“Le combinazioni alimentari da evitare”

Prodotto in serie e praticamente onnipresente, questo poster illustra nel dettaglio i presunti effetti collaterali scaturiti da alcune specifiche combinazioni d’alimenti, i  cui effetti, spietatamente, spaziano dai semplici effetti alla morte. Il poster include una marea di carni, frutti, dolci e bevande, e contiene sia quelli inusuali e difficili da procurare tipo la terribilissima carne di rinoceronte abbinata al pesce che quelli di uso comune attenzione, il latte è mortale se unito ai cibi dai sapori aspri. Ovviamente il poster si basa su precetti superstiziosi più che scientifici, ma questo non sembra proprio scalfirne la popolarità, soprattutto nelle zone rurali del Paese. “È appeso ai muri di molte case, e nelle cucine. Chi lo ha crede a quello che c’è scritto per paura, anche se non ci sono prove ad sostenere le tesi illustrate,” e sono molti gli  scettici sulla validità del poster. A quanto pare, comunque, questo poster è solo la punta di un iceberg di superstizioni che emerge sulle acque della nazione. Attorno all’universo culinario girano un sacco di credenze popolari su cosa si dovrebbe mangiare o meno in dati momenti della propria vita. Le madri incinte, per esempio, dovrebbero evitare le banane e i peperoncini le prime, sempre stando alle credenze, renderebbero i bambini grassi, mentre i secondi sarebbero fonte di calvizie infantili. I germogli di bambù procurerebbero problemi alla salute durante la primissima fase postnatale, e i cibi piccanti, più in generale, si sostiene aggravino le ferite e le lesioni. E che dire delle arance? Sono tacciate di essere causa di aliti cattivi. E la lista va avanti. Matthew Walton, esperto all’Università di Oxford, sostiene che alcuni abitanti del Paese siano loro stessi promotori di tesi superstiziose incentrate sul cibo. “ Ho un sacco di amici in Myanmar che evitano certi alimenti per ragioni familiari, perché magari alcuni parenti sono morti, presumibilmente, dopo aver ingerito particolari cibi che ora tutti i membri del nucleo familiare sono invitati a evitare. “L’origine di queste superstizioni rimane offuscata. Ye Htut Win, fondantore del noto ristorante Sharky’s di Yangon, ha però qualche teoria in merito Comunque sia, aggiunge “si tratta prettamente di vecchi modi di dire. Abbiamo pertanto proprio bisogno di un investigatore di falsi miti!”

Tè o caffè? Chi è il vincitore

Una ricerca svela, finalmente, quale bevanda, o caffè, contenga più caffeina e come aumentare l’apporto della sostanza per chi preferisce bere il Ogni giorno quando si aprono gli occhi e si mettono i piedi fuori dal letto, la prima cosa a cui si pensa è come riuscire a svegliarsi. C’è chi sciacqua il viso con l’acqua fredda. Chi alza prontamente le serrande affidandosi alla luce del giorno. Chi ascolta musica o radio. Quasi tutti, però, al mattino cercano il conforto di una bevanda in grado di dare una bella sferzata di energia. Una bevanda che poi li accompagnerà anche nel corso della giornata quando avranno bisogno di qualcosa che li tiri su. Ed è a questo punto che nasce la questione su quale sia la bevanda perfetta. o caffè? Quale delle due contiene più caffeina? Le teorie a riguardo si conseguono da sempre. Ma una recente ricerca sembra, finalmente, aver dato una risposta. Metro.co.uk ne ha riportato i risultati. o caffè? Quale bevanda contiene più caffeina? Amanti di o caffè, potete smettere di litigare. Bluebird Tea Co. ha rivelato quale dei due garantisce un maggior apporto di caffeina. A vincere la “sfida” della caffeina sembra essere il caffè. Una tazza di standard ne conterrebbe, infatti, la metà rispetto al caffè. Questo non rende, naturalmente, il meno utile e gradevole. Gli amanti potranno continuare a consumarne e a ricavarne il consueto effetto stimolante. Naturalmente chi beve una tazza di caffè riceverà una carica maggiore. Bisogna, inoltre, sottolineare che non tutti i tipi di accolgono la stessa quantità di caffeina. I ricercatori spiegano, ad esempio, che il bianco apporta meno caffeina, mentre la polvere di tè verde matcha di più. Ma non è finita. Ci sono anche altri fattori che influenzano la quantità di caffeina apportata da un tazza di . Si tratta della temperatura dell’acqua, dei tempi di infusione, dell’età della foglia e del tipo di lavorazione. In particolare, per quanto riguarda la temperatura dell’acqua se la temperatura del liquido è più elevata, la caffeina si discioglierà più facilmente al suo interno. E’ anche per questo motivo che in una tazza di bianco si troverà meno caffeina. Questa varietà di tè, infatti, viene lasciata in infusione in acqua più fredda. Per quanto riguarda il tempo di infusione, infine, la ricerca è giunta risultati opposti rispetto a quelli che ci si aspetterebbe. Un tempo di  infuzione maggiore, infatti, ridurrebbe l’apporto di caffeina anzichè aumentarlo.

Al via il festival di San Remo

Dopo le due edizioni «innovative» di Fabio Fazio e le tre all’insegna del «rifacimento» firmate da Carlo Conti, Sanremo tenta un arduo equilibrio tra novità e conservazione, scommettendo su Claudio Baglioni direttore artistico. La formula del Festival, in programma dal 6 al 10 febbraio, prevede non poche inversioni di tendenza rispetto agli ultimi anni, a partire dallo stop alle eliminazioni che tenevano molti cantanti alla larga dalla Riviera dei fiori. Ancora tutto da verificare come Pierfrancesco Favino e Michelle Hunziker, nelle vesti di conduttori, terranno il palco, come pure l’idea del piccolo grande direttore artistico di «obbligare» gli ospiti internazionali a cantare in italiano, ma conti alla mano la «scommessa» sembra vinta. Almeno fino a questo momento. Nonostante tutte le incognite del primo anno di gestione Baglioni, fino a questo momento le attese sono notevoli: lo testimonia il tasso di occupazione alberghiera del 95% che per la settimana del Festival si registrava già un mese prima del suo inizio. Pertanto arrivare al sold out, e a quell’indotto turistico valutabile intorno ai 4,6 milioni, da qui a una manciata di giorni sarà meno che uno scherzo…..e non di carnevale!!!

 

Mangi tanto, quindi ingrassi ?

Se si pensa al problema di ingrassare, la prima immagine che viene in mente è quella di Alberto Sordi intento a mangiare una tripla porzione di spaghetti in Un americano a Roma. L’equazione sembra semplice: mangi tanto, quindi ingrassi. Eppure la questione è più complessa. Nell’equazione rientrano anche il metabolismo e le abitudini di vita. Quante volte infatti succede che si cura l’alimentazione, si fa sport, eppure si tende sempre a mettere su un po’ di peso? Un illustre medico ci spiega il problema da un punto di vista diverso. “Non è solo quello che mangiamo a farci ingrassare”, spiega, “ma anche una serie di abitudini che non c’entrano nulla con l’alimentazione”. Vediamone alcune Quante ore dormi Se le ore di sonno non sono sufficienti, il corpo produce cortisolo, l’ormone dello stress, che alza i livelli di glucosio nel sangue alterando il metabolismo. In più, sotto stress, spesso si mangia male e cresce la voglia di cibi grassi come le fritture.In casa e in ufficio la temperatura è alta anche quando è inverno? A parte le questioni ecologiche, vivere in un ambiente troppo caldo rallenta il metabolismo. Al contrario, una temperatura sotto i 20 gradi stimola l’organismo, la circolazione sanguigna e il metabolismo basale. Morale: quando l’ambiente non è troppo caldo si bruciano più calorie e il corpo è più reattivo. Vai al lavoro in auto o in metro?I mezzi pubblici fanno ingrassare meno dell’auto. Guidare infatti è una delle attività che più predispongono all’obesità: ci si muove poco e spesso si beve o mangia al volante. Prendere mezzi pubblici significa anche camminare, salire o scendere gradini, tutto movimento che fa bene al cuore e al corpo. Ovvio, il massimo dei benefici si ottiene andando al lavoro in bici o a piedi . Stai attento ai grassi ma non ai carboidrati? Va bene controllare i grassi, ma attenzione anche a pasta e pane. I carboidrati in eccesso vengono immagazzinati dall’organismo in attesa di essere utilizzati quando serve: così si accumula peso, anche perché i carboidrati trattengono molta acqua. Bevi e mangi alimenti light? Se la risposta è sì, meglio ripensarci. È vero che i cibi light contengono meno zuccheri e grassi, ma mandano segnali sbagliati all’organismo: ad esempio il gusto dolce fa aumentare l’appetito.

Lo street food

Lo street food non è solo una semplice moda, ma un vero e proprio modo di unire antichi sapori della nostra tradizione culinaria con l’innovazione proveniente da paesi stranieri. Il trend è in crescita, ogni giorno il cibo da strada raggiunge quartieri e aree più o meno frequentate delle nostre città e non solo. La cucina “on the road” è diventata un vero e proprio format se si pensa a chef stellati come Chef Rubio, James Oliver e Koldo Royo, che hanno consacrato l’arte del cibo da strada tramite le loro trasmissioni televisive.Secondo gli ultimi dati della Coldiretti, un italiano su due acquista alimenti mentre si trova in giro per la città Le occasioni di gustare il cibo di strada si moltiplicano sempre di più grazie alla presenza di “Food Truck” o “Api”, appositamente modificati per il commercio itinerante. Il business dello street food è in continua crescita soprattutto nelle località balneari, turistiche e nelle grandi città. Gli amanti dello street food più del 69% preferisce il cibo locale arrosticini, arancini, piadine, fritture di pesce…, il 17% opta per specialità internazionali hamburger e hot dog, mentre il 14% predilige cibi etnici come falafel e kebab. Ecco alcuni piatti tipici considerati i capisaldi dello street food, e alcuni dei luoghi dov’è possibile riscoprire sapori antichi che  si uniscono  con l’innovazione di tendenze bio, vegan, gluten-free. suggerimenti I Covaccini (Firenze). La tipica schiacciata toscana è uno dei piatti più ricercati dagli amanti dello street food. Uno dei migliori luoghi per gustare questa delizia a Firenze è Amici di Ponte Vecchio, posto proprio a lato del famoso ponte fiorentino, la cui specialità è il covaccino con stracchino e salsiccia, prodotto con ingredienti a Km 0. La frittatina di pasta (Napoli). “Du frittur” Non solo la patria della pizza, ma anche delle friggitorie dove è possibile assaporare le famose zeppole, i panzarotti, la frittura di pesce e la pizza fritta. Di indubbio gusto è la frittatina di pasta, uno dei fiori all’occhiello dello street food napoletano, ricchissima di bucatini, piselli, prosciutto cotto, provola e besciamella. Frutti di Bosco (Milano). Il capoluogo lombardo sembra non essere il luogo ideale per trovare fragole, mirtilli, more e lamponi, e invece non è così. La tendenza bio che invade Milano con “Api” e furgoncini è una delle realtà più in voga. Nella città è possibile comprare frullati, macedonie, frutta fresca e bevande rinfrescanti.  Esempio è Straberry, un’Ape che gira per la città vendendo frutti prodotti a km 0 e coltivati nel pieno rispetto dell’ambiente, utilizzando l’energia solare di ultima generazione. Focaccia di Recco (Genova).  Quando si parla di cibo da strada specie in Liguria si pensa subito alla Focaccia di Recco. Con la sua pasta sottilissima che sprigiona un sapore paradisiaco grazie al suo formaggio fresco, è infatti spesso piena di stracchino. Una delle più richieste è anche la focaccia con le cipolle.

Monitorare la vita

Negli ultimi anni  la  vita è stata accompagnata da due problemi alquanto fastidiosi: difficoltà a dormire e ritmi di vita troppo concitati. Due problemi collegati, che creano un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. Il risultato è quello che si può immaginare: ogni giorno ci sentiamo più stanchi e stressati di quello precedente; senza vedere all’orizzonte una soluzione. Dopo aver provato alcuni rimedi naturali ci troviamo a  provare anche i rimedi digitali. E così, con tutto lo scetticismo, istalliamo sul iPhone applicazioni che garantiscono parecchie funzionalità. Ogni notte, prima di addormentarsi, possiamo attivare  il monitoraggio del sonno e puntare la sveglia scegliendo una tonalità soft di quella con la quale ci svegliamo  solitamente. Una tonalità, peraltro, crescente; il che dovrebbe evitare di saltare sul letto quando il cellulare inizia a suonare all’improvviso. Non solo: tale applicazione controlla come procede la vostra dormita nei minuti immediatamente precedenti l’orario in cui avete puntato la sveglia: in questo modo la fa suonare nel momento più adatto a garantirvi un risveglio sereno. Naturalmente, visto che non possiamo alzarci dal letto quando ci pare, è possibile aumentare o diminuire il range orario in cui vogliamo svegliarci, da un’ora fino a 10 minuti Per esempio, potete scegliere di essere svegliati nel momento migliore tra le 7.50 e le 8.20.Al mattino, inoltre, l’applicazione racconta con tanto di statistiche approfondite quanto avete dormito, quanto intensamente, registra i momenti in cui avete russato e col tempo raccoglie dati a sufficienza per dirvi che, per esempio, il lunedì siete soliti dormire meglio, che il meteo influenza la qualità del vostro sonno, cosa succede se avete cenato tardi, se avete avuto una giornata stressante o se avete bevuto troppo. In questo modo, dovrebbe darvi dei consigli utili per riuscire, col tempo, a dormire meglio; seguendo le indicazioni statistiche fornite.Durante il giorno, invece, analizza gli spostamenti compiuti durante la giornata e dopo un po’ riesce a segnalarvi quanto tempo siete stati in ufficio se lavorate in ufficio, quante volte siete andati a trovare mamma e papà, quante passeggiate avete fatto con il cane e quante ore avete dedicato agli amici, agli spostamenti in auto, agli aperitivi ecc. ecc.Tutto ciò dovrebbe permettervi di avere sotto controllo la vostra vita, di capire se state lavorando troppo, andando a letto troppo tardi o camminando troppo poco. Sicuramente  queste applicazioni non possono risolvere totalmente  i problemi che hanno cause molto più profonde delle abitudini pure e semplici, ma tentar non nuoce.

Una ricetta contro gli sprechi

Una ricetta giusta contro gli sprechi? Basta imparare ad utilizzare il “lato b” degli alimenti: gambi, bucce, torsoli, foglie, lische. Ovvero, tutto ciò che normalmente si butta via. Obiettivo: non sprecare. Ma anche risparmiare sulla spesa, facendo felici ambiente e palato. Anche alcuni colossi della distribuzione aderiscono alla Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare , mettendo in risalto l’ultimo progetto avviato in collaborazione con Wwf: il libro di ricette anti-spreco “Buttali in pentola”, realizzato con il contributo della scienziata ambientale  Lisa Casali, per il progetto Woman for Expo.Il libro, realizzato grazie all’iniziativa “La tua ricetta per salvare il pianeta”, raccoglie cinque ricette di Lisa Casali e 65 ricette postate dai cittadini che hanno condiviso le proprie idee e consigli sul sito http://www.insiemecontroglisprechi.it. Contiene utili consigli su come cucinare con parti di cibo che solitamente vengono buttate, come ad esempio le foglie esterne del carciofo, e fantasiose ricette per riutilizzare gli avanzi.

 

 

I mercati notturni di Tapei

La Guida Michelin lancerà la sua prima guida su Taipei, la capitale di Taiwan. Tuttavia, se per caso vi ritrovate a passeggiare per la città, vi basterà chiedere dove poter mangiare a una qualsiasi persona del posto per essere indirizzati ai mercatini notturni nel cuore della città, lì dove si svolge la vera scena gastronomica di Taipei. Sebbene l’economia del Paese non riversi in acque particolarmente calme, i mercatini notturni della città sono sempre sinonimo di abbondanza. Si tratta di luoghi in cui si , può mangiare rendendo felici sia lo stomaco che il cuore. Lo scenario che vi si presenterà è il seguente. I mercatini di Taipei sono pieni di file di salsicce grigliate all’aria aperta, con tanto di residenti seduti agli angoli della strada, intenti a sbafarsi ciotole di noodles. Tutto è avvolto da una sorta di eufonia visiva, uditiva e anche olfattiva, che spesso si traduce in luci e odori persistenti. I mercatini sono specializzati in quello che viene chiamato x iao chi, che significa ‘piccoli morsi’, e i venditori, a loro volta, continuano a manipolare e adattare l’offerta a seconda del pubblico. Nel corso degli anni, infatti, grazie all’ immigrazione, al turismo,  e, ovviamente, ai social media, le diverse influenze culinarie hanno apportato il loro contributo Per prima cosa dovete superare la coltre di nebbia generata dagli aromi del tofu, evitando di soffermarvi sui vari piatti reperibili ovunque, come le braciole di maiale fritte su riso, i noodles alle ostriche e i piedi di maiale. Solo così arriverete ai veri pezzi grossi della tradizione culinaria di Taipei, quelli che, per intenderci, vengono quasi tenuti nascosti ai clienti non abituali Gua BaoIl Gua bao deve gran parte della sua fama internazionale grazie a Eddie Huang , che prepara questi classici panini al vapore farciti con svariati ripieni, dalla classica carne di maiale al pesce fritto in salsa tartara. Provate a visitare il mercato notturno di Raohe alle 3 del pomeriggio di un qualsiasi weekend.Ecco, già da quell’ora troverete una fila di persone in attesa, pronte a entrare e a gustarsi per prime i panini al pepe nero con carne di maiale succulenta, cipolle verdi e sesamo, scaldati e pressati contro le pareti di forni in argilla. Dopo una bella scorpacciata di gua bao e zuppa ai quattro spiriti al Lan Jia Gua Bao, non potete che concedervi un bel dessert “Rana nel latte” Gettonatissimo talmente popolare che spesso prende il posto del bubble tea.Nessuna rana reale viene utilizzata per la realizzazione di questo “ bubble tea”: a dare l’effetto di una vaga presenza dell’animale è l’effetto solo uova, e tapioca colorata dallo zucchero nero.

Spezie e erbe aromatiche

Ero a casa di un amico e stavamo cucinando insieme. Gli ho chiesto se aveva dell’origano e lui mi ha indicato la scatolina cilindrica bianca, che ho scoperto essere caratteristica di Daphnis & Chloe. Quando l’ho aperta è uscito un profumo intensissimo, che mi ha subito condotto nel cortile della casa di campagna di mia nonna, dove i mazzetti di origano venivano appesi a seccare. Non mi era mai capitato nulla di simile. Evangelia Koutsovoulou è la giovanissima fondatrice di Daphnis & Chloe, un’azienda che esporta le spezie della campagna greca. Dopo avere lavorato a Milano ha deciso di abbandonare tutto e tornare in Grecia per lanciare questo progetto in giro per il mondo, dove, soprattutto per la nostra generazione, cucinare sano con le materie prime di qualità è ormai di moda. Noi come Daphnis siamo fortunati spiega Evangelia perché i nostri ingredienti sono ideali per una cucina semplice e frugale. Voglio dire: quando io uso la pasta italiana fatta a mano insieme al nostro peperoncino affumicato del Nord della Grecia, sto cucinando greco o italiano? Lavoriamo con produttori da tutta la Grecia perché le condizioni climatiche e la composizione del terreno come dicono i viticoltori  ha un grande impatto sulla qualità delle piante. Si tratta di collaborazioni che spesso iniziano con un raccolto di pochi chili e poi crescono con gli anni. Tanti dei nostri fornitori producono la nostra selezione su richiesta, quindi si tratta di un processo vincolato dal corso naturale delle stagioni. A volte si tratta di varietà diverse, altre volte la stessa varietà, che si sviluppa con connotati diversi grazie alle differenze climatiche. Più o meno come succede con il vino. Per fare un esempio quando diciamo vino bianco, che vino bianco intendiamo? Per esempio lo Chardonnay è diverso dal Greco di Tufo: uno è di varietà generale, mentre l’altro di varietà locale, e hanno sapori molto differenti. Anche nelle piante, soprattutto quelle più tipicamente mediterranee, ci sono tantissime ramificazioni riguardo alla varietà. Uno dei tanti modi per usarle ?Vi consiglierei una pianta molto amata da noi. Il “ della montagna” fa una tisana deliziosa, molto buona e facile da fare, che si beve in tutta la Grecia. In questo periodo uso molto i fiori di timo Capitatus, perché amo le patate al forno con timo pepe e limone. Spesso vediamo le erbe secche come una soluzione d’emergenza quando non abbiamo in casa quelle fresche. Le consideriamo inferiori, ed essendo una cosa che si trova al supermercato, ci aspettiamo abbiano un certo prezzo. Dovremmo cambiare mentalità: certo, al supermercato puoi comprare un vino da 2,50€, ma all’enoteca puoi anche acquistare un vino da 10, 15 o 150 euro. E la differenza si sente sempre, giusto?

Chiacchere …non facciamo errori

Non è Carnevale senza chiacchiere. Crostoli, frappole, bugie, galani, nastri, cenci, chiamatele come volete, sempre quelle sono. I nastrini di pasta fritti, o al forno per i salutisti, il colore dorato e quelle belle bolle in superficie.Già, le bolle. Peccato che spesso, quando le facciamo a casa, delle famose bolle non se ne veda mancol’ombra, e anzi, una volta scolate dall’olio di frittura, ci troviamo sotto i denti della pasta per nulla croccante e pure bruciacchiata.Non vi vergognate a dirlo, è capitato a tutti. Ecco allora alcuni consigli .Usare la cosiddetta farina “di forza” adatta alle lunghe lievitazioni contribuisce a un extra di bolle e fa pure assorbire leggermente meno olio in cottura.  La scorza grattugiata di un limone aiuta l’aroma, senza contare che l’acido citrico contenuto negli oli essenziali renderà ancora più croccanti le vostre chiacchiere. Sbagliare lo spessore della pasta: la pasta non va stesa sottile, ma sottilissima. Lasciate perdere la macchina tira-pasta, anche all’ultima tacca. O se la usate, sappiate che dovrete comunque poi andare anche di matterello per assottigliare la pasta, e non di poco. Avete presente la pasta strudel, che in pratica è un velo di cipolla? Ecco, una cosa del genere. Non friggere alla giusta temperatura Pensate di avere tribolato abbastanza con il matterello? Aspettate, perché il bello deve ancora venire. Le chiacchiere vanno fritte, si sa.Allora, qual è la temperatura giusta per friggere? L’ideale è sui 175 gradi, temperatura facilmente controllabile con un termometro da cucina. Al di sotto di questa temperatura le chiacchiere rischiano di impregnarsi d’olio, mentre a temperature superiori brucerebbero subito. Fate attenzione adesso, perché qui viene la parte più difficile. Dovrete friggere infatti le chiacchiere inserendone poche per volta nell’olio caldo, e  farle friggere solo qualche secondo per lato. Appena raggiunta una lieve doratura, sono da girare sull’altro lato. Fatelo velocemente, altrimenti, in pochi secondi, dal biondo dorato passeranno al bruno bruciato .Quando sono fritte anche dall’altro lato, scolatele immediatamente,  non siete fan degli spiriti? Peccato, perché aggiungere un alcol nelle chiacchiere può fare la differenza. Chi mette il rum, chi la grappa, chi il vino bianco, chi il Marsala. Basta che sia alcol, unire all’impasto un goccio dello spirito che preferite, qualsiasi esso sia, è un trucco da non tralasciare:  l’alcol infatti fungerà come una sorta di lievito istantaneo, contribuendo anche alla formazione delle famose bolle spolveratele ancora tiepide, con zucchero semolato o a velo, se preferite.