La bistecca alla Fiorentina

La Bistecca alla Fiorentina è un piatto amatissimo, estremamente rappresentativo di Firenze e dell’intera Toscana. Il termine bistecca è nato proprio a Firenze, nel ‘500. Alcuni inglesi, in città per concludere affari, assaggiarono le carbonate fette di vitellone cotte sulla brace, servite in piazza San Lorenzo durante una festa popolare. Gradirono moltissimo quel piatto, e iniziarono a dire a gran voce Beef Steak! che in inglese significa Bistecca di manzo per chiederne ancora. Nel chiasso della festa quel richiamo divertì i presenti, che nel ripeterlo storpiarono i termini inglesi trasformandoli nella parola italiana bistecca. La bistecca è un vero e proprio salva cena: veloce, dà piacere, è semplice e piace a tutti gli amanti della carne. Spesso viene considerato anche un piatto facile e in effetti lo è, ma per cuocere la bistecca perfetta non si possono non seguire alcuni piccoli accorgimenti indispensabili, assicuratevi di cuocere la vostra bistecca  non fredda di frigo, ma a temperatura ambiente  su carboni ardenti o griglia rovente, le bistecche vanno asciugate con della carta da cucina per ottenere una bistecca perfetta, la carne vada girata una sola volta senza mai forarla.Per una bistecca perfetta è fondamentale ciò che succede dopo la cottura: 5-10 minuti in cui la carne viene fatta riposare coperta,in modo che succhi e sapori si ridistribuiscano all’interno anche se  sappiamo che il profumino è irresistibile, non fatevi mancare un buon olio d’oliva e… buon appetito!

 

Perché il Gallo Nero è il simbolo del Chianti Classico ?

Occorre tornare un po in dietro nel tempo. Un’antica disputa sui confini del Chianti, situato tra i territori controllati da Siena e Firenze, fu risolta con una gara: si stabilì che un cavaliere di ciascuna città dovesse partire al canto del gallo e dirigersi verso l’avversario. Il punto d’incontro dei due avrebbe stabilito il nuovo confine delle relative province. Siena scelse un gallo bianco, ben pasciuto e in forze, per dare il via alla gara. Firenze un gallo nero, messo a digiuno per alcuni giorni e tenuto rinchiuso in un luogo scuro. Il gallo nero, liberato poco prima dell’alba, iniziò immediatamente a cantare, dando il via al cavaliere fiorentino. Questi percorse un significativo tratto di strada prima di incrociare l’avversario, partito da Siena molto più tardi. La vittoria del Gallo Nero spostò i confini d’influenza della zona del Chianti: per questo è rimasto indissolubilmente legato al pregiato vino toscano. La prossima volta che stapperai una bottiglia di  Chianti, ricorda di omaggiare l’eroico Gallo Nero con un brindisi!

L’autentico street food fiorentino

Lampredotto di Firenze  La Toscana è una delle regioni più appetitose d’Italia, celebre per la sua gastronomia e per i prodotti del suo territorio ma forse non tutti conoscono il lampredotto, street food per eccellenza della bella città di Firenze. Gironzolando per le strade del capoluogo toscano troverai molti chioschi che ancora oggi offrono questo piatto tipico della cucina povera. Viene preparato cuocendo a lungo uno dei quattro stomaci del bovino, l’abomaso, a cui vengono uniti pomodoro, cipolla, prezzemolo e sedano. Di solito viene servito e consumato all’interno di un panino: uno spuntino perfetto da gustare mentre si contemplano le meraviglie della città.

Il pane Toscano curiosità

Il cibo toscano è ricco di storia ed è caratterizzato da ricette povere, ma molto gustose. Uno dei prodotti più famosi nella tradizione gastronomica toscana è il pane. Il pane Toscano ha la caratteristica di essere privo di sale. Questo verosimilmente per adattarsi ad accompagnare piatti piuttosto saporiti come il prosciutto, il salame, la ribollita o la pappa al pomodoro. Secondo una remota leggenda l’origine del pane sciocco sta nella forte rivalità tra Pisa e Firenze ai tempi del Medioevo. I Pisani cominciarono ad aumentare le tasse per il sale che arrivava nel porto e i Fiorentini decisero quindi di cominciare a produrre il pane senza sale per ovviare al problema.

 

Non è un pesce d’Aprile

Non è un pesce d’aprile. La stazione spaziale cinese Tiangong-1 cadrà sulla Terra la mattina di Pasqua. L’ora italiana prevista per la collisione sono le 11.26, ma le ultime stime hanno una finestra d’incertezza molto ampia, pari alle 12 ore. Per l’Agenzia Spaziale Italiana non è possibile escludere che precipiti sul territorio italiano anche se la probabilità è bassa Tra le regioni che potrebbero essere coinvolte troviamo la Liguria, l’Emilia Romagna, la Toscana, le Marche, l’Umbria, l’Abruzzo, il Molise, il Lazio, la Campania, la Puglia, la Basilicata, la Calabria, la Sicilia e la Sardegna. L’Italia è coinvolta nel monitoraggio attraverso l’Asi che terrà sotto controllo con radar e telescopi. Il raggio del possibile impatto include, non solo il nostro Paese, ma anche zone di Stati Uniti, Brasile, India e Cina.La stazione spaziale Tiangong 1, primo modulo sperimentale cinese, è stata lanciata nel 2011 dal centro spaziale di Jiuquan nel deserto di Gobi. Per quanto riguarda l’ atteggiamento da tenere, la comunità scientifica ritiene poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici. Per questo sarebbero più sicuri rispetto ai luoghi aperti. Meglio stare lontani dalle finestre e porte vetrate e stare sui piani più bassi degli edifici perché i pezzetti potrebbero causare danni sui tetti degli edifici. Alcuni pezzi di grandi dimensioni potrebbero sopravvivere all’impatto e contenere idrazina. Se si dovesse vedere un frammento, meglio tenersi a una distanza di almeno 20 metri e segnalarlo immediatamente alle autorità competenti.

Si Viaggiare….Weekend di Pasqua

E’ la prima pausa di primavera, un lungo weekend da trascorrere con la famiglia e gli amici resta solo da decidere dove recarsi. Abbiamo pensato di esplorare la Toscana. Sono sempre di più i luoghi che, immersi nella natura offrono la soluzione per disintossicarsi dall’uso di telefoni e computer, la Maremma per esempio con il suo mare cristallino, lunghe spiagge o scogli, monti ricoperti da boschi, zone lacustri e pianeggianti, verdi colline e zone termali naturali, oppure abbiamo pensato a percorrere le strade del vino e dell’olio in Chianti dove le nostre giornate saranno scandite da ore di luce, dai profumi e dalle musiche della natura, però anche Firenze meravigliosa città d’arte dove dopo una visita culturale e un po’ di shopping potremmo fermarci a sorseggiare un cocktail ammirando il centro storico di Firenze…… si abbiamo solo l’imbarazzo della scelta.

Il pan di ramerino

Ramerino” è un’antica parola toscana ed  è il nome che indica la pianta del rosmarino, pianta tipicamente mediterranea, che si trova in abbondanza sulle colline fiorentine. Il Pane di Ramerino più che un dolce vero e proprio è  più propriamente  un pane tipico del periodo della Quaresima che un tempo veniva preparato per il Giovedì Santo. Il Pan di ramerino era ritenuto un pane di devozione e veniva preparato con grandissima cura. Ogni ingrediente aveva il suo esatto significato simbolico. Nel Medioevo si riteneva che il rosmarino avesse delle proprietà specifiche adatte a distaccare gli spiriti spietati, veniva utilizzato alla stregua dell’incenso odierno, in molte funzioni: durante i riti esoterici, come  amuleto per difendersi dalle forze maligne e dalle malattie, nei riti propiziatori ed in quelli funebri. Nell’antica Grecia prima, e per il cristianesimo poi, divenne simbolo di immortalità dell’anima; il suo profumo, era equiparato al ricordo, alla costanza, alla devozione, alla memoria. Sempre legata al rosmarino c’è la leggenda che narra che durante la fuga in Egitto, il mantello della Madonna scivolò su una pianta di rosmarino e che da quel giorno i fiori della pianta da bianchi divennero azzurri. L’Uva e il Grano, da sempre considerati simbolo di vita, dal VII secolo  assunsero un significato più specifico legato alla cristianità: essi rappresentano la comunione, raffigurando la presenza mistica di Cristo. L’origine di questo pane è sicuramente medioevale: il rosmarino, lo zibibbo uva secca e l’olio d’oliva, creano un particolarissimo contrasto di sapori di una fragranza particolare. In tempi moderni la ricetta è stata variata con l’aggiunta dello zucchero. Il dolce si presenta come una piccola pagnottella con un taglio a croce che serve per favorirne la lievitazione ma che gli conferisce anche la fisionomia di un  pane devozionale. Il pan di ramerino è legato tradizionalmente al periodo precedente la Pasqua anche se oggi lo si trova in vendita anche in altri periodi dell’anno; un tempo, al grido “coll’olio“, i venditori ambulanti lo offrivano alle donne che andavano in chiesa per la messa del giovedì santo affinchè si procedesse, durante la messa, alla tradizionale benedizione. Oggi lo si troeeva frequentemente e durante tutto l’anno nei forni, ma per i fiorentini rimane comunque una tradizione mangiarlo il giorno del Giovedì Santo.