Le ore della giornata

La giornata è formata da 24 ore, ma sono solo due quelle in cui siamo più fruttuosi. Invece di sfruttarle al meglio, però, le lasciamo scivolare via senza neanche rendercene conto. “Le due ore più produttive del giorno sono realmente quelle che passano tra il momento in cui ci alziamo dal letto e quello in cui arriviamo a sentirci davvero svegli“, ha “riferito” il professore di psicologia ed economista comportamentale della Duke University Dan Ariely Ma qual è la prima cosa che facciamo appena si è un po’ dileguata la nebbia del sonno? Ci immergiamo in attività che non richiedono lo sforzo di pensare, come girovagare su facebook o Twitter oppure cancellare le email.C’è un momento della giornata, insomma, in cui potremmo smuovere il mondo: leggere il giornale, fare il cambio degli armadi, prendere appuntamento, portare a fine quel progetto su cui stiamo lavorando, tutto in 120 minuti. Ma non li sfruttiamo perché non siamo consapevoli del potere che si potrebbe sprigionare da noi. Le ore che passano sono ore rapinatrici: passando, portano sempre via qualche cosa. Ogni ora che passa ti porta via un’ora di vita, di giovinezza, di affetti, di tempo per fare, fare soldi, fare carriera, fare affari. Un’ora che passa ti fa arrivare in ritardo e puoi perdere il treno, la nave, l’aereo, un appuntamento. Le ore che passano t’inducono a correre, più veloce, più veloce! Ci sono poi le ore che suonano sono come le prove per un concerto. Gettano al vento le note, talora anche incerte e qualcuna persino stonata: ma quando il maestro darà l’attacco, sentirete che musica! Vivi il tuo tempo nel migliore dei modi il tempo è vita….!!

Food art: tutte le espressioni del cibo nell’arte, che diventa food art

La Food Art desta sempre più interesse, così come aumenta l’attenzione delle persone per l’origine di ciò che si mangia. I mercati biologici gestiti direttamente dai produttori sono sempre più diffusi e lo stesso accade anche per mostre, progetti, eventi, performance e trucchi creativi che vedono il cibo come tema principale o addirittura come materia della propria esperienza. Il cibo invade i palcoscenici dei teatri, è fotografato come una star, compare come protagonista nelle pellicole cinematografiche, diventa il soggetto di curiosi giochi percettivi e anche la materia prima di vere e proprie performance artistiche. Il termine food art infatti è utilizzato per indicare lavori molto differenti tra loro, dalle opere di David Robinson in cui veri e propri funghi formano paesaggi, alla graphic art di Marco Bollati che indaga il tema alimentazione utilizzando gli strumenti del disegno e del collage, fino alle performance più propriamente artistiche come i lavori di Andrea Salvetti. In altri casi il cibo e il vino si sposano con il design: le cantine, i luoghi di produzione, i mercati diventano “d’autore” poiché progettati da architetti di fama nazionale e internazionale. Pensiamo, ad esempio, al Markthal di Rotterdam in Olanda, alla cantina dell’azienda Rocca di Frassinello e alla cantina Petra del gruppo Terra Moretti progettata da Mario Botta.Si tratta di edifici di alta qualità architettonica che esprimono un rinnovato rapporto estetico fra lo spazio di vendita o produzione e il prodotto. L’utilizzo di tecnologie innovative sono spesso un costante e consentono di rendere più funzionale il processo.Nel caso delle cantine vitivinicole, particolare attenzione è data alla riduzione dell’impatto visivo: gli edifici s’integrano perfettamente con il paesaggio circostante e diventano un moderno “biglietto da visita” sia per le aziende sia per tutto il territorio.

M’illumino di meno

Raggiungere grazie a migliaia di adesioni in Italia e all’estero, dagli Usa alla Thailandia, dal Messico all’Australia, di cittadini, istituzioni, aziende, scuole, i 555 milioni di passi necessari per arrivare simbolicamente dalla Terra alla Luna. E’ l’obiettivo della 14/a edizione di ‘M’Illumino di Meno’, la grande campagna di sensibilizzazione sui temi degli stili di vita sostenibili, promossa, per il 23 febbraio, la ‘Giornata del risparmio energetico’. Dal 2005, ogni anno, una trasmissione di Radio2, Caterpillar, chiede ai suoi ascoltatori di spegnere tutte le luci che non sono proprio indispensabili alle 18 di venerdì 23 Festeggiamo il compleanno del Protocollo di Kyoto, il tentativo dell’umanità di salvare la Terra dalla distruzione indotta dai cambiamenti climatici. Al centro di un’iniziativa diventata nel tempo coinvolgente e popolare c’è il risparmio inteso non come sacrificio ma come  orgoglio dell’ottimizzazione intelligente e del rispetto del pianeta. Un’iniziativa simbolica e concreta – spegnere le luci e testimoniare il proprio  interesse al futuro dell’umanità Al consueto impegno per la riduzione dei consumi si ‘spegneranno’ per l’occasione fra gli altri, decine di monumenti, musei e siti archeologici, e istituzioni, dal Colosseo all’Arena di Verona, dal Convento di Assisi alla Galleria degli Uffizi, dal Senato alla Camera. In decine di Musei si organizzano visite guidate a bassa luminosità, nelle scuole si discute di efficienza energetica, in tanti ristoranti si cena a lume di candela, in piazza si fa osservazione astronomica sfruttando la riduzione dell’inquinamento luminoso, si unisce il tema di quest’anno, la bellezza del camminare e dell’andare a piedi, perché sotto i nostri piedi c’è la Terra e per salvarla bisogna cambiare passo spiegano i realizzatori. Ecco il decalogo di ‘M’Illumino di Meno’, per cominciare subito da noi stessi: spegnere le luci quando non servono,non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici, sbrinare frequentemente il frigorifero, mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola,se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre, ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria,non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni, utilizzare l’automobile il meno possibile, condividerla con chi fa lo stesso tragitto. Utilizzare la bicicletta per gli spostamenti in città.

 

 

Riprogramma il cervello alla felicità

I ricercatori di Princeton hanno inserito cavie da laboratorio in programmi di 6 settimane di esercizio aerobico comparando le cellule cerebrali con un gruppo rimasto inattivo; dopo sei settimane, i ricercatori hanno rilevato che gli animaletti sottoposti ad attività fisica avevano cellule cerebrali che mantenevano il corpo il uno stato di calma quando sottoposti a stress. Quelli che invece non erano stati inseriti nel programma di attività fisica continuavano a reagire con una forte reazione quando sottoposti a situazioni di stress. Questa importante scoperta ha portato i ricercatori ad affermare che attività fisica può realmente “modulare” l’attività cerebrale per renderlo più resistente all’ormone dello stress e mitigare gli effetti negativi indotti dai suoi alti livelli. Corri che ti passa In caso di forte stress, le nonne consigliavano di fare un respiro profondo oppure un bagno caldo e tutto passava. “Dal momento che la risposta allo stress è soprattutto fisica, ovvero il cervello stimola il rilascio di certi ormoni che influenzano l’aumento della pressione e del battito cardiaca, non è sempre possibile gestire lo stress semplicemente facendo un respiro profondo” sottolinea Monika Fleshner,. Una recente ricerca della Scuola di Medicina di Yale, ha rivelato che lo stress può essere responsabile anche dello sviluppo di comportamenti di dipendenza e adesione a cattive abitudini perché danneggia quell’area del cervello che è deputata all’auto controllo e al processo decisionale. Per di più, come ha rivelato la ricerca dell’Università di Princeton, stimolare il corpo facendo esercizio fisico può essere il più efficace antidoto allo stress. Pertanto, rispolverare le scarpe da ginnastica, uscire a fare una lunga passeggiata ogni giorno sembra essere più efficace di qualsiasi altro rimedio.

Giardini e culture

Tipico della cultura giapponese, il giardino zen sta diventando popolare e amato anche nel nostro paese. I giardini zen, nella cultura paesaggistica giapponese, sono conosciuti per il loro effetto rilassante e calmante; sono luoghi in cui si ritrova il proprio benessere circondati da elementi naturali, l’aspetto del giardino segue l’alternarsi delle stagioni: è una continua evoluzione, proprio come è in continuo movimento il mondo. Il giardino, nella filosofia, zen crea un vero e proprio spettacolo, dove ogni cosa è manifestazione di un concetto e dove gli elementi acqua, piante e pietre  sono riprodotti in maniera metaforica da sassi, ghiaia e fontanelle. Vivendo in città non tutti hanno la fortuna di possedere un’giardino all’esterno ma ne potete comunque acquistare uno, in miniatura e che ha tutte le caratteristiche di uno grande e all’aperto,  di tanto in tanto così vi potete prendere dei secondi per sedervi e rilassarvi, l’effetto è lo stesso: raggiungere la pace interiore attraverso il tempo speso nella meditazione di questo piccolo spazio dedicato solo a voi. Insomma, l’aspetto così minimalista e rigoroso del giardino zen vi porta all’essenzialità e alla ricerca di quanto più semplice e armonioso ci sia in voi.

 

 

 

Friggere senza odori ecco qualche trucco

Visto che la dieta non può durare per tutta la vita  oggi è il famoso giorno dello strappo alla regola, esaltiamo. Che ne dite di mettere su un po’ di olio e friggere un po’? Perché è vero che il fritto non è la cosa più salutare del mondo, ma è anche vero che è buono da morire. E poi una volta ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno. Come dite, vi si impuzzolentisce tutta la casa? Oh, no. Ecco alcuni trucchetti ingegnosi per friggere senza lasciare odori… Metti nell’olio freddo una o più fettine di mela di mela: aiuta a prevenire l’odore e ti aiuta a capire quando l’olio raggiunge la giusta temperatura per la frittura quando sfrigola è bello caldo!. Ricorda di togliere i semini dalla fetta della mela Se vuoi fare un fritto di pesce, metti a bollire acqua e aceto in un pentolino vicino alla pentola in cui stai friggendo. Annienterà gli odori, assicurato. Spremi all’interno dell’olio mezzo limone e tuffalo intero con la buccia. Donerà un’ aroma piacevole al fritto in più toglierà tutti gli odori. Altro rimedio efficacissimo per chi non ama l’odore dell’aceto è quello di far bollire dell’acqua con all’interno dei chiodi di garofano. Il vapore generato annullerà la puzza di fritto. Da un lato metti del prezzemolo nell’olio che usi per friggere. Poi, quando hai finito di friggere, metti a bollire un pentolino con acqua, chiodi di garofano e alloro. Funziona alla grande. E adesso tutti a tavola buon appetito!

Sarà di legno il grattacielo record

Settanta piani messi su 350 metri di altezza: sono le misure del grattacielo che sarà fabbricato a Tokyo su un’area di 455mila metri quadrati e sarà il più alto mai costruito in legno. Nome in codice: W350. A idearlo è l’azienda giapponese di prodotti in legno Sumitomo Forestry Co che prevede l’uso di acciaio solo per il 10% dell’edificio, la cui inaugurazione è prevista per il 2041. La data non è casuale, visto che coinciderà con il 350° anniversario della società.Ogni piano avrà l’affaccio su tutti e quattro i lati della costruzione e sarà arricchito di piante e fiori che filtreranno la luce del sole, dimostrando così che il Bosco verticale di Stefano Boeri resta un modello che ha oltrepassato i confini italiani per insegnare ad ”arredare” riportando la natura al centro del nostro habitat urbano. La struttura interna del grattacielo sarà frutto di un ibrido tra legno e acciaio e dovrà tenere conto dei principi antisismici imposti all’edilizia giapponese per l’alto rischio terremoti. Circa 185mila i metri cubi di legname necessari per la costruzione. D’altronde il Paese ha varato nel 2010 una legge che impone alle ditte edili l’utilizzo del materiale organico per gli edifici pubblici alti più di tre piani.