tema, ma il cameriere è un robot: un insolito cameriere che però ben si adatta all’atmosfera hi-tech del posto, e potrete farvi servire cocktail, caffè e quantalto “Carl”, così è stato battezzato il robot umanoide, è stato costruito dall’ingegnere Ben Schaefer da parti di recupero di robot industriali in disuso.  L’idea di Schaefer è quella di avvicinare robot ed umani e mostrare che scenari da fantascienza non sono impossibili. Inoltre, Schaefer ritiene la realizzazione del robot-cameriere possa aiutare molto le sue ricerche sulla robotica, dato che mettere il robot in un ambiente reale dove interagisce con persone vere dà molte più informazioni su come perfezionare il progetto e risolvere i bug, rispetto a simulazioni in laboratorio. Per il momento, è certo che il Robots Bar & Lounge stia avendo un grande successo, nonostante abbia aperto appena prima dell’estate.

Correggere il caffè con il burro aiuta a dimagrire

La nuova “moda” alimentare ha spopolato negli Usa e in Gran Bretagna: brucia calorie, aumenta la concentrazione e lascia sazi fino allʼora di pranzo Mettere una “zolletta” di burro nel caffè al posto dello zucchero può aiutare a perdere peso. La nuova dieta degli atleti arriva dagli Stati Uniti e sta spopolando in tutto il mondo anglosassone. Il suo ideatore, Dave Asprey, assicura che il suo metodo per la colazione è in grado di bruciare calorie, aumentare la concentrazione ed eliminare il grasso corporeo in eccesso, lasciando sazi fino all’ora di pranzo. L’invenzione, ispirata alla tradizione tibetano-nepalese del con il burro di yak, è di Dave Asprey, che come quasi tutto il resto delle sue idee imprenditoriali lo fa precedere dalla parola Bulletproof. Bulletproof Coffee, quindi: a prova di proiettile. O di convinti colazionari. Chi opta per questa ricetta, infatti, non deve mangiare altro, perché ingerendo  le  necessarie  calorie viene soddisfatto dalla quantità di sostanza grassa sciolta nella tazza di dimensioni nord-americane, in genere. Se si supera lo shock iniziale, una simile ricetta promette di mantenere i livelli di energia e di contenere la fame fino alla pausa pranzo Le polemiche, però, non mancano.

Un genio un abitudine…

Honoré de Balzac  è stato uno scrittore, drammaturgo, critico letterario, saggista, giornalista e stampatore francese, considerato fra i maggiori della sua epoca. È considerato il principale maestro del romanzo realista francese del XIX secolo. Dire che amava il caffè, è poco. Ne era letteralmente dipendente, e nel periodo in cui scriveva La Commedia Umana, arrivò a consumarne fino a 50 tazze al giorno. Nel 1830 pubblicò un articolo su un rivista francese intitolato “piaceri e dolori del caffè“, dove si legge: “Il caffè scivola nello stomaco, e subito avverti una commozione generale. Le idee iniziano a muoversi come battaglioni della Grande Armata sul campo di battaglia, e la battaglia si svolge. I ricordi arrivano al galoppo, portati dal vento”, ecco forse perché il caffè è così amato….