Le dolci note del romanticismo il fascino degli oggetti rovinati dal tempo narrano l’eleganza dei piccoli particolari esaltando la ricerca del bello e del raffinato reinterpretandoli in chiave contemporanea……lasciatevi incantare dal mondo romantico di……..Ferrini Gift.
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Moby Dick Festival la rassegna culturale a Terranuova
Dopo il successo dell’anno scorso è tornato a Terranuova dal 3 al 7 aprile il Moby Dick Festival, la rassegna culturale curata dal Comune di Terranuova Bracciolini. Oltre trentacinque ospiti si alterneranno, nella tensostruttura di piazza della Repubblica, nei cinque giorni di Festival.Il Festival ha già avuto la forza di ingaggiare relatori internazionali del calibro di David Grossman che terrà una lectio magistralis sul valore e il potere del racconto e delle parole, in programma il prossimo 18 maggio, fuori calendario dunque. Moby Dick Festival è cultura, storia, giornalismo, scrittura, filosofia, musica, politica, economia, antropologia, sociologia. Ecco allora alcuni nomi degli ospiti: Gianrico Carofiglio, Federico Rampini, Federica Angeli, Massimo Cacciari, Alessandro Barbero, Alessandra Sardoni, Nando Dalla Chiesa, Giovanni Veronesi, Niccolò Fabi, Ferruccio De Bortoli, Carlotta Sami, Enrico Letta, Laura Morante, Vittorio Sgarbi, Stefano Massini, Anais Ginori, Marco Aime, Stefano Vastano, Marina Calculli, Sebastiano Caputo, Antonio Caprarica, Beppe Severgnini, Ferruccio De Bortoli, Lucio Caracciolo, Vittorio Emanuele Parsi Marcello Fois, Massimo Bray. Mantenendo intatta la spinta dell’edizione 2018, quest’anno è stato scelto come tema il potere delle parole, lo strumento con cui articolare ed esprimere i pensieri e i sentimenti, dando forma alla nostra stessa vita. Al centro dunque la narrazione, il racconto che definisce la comunità e allo stesso tempo la trasforma.
8 Marzo festa della donna
Molti conoscono la storia per cui si è deciso che l’8 marzo divenisse la Festa della donna. Nel 1908, proprio l’8 marzo, 130 operaie di un’industria di New York rimasero uccise in un incendio, mentre protestavano per le condizioni di lavoro a cui erano sottoposte. Da allora, l’8 marzo è diventata la giornata ufficiale dedicata alle donne. Ma perché, tra i tanti fiori, proprio la mimosa è stata scelta per questa giornata? Sono state le italiane a scegliere la mimosa come “pianta delle donne”.Nel 1946, l’Unione Donne Italiane cercava un fiore che potesse celebrare la prima Festa della donna del dopoguerra. Scelse la mimosa come fiore perfetto per rappresentare la festa della donna: è infatti un fiore che cresce naturalmente, è economico ed è facile avere un rametto piccolo da appuntare alla camicetta o alla giacca. I suoi rami fioriscono a fine inverno e con il loro colore giallo paglierino attenuano il grigiore dell’inverno per portare l’allegria della primavera. Secondo gli Indiani d’America i fiori della mimosa significano forza e femminilità, non è quindi un caso che sia stato eletto fiore simbolo della festa della donna.
La giornata internazionale delle donne
L’idea di una giornata internazionale della donna nasce nel febbraio del 1909 negli Stati Uniti. Dai documenti del congresso non sono chiare le motivazioni che spinsero alla scelta di quella data, l’8 marzo. Alcune tradizioni fanno anche riferimento a un episodio drammatico accaduto negli Stati Uniti, nel 1857, quando alcune operaie chiuse in fabbrica dal padrone perché non partecipassero a uno sciopero, persero la vita a causa di un incendio.In Italia e altri Paesi si è fatto spesso riferimento a un presunto episodio avvenuto a New York l’8 marzo del 1911, quando nel rogo di una fabbrica di camicie persero la vita 134 donne. Sembra però che la fabbrica fosse inesistente e che un drammatico rogo avvenne effettivamente, ma in febbraio. La scelta dei fiori gialli della mimosa risale invece al 1946: le organizzatrici delle celebrazioni a Roma cercavano infatti un fiore che fosse di stagione e costasse poco: la mimosa, appunto
Freddo e neve e leggende ….i giorni della merla
Si sa, i proverbi vanno sempre “presi con le pinze”, ma molte volte ci indovinano. I giorni della Merla sono i più freddi dell’anno? Non ci sono conferme scientifiche di questa credenza popolare, ma nel 2019 potrebbe essere davvero così. Quest’anno, infatti, per il 29, 30 e 31 gennaio le previsioni meteo parlano di un’ondata di gelo, maltempo e neve in arrivo dal Nord Europa. Sicuramente qualcuno ha fatto arrabbiare Gennaio e il primo mese dell’anno adesso cerca la sua vendetta. Che significa? Ecco spiegata la leggenda dei Giorni della Merla. Perché i giorni della Merla sono i più freddi dell’anno? Il motivo di tutto ciò è da ricercarsi in una famosa leggenda. Molti anni fa una merla si lodava di avere delle belle piume bianche e candide come la neve. Poiché il tanto temuto freddo del primo mese dell’anno non si era ancora fatto vivo, la merla iniziò a prendersi gioco di Gennaio. Allora il mese si arrabbiò e decise di chiedere tre giorni in prestito a febbraio all’epoca gennaio durava 28 giorni per far abbattere sulla Terra un’ondata di freddo e gelo. E così, con l’arrivo della bufera di neve, la merla cercò riparo in un caminetto. Alla fine riuscì a salvarsi dal gelido e arrabbiatissimo mese di Gennaio, ma le sue piume diventarono nere nere. A dir la verità sono molte le leggende a riguardo. Ecco perché, secondo la leggenda, i giorni della Merla sarebbero i più freddi dell’anno. Un’altra credenza accompagna questo periodo dell’anno: se i giorni della Merla sono freddi, si dice che la primavera sarà bella; se invece sono caldi, la primavera arriverà in ritardo. Quest’anno, le previsioni meteo di fine gennaio trovano conferma, avremo “sicuramente” una bella primavera calda. Non resta che sperare, dunque, che il detto popolare corrisponda a realtà.
Il rito del tè
Il rituale del tè pomeridiano è una delle immagini più rappresentative della tradizione inglese: si tratta di un momento irrinunciabile che deve le proprie origini alla duchessa Anna di Bedford. Agli inizi del 1800 gli inglesi erano solito consumare soltanto due pasti al giorno: la prima colazione e la cena. Sembrerebbe che la duchessa, per placare la sensazione di fame e di spossatezza che la coglievano nel pomeriggio, decise di incaricare la servitù di apparecchiare nel suo salotto tè caldo e qualche dolcetto intorno alle cinque del pomeriggio. La novità fu accolta così bene dagli amici più stretti della duchessa che a poco a poco l’idea si diffuse e prese piede prima nelle classi più ricche, per poi essere seguita da tutti. L’appuntamento delle ore 17.00 è evoluto e nel tempo è diventato sempre più strutturato, arricchendo il buffet con dolci, pasticcini, torte e stuzzichini salati. Nel 1900 è diventato una vera e propria occasione mondana, irrinunciabile per le classi dell’alta società e della borghesia che utilizzavano questo piacevole momento della giornata per organizzare incontri sociali, di affari e di beneficienza. Da quel momento nacquero numerose le sale da tè e i negozi dedicati a questa piacevole bevanda. Gli hotel più importanti di Londra cominciarono a servire il tè ai loro clienti: oltre agli eventi più classici si diffuse la moda del tè danzante. Sempre nei primi del Novecento, nelle nuove sale da tè vi era possibile approfittare della presenza abituale di un cartomante o chiromante che offriva i suoi servizi divinatori ai clienti. Ancora oggi è per gli inglesi un piacere irrinunciabile che neppure la frenesia del lavoro d’ufficio nella cosmopolita Londra ha potuto soppiantare.
Le carote
Pensa alla carota, e dimmi un colore. Arancione…è normale!! Non proprio… Nella vita di tutti i giorni certi collegamenti/corrispondenze si creano con una immediatezza così spontanea da non farci mai dubitare se ciò che stiamo dicendo sia davvero “naturale” o no. la verità è che le carote erano viola e gialle è la nostra idea di “carota” legata a un “falso storico”! Perché le carote sono arancioni hanno una forte presenza di betacarotene…direbbero tutti. Ma le carote sono arancioni perché alla fine del 1600, in Olanda, per rendere onore alla dinastia degli Orange, che avevano guidato il paese nella guerra di indipendenza contro il potere spagnolo, alcuni coltivatori iniziarono a selezionare con cura le sementi per dare all’ortaggio il caratteristico colore arancione che vediamo ancora adesso. La scelta politica degli agricoltori olandesi fu, da quel momento in poi, apprezzata da tutta Europa, dato che il nuovo colore era molto più gradevole alla vista e si caratterizzava per un gusto più dolce e delicato rispetto alla versione originaria. In origine le carote erano fra il porpora e il viola. Ai tempi dei romani, la carota era non soltanto viola ma anche bianca, mai arancione. Ecco il motivo. Ma al di là del colore mangiare carote, fa bene. La carota è l’ortaggio con i più ricchi benefici per la salute, soprattutto quando le abbiamo a disposizione fresche, magari raccolte dal nostro orto.
L’Italia e il caffè…. una lunga storia
L’aria di una città, la sua atmosfera, lo charme che la caratterizza è dato, in ogni luogo, non solo dagli edifici e dalle strade, dai monumenti e dall’architettura o dalla pianta urbanistica adottata, ma anche e soprattutto dalla vita e dagli ammassi di persone che queste mura sanno abitare, da quei tratti caratteristici che fanno riconoscere lo “stile” di un paese senza essere, in fondo, così particolari…Si tratta di un tessuto cittadino, fatto di scorci e di tradizioni, di sapori e di odori, di suoni e di colori… difficile da cogliere, se si è distratti, difficile da preservare se si è frettolosi o troppo incautamente modernisti.Di questo tessuto fanno parte a buon diritto le attività e i negozi che da decenni caratterizzano la città, che creano punti di riferimento, punti d’incontro e di appuntamento, certezze incrollabili… finché restano aperti. Ne fanno certamente parte i Caffè e la loro storia italiana. realtà profondamente legate visto che nel 1615 il caffè fu introdotto in Europa proprio dai commercianti veneziani che lo importavano dall’Oriente.Per questo motivo Venezia fu la prima città italiana ad assaporare il gusto del caffè e divenne la patria delle prime “Botteghe del caffè” tra cui il celebre Oltre a questo storico locale sulla piazza si affacciano altre due caffetterie storiche, il Caffè Lavena frequentato da musicisti come Wagner e Liszt e il Gran Caffè Quadri amato da Lord Byron. Dopo Venezia la moda di bere “l’acqua negra bollente” si diffuse nelle principali città italiane dove si aprirono caffetterie frequentate da politici, scrittori e filosofi.tra queste Torino che vanta un buon numero di questi caffè storici che ancora oggi conservano intatto il loro fascino e che erano teatro soprattutto della vita politica cittadina. Trieste ha un rapporto profondo con questa bevanda sia perché accoglie alcuni tra i più suggestivi caffè storici italiani, sia perché è la patria di una grande realtà del settore come Illy che tra le numerose iniziative per promuovere la cultura del caffè ha istituito anche l”Università del caffè” Padova non può mancare nella lista delle “città del caffè” per il suo celebre Pedrocchi il caffè senza porte che Stendhal definì il “migliore d’Italia” e che oggi è ritornato agli antichi splendori Firenze è una tappa interessante di questo itinerario italiano al sapore di caffè grazie al Gran Caffè Giubbe Rosse che deve il proprio nome alle divise fiammanti dei camerieri secondo lo stile viennese. Roma considera il Caffè Greco a pochi passi da Piazza di Spagna, uno dei simboli del proprio fascino eterno. Napoli vive la propria identità in simbiosi profonda con il caffè, una bevanda di culto celebrata da canzoni, film, grandi interpreti come Edoardo de Filippo e Totò. Eppure qui il caffè si diffuse solo nell’800 con la comparsa dei “caffettieri”, venditori ambulanti che giravano le strade all’alba portando contenitori pieni di caffè e un cesto con zucchero e tazzine.
Nuovi amori: dategli una chance
Se siete inciampate nella freccia di Cupido mentre correvate verso il mare o scendevate dai monti, il rientro dalle vacanze sarà pieno di emozioni contrastanti, ricordi zuccherosi come un’anguria coperta di miele e foto riviste così tante volte da saperne l’ordine a memoria. L’amore ci spiazza sempre quando ci travolge, ma quando arriva in estate ha sempre un pizzico di magia in più. Il mix stelle, musica, sguardi e passeggiate mano nella mano, la lontananza dai doveri, il clima da sogno: come non innamorarsi dell’amore in ferie?Il problema é che questa lunga vacanza del cuore prima o poi finisce e a casa si torna spesso con mille dubbi e a volte con chilometri di distanza che ci separano dall’amato abbronzato. La tendenza sarebbe quella di chiudere tutto dopo aver passato una mano di scrub. Ma è consigliabile invece di tentare di vivere ancora un po’ la vostra storia, mettendola alla prova nella vita quotidiana, facendola salire su un treno, rimpinzandola di vitamine e creme dopo sole come una bella abbronzatura. Perchè non é detto che le cose conquistate senza sforzo siano destinate a sparire subito.
Venerdì 17 il giorno sfortunato per antonomasia
Si chiama eptacaidecafobia e non è altro che la paura feroce del venerdì 17. Qualcuno si chiude in casa, altri escono con cornetti o zampe di coniglio nascoste in borsa e la certezza che qualcosa di nefasto si stia per abbattere su di lui gli resta appiccicata alla pelle fino all’alba di sabato 18.Solo l’Italia, però, vanta la superstizione del venerdì 17. Nei paesi anglosassoni il giorno nero è il venerdì alle volte il martedì 13 in quanto fu di venerdì 13 ottobre, da quanto dicono, che venne dato l’ordine dello sterminio dei templari. Il terrore del venerdì ha, comunque, un po’ ovunque legami con il cristianesimo visto che la Bibbia scrive che di venerdì morì Gesù venerdì santo. Non solo. Nell’Antico Testamento è scritto che il diluvio universale cominciò il 17 del secondo mese Già nella Grecia antica, però, il numero 17 era odiato dai seguaci di Pitagora in quanto era tra il 16 e il 18, perfetti nella loro raffigurazione di quadrilateri 4×4 e 3×6.La sfortuna del povero numero si è poi sommata negli anni perchè caso vuole che proprio di 17 siano avvenute alcune grandi sconfitte nelle storia. Tra storia, credenze, riti e miti c’è chi si fa prendere la mano e preferisce rimandare eventuali decisioni importanti o eventi chiave della propria vita al giorno successivo. Alzi la mano, del resto, colui che sceglie, ad esempio, di sposarsi venerdì 17. Della serie: non ci credo, ma mi adeguo.