Ecco qualche consiglio per profumare la casa in modo facile, con fragranze naturali e facilmente reperibili. Avere la casa profumata non è solo un esigenza, ma un piacere. In un ambiente pulito si sta meglio, si riposa più serenamente e ci si rilassa più rapidamente. Sfruttiamo quindi alcuni consigli della nonna per dare un tocco ancor più speciale al nostro alloggio, magari sfruttando i classici oli essenziali. Un primo metodo per profumare la casa naturalmente consiste nell’usare delle essenze profumate a lento rilascio. Questi rimedi permettono di mantenere a lungo gli ambienti profumanti, sono poco invadenti e sono in grado di distribuire le fragranze in modo omogeneo ed uniforme. È molto importante la scelta delle fragranze, che devono rispecchiare il nostro carattere. Ricordate inoltre che gli oli essenziali e le essenze profumante possono essere inseriti all’interno di erogatori automatici oppure possono essere versati all’interno di boccette decorate in cui inserire degli erogatori a bastoncino. Un secondo metodo sono gli incensi, che però vanno usati solo nelle zone giorno, mai in cucina, in sala da pranzo o in ambienti piccoli. Sono poi comode le candele, che tra l’altro regalano anche un’atmosfera romantica. Se avete il pollice verde, ricordate che anche alcune specie di piante e di fiori sono indicate per profumare naturalmente alcuni ambienti della casa. Nello specifico, il giacinto è in grado di diffondere un profumo intenso anche in spazi molto ampi. Anche il lilium, appartenente alla famiglia degli iris, è una pianta adatta per profumare naturalmente la casa.
Single non è obbligatoriamente favoloso, ma può essere ok
Single non è obbligatoriamente favoloso, ma può essere consciamente ok senza dover dare troppe spiegazioni. Per cominciare a vederla così ci sono delle cose che si possono fare, da soli, senza dover attendere qualcuno. Soprattutto nel week end, ecco come godersi il proprio tempo Cercate un museo, un monumento, un palazzo nella vostra città che non avete ancora visitato e fatelo. Da soli. Non dovrete aspettare nessuno, non dovrete correre o stare ai tempi di nessuno. Solo al vostro. Il vostro migliore amico, è il divano e il telecomando a seguire. Fate attività. Fate lunghe lunghissime colazioni, magari fuori casa e leggendovi un giornale. Cominciare la giornata senza dover guardare l’orologio sarà il mantra del sabato-domenica. Andate al parco e osservate la gente. Look azzardati e vari deliri personali portati nei giardini pubblici non mancano e sono sempre materiale per future conversazioni o ricerche sociologiche personali, magari portate con voi il cestino da pic-nic e approfittatene per mangiare all’aria aperta. Se invece avete bisogno di una ricarica, andate in una Spa e regalatevi un massaggio. Lasciate lo smartphone chiuso e lontano da voi e godetevi il relax;Mangiate un dolce o portatelo a casa e gustatevelo in tutta tranquillità davanti al vostro talk show preferito. Fate un corso in palestra, di quelli con la musica che vi fa orrore e che vi ricorda che siete scoordinati senza speranza. Nel week end le classi sono meno affollate e con meno invasati. L’entusiasmo da post allenamento vi farà comunque credere per circa mezza giornata che lo seguirete fedelmente per il resto dell’anno. Serve per arricchire la lista dei buoni propositi;Non andate a lavare la macchina e se proprio volete, non rimanete dentro mentre i rulli lavano il vostro veicolo. No, questo no. Aggiornate la vostra playlist e andate a correre, se avete la fortuna di avere il mare vicino fatelo sulla sabbia, se state in città fatelo al parco, se avete una campagna vicina fatelo su di un prato magari la sera trattenetevi più a lungo e godetevi un meraviglioso tramonto….e domani si ricomincia.
I bulbi profumati per la cucina
I bulbi profumati che non possono mancare in cucina sono anche facili da coltivare nell’orto in giardino ma anche in casa. O, meglio, sul terrazzo. Coltivare aglio in vaso è possibile, e non è affatto difficile. La richiesta di attenzioni di questa pianta è bassa, ma la resa, e la soddisfazione al momento del raccolto, è tanta. Andrebbe piantato già a fine inverno, quindi affrettatevi perché potreste essere leggermente in ritardo: ecco come coltivare aglio in vaso, sulla terrazza Prima di tutto, ci sono molte varietà. Alcune producono un fiore, come ad esempio l’aglio rosso di Sulmona, il cui gambo è molto saporito, ma la sua crescita ‘risucchia’ troppe energie dal bulbo. E’ quindi preferibile scegliere un tipo di aglio che non fiorisce, oppure tagliare il fiore quando nasce. Dividete i bulbi, lasciando uno strato di buccia. Procuratevi del terriccio: l’aglio non ha grosse richieste, ma ama i terreni sabbiosi. Scegliete vasi ampi, quelli lunghi e stretti andranno benissimo, perché ogni bulbo andrà interrato a circa 10 centimetri dall’altro. Mettete dell’argilla espansa sulla base del vaso, quindi il terriccio, e fate un solco dove collocherete a dimora i bulbi distanziati. Attenzione, la parte che va sotto è quella piatta dello spicchio, mentre la punta deve stare all’insù. Ricoprite i bulbi con circa 2 centimetri di terra, lasciando l’apice del bulbo appena coperto, in modo che sporga facilmente dal suolo.Annaffiate con moderazione: l’aglio teme i ristagni idrici. Lasciate il vaso in una posizione soleggiata a seconda della varietà di bulbo potrebbe essere migliore la mezz’ombra. Nel tempo vedrete che l’apice fuoriuscito dal terreno diventa un fusto di foglie. I vostri bulbi saranno pronti da raccogliere quando le foglie si saranno seccate.
Il bubble tea
Qual è quella bevanda che ha le bolle, ma non è frizzante? Certamente gli appassionati di Oriente e gli instagrammers avranno indovinato. Stiamo parlando del Bubble Tea, una specialità di Taiwan che sta spopolando a Milano. È una bevanda particolarmente dolce composta da una base, che può essere di tè nero, tè verde, caffè, o latte, cui si uniscono aromi, sfere di tapioca, jelly e/o popping bubbles di vari gusti, che può essere bevuta sia calda, sia fredda.Mentre tè, caffè e latte li conosciamo già tutti, gli altri ingredienti sono piuttosto insoliti. La tapioca si ottiene dalla pianta di manioca, molto diffusa nel Sud America e si presenta in sfere che una volta cotte divengono lucide e gommose, dalla consistenza particolare e dal sapore neutro.Le popping bubbles invece sono delle sfere a base vegetale che vengono riempite con il succo di diversi frutti e che scoppiano in bocca diffondendo il loro sapore. Entrambe le sfere, quelle di tapioca e le popping, sono anche chiamate “boba”.Infine troviamo le jelly che, a differenza di quanto si possa pensare, non sono cubetti di gelatina che altrimenti si scioglierebbero in una bevanda calda, bensì sono a base di acqua di cocco, che viene aromatizzata per crearne di tanti sapori e colori, oltre a restare gradevolmente consistente sotto i denti.Come avrete capito, le combinazioni del bubble tea sono infinite ed è una bevanda gradevole tutto l’anno. In questo periodo, ad esempio si può bere del tè verde caldo con latte e menta, tapioca e jelly al tè verde, o ancora del latte caldo al taro, una radice di origine polinesiana che sa di biscotto, con la sola aggiunta delle sfere di tapioca.In estate invece le varianti sono molte di più, perché gli aromi alla frutta stanno benissimo con i tè freddi, e si può anche scegliere tra le tante popping bubbles che si scioglierebbero in un liquido caldo. Ovviamente nulla toglie che si possa bere del caffè freddo in inverno e del tè caldo in estate!Il bubble tea piace tantissimo anche agli utenti Instagram, perché è molto bello da vedere: colorato e con le palline nere di tapioca che spuntano sul fondo. Inoltre il bicchiere viene sigillato con una pellicola protettiva e per aprirlo bisognerà bucare la copertura con l’enorme cannuccia che deve permettere anche alle bubble di passare! proprio come per il famoso tè freddo che si beveva da bambini a merenda
Come prendersi cura di un bel mazzo di fiori
Ricevere un bel mazzo di fiori fa sempre piacere ma poche persone sanno come trattare al meglio i fiori recisi. Per mantenere i propri fiori sempre freschi, infatti, è fondamentale usare delle piccole e semplici, accortezze. Mettere il mazzolino di fiori appena ricevuto in un vaso colmo d’acqua fresca non basta. Dopo un paio di giorni i fiori inizieranno a perdere i petali ed appassire e l’acqua si trasformerà in un liquido torbido e puzzolente. Vediamo come evitare che questo accada e prolungare la vitalità e la bellezza del nostro mazzo di fiori. La cura dei fiori recisi implica una buona manutenzione e la conoscenza di qualche trucco. Partiamo dal inizio, ovvero quando vanno tolti dal confezionamento ed inseriti in vaso. Per evitare che si formi presto un odoroso stufato di steli e foglie marce, tagliamo gli steli ad angolo. La maggior parte dei fiori beneficia del taglio degli steli ad angolo con le forbici da cucina. Un taglio pulito ed angolato rimuoverà ogni marciume e darà agli steli più area superficiale per assorbire l’acqua. Tagliamo, poi, anche le foglie extra che finiscono sotto la superficie dell’acqua. Qualsiasi vegetazione nell’acqua del vaso marcisce, dunque foglie sottili e fibrose marciranno più velocemente dei gambi del fiore. Se l’acqua in cui mettiamo i fiori è troppo calda o troppo fredda, scioglierà i fiori. Bisogna quindi aver cura di mettere nel vaso acqua tiepida. Alcune volte insieme al bouquet viene fornito un pacchetto di conservanti. Solitamente questo tipo di prodotto contiene un insieme di sostanze chimiche per nutrire la pianta e inibire la crescita batterica. Vi consigliamo, dunque, di adoperarlo. Se non lo avete ricevuto in dotazione, potete fare una miscela di succo di limone due cucchiai e zucchero un cucchiaio per ogni litro di acqua. Molto efficace è anche l’uso di un goccio di vodka e un cucchiaio di zucchero. Per finire, vi consigliamo di tenere i fiori recisi in un luogo fresco ed ombreggiato e cambiare l’acqua ogni due giorni, avendo cura di ritagliare un pezzettino di stelo e aggiungere il nostro mix nutritivo e anti-batterico
Gli errori d’arredo che rendono la casa più piccola
Arredare la propria casa può essere difficile, anzitutto se non si hanno le idee chiare, ma può anche essere molto divertente. Bisogna però fare attenzione ad evitare dei comuni errori che potrebbero far sembrare la vostra casa più piccola di quello che è veramente. Scegliere lo stesso colore per ogni singola parte della stanza, dai tessuti, ai mobili, alle pareti renderà piatta visivamente la stanza, senza profondità. Quindi provate a variare con le fantasie dei cuscini, copriletto, o tende, ricordate però che mura e mobili non devono mai essere dello stesso colore. Evitare colori scuri sulle pareti una lista di errori a cui è meglio fare attenzione per non doversi ritrovare a pentirsi delle nostre scelte. I colori scuri non riflettono la luce e senz’altro la assorbono rendendo la stanza a prima vista più piccola di come è realmente. Scegliete colori chiari che renderanno più luminosa la stanza e più fresca. Se proprio non potete rinunciare ai colori scuri confinateli ad una sola parete.Non è vero che allineare tutti i mobili alle pareti creerà spazi più grandi. Al contrario il grande spazio al centro renderà la stanza più piccola. Dove è possibile cercate di scostare i mobili dal muro, riempiendo lo spazio in modo accogliente. Se non potete farlo anche pochi centimetri basteranno per creare un’illusione ottica di maggiore distanza. Un’idea è quello di posizionare su mensole e mobili decorazioni stagionali in modo da far ruotare gli oggetti in esposizione, invece che averli tutti in bella mostra contemporaneamente. Quello che vale per gli oggetti vale anche per i mobili. Troppi mobili renderanno anche la stanza più grande piccola e soffocante. Eliminate il superfluo magari spostandolo in un’altra stanza o in garage. La luminosità è molto importante per ingrandire gli spazi. Un solo lampadario posto al centro che fornisce un’unica fonte di luce centrale, crea zone d’ombra rendendo l’ambiente più piccolo. Usate più lampade distribuite nella stanza così che la luce arrivi dappertutto.
Apre la “scarpetta”
Con le mani nel piatto. Per non lasciare nulla ma proprio nulla di intentato. O meglio di non mangiato. È la filosofia della scarpetta, anti spreco e soprattutto tanto, tanto amata da chi la tavola vuole assaporarla a pieno. Chi non fa la scarpetta a fine pasto gode solo a metà!! Così la “Prima Scarpetteria di Roma” ha già un grandissimo successo fra le aspettative di tutti che già si leccano non solo i baffi. Ma soprattutto le dita. Lo potranno fare all’interno di Shine On nel cuore del quartiere Ostiense e poco distante da Testaccio. E sarà il trionfo di salse e sughetti che disdegneranno forchette, cucchiai e coltelli e si faranno accarezzare solo da tocchi di pane con cui verranno inzuppate di gusto senza freni. Un menù tutto da scoprire Nel menù che si intitola “Cibo che nutre l’anima” ci si può inoltrare in un vero e proprio viaggio nel piacere tattile. Si legge: «I piatti sono da scarpettare con il cestino di pani caldi» e poi giù una sfilza di proposte: dal ragù alla Picchiapó alle salse all’amatriciana, alla boscaiola, ai formaggi. E ancora: i sughi all’ortolana con stracciatella di burrata e di salmone selvaggio affumicato oltre al polpo verace con olive di Gaeta. Non manca neanche la scarpetta dolce: una fonduta di cioccolato nero o bianco da mangiare con le lingue di gatto o le zoccolette. Insomma anche solo a parlarne viene fame. E non importa se il definirsi la «Prima scarpetteria» della Capitale forse è esagerato, altre realtà della ristorazione capitolina propongono in parte questa formula. Ciò che conta è riscoprire la cucina italiana in tutti i modi e maniere, letteralmente. Questa colorita usanza, del resto, appartiene alla nostra tradizione da sempre. L’espressione «Fare la scarpetta» si fa risalire a più di un’origine. La prima indica una metafora che mette a paragone il pane che passa sul piatto alla scarpa che si indossa e mentre cammina raccoglie tutto quel che trova. La seconda riprende il termine «scarsetta», cioè scarsità, povertà, che fa sì che si pulisca ben bene il piatto. Ce n’è anche una terza che chiama ancora una volta in causa la calzatura che sembra concretizzarsi insieme alla gamba quando con il dito si spinge il pezzetto di pane per raccogliere il sugo. E il Galateo? Non la proibisce in toto, ma la riserva soltanto alle occasioni informali. E se proprio la si vuol fare raccomanda almeno l’uso della forchetta. Ma, verrebbe da dire, senza il gusto delle mani che gusto c’è?
Arriva il pokè
Che piaccia o no, gli Stati Uniti sono sicuramente il maggiore esportatore di tendenze, avviene grosso modo in ogni ambito e quello alimentare non fa eccezione. Dal proliferare dei fast food di qualche decennio fa, al più attuale interesse nei confronti del barbecue, sono diverse le mode che hanno investito anche il vecchio continente. Direttamente dalle Hawaii, che dell’America sono pur sempre il cinquantesimo stato, arriva il Pokè: una specialità tipica di quelle isole, già molto di moda nella West Coast, che immancabilmente sta iniziando ad essere apprezzata nel resto del mondo. Alla lettera Pokè significa “tagliato a cubetti”, si pronuncia poh-kay ed è il pasto tradizionale dei pescatori hawaiani. Si tratta di pesce crudo marinato in un mix di spezie esotiche, lime, zenzero, olio e semi di sesamo, cipollotti e l’inevitabile salsa di soia. Servito in ciotole, ha un aspetto invitante e colorato; la base è quasi sempre riso, ma i veri protagonisti restano tonno, gamberi o salmone, mentre gli accompagnamenti più comuni sono avocado, cipolle rosse e alghe. Il target di riferimento è inevitabilmente quello degli amanti di sushi e sashimi, di ceviche peruviano e, più in generale, di quelli che cercano cibo esotico In Italia i Pokè sono arrivati prima a Milano, e in seguito a Roma, Le composizione delle bowl sarà appannaggio dei clienti. Nel quartiere Prati invece fervono i preparativi per l’inaugurazione di Mama Pokè, primo “Poke Shop” in città, con un format simile a quello del meneghino in pratica, dove si potrà decidere tra proposte predefinite sei ricette salate e una dolce o, anche qui, combinazioni personali della propria bowl scegliendo la base riso sushi, integrale, quinoa, misticanza, la componente “proteica” salmone, tonno, gamberi, tofu, il tipo di marinatura salsa di soia, olio di sesamo, latte di cocco e molto altro, il “topping” cavolo viola, avocado, wakame, edamame Ad accompagnare il tutto un’offerta di bevande altrettanto focalizzata sull’ aspetto salutare con centrifughe, estratti e succhi ad alto contenuto energetico.
Errori….in frigo
Non solo in estate, ma in qualsiasi periodo dell’anno si possono commettere errori clamorosi nella conservazione dei cibi. Sicuramente con il caldo il deterioramento di alcuni prodotti è più rapido. Dunque il frigorifero diventa un elettrodomestico ancora più indispensabile del solito. Oltre a regalarci fresche bevande, ci consente infatti di conservare alcuni alimenti che, a temperatura ambiente, andrebbero subito a male. Ci sono tuttavia due errori clamorosi che spesso si commettono. Sbagliare il posizionamento di alcuni prodotti nel frigo; tenere in frigo alimenti che andrebbero conservati fuori e viceversa. Avevamo spiegato che determinati alimenti vanno posti in aree ben precise del frigorifero, questo per evitare che possano danneggiarsi con il giaccio o con gli sbalzi di temperatura. Facile sbagliare, ad esempio, con le uova, visto che molti frigoriferi pongono l’apposito contenitore sul portellone. Niente di peggio, poiché il portellone è l’area più calda del frigo, a causa dell’apertura. Qui andrebbero posti, dunque, gli alimenti che non temono i cambi di temperatura, come le bevande, i barattoli delle marmellate, i prodotti sott’olio. Le uova vanno invece conservate in uno dei ripiani interni. La frutta e la verdura vanno poste nel cestello, per evitare che entrino in contatto con il fondo del frigorifero, rovinandosi. Molti tengono il vino rosso, una volta aperto, fuori dal frigorifero. Gli esperti raccomandano invece di conservarlo all’interno, poiché la bassa temperatura ne rallenta l’ossidazione. Alcuni pensano che non sia necessario, ma il ketchup va tenuto in frigo. Così come la maionese, il burro, le mele e l’uva.Nel campo della frutta e verdura, cetrioli, pomodori e banane non andrebbero mai conservati in frigo. Meglio la temperatura ambiente, potendo meglio in un luogo fresco e asciutto. Stessa cosa per il cioccolato, che in frigo assorbe gli odori dei cibi e, con l’umidità, può persino scolorirsi, diventare duro ed insapore. Si può fare invece un’eccezione con le banane ormai troppo mature, per conservarle qualche giorno in più. Anche il pane non va mai tenuto in frigo. Al massimo, dopo due, tre giorni dall’apertura, può essere congelato. No al frigo, infine, anche per il burro di arachidi e la salsa di soia: anche aperti possono essere tenuti nella dispensa fino a scadenza.
Quando cucinare diventa un crimine
Per la prima volta una sentenza della Corte di Cassazione condanna la molestia olfattiva. Il reato si era compiuto in un condominio in cui una famiglia sembra amasse friggere in maniera troppo pesante. L’odore di fritto resta attaccato agli abiti e ai capelli e chi viene investito dall’ alone della friggitoria domestica poi diventa un portatore sano di puzza e sicuramente potrebbe averne compromessi i rapporti sociali. Non si può escludere che la sentenza possa essere estesa alla bollitura del cavolfiore, al soffritto con aglio e cipolla, all’ eccesso di curry. Anche l’odorino di arrosto domenicale, fuori contesto e non richiesto potrebbe alterare l’ umore di chi magari è a dieta o è vegetariano. Peggio ancora per chi è vegano che per ogni odore di salciccia sulla griglia potrebbe avere l’angoscia della conferma un delitto consumato. E’ un paradosso, ma nell’epoca della caduta di ogni muro di privatezza sui social network, ci stiamo compattando per difendere la privacy delle nostre narici.

