L’anno è appena iniziato e questo giro di volta della stagione invernale ci fa già pregustare l’arrivo della primavera, malgrado sappiamo benissimo che sarà ancora lunga, che tante gelate arriveranno ancora e che la neve per qualche altro giorno scenderà su qualcuna delle nostre città. Chi abita in una villetta probabilmente ha già un camino ma chi abita in appartamento può facilmente trovare delle stufe che ne simulano l’effetto, di sicuro l’avere un caminetto in inverno fa proprio casa! Il profumo della legna ha un odore molto intenso e che avvisa che l’aria sta per raffreddarsi e che è arrivato il tempo di infagottarsi con cappotti, sciarpa, guanti e cappello per affrontare il freddo per andare a scuola, a lavoro o semplicemente per andare a sbrigare qualche commissione. Che poi il camino, non è solo caldo ma è anche famiglia, intimità, festa, impegno intellettuale e piacere sensoriale! Se c’è un camino acceso una famiglia, all’ora di pranzo o cena ad esempio, avvicina la tavola al camino per poi apparecchiarla e mangiare lì raccolta; è il posto della casa ideale per starvi vicino mentre ad esempio si guarda un film o si ascolta musica, magari col proprio partner se qualcuno vuole perdersi tra le righe di qualche libro, che sia per lavoro, studio o piacere, di sicuro lo scoppiettio dei pezzi di legno tiene buona compagnia; e se si decide di gustare una tazza di cioccolata calda o tè caldo accompagnati da biscotti sembra che il piacere aumenti con la temperatura fornita dal fuoco. E l’ultimo, ma non per importanza, pregio del camino è anche quello che, una volta acceso e poi si deve uscire, al rientro è la prima fonte di luce che vediamo e che ci chiama per andare a ravvivarlo. Ma è proprio lì il bello del camino: uscire bisogna uscire ma se c’è un camino che ci aspetta a casa quasi non si vede l’ora di rientrare per riscaldarsi le mani lì davanti Insomma, il camino, è sì bello da soli ma ancor più bello in compagnia: il camino è “social”. Il fuoco, in effetti, ha dato il “la” a una delle prime forme di rete sociale che la storia dell’uomo conosca: pensate semplicemente a quando l’uomo scoprì il fuoco e lo utilizzava per riscaldarsi insieme agli amici e fare le prime “grigliate”.
I cibi più costosi
C’è chi si vizia con i viaggi, chi con abiti e oggetti firmati e chi è un vero appassionato di cibo, ma quello vero! Vediamo quali sono alcuni tra i cibi più pregiati e costosi di tutto il pianeta:Al primo posto troviamo un’eccellenza italiana, il tartufo bianco d’Alba. Un investitore di Hong Kong pagò un esemplare da 1,5 kg la bellezza di 160mila dollari, rendendolo l’alimento più costoso in assoluto.Il caviale Almas guadagna il secondo posto: è una particolare varietà di caviale che presenta una colorazione che può andare dal giallo al bianco. Più il colore si avvicina al bianco, più il caviale è pregiato poiché significa che l’età del pesce che l’ha prodotto è più matura. E’ prodotto in Iran: in Europa è possibile acquistarlo solamente a Londra, in scatole d’oro 25 carati a 24mila euro l’una.Anche la frutta può incidere pesantemente sulla spesa: le angurie nere di Densuke crescono solamente nella regione di Hokkaido, sono molto rare e, quindi, assai costose. Un’anguria da mezzo chilo può arrivare a circa 6mila dollari.Una bistecca di manzo Kobe può costarvi anche 3mila dollari: si tratta di manzi pregiatissimi, allevati soltanto in Giappone, massaggiati e puliti regolarmente con spazzole e alimentati con il miglior grano.La merenda più costosa del mondo? La potete assaggiare al Westin Hotel di New York: si tratta di un normalissimo panino a forma di ciambella all’esterno, farcito con una crema di formaggio arricchita di tartufo bianco, bacche di goji e uva riesling. Costo: 1000 dollari l’uno.La Pizza Royale 007 dello chef Domenico Crolla: preparata con una combinazione di bevande alcoliche fuse in ingredienti saporiti, aragosta marinata nel cognac, caviale, salmone scozzese affumicato, prosciutto crudo di Parma e foglie d’oro 24 carati, che danno quella croccantezza che non guasta mai. Per la modica cifra di 3.800 euro.
I benefici del cioccolato
Celebrato un tempo come “cibo degli dei”, il cioccolato è uno dei tesori che i conquistatori spagnoli importarono dal Messico dopo la scoperta delle Americhe. La parte più preziosa e salutare del cioccolato è il cacao: più ce n’è, maggiori saranno le proprietà benefiche del prodotto finale. Per questo motivo il principe del cioccolato è considerato, a ragione, quello fondente con almeno il 60% di cacao. Le origini della pianta di cacao risalgono ad almeno 6.000 anni fa, quando vegetavano naturalmente nelle terre tra i fiumi Orinoco e Rio delle Amazzoni. Il cacao arrivò in Europa con Cristoforo Colombo tuttavia soltanto nel 1590 diventò qualcosa di apprezzato, quando i monaci spagnoli esperti di infusi e miscele ebbero l’intuizione di abbinarlo a zucchero e vaniglia, ottenendo in questo modo una bevanda dolce. Ecco i 7 benefici che porta al nostro fisico. Il cioccolato aiuta a rinforzare il cuore e a proteggere da ictus e infarto: studi dimostrano che il regolare consumo di cioccolato fondente aiuta a ridurre il colesterolo “cattivo” e la pressione arteriosa. Aiuta a sentirsi sazi perché contiene fibra. Migliora la resistenza della pelle perché è ricco di antiossidanti che proteggono dai raggi UV. Calma la tosse grazie al contenuto di teobromina. E’ un antidepressivo naturale: solleva il morale perché favorisce il rilascio di endorfine. Migliora il metabolismo del glucosio e aiuta a prevenire diabete e obesità. Protegge dall’Alzheimer perché i flavonoidi contenuti nel cacao contribuirebbero nell’allontanare il declino cognitivo. Ovviamente ne è consigliato un consumo regolare ma moderato nelle porzioni: 15-20 grammi di cioccolato fondente sono la dose perfetta.
L’anno del cane
Con scene di felicità e scodinzolii, celebriamo il 2018, l’anno del cane. Per lo zodiaco cinese saranno mesi ispirati all’empatia e all’onestà speciale di questo animale. E all’umanità è data l’opportunità di rendere omaggio a un’amicizia millenaria, a una fedeltà senza pari, a un amore incondizionato che somiglia sempre più a quello materno. la popolazione canina ha appena raggiunto quota un miliardo nel mondo, il nome da cane maschio più diffuso oggi non è più Paco, ma Mario. Sì, Mario. Se la prima notizia apre interrogativi sulla sostenibilità ambientale dell’industria del pet food la seconda è frutto di un’indagine del sito themillennial.it, che ha mandato gli stagisti in giro per i giardini cittadini a scoprire i nomi che i trentenni danno ai loro quattro zampe. In entrambi i casi, dalla scienza alla pseudoscienza, si moltiplicano i segnali di un fenomeno che per gli amanti degli animali era già una certezza. Ovvero che i cani sono ormai diventati delle “persone”. Non umani, certo, ma persone. Il cane è stato creato dall’uomo. O meglio, come nel caso degli umani, c’è un anello mancante. Prima esistevano scimmioni e lupi. Poi l’evoluzione ci ha portato uomini e cani. Prima i lupi hanno cominciato a seguirci per mangiare gli avanzi di caccia, poi abbiamo iniziato a seguirli noi perché il loro naso portentoso ci portava dove c’erano prede gustose. Fatto sta che adesso il loro naso è portentoso perché porta milioni di follower a sfamare i nostri profili Instagram. In qualche accampamento, in qualche foresta, accanto a un fuoco, dei cuccioli di lupo sono stati adottati dall’uomo. Forse da una donna: erano fragili, magri, rifiutati dal branco Ma sono stati i loro occhi grandi a smuovere istinti di protezione. Il loro sguardo ha continuato a ipnotizzarci per secoli. La scienza lo spiega così: i cani sono “neotenici”, mantengono caratteristiche da neonati anche da adulti. Per esempio i loro occhi rimangono grandi. Essere sicuri che sia andata in questo modo è come chiedersi se davvero quando chiudiamo il frigo la luce si spegne. Nessuno lo sa veramente ma nessuno si chiude nel frigo. Ci fidiamo.
Rilevanti scoperte contro il cancro
Passi avanti degli scienziati americani verso uno degli obiettivi più grandiosi della medicina moderna, sulla ricerca contro il cancro: mettere a punto un test universale in grado di captare tutti i tipi di tumore attraverso un semplice esame del sangue. Il team di Baltimora insieme sta infatti testando un metodo in grado di scoprire la presenza, per ora, di otto forme della malattia, che potrebbe essere eseguito, una volta messo a punto definitivamente, una volta l’anno come screening di massa. E salvare veramente tante vite, riporta una famosissima rivista I tumori rilasciano piccolissime tracce del loro Dna mutato nel flusso sanguigno, oltre ad alcune proteine. L’innovativo esame, chiamato ‘The CancerSeek’, va a verificare la presenza di mutazioni in 16 geni su cui normalmente i tumori vanno a influire e su 8 proteine che la malattia stimola. Il test è stato applicato su 1.005 pazienti affetti da cancro all’ovaio, al fegato, allo stomaco, al pancreas, all’esofago, al colon, al polmone e al seno, non diffusi ad altri organi.Ebbene, l’analisi ha scovato il 70% delle neoplasie, e fra l’altro con un costo molto limitato, circa 500 dollari a paziente. L’Italiano Cristian Tomasetti, uno dei ricercatori, ha spiegato che questo test potrebbe avere davvero “un enorme impatto sulla riduzione della mortalità per cancro. Fra queste neoplasie, infatti, ve ne sono alcune che non dispongono di programmi di screening precoce. Si pensi al cancro del pancreas, che dà luogo a pochi sintomi e per questo viene scoperto sempre in fase avanzata”. CancerSeek sarà ora testato su persone sane.
Il limone benefici e proprietà
I limoni sono tra gli agrumi più ricchi di benefici per la salute. Abbiamo imparato che le arance sono, insieme ad altri frutti, una fonte importante di vitamina C, ma quali sono gli usi e i benefici dei limoni?Dato che i limoni si utilizzano prevalentemente per l’alimentazione e come ingrediente in cucina, oppure come rimedio naturale per la salute, cerchiamo di scegliere sempre limoni non trattati, anzitutto quando dobbiamo utilizzare anche la scorza di limone e non solo il loro succo. I limoni sono sia un cibo che un vero e proprio rimedio naturale per la promozione della salute. Non solo ci aiutano ad arricchire di sapore i nostri piatti ma ci permettono anche di godere di molteplici benefici per la salute. Bere succo di limone contribuisce alla prevenzione dei calcoli renali composti da ossalato di calcio ed è un rimedio naturale per il mal di gola con il consiglio di mescolare miele e succo di limone per combattere l’infiammazione. Anche se vi siete dati da fare per acquistare o farvi regale uno spremiagrumi, magari elettrico, può essere comunque difficile riuscire a estrarre completamente il succo di un limone, specialmente se questo viene tenuto in frigorifero. Isaac McHale, noto chef e proprietario del Clove Club di Londra, raccomanda il riscaldamento del frutto per ottenere in modo più veloce il massimo dalla spremitura del suo succo. «Prendetelo dal frigo e lasciatelo al sole per mezz’ora, oppure dategli una scaldatina nel forno a micro onde per cinque secondi. È, comunque, sempre meglio consumare la frutta in generale a temperatura ambiente, piuttosto che tirarla fuori all’ultimo momento dal frigorifero
Le uova ….doppie
Le uova sono da sempre uno scrigno quasi magico che riserba grandissime, e a volte incredibili, sorprese. Sia le uova naturali, che con il loro contenuto ad altissimo valore nutritivo sono assai preziose per la nostra alimentazione, sia nel caso di uova artificiali, come possono esserlo ad esempio le uova di Pasqua, che non vediamo l’ora di scartare per scoprire il regalo nascosto al loro interno, o come lo sono anche, spostandoci su un piano più artistico, raffinato e prezioso. E sicuramente chi si diletta in cucina sarà capitato qualche volta di aprire un uovo di gallina e di trovare due tuorli. È un bel regalo che ogni tanto le galline ci concedono. Succede soprattutto con le uova più grandi che spesso nei supermercati vengono classificate con la sigla XL e hanno un peso superiore ai 76 g. In queste confezioni XL si trovano anche esemplari di 90 g che possono contenere due tuorli”.Si tratta di un regalo naturale al pari di quanto avviene con un parto gemellare più facile da riscontrare tra gli animali giovani e in buona salute. Quando le galline iniziano a deporre le uova l’animale ha nell’ovaio diversi tuorli che dovrebbero scendere singolarmente nella sacca vitellina, dove si forma l’albume e il guscio. A volte capita che nella sacca scivolino due tuorli e allora si ottiene un uovo con due tuorli. Con il passare del tempo l’ovaio delle galline si stabilizza e deporre queste uova diventa più difficile.
I prodotti vegetariani e vegani entrano nel paniere Istat
I prodotti per vegani e vegetariani entrano nel nuovo paniere Istat, usato come riferimento per la rilevazione dei prezzi e per il calcolo dell’inflazione. La scelta dell’istituto nazionale di statistica non stupisce, ma certifica il cambiamento nello stile di vita dei consumatori sottolineato già dal Rapporto Italia secondo i dati presentati dall’Eurispes, gli italiani che non mangiano carne e pesce sono il 7,6%, di questi quasi la metà sono vegani. Un dato che viene confermato anche da un altro rapporto , che stima per i prodotti vegani un’impennata del 18% solo nell’ultimo anno, generando un fatturato di 357 milioni di euro .Non sono solo i prodotti vegetariani e vegani ad arricchire il paniere 2017. A rappresentare uno stile di vita nuovo ci sono 12 new entry nel settore beni e servizi come i preparati di carne pronti da cuocere, i burger e i polpettoni. Infine, fanno il loro ingresso nell’ elenco dell’istituto di statistica anche due prodotti di grande tendenza negli ultimi anni: stiamo parlando delle birre artigianali e dei centrifugati di frutta e verdura comprati in bar e caffetterie. Per chi invece preferisce il fai da te, l’Istat inserisce nel paniere le macchine per fare centrifugati. Secondo l’istituto nel 2018 i prodotti alimentari assorbiranno il 16,5% della spesa del consumatori, in calo rispetto all’anno precedente. D’altro canto aumenteranno gli euro destinati alle cene al ristorante e alle serate in pizzeria; i servizi di ristorazione incideranno, insieme a quelli alberghieri, per l’11,5% sulle uscite dei consumatori.
I segreti del tè perfetto
Perfetto per risvegliarsi dal torpore mattutino, per una pausa relax durante il lavoro o da sorseggiare con gli amici accompagnato da golosi pasticcini in un pomeriggio invernale, il tè è la seconda bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua. Ne esistono infinite varietà: verde, nero, bianco, giallo, ai fiori, ai frutti, alle erbe, Oolong o Wu Long. A seconda delle diverse esigenze e dei vari momenti della giornata si può scegliere di consumare un tè diverso: ad esempio, per rilassarsi dopo cena si può optare per un delicato e leggero tè al gelsomino, per combattere la ritenzione idrica e perdere peso, invece, è ottimo il tè verde giapponese. Alcuni preferiscono acquistare il tè sfuso direttamente in erboristeria, ma la modalità di consumo più diffusa e pratica è il tè in bustina. Ma quali sono le caratteristiche di un buon tè in sacchetti? Per riconoscere “una bustina di qualità” è importante far caso a due fattori: il materiale con cui è prodotta, e, naturalmente, la qualità del contenuto. Le bustine Nel caso la bustina sia di carta, è più facile che venga intaccata da umidità e aria, compromettendo anche la conservazione del migliore dei tè. Meglio optare quindi per confezioni di tè contenenti bustine di nuova generazione, fabbricate con un tessuto trasparente e biodegradabile. Il tè C’è da fare una premessa: la qualità del tè diminuisce sempre più man mano che la foglia viene rotta in pezzi più piccoli. Nel passaggio di rottura, infatti, quest’ultima perde molte proprietà e aromi. Spesso le foglie di tè contenute nelle bustine vengono ridotte in pezzi piccolissimi (Fanning) fino ad essere ridotte in polvere (Dust), in questi casi la differenza con la stessa qualità di tè a foglia intera è evidente: il gusto è più forte, astringente e meno aromatico. Oggi giorno però i marchi di migliore qualità iniziano ad utilizzare nelle bustine tè a foglia intera, che è possibile trovare anche al supermercato.
Il mattino ha l’oro in bocca, dice un vecchio adagio.
Ma è davvero così? Sì, secondo diversi manager di successo: svegliarsi prima dell’alba, sostengono, consente loro di concentrarsi prima che inizi il tran tran della giornata Se in molti continuano a essere traumatizzati dalla sveglia che suona alle 7, pensate a cosa significhi alzarsi dal letto ogni giorno alle 4 del mattino. Ma oltre ai contadini, agli assistenti di volo e ai panettieri che devono farlo per lavoro, c’è chi decide di svegliarsi prima del canto del gallo anche solo per essere più produttivo. Mentre la maggior parte delle persone è ancora sotto le coperte a dormire sonni profondi, alcuni iniziano a sbrigare compiti che richiedono non poca concentrazione. Secondo una recente analisi del Wall Street Journal, le 4 del mattino coincidono proprio con l’inizio del momento più produttivo dell’intera giornata. Svegliarsi prima di tutti ha dei chiari vantaggi. Non ci sono distrazioni, perché i bambini sono a letto e non si deve ancora andare in ufficio. Essendo quasi gli unici già in piedi non si riceveranno e-mail e messaggi e ci saranno pure meno contenuti nuovi da controllare sui social network. Attivarsi prima dell’alba consente di essere produttivi anche per le faccende che non attengono ovviamente al lavoro. Le ore comprese tra le 4 e le 7 del mattino possono essere dedicate ad azioni che danno energia e carica per il resto della giornata, come l’esercizio fisico e la crescita personale. Tra chi sperimenta la sveglia alle 4 ci sono anche Michelle Obama, che sfrutta le prime ore del giorno per fare palestra e Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler, in piedi già alle 3,30 del mattino. Le attività cui dedicarsi sono tante, dalla meditazione all’esercizio fisico. Scegliere di alzarsi alle 4 può rivelarsi anche un ottimo modo per portarsi avanti con il lavoro. La primissima parte del giorno può essere impiegata per rispondere a tutte le e-mail arretrate che affollano la cartella ‘inbox’ da settimane. L’esperto lancia la sfida: svuotare la cartella entro le 6 del mattino. E per chi di sfide ne cerca altre, c’è la #21earlydays, la challenge lanciata dal manager di c Filipe Castro Matos e che consiste nel riuscire a svegliarsi alle 4,30 del mattino per 21 giorni lavorativi consecutivi. Matos ha documentato sul suo blog i frutti di questo esperimento per convincere i mattinieri di tutto il mondo a raggiungere l’obiettivo di una maggiore produttività. “Una mente riposata e 2 ore di assoluto silenzio mentre il resto del mondo sta ancora dormendo, fanno i miracoli”.
