Mangiare con gli occhi

Mangia con gli occhi’ non è solo un modo di dire: il meccanismo che lo permette è molto concreto, si trova nel cervello e stabilisce una comunicazione diretta fra i centri che controllano la vista e quelli che regolano l’appetito. Si spiega così perché a volte basta vedere un pezzo di pizza un piatto di pasta o qualsiasi altro cibo invitante per avere voglia di morderlo. Il meccanismo, osservato in azione nei pesci zebra, è descritto nella rivista Nature Comunications Il risultato è  importante per capire il modo in cui il cervello controlla l’appetito e può aiutare a capire meglio i disturbi alimentari. ”Nei vertebrati  il comportamento alimentare è regolato dalla struttura del cervello chiamata ipotalamo, una sorta di centralina che controlla ed elabora le informazioni relative ai bisogni energetici dell’organismo e quelle sulla disponibilità di cibo”. Proprio come gli esseri umani, i pesci utilizzano soprattutto la vista per riconoscere il cibo e finora sapevamo che l’ipotalamo riceve le informazioni visive sulle prede. Non era però chiaro come le informazioni visive sulle prede venissero trasmesse all’ipotalamo. Grazie alle tecniche che usano la luce per attivare le singole cellule del cervello, i ricercatori hanno osservato in tempo reale l’attività delle cellule nervose nelle larve del pesce zebra. Hanno visto così che la vista delle prede attiva l’ipotalamo e hanno dedotto che esiste un circuito nervoso che collega la vista del cibo a questa centralina Lo studio dimostra che la percezione visiva del cibo è legata al comportamento alimentare. Questo è un passo importante per capire come viene regolato l’appetito, sia in condizioni normali, sia nei disturbi alimentari

Il cibo più consumato in tempo di covid

Quando parliamo di alimentazione e cibo, noi italiani non abbiamo nulla da imparare da nessuno. Abbiamo inventato la dieta mediterranea. Produciamo e coltiviamo in effetti tutti gli alimenti presenti sulla terra. La nostra cucina e i nostri vini sono da sempre tra le eccellenze mondiali. Ma, proprio parlando di classifiche mondiali, ecco che sono stati pubblicati i tre cibi più consumati al mondo. E, senza apparenti sorprese, 2 su 3 sono tipicamente tricolori: pasta e pizza. Al primo posto, però, il riso, che può vantare comunque delle ottime coltivazioni anche in Italia, specialmente in Piemonte, Lombardia e Veneto. Piatto tipico nazionale di paesi giganteschi quali Cina, India e Giappone, è tuttavia presente in quasi tutti i paesi del globo. L’intero continente asiatico, contando più di 1 miliardo persone, è risultato decisivo nella vittoria finale. In questi paesi va anche ricordato che il riso ha tantissime varietà, e spesso, costando molto poco, è l’alimento base sulle tavole dei ceti medio bassi. Negli ultimi anni, però, anche grazie a cuochi e chef rinomati, il riso ha conquistato gli europei e gli italiani. Nel nostro paese è molto apprezzato sia nella versione invernale del risotto, che in quella estiva del riso freddo ,ma in quest’anno di covid è stato toccato il record di consumo di pasta. Nel nostro paese è risultata anche molto gradita la versione integrale, sempre più inserita nelle diete per perdere peso. Ricordiamo che tutti i recenti studi in ambito alimentare, hanno confermato che assumere carboidrati fa bene al nostro corpo. L’importante è cercare di non abbinare il pane alla pasta e di non esagerare con sughi e condimenti.

Pomelo con insalata

Un idea geniale e gustosissima l’’insalata con pomelo usa questo saporito frutto tropicale pulito di semi e pelli e taglialo in piccoli pezzi per unirlo poi al soffritto di scalogni e aglio, alle arachidi tritate e a tutti gli altri ingredienti in un’insalatiera per venire poi conditi con la salsa di pesce unita allo zucchero e al succo di lime. Ingredienti: Olio di oliva extravergine 2 cucchiai Scalogni 3 Agli a spicchi 2 tritati Pomelo 1 grande Arachidi tostate 1 cucchiaio Gamberi 120 g Polpa di granchio 100 g Menta 12 Cipolline a fettine 2 Peperoncini 2 Coriandolo, foglie q.b. Cocco q.b. grattugiato. Per il condimento. Salsa di pesce 2 cucchiai zucchero 1 cucchiaio lime, succo 2 cucchiai. Preparate il condimento. Mescolate la salsa di pesce, lo zucchero di palma o di canna e il succo di lime. Mettete da parte. Insalata con pomelo. Scaldate l’olio in una piccola padella per friggere, aggiungete gli scalogni e l’aglio e soffriggete per 3-4 minuti, fino a quando saranno dorati. Toglieteli dalla padella e metteteli da parte. Sbucciate il pomelo e rompetene la polpa in piccoli pezzi, stando attenti ad eliminare completamente la membrana. Tritate grossolanamente le arachidi, poi mischiatele con la polpa di pomelo, i gamberi, la polpa di granchio, le foglie di menta e il soffritto di scalogno. Mescolate l‘insalata col condimento e servitela spolverizzata con cipolline, peperoncini rossi, foglie di coriandolo, e il cocco tritato se lo utilizzate.

La polenta

Polenta: una ricetta perfetta in tutti i momenti dell’anno, ma soprattutto, per le tavole imbandite per le feste, quando può assumere un significato nuovo e assolutamente goloso. Tradizionalmente la polenta si cuoceva nella pentola di rame sospesa sul camino nel paiolo, si mescolava con il tarello, un bastone di nocciolo, e veniva tagliata con un filo di cotone. Oggi per la preparazione si utilizza una normale pentola in acciaio, meglio se con il fondo spesso, mescolando inizialmente con uno frusta per poi continuare con un cucchiaio di legno bello robusto. Infiniti sono i modi di cucinare e gustare la polenta Friggere la polenta è un ottimo modo per riutilizzare sapientemente gli avanzi, senza sprechi, ma può diventare anche un piatto gourmet. Si può infatti tagliare in bastoncini da intingere in una fonduta di formaggio o una salsa aromatica. Può diventare una base per originali crostini, magari con il tartufo o del baccalà mantecato. Ancora può accompagnare il cotechino o un succulento arrosto.

Cosa fare quando un piatto è troppo salato.

Sarà capitato a tutti di sbagliare le dosi e fare un piatto troppo salato. A volte per abitudine, a volte per errore, spesso usiamo troppo sale per ravvivare le ricette e quello che dovrebbe essere un piatto perfetto finisce per essere qualcosa di extra-salato e fastidioso per il palato. Il problema è che, una volta lasciato cadere il sale nel cibo, si dissolve rapidamente. Ma per fortuna ci sono metodi per nascondere il gusto e persino rimuovere gran parte del sale che hai usato. Vuoi sapere quali sono? Raddoppia le quantità: se qualcosa è troppo condito con sale o qualsiasi altro condimento, un buon modo per risolvere il problema è aumentare il resto degli ingredienti. In zuppe e stufati è molto semplice, basta aggiungere brodo senza sodio e il gioco è fatto. Aggiungi una patata cruda: un segreto per eliminare il sale dal cibo durante la cottura, è aggiungere una patata cruda, sbucciata e tagliata a pezzi grossi. Lasciala nella preparazione per 5 o 10 minuti e assorbirà gran parte del sodio. Puoi anche continuare la cottura senza togliere la patata. Ricordati di rimuoverla alla fine e vedrai come scompare il sale. Aggiungi zucchero o miele: per bilanciare il gusto salato, puoi aggiungere zucchero o miele. Se scegli questa opzione, attendi un paio di minuti per verificare se funziona davvero poiché servirà un po’ di tempo per mescolare i sapori. Yogurt e pomodoro sono un’altra buona scelta per nascondere l’errore, principalmente per le ricette di stufati, zuppe e curry. Limone fresco: le gocce di limone sono eccellenti per eliminare l’intensa percezione causata dal sale e non alterano il resto dei sapori. Naturalmente, fai attenzione a non usarlo nelle ricette che contengono un prodotto lattiero-caseario.

 

Pasta Day

Secondo dati diffusi da Unione Italiana Food  in Italia tutti mangiano pasta (98%) con 23,1 kg procapite annui. Circa 6 italiani su 10, in tutte le fasce di età e con un picco al centro-sud, la portano in tavola tutti i giorni. E durante il lockdown il 28% ne ha consumata di più. Ma la pasta made in Italy è la prima scelta  anche per il 72% delle famiglie inglesi, il 68% di quelle francesi, il 54% di quelle tedesche e il 48% negli Stati Uniti. Uno dei caposaldi della cucina italiana è senza dubbio la pasta alla carbonara, piatto romano per eccellenza diventato ormai un classico la cui preparazione accende sempre il dibattito tra cuochi, esperti di gastronomia e semplici golosi. La ricetta originale prevede esclusivamente l’utilizzo del guanciale e del pecorino romano, niente cipolla o aglio, con cui si condiscono a fuoco spento gli spaghetti legandoli con le uova sbattute e abbondante pepe nero.

Bistecca burro e aglio da Firenze a NewYork

Una bistecca alla fiorentina sarà indimenticabile se cotta sui carboni di legna ardenti con le giuste temperature e i giusti tempi, vi mangerete un piatto indimenticabile per profumi e gusto, ma se non avete a disposizione un luogo dove fare della brace incandescente e non avete il vero taglio della fiorentina allora potete cucinarvi  I bocconcini di bistecca di burro all’aglio in perfetto stile steakhouse. Invece di cuocere una bistecca intera, fare una salsa in padella, affettare la bistecca e immergerla nella salsa, questo il modo di cucinare la  bistecca newyorkese i pezzi vengono cotti in uno splendido burro all’aglio che è incorporato nella stessa padella in cui è cotta la bistecca. Abbastanza ingegnoso , giusto? Ecco come puoi avere morsi da steakhouse ogni sera della settimana. Trita 4 spicchi d’aglio. Trasferiscili in una ciotola e aggiungi 1/2 cucchiaino di pepe nero appena macinato. Trita anche un 1/4 di tazza di prezzemolo fresco, quindi trasferisci in una piccola ciotola. Taglia la  bistecca  a cubetti da 1 dito, quindi condisci con 1/2 cucchiaino di sale Sciogli 1 panetto di burro in una padella grande a fuoco medio-alto. Aggiungi i cubetti di bistecca e lascia rosolare fino a doratura, girandoli a metà, da 6 a 8 minuti in totale. Aggiungi l’aglio e il pepe e cuoci ancora per 1 minuto. Togli dal fuoco e guarnisci con il prezzemolo. Naturalmente questo piatto ti porterà a Newyork e non a Firenze!

Il guscio che ci fa da scudo

L’aragosta è un animale soffice, molle, che vive nel mare all’interno di un guscio rigido. Questo rigido guscio non si sviluppa. E allora come fa l’aragosta a crescere? Bé, con la crescita dell’aragosta quel guscio diventa estremamente limitante e l’aragosta si sente sotto pressione e a disagio. Così si nasconde nei fondali del mare sotto una roccia per proteggersi dai predatori, si libera del guscio e ne produce uno nuovo. E con il tempo e la crescita anche questo guscio diventa scomodo, così torna sotto la roccia e ripete questo processo più volte. Lo stimolo che permette all’aragosta di crescere, nasce da una sensazione di disagio. Ora, se le aragoste avessero dei dottori non crescerebbero mai. Perché al primo segnale di disagio l’aragosta andrebbe dal dottore a prendersi un calmante o un antidolorifico. Si sentirebbe bene e non si libererebbe mai del suo guscio. Quindi credo sia ora di capire che i momenti difficili siano anche i momenti di crescita maggiore.Se è vero che, come dice lo psicologo Abraham J.Twersky, sono il disagio e la scomodità a spingere l’aragosta a cambiare e quindi a crescere, allora questo è il momento giusto. E se mettiamo a buon uso le ostilità potremmo  crescere anche grazie ad esse.