Il tempo nel piatto

L’inverno è arrivato, il clima si è fatto freddo, il camino acceso il Natale che  si avvicina e  il sole piacevolmente tiepido che invita a stare all’aria aperta magari per una passeggiata in un bosco dove poter ammirare i colori caldi tipici di questa stagione è un vicino ricordo. Perché allora non portare in tavola un po’ di quell’ atmosfera e soprattutto di quei colori? Ecco allora l’occasione giusta per preparare contorno in ricordo dell’autunno, in perfetto stile VisualFood, con le patate che si trasformano in deliziosi funghetti e le verdure che giocano a formare le foglie cadute nel sottobosco…Un vero piacere, per il palato e per gli occhi!

Una grossa pigna

Un lucernario circolare sulla punta di questa casa sull’albero a forma di pigna dell’architetto Claudio Beltrame nelle Alpi italiane consente all’occupante di guardare in alto il cielo stellato di notte La struttura situata nella città di Ugovizza nelle Dolomiti è disponibile come affitto. L’architetto italiano Claudio Beltrame ha creato la casa sull’albero a forma di pigna, il frutto legnoso dei pini originari delle foreste di  Tarvisio, dove ha sede il suo studio. È stato ispirato a creare la casa sull’albero in risposta alla crescente popolarità dell’ecoturismo e della ritirata di evasione Il rifugio in un albero è sempre stato il posto migliore dove sognare “, ha detto Beltrame. il luogo primitivo dell’uomo e un luogo di libertà e riflessione. “la casa sull’albero è sospesa a 10 metri dal suolo, sostenuta dagli abeti circostanti e accessibile tramite un ponte. L’architetto ha costruito la struttura in collaborazione con un’azienda italiana qualificata in case prefabbricate in legno Il rivestimento in scandole di larice è tagliato in forme sovrapposte che imitano le scale di pigne. Il telaio è realizzato in legno lamellare a strati incrociati, modellato in forme boomerang e isolato con fibra di legno traspirante. Tutto il legno proviene dall’Alpe-Adria, che adesso sta lavorando per diventare la prima bioregione biologica al mondo. Oltre a fare riferimento all’ambiente nella sua forma e aspetto esteriore, Beltrame ha progettato la casa sull’albero per aiutare gli occupanti a sentirsi in contatto con la natura in ogni momento. La casa è disposta su tre livelli, con finestre a 360 gradi al piano terra con vista sulle montagne. secondo piano ha grandi finestre con persiane scorrevoli nella zona del balcone coperto. All’interno c’è un’area salotto, cucina e bagno. La camera da letto si trova all’ultimo piano, con un lucernario scolpito nel tetto sopra il letto. L’Area in cui si trova la casa sull’albero sorge a 1.200 metri sul livello del mare, nelle Dolomiti. Le case sull’albero remote sono particolarmente popolari nel mondo dell’ecoturismo. Baca con sede a Londra, ha ultimamente progettato una casa sull’albero a forma di baccello di cacao per un hotel ecologico su un’isola di Panama accessibile solo in barca

 

 

 

 

 

 

 

 

Un scrub fai da te profumatissimo

Dicembre è il periodo di frutti succosi e dolci ma oltre che mangiare arance mandarini che fanno tanto bene al nostro organismo possiamo  autoprodurre anche un profumatissimo scrub agli agrumi, con pochi ingredienti e massima resa. Non si conserverà a lungo, ma solo per il profumo dello scrub agli agrumi ne varrà la pena! Ingredienti:150 gr di sale fino,50 gr di olio di oliva,1 fetta di limone,1 fetta di pompelmo rosa,2/3 cucchiai di grosso.Qualche goccia di olio essenziale di arancio dolce. Ma potete utilizzare gli agrumi che preferite Nel mixer mettere sale e olio, aggiungere gli agrumi e frullare tritandoli finemente, infine unire il sale grosso olio essenziale e mescolare. Potete conservarlo in un bel barattolino per massimo una settimana-dieci giorni. Se volete conservarlo per un periodo di tempo ancora più lungo potete aggiungere qualche goccia di un olio essenziale che preferite. Così facendo potrete conservarlo tranquillamente anche per un mese.Questo scrub è ideale per eliminare le cellule morte del corpo, e dopo averlo utilizzato la vostra pelle risulterà morbida, idratata e liscia. Poiché contiene solo ingredienti naturali, potete utilizzarlo ogni volta che ne avvertirete la necessità, anzi, è un toccasana per la  pelle.

Il lampadario con le alghe

Ci sono specialisti che cucinano le alghe in maniera egregia ci sono anche designer che inventano lampadari alle alghe che assorbono CO2 e puliscono l’aria. L’illuminazione, si sa, è una componente fondamentale di qualsiasi spazio: un’ illuminazione ben progettata crea uno stato d’animo differente. Ma cosa succederebbe se questo un punto luce pulisse anche l’aria? È da questo presupposto che è partito Julian Melchiorri, che ha dato vita a “Exhale”, questo il nome del rivoluzionario lampadario, dopo anni dedicati alla tecnologia biochimica e a lavorare con diversi organismi viventi per sviluppare “foglie artificiali”. In che modo? L’idea è sostanzialmente semplice: il design è costituito da foglie di vetro, “popolate” da alghe verdi in grado di assorbire l’anidride carbonica dall’aria, rilasciando contemporaneamente ossigeno “Exhale” è in pratica composto da 70 petali in vetro in varie misure che contengono una soluzione di alghe verdi mantenute in vita dalla luce del giorno, led e una sorta di “gocciolamento” di nutrienti.La nostra popolazione in continua crescita sta bruciando combustibili fossili e distruggendo la vita delle piante, sostanzialmente forzando un cambiamento nell’atmosfera e nel clima, trasformando il nostro pianeta. Avendo questo problema costante in mente, ho sperimentato diversi modi per produrre materiali nuovi e influire positivamente sul mondo che ci circonda. Queste tecnologie possono rivoluzionare il nostro ambiente urbano sia a livello di prodotto sia di architettura purificando l’aria che respiriamo, imprigionando l’anidride carbonica e producendo bio-prodotti preziosi, solo utilizzando acqua e luce”.

L’ultima frontiera dei viaggi il campeggio in giardino….altrui

Affittare un giardino, o uno spazio verde, in cui piazzare la propria tenda o parcheggiare il proprio camper: il campeggio inverno o estate C’è un vero e proprio termine, per definirla: “garden sharing”, letteralmente “condivisione del giardino”. È l’ultima tendenza in fatto di campeggio, ed è una tendenza che va in direzione opposta rispetto al glamping, l’interpretazione lussuosa dell’arte del campeggiare. Perché il garden sharing, al contrario, del campeggio è una declinazione ancora più a basso costo. Ma in cosa contiste, il garden sharing? Semplicemente, nel temporaneo “affitto” di un giardino. Come si possono affittare ville e appartamenti, su garden sharing  il sito ad hoc si può scegliere tra giardini e spazi all’aperto che i privati mettono a disposizione per tende, roulotte, camper e macchine. L’idea è venuta a tre ragazzi italiani. Sono loro, i fondatori di quel sito che Il Gardensharer (colui che mette a disposizione il suo spazio verde) si iscrive al sito, e indica se lo spazio disponibile è adatto ad ospitare una tenda, un camper o una roulotte, o se offre invece una sistemazione pronta come una casa in legno o una casetta sull’albero. Il meccanismo è molto simile a quello di Airbnb. Le opzioni sono, ovviamente, low cost: ci sono giardini immersi nell’entroterra ligure che costano poco più di 10 euro a notte, e cortili a Roma che permettono di parcheggiare il proprio camper per 28 euro. Se i proprietari offrono invece servizi complementari dall’utilizzo delle docce a quello della piscina , si arriva a spendere sui 50 / 60 euro.Ad oggi, sono circa 3000 gli spazi in Italia in cui è possibile provare quest’originale alternativa al campeggio. E se, ad utilizzare il neonato sito, sono per ora soprattutto camperisti, i suoi fondatori si augurano che presto cominci ad attecchire anche tra i viaggiatori zaino in spalla. Anche perché, le sistemazioni offerte sono le più varie. E sono adatte a famiglie con bambini come a viaggiatori in solitaria. Tra i 35 e i 70 anni, spiegano i giovani imprenditori, coppie e famiglie trovano in garden sharing un’alternativa meno caotica e più economica rispetto al classico campeggio, mentre i più giovani utilizzano il servizio per trovare giardini e aree verdi in cui piazzare la tenda quando arrivano in serata. Per poi ripartire il mattino seguente, alla volta di una nuova destinazione.

60 minuti per essere felici

Puntate l’orologio e solo 60 secondi niente di più. Il tempo sufficiente per un piccolo gesto e per essere felici. Dai ma veramente?! Lo sconforto di chi arranca sotto pianificazioni, scelte a lungo termine, incastri quotidiani è palese: basta meno di un minuto e la strada verso la felicità è ampiamente spianata. Malfidati, ricredetevi: sul New York Times citano Gretchen Rubin, la happiness guru di “Happiness at home”, per spiegare come si può quantificare il tempo da dedicare alla felicità personale. Non parliamo di grandi aspirazioni o sogni ad occhi aperti: la felicità sta nella concretezza di tutti i giorni. In un minuto che dedichiamo a qualcosa che può aiutarci ad essere felici. La più sfuggente delle emozioni, quella che dura pochissimo e che è tale solo se condivisa, dipende dal suo negativo, l’altra faccia della sua medaglia di esistenza: i pensieri no, che possono trascinarci in una spirale triste dalla quale diventa difficile uscire. Invece la felicità è un esercizio quotidiano: praticare l’ottimismo invece del pessimismo e del “tutto nero ma lo affronto con ironia” è la chiave. Essere ottimisti non significa necessariamente non essere realisti, ma guardare oltre la situazione brutta senza perdere le speranze: un modo per dire “Ok, sarà difficilissimo oltrepassare questo ma mi aiuta a capire qualcosa in più di me”. Anche circondarsi di persone che cercano sempre il lato positivo può essere un aiuto enorme ad affrontare il quotidiano. Rimuovere le negatività passa dai rapporti sociali e da come ci poniamo noi nei confronti del mondo, non solo dalla sicurezza degli oggetti di cui ci circondiamo. Il primo step  non dura un minuto ma richiede tempo è questo: ricordare le relazioni che intratteniamo. Il liberarsi dalle cose inutili in grande stile su noi stessi è un lavoro lungo e faticoso che però si può suddividere in tanti piccoli step giornalieri, partendo proprio dalle cose fisiche, materiali, che tendono a seppellirci.

Il sale affumicato

Il sale affumicato è ottimo per le ricette a base di pesce, per dare un tocco in più alle patate e per salare determinati primi piatti.Il sale affumicato ha un tipico aroma di legna e resine, utile anche per dare ulteriore spessore a selvaggina e cacciagione. Non solo, l’impiego del sale affumicato trova il suo impiego anche sulle tartare di tonno. Il sale affumicato inoltre trova il suo impiego tra i primi piatti, potete usarlo per salare le farfalle ai fiori di zucca oppure la classica carbonara. Ma come si fa?Come descritto, il sale affumicato vede molteplici usi, tuttavia, a causa del suo elevato costo, però, qualcuno potrebbe essere tentato a impiegarlo con parsimonia. E’ per questo motivo che vi daremo la ricetta del sale affumicato fatto in casa.In una ciotola, preparate una salamoia con acqua e sale. Aggiungete il sale fino a saturazione, cioè fin quando questo non riuscirà più a sciogliersi .In un barattolo o in una vecchia pentola, mettete dei trucioli di legno non trattato. Possibilmente impiegate trucioli di quercia, di ginepro, eucalipto, noce…. Assicuratevi di usare legno non trattato.Accendete i trucioli. Vi basteranno piccoli pezzetti di legno stagionato. Quando i trucioli inizieranno a bruciare, coprite il barattolo. Il fumo dovrà rimanere bloccato all’interno. Con un gioco di abilità dovrete velocemente porre la salamoia nel barattolo contenente il fumo. In alternativa, potete aspirare il fumo con una grossa siringa e iniettarlo nel contenitore contenente la salamoia. Tale procedura va ripetuta più e più volte. A questo punto, potete lasciare che l’acqua evapori spontaneamente al sole e recuperare i grossi cristalli di sale come avviene nelle saline. Oppure, potete riscaldare la salamoia in forno ed estrarre da li il sale affumicato. Basteranno pochi minuti a 180 °C.