Cosa attira di più le zanzare… Prima di cospargerci di unguenti miracolosi, di pomate repellenti o contornarci di candele alla citronella, esiste un perché se certe persone sono più massacrate di altre dalle malefiche zanzare. Le punture danno fastidio; particolarmente in estate si è poi più esposti a causa dell’abbigliamento leggero. Ma da cosa dipende l’essere punti più degli altri? Come suggerisce The Sun, la risposta non è così scontata, e abitudini normali come bere birra o indossare certi colori, sarebbero tutti fattori responsabili di attirare a sé le fastidiose zanzare. Le zanzare sono attirate da determinate tonalità degli abiti. Secondo il magazine essi sarebbero il rosso, il nero e il blu. Evitateli se potete. Le zanzare sono anche attirate dal CO2 che esaliamo durante il respiro. Questo ovviamente non vuol dire che si possa evitare di respirare, ma se alcune persone vengono più punte di altre questo dipende dalla quantità di anidride carbonica emessa. Diversa da soggetto a soggetto. Essere incinte. Vale il consiglio di prima. Le donne gravide respirano molto di più delle donne non gravide attirandosi il rischio di essere punte con maggiore frequenza. Bere birra. Bere molto alcol farebbe aumentare i livelli di etanolo nel sudore. Una componente in grado di attirare le zanzare come una calamita. Infine, il consiglio è quello di utilizzare un po’ di ingegno e quando ci si trova in condizioni potenzialmente a rischio, tipo trovarsi in prossimità di giardini in un clima umido, seguire questi piccoli consigli, non saranno certo la soluzione ma vi faranno risparmiare qualche puntura
Edera …rampicante per eccellenza
E’ la pianta rampicante per antonomasia, in grado di ricoprire interi muri di palazzi e siepi bellisssime, creando scenografici effetti. Ma l’edera può vivere anche in appartamento, e la sua pittoresca capacità di diramarsi si può diventare un’interessante ornamento per gli interni, basta rispettare le sue esigenze. Innanzitutto, le piante che appartengono alla famiglia dell’Hedera sono molte, ma le varietà adatte alla coltivazione in appartamento sono solo alcune, dalle foglie più piccole di quelle da esterni. All’aperto in giardino, l’edera cresce in zone ombreggiate e fresche, e quindi anche in vaso dentro casa occorre posizionarla in un luogo dove non arriva la luce diretta e lontana da fonti di calore. Ogni varietà ha le sue specifiche esigenze per esempio le tipologie a foglia variegata richiedono più luce di quelle a foglia verde scuro, ma in generale tutte si trovano bene intorno ai 15° e con una luminosità ombreggiata. Non occorre annaffiarle più di una volta a settimana durante i mesi invernali, mentre in estate anche due volte, l’importante è che non si accumuli mai acqua stagnante che fa marcire le radici. Ogni tanto l’edera gradisce una vaporizzazione d’acqua che ricrea l’ambiente umido del sottobosco dove di solito si sviluppa, mentre è importante togliere residui di polvere dalle foglioline periodicamente. L’edera ha la capacità di arrampicarsi velocemente e saldamente grazie alle piccole radici che sviluppa lungo le ramificazioni. Se volete che si arrampichi dovrete fornirle qualche supporto, come semplici stecchini di legno o uno spago attorno a cui far passare le nuove ramificazioni: ricordate però che una volta ‘ancorata’ ad un pensile, un mobile, una libreria, la potrete spostare solo tagliandola. In alternativa la potete far sviluppare in modo che le foglie e i rami formino una cascata pendente che scende verso il basso, magari posizionandola in un vaso sospeso o su una mensola alta della libreria.
Passata di pomodoro
È forse l’attività più tradizionale che ci sia, evocativa e legata ai ricordi di un tempo in cui le cose si facevano a mano: stiamo parlando della passata di pomodoro, quel concentrato di polpa straordinariamente rossa e saporita che caratterizza tre quarti della cucina italiana. E’ questo il periodo dell’anno perfetto, quando i pomodori sono ben maturi e si vuol portare con sé il loro aroma anche nei mesi invernali, quando l’ortaggio fresco non ci sarà più o meglio, ci sarà ma sarà tendenzialmente acquoso e insapore.Dunque, come si prepara la passata, anche detta conserva o semplicemente salsa? Ci sono diversi metodi, eccone uno fra i più classici. Cosa occorre: 1 coltello, 2 pentole capienti in acciaio, 1 pentola più piccola in acciaio, 1 passa pomodori o passa verdura, contenitori in vetro con chiusura ermetica da 500 ml, 1 imbuto, 1 cucchiaio di legno, 1 colino a maglia fine, pomodori San Marzano ben maturi.Come si procede. Cominciate lavando e tagliando a metà tutti i pomodori, e lascerete scolare qualche minuto per perdere l’acqua. Metteteli in una pentola e accendete la fiamma, lasciandoli sobbollire a fuoco basso con il coperchio, girandoli di tanto in tanto col cucchiaio di legno. Quando saranno spappolati, passateli con il passa verdure o la macchina apposita per passare il pomodoro, e raccogliete la salsa nella pentola più piccola. Se la salsa è molto liquida, potete filtrarla un’altra volta con il colino a maglia fine e raccogliere solo la parte più densa.Sterilizzazione. Nel frattempo, avrete messo a bollire per circa 30 minuti i vasetti e i loro coperchi, avendo cura di mettere tra loro un canovaccio perché non si rompano sbattendo l’uno conto l’altro. Toglieteli dall’acqua, metteteli un attimo a scolare e riempiteli subito con la salsa servendovi dell’imbuto, finché entrambi sono ancora caldi lasciate circa 2 cm dal bordo del vasetto. E’ molto importante per evitare shock termici che potrebbero inacidire la salsa.Dopodiché richiudete con i tappi. Secondo una scuola di pensiero, se la salsa è sufficientemente bollente il vasetto sarà sufficientemente sterilizzando, e freddandosi creerà il sottovuoto lasciate i vasetti capovolti fino a che si sono raffreddati. Se volete un’ulteriore sterilizzazione, rimettete i vasetti a bollire nell’acqua per altri 30 minuti, finché il coperchio non avrà raggiunto la chiusura ermetica La conserva ben confezionata si mantiene per circa 1 anno, ed è pronta per essere condita e utilizzata come sugo. Se volete potete aggiungere ai vasetti degli aromi, come qualche foglia di basilico o uno spicchio d’aglio.
Chi ama soffre, chi non ama si ammala
La frase “Chi ama soffre, chi non ama si ammala” è una delle più popolari Freud. Fa parte de “L’introduzione al narcisismo” e spesso si vede condivisa nei principali social network. Molti pensano che abbia un senso romantico, ma la realtà è che si tratta del risultato di una teoria al rispetto.Fin dal primo momento in cui apriamo gli occhi al mondo, soffriamo di una mancanza: la mancanza dell’altro. Non esiste modo di sopravvivere o di crescere se non è presente qualcuno che lo renda possibile. Questo, in altre parole, significa che se non c’è almeno un po’ d’amore all’inizio della nostra vita, questa diventa difficile. Qualcuno deve occuparsi delle nostre necessità o, in caso contrario, moriremo. L’essere umano è, da sempre e per sempre, un essere bisognoso. Carente. Vive in noi un vuoto impossibile da colmare, anche se a volte crediamo che non sia così. Questo perché da sempre e per sempre, siamo condannati ad un’insalvabile solitudine. Per quanto riusciamo a stabilire vincoli intimi ed amorosi, la realtà è che nasciamo, viviamo e moriamo praticamente soli. Nell’amore si mettono in gioco molteplici forme di sofferenza, che vanno dall’amore non corrisposto fino alla scoperta che l’amore non risolve tutto. Per una via o per l’altra, non esiste modo di amare senza soffrire. Perché dev’essere così? Perché l’amore non conduce alla felicità? Non è forse un comportamento masochista pensarla in questo modo? L’innamoramento è una specie di “meravigliosa collera” nella quale tutti i significati del mondo si alterano insieme. Ha molto di ossessivo, ma allo stesso tempo dà una vitalità che difficilmente si raggiunge con altre esperienze. L’innamoramento è atroce e, allo stesso tempo, delizioso. Sì, innamorarsi è soffrire con piacere. Soffrire perché quella persona tarda ad arrivare, sentirsi morire quando si dubita che tutto possa finire. Sapere che saremmo capaci di andare all’inferno in compagnia di quella persona che ci ha rubato il cuore. Si alterna l’emozione di amare e dell’essere amati con la paura di perdere chi si ama. L’entusiasmo dell’incontro, con i dubbi insidiosi dell’abbandono. Una volta finita questa vibrante fase dell’innamoramento, si vive una specie di mancanza dell’inizio. Qualcosa non c’è più, qualcosa non è più come prima. Sappiamo che continuiamo ad amare quella persona, ma sappiamo anche che l’amore ha dei limiti. Allora si soffre, perché bisogna dire addio all’illusione dell’amore romantico ed eterno.
Ibiza tra calette vita notturna e…
Ibiza: Dottor Jackil e Mr. Hyde. Da una parte la sfrenata vita notturna, dall’altra le calette deserte lambite dal mare e la vegetazione incontaminata. I locali di Eivissa e le acque cristalline di Cala de Sant Vincent. Ma come sopravvivere a una giornata di sole bollente ed essere allo stesso tempo pronti per la lunghissima serata che si prospetta? Un buon aperitivo, ad esempio, può essere un’idea. La scelta ricade allora su un cocktail rinfrescante perché quelle 5 ore di pisolino in riva al mare al sole vi hanno distrutto e dolce ma solo con zuccheri della frutta, dovete pur sempre mettervi in costume, no?. È Ibiza allora il regno del Gin Melon Cooler. Come si realizza:50 ml Gin Mare50 ml Tonica Double Dutch gusto Cucumber & Watermelon 50 ml Vino bianco dry5 ml Gum syrup Pizzico di sale Cubetti di melone congelato. Per prima cosa congelare il melone dopo averlo fatto a cubetti o a palline. Una volta pronto versare i cubetti in un elegante bicchiere. Aggiungere uno alla volta gli ingredienti e mescolare, sedetevi e ammirando il mare sorseggiate lentamente
Il ristorante col menù per uomini e per cani
Al mondo stanno nascendo sempre più ristoranti che offrono l’opportunità alle persone di portare con loro i propri cani. Nessuno però fino ad ora aveva proposto un vero e proprio menù sia per umani che per i nostri amici a quattro zampe! L’idea è venuta a Giannina Gonzalez, nelle Filippine. La donna, grande amante degli animali, ha sempre avuto il sogno di trovare un ristorante dove poter dividere il tavolo col proprio cane. Riflettendo che anche altri avrebbero potuto avere lo stesso pensiero, ha deciso di creare lei stessa il locale dei propri sogni. Il ristorante è aperto da 4 anni e gli affari vanno a gonfie vele. Oltre ai molti clienti abituali, tanti cinofili visitano il locale incuriositi dall’idea di cenare nello stesso tavolo con i cani.La cucina inoltre propone piatti fin troppo ricercati, con grande attenzione sia per le pietanze umane che per quelle canine. Per questi ultimi sono stati studiati appositi piatti che garantiscono un giusto equilibrio nutrizionale in base alle diverse esigenze.
I dipinti fatti con la luce del sole
Sapevate che è possibile dipingere utilizzando la luce del sole? Questa tecnica si chiama pirografia ed altro non è che la decorazione del legno mediante delle bruciature. In realtà per mettere in pratica questa tecnica si utilizzano strumenti appositi ma c’è chi, come Jordan Mang-osan, preferisce usare la luce del sole amplificata con una lente d’ingrandimento. L’uomo dipinge soprattutto paesaggi ed inizia realizzando una bozza a matita sul legno, per poi fissare per sempre l’immagine con la lente d’ingrandimento su mobiletti, su complementi ma anche su grandi pannelli Come si può ben capire si tratta di un lavoro molto lungo, per un’opera servono infatti svariati mesi.La carriera di Jordan, oggi conosciuto artista, non è stata semplice: ha dovuto per diverso tempo lavorare come grafico prima di poter rendere l’arte il suo unico lavoro. Non tiene molto alla fama ma spera che il successo permetta di far comprendere la sua etnia, gli Igoroti, che vivono tra Filippine e Australia.
Cosa mangiare sotto stress
Cosa mangiare sotto stress? Come placare la fame nervosa? Dicono che lo stress sia fondamentale nella vita degli esseri umani, dicono che senza lo stress ci saremmo estinti da un pezzo perché aiuta a mantenere vigile l’attenzione, a perseguire gli obiettivi e a non abbassare la guardia dell’istinto di sopravvivenza.. Però noi ne percepiamo soprattutto i disagi, come l’insonnia e l’impulso a mangiare male e spesso mentre siamo sotto esame, o dobbiamo consegnare un progetto imminente. A meno che non si abbia la fortuna di essere fra quelli che sotto stress perdono l’appetito ma in genere è solo nel primo periodo, poi la tendenza si inverte. Si cerca però in genere cibo spazzatura, che dona un po’ di sollievo all’anima, ma l’effetto dura poco e le circonferenze aumentano. Se invece la ricerca di cibo di conforto la sfruttassimo per abbassare i livelli di stress, sempre? Abbiamo chiesto ad un esperto e il suo primo della lista è il salmone. Contiene tantissimo Omega 3, e ha il potere di ridurre gli stati ansiosi, che derivano anche dallo stress. La dose raccomandata è di metterlo nel piatto un paio di volte a settimana. Tra l’altro, il salmone si presta a così tante ricette da poterlo considerare in ogni caso un piatto ideale, altro alimento il cioccolato nero, ovvero il principe degli snack consolatori. Perché è buono, alza i livelli di serotonina e riduce quelli di cortisolo, l’ormone dello stress. Ma per evitare tutti gli effetti collaterali è bene che sia di quelli a percentuale di cacao massima ce ne sono da 90% e con poco zucchero. Le verdure a foglia verde sono già meno entusiasmanti per troppa gente, purtroppo, spesso a causa di un’errata educazione alimentare. Invece si prestano a declinazioni gustosissime e sono miracolose contro lo stress. Contengono il folato, o acido folico, una vitamina del gruppo B che genera la produzione di dopamina, l’ormone consolatorio con cui tirare avanti mentre si cerca di generare la serotonina, quello della felicità più stabile. Mangiare una bella insalata verde creativa, quando si è giù di morale, può regalare picchi di serenità.Il tacchino aiuta a superare l’ansia e fa dormire meglio. Stupiti? È merito del triptofano contenuto nelle sue carni, un aminoacido che aiuta a produrre serotonina
Vogliatevi bene
Non mendicate amore a chi non ha tempo per voi, a chi pensa solo a se stesso. Non fatelo mai. Meritate qualcuno che con la sua attenzione vi faccia sentire importanti e presenti. L’amore si deve dimostrare, mai elemosinare. Doverlo fare è il più fedele riflesso dell’ingiustizia emotiva, dello squilibrio che caratterizza il sentimento alla base di un rapporto. Meritate qualcuno che parla poco, ma fa tanto. Non meritate qualcuno che vi cerca solo quando ne ha bisogno, ma una persona che stia al vostro fianco anche quando ne avete l’esigenza e non solo quando è mosso da interesse. Meritate qualcuno che, senza aspettarsi nulla, vi porta dentro di sé, vi chiama per un caffè vi dà la buonanotte e il buongiorno, vi sente e vi fa sentire importante nella sua vita. In fin dei conti è semplice, la persona che meritate è quella che, avendo la libertà di scelta, si avvicina a voi, vi apprezza e vi dedica tempo e pensieri. Dicono che non esiste la mancanza di tempo, bensì la mancanza di interesse, perché quando una persona vuole davvero, l’alba diventa giorno, lunedì diventa domenica ed un momento si trasforma in opportunità. Si capisce, quindi, che bisogna rivedere le nostre aspettative e metterci in testa di “non aspettarsi nulla da nessuno, solo da noi stessi”. Quando percepiamo quello che gli altri fanno o dicono come un imbroglio, proviamo molto dolore. Un dolore emotivo che a livello cerebrale agisce allo stesso modo del dolore fisico. Perché dovremmo ignorare il dolore emotivo, quindi? Non possiamo lasciare che sia il tempo a curarlo, dobbiamo lavorarci ed estrarre gli insegnamenti che ci apporta, allo stesso modo in cui smetteremmo di mangiare cioccolata se scoprissimo che è la causa del nostro mal di pancia. È molto importante perché si ha l’errata convinzione che il malessere psicologico sia sintomo di debolezza e che il tempo curerà le ferite senza mettere né mettere bende o cerotti per evitare che sanguinino. Dedicate tempo alla gente che se lo merita e che vi fa sentire bene. Non supplicate attenzione, amicizia né amore da nessuno. Chi vi vuole bene, ve lo dimostra. Non chiamate chi non risponde alle vostre telefonate. Non cercate chi non sente la vostra mancanza. Non scrivete e non soggiogate all’indifferenza dimostrata dai messaggi ignorati o dai silenzi infondati.Non aspettate chi non vi aspetta, valorizzatevi e smettete di elemosinare e supplicare amore, l’amore deve essere dimostrato e sentito, mai implorato. Il vostro affetto deve essere riservato a chi vi vuole bene e vi capisce
Il vino blù
La carta dei vini: bollicine, bianco, rosso, rosé. Finora. La dicitura vino verde è usata in Portogallo ma è solo un modo di dire. Il vino blu invece esiste. Il blu è un colore caldo e d’ora in avanti sarà anche il colore di un calice che ordineremo al bar? Modificare ordinazione grazie, “Mi versi un blu”. Malori tra i sommelier, forse, ma il vino blu è realtà: un’azienda vitivinicola dell’Almeria, regione spagnola nota per la produzione di ottimi vini, ha messo a punto un particolare processo di vinificazione il cui risultato è quello di rendere il vino blu. Esatto, blu cristallino, blu mare, blu cobalto come il blue curaçao dei vecchissimi Angelo Azzurro Quella sfumatura precisa. Blu piscina. Il vino blu spagnolo a quanto pare è il risultato semplicissimo del mosto bianco a macerare sulle bucce di uva rossa, passaggio che conferirebbe al vino la sua particolare sfumatura blu mare di Sardegna. “Il suo elegante colore blu è dovuto al pigmento naturale che si trova nelle bucce dell’uva, l’antocianina” spiegano dall’azienda. I produttori del vino blu Vindigo, questo il nome, pare che il sapore del vino blu abbia sentori di ciliegia, lampone e frutto della passione, quindi particolarmente fruttato. Ad accorgersi dell’inusuale bottiglia di vino blu sono stati anche i francesi, e da quando il vino è entrato in commercio timidamente nella città di Sète è andato addirittura a ruba