L’amore per sempre non è impossibile

L’amore “per sempre” non è impossibile. E ci può essere. Ma sempre più spesso le coppie attraversano crisi che possono provocarne la fine. Eppure, anche in questi casi, l’amore, quello che c’è stato, conta. E si dimostra positivo anche quando c’è da mettere un punto. Risolutivamente. Per farlo con bontà e altruismo.In alcune precedenti ricerche si era già parlato dell’incapacità di porre fine a un rapporto a causa di motivazioni egoistiche. E quindi, ad esempio, l’amore non si chiude per paura di rimanere soli. O per difficoltà economiche. O per alcune questioni legate alla famiglia e agli amici. Ad ogni modo, l’”io” prevale. Pochi giorni fa, invece, una nuova rivelazione. Un team di ricercatori canadesi e statunitensi ha da poco scoperto, infatti, che anche l’altruismo è apprezzabile. E che, in qualche modo, influenza il nostro agire in amore. Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Personality, ha sottolineato che anche i bisogni del partner vengono considerati anche alla fine del sentimento. E valutati attentamente.Non si sa perché prevalga questa bontà d’animo: “è qualcosa pro-sociale”Per giungere a queste conclusioni, gli esperti dell’Università dello Utah hanno realizzato due studi differenti. Nel primo sono state monitorate 1.500 persone per dieci settimane. Nel secondo, invece, hanno osservato 500 partecipanti prossimi alla rottura della relazione. Ebbene, secondo Samantha Joel, “Quando le persone percepivano che il partner era fortemente coinvolto emotivamente nella relazione, erano meno propensi a sospendere il rapporto”.In altre parole, si ha paura che l’altro soffra. Arrivando così a sopravvalutare l’emozione dell’altro. “In generale non vogliamo danneggiare i nostri partner e ci preoccupiamo della loro sofferenza”, commenta Joel. Ciò serve a dimostrare che “ci si prende cura dell’altro e ci si preoccupa del partner e dei suoi sentimenti”. E conclude: “Non ci sono valide spiegazioni sul motivo per cui c’è questa attenzione. E’ qualcosa pro-sociale”.

Bagni caldi per il benessere mentale

A volte, quando si è giù di corda, si pensa che una sessione in palestra, oltre ad allontanare le tensioni, possa favorire il buonumore. In realtà un’alternativa, decisamente più piacevole, ci sarebbe. Che dire, ad esempio, di semplici ma rigeneranti bagni caldi? Stando a quanto riporta un quotidiano Brittannico, i ricercatori dell’Università di Friburgo avrebbero scoperto che, frequentare una spa, per un’ora due volte alla settimana  farebbe bene alla propria salute mentale. Proprio così, in caso di depressione, condurrebbe a un moderato ma durevole miglioramento dell’umore.Bagni caldi, un valido rimedio contro la depressione Come si spiega? Stando a quanto si legge sulla rivista New Scientist, la temperatura corporea gioca un ruolo di grande importanza nella regolazione del ritmo circadiano che, spesso, nelle persone depresse è piuttosto alterato. Ecco allora che, sottoporsi a dei bagni caldi, potrebbe aiutarli a risolvere il problema. Così facendo, stando a quanto emerso dallo studio, la loro temperatura aumenterebbe di circa 2° C.Al fine di giungere a questa conclusione, sono state chiamate in causa 45 persone. Tutte affette da depressione. E’ stato chiesto loro di sottoporsi a due bagni termali bisettimanali o a due sessioni di esercizio aerobico 40/45 minuti due volte a settimana. “I bagni ipertermici sembrano essere un metodo rapido, sicuro e facilmente accessibile per ottenere un miglioramento clinicamente rilevante del disturbo depressivo” Proprio così. Dopo un paio di settimane, le persone affette da una grave depressione avevano migliorato la loro situazione. Nonostante gli esiti interessanti della ricerca, le persone affette da depressione, da moderata a grave, debbano essere trattate con farmaci antidepressivi. Non solo. Dovrebbero anche sottoporsi a una terapia cognitivo-comportamentale o sociale intensa.

Vi commuovete guardando un fil…. siete più forti

A casa comodamente seduti su una poltrona con vicino un camino con la legna che scoppietta, oppure al cinema,o magari a teatro, ci sono persone che piangono facilmente davanti a un film, o a una commedia altre si vergognano di mostrare le proprie emozioni, soprattutto gli uomini, perché pensano che le lacrime indeboliscano, una sciocchezza machista senza alcun fondamento. La verità è che piangere vedendo un film non è un segno di debolezza, al contrario, indica che la persona è psicologicamente più forte.Piangere non è motivo di vergogna, ma un segno di umanità che indica un’emozione, sia essa tristezza, felicità, rabbia, nostalgia, e al di sopra di tutto è un sintomo di empatia. Le persone che lo fanno tendono anche ad avere più successo a livello sociale.  Quando i personaggi di un bel film sono ben interpretati, siamo portati a metterci nei loro panni, a vedere la realtà attraverso i loro occhi. Tutti noi, a vari livelli, cerchiamo l’identificazione con il cinema. Alcuni studi realizzati usando la neuroimmagine funzionale hanno rivelato che il nostro cervello si collega quasi al personaggio con cui ci identifichiamo, nella misura in cui attiviamo le stesse aree del cervello, collegate a ciò che il personaggio sta facendo, le stesse aree che sta utilizzando per svolgere i suoi compiti, come camminare, saltare o battere le mani.Questa risorsa permette anche di comprendere la sua situazione e il suo punto di vista, e di sperimentare gli stessi stati emotivi. Ovviamente l’empatia è intimamente legata al modo in cui è strutturato il nostro cervello, soprattutto con i neuroni specchio, i principali responsabili del fatto di metterci nei panni degli altri. Uno studio realizzato presso la Claremont Graduate School lo ha spiegato in modo molto chiaro.In quell’esperimento, gli psicologi hanno chiesto ai partecipanti di assistere a un video dell’Ospedale Pediatrico La metà delle persone ha visto una parte del video che mostrava un padre che parlava del cancro in fase terminale del figlio, l’altra metà una parte in cui il bambino e il padre visitavano lo zoo e non si accennava alla malattia. Com’era prevedibile, il passo in cui il padre parlava della malattia del figlio ha suscitato una risposta emotiva più intensa: i partecipanti hanno mostrato un aumento del 47% dei livelli di ossitocina nel sangue.Ogni partecipante ha dovuto poi prendere una serie di decisioni collegate al denaro e ad altre persone. I risultati hanno mostrato che chi aveva assistito al video dal contenuto più emotivo è stato più generoso con gli estranei e più propenso a donare denaro e chi ha donato del denaro ha detto anche di sentirsi più felice.

Riso e olio di cocco

Un piatto di riso bianco = 200 calorie. Bene ma non benissimo. Perché se da un lato il riso se integrale ancora meglio è un vero jolly per dimagrire in fretta e senza troppa fatica perché sazia e si presta a infinite combinazioni, dall’altro è appurato che abbia un alto indice glicemico fa salire rapidamente gli zuccheri nel sangue e per questo andrebbe sempre accompagnato da un alimento proteico come carne, pesce e formaggio. Proprio nel mezzo tra i pro e i contro, ecco che si inserisce l’olio di cocco. Sì, proprio il superfood che riesce a dividere fior fiori di esperti, da un lato esaltato come fosse la panacea di infiniti mali grazie alla sua capacità di bilanciare gli ormoni e metabolizzare i grassi, dall’altro ritenuto «veleno puro» a causa della sua alta percentuale di grassi saturi, noti per aumentare i livelli di colesterolo e di conseguenza il rischio cardiovascolare per la precisione contiene oltre l’80% di grassi saturi, più del doppio della quantità che si trova per esempio nel lardo. Ma in questa ricetta ipocalorica, l’olio tanto amato a Hollywood non viene usato come condimento ma come parte del processo di ebollizione del riso. Come riporta il Daily Mail, gli scienziati del College of Chemical Sciences avrebbero trovato un trick niente male per abbassare drasticamente le calorie del riso. Tutto ciò che devi fare è aggiungere giusto un cucchiaino di olio di cocco al processo di cottura, per poi lasciarlo raffreddare durante la notte. Fine. In pratica, aggiungendo questi due passaggi al semplice processo di bollitura del riso puoi ridurre l’apporto calorico del 60% e se la matematica non è un’opinione è proprio un bel traguardo. Il motivo per cui l’aggiunta di una sostanza come l’olio di cocco funziona per ridurre le calorie complessive è relativamente semplice: le molecole di grasso dell’olio, infatti, trovano la loro strada all’interno del riso durante il processo di ebollizione e raddoppiano così la barriera digestiva. Lasciarlo poi raffreddare per 12 ore enfatizza ancora di più questo legame rendendo difficile la disgregazione degli enzimi digestivi è un nuovo modo di affrontare il problema dell’obesità», sostiene il dott. Sudhair,. Riso e olio di cocco, questo matrimonio s’ha da fare.

Il Pomelo

Il pomelo è un agrume che produce esperidi frutti con una particolare struttura  commestibili e molto apprezzati, frutta e verdura ricca di vitamina C, fibre, acqua e zuccheri solubili fruttosio.Il pomelo si mangia crudo, come la maggior parte degli agrumi, oppure trasformato in succo, marmellata, frutta candita, gelatina ecc. Con il flavedo del pomelo  porzione esterna e colorata della buccia  ricco di oli essenziali, si possono aromatizzare varie ricette che spaziano dall’antipasto al dolce; con la polpa o il succo dell’endocarpo invece, si confezionano bevande e dolci di vario genere  anche granite, e gelati le caratteristiche organolettiche e gustative del pomelo non sono gradite a tutti. Certamente meno calorico delle arance, dei mandarini, delle clementine e dei grossi mandaranci, il pomelo è anche più aspro ed amarognolo  più simile, ma non altrettanto “sgarbato”, al pompelmo.Nonostante somigli molto ad un limone, anche se la forma è leggermente allungata sul vertice superiore –simile ad una “pera”  il pomelo ha dimensioni più simili a quelle di un melone. Il colore del flavedo è verde che tende al giallino durante la maturazione, l’albedo parte interna della buccia  e la colonna centrale sono bianchi e spugnosi, mentre l’endocarpo succulento(polpa è traslucido e di colore giallo tenue. Se vi piacciono i sapori forti e speziati, allora provatelo in questa gustosa ricetta insalata thai, preparata con pomelo, peperoncini, coriandolo, arachidi tostati e cocco. Oppure Pomelo, pompelmo, lime e olio d’oliva: una combinazione perfetta per marinare il vostro carpaccio di capesante.   Originario del Sud e Sud Est Asiatico, comparve in Giappone solo nell’era An’ei in seguito agli scambi commerciali con il continente asiatico e oggi è arrivato anche nelle nostre tavole

 

Un tiramisù speciale

Se siete appassionati di Birra non potete non provare questo particolare Tiramisù che se fatto con una ottima Birra doppio malto e per di più Belga vi assicuro che vi mangerete anche il piatto.Ecco come preparare questo insolito dolce. Per 4 persone:100 ml di Birra chiara doppio malto,100 ml di caffè,1 cucchiaio di zucchero, per la crema:3 tuorli d’uovo,30 ml di Birra,3 cucchiai di zucchero,150 gr di Mascarpone,100 ml di Panna,150 gr di Pavesini,Cacao Amaro Preparare lo Zabaione alla birra montando i tuorli con lo zucchero ed aggiungere 30 ml di Birra verso la fine. Versare il composto in un pentolino e far bollire il composto. Dopodiché fare raffreddare.Montare la Panna, aggiungere il Mascarpone e mescolare il tutto in modo delicato.Aggiungere lo zabaione alla birra ben freddato preparato prima.Preparare Bagnare versando 100 ml di Birra in un pentolino facendo evaporare l’alcool, aggiungere lo zucchero e farlo sciogliere completamente nel composto, aggiungere il caffè, mescolare bene il tutto e spegnere il fuoco.Prendete dei vasetti a vostro piacere per comporre il tiramisù sarebbe carino usare piccoli boccali di Birra, intingete i Pavesini nella bagna di birra e caffè e disponeteli a strati nei vasetti alternando la crema al mascarpone ed una spolverata di cacao.Proseguite a formare gli starti fino a sopra i vasetti o fino a vostro piacimenti finendo la composizione con la crema al mascarpone ed una spolverata di cacao.Lasciate in frigo per almeno 2 ore e Gustatevi il vostro Tiramisù.

I cibi dell’autunno

Il passaggio dai mesi estivi ai mesi autunnali porta con sé un po’ di spossatezza e di malinconia: non sono solo le ferie finite !!…anche la diminuzione delle ore di luce e il sensibile cambio di temperatura contribuiscono ad uno stato psico-fisico un po’ in difficoltà. La salute vien mangiando, si dice, ma viene mangiando soprattutto le cose giuste, nel momento giusto! L’autunno è una stagione ricca di moltissimi alimenti che possono aiutarci ad affrontare il cambio di stagione con la giusta carica: vediamone alcuni che non dovrebbero mancare nell’ alimentazione in questo periodo! Uva ricca di ferro, calcio, fosforo e tante vitamine Energetica e calorica, va consumata con moderazione se siete a dieta, ma un grappolino ogni tanto è un toccasana! Pera: ricca di potassio, fosforo e una miniera di fibre. Al contrario dell’uva, la pera è ipocalorica ed è amica rei regimi alimentari controllati! Zucca: la regina dell’autunno, di cui sentiamo la mancanza per tutto il resto dell’anno! La zucca è ipocalorica, può essere cucinata in tantissimi modi ed è buona anche con un pizzico di sale soltanto e ammorbidita in forno. Grande alleata delle diete, è depurativa, diuretica e un toccasana per la funzionalità intestinale. Radicchio: il re dell’autunno! Il radicchio è ipocalorico, ricco di vitamine e sali minerali e protagonista indiscusso di condimenti  e primi piatti i kiwi sono un tesoro dell’autunno e bisogna approfittare della loro stagionalità perché è un frutto davvero eccezionale.pesce azzurro: facile da digerire, ipocalorico, ricco di Omega 3, selenio, iodio, fosforo e potassio, il pesce azzurro è presente nei nostri mari in tantissime varietà, come alici, acciughe, sardine, costardella, sgombro, ricciola, aringa, pesce spada, tonno.