Smaltire le feste

ERRARE è umano. Dunque ci sta che durante le feste di Natale ci si lasci andare, e ci si sieda a tavola senza troppi problemi. Perseverare, è diabolico diventa doveroso limitare gli stravizi ad alcuni giorni chiave: il cenone del 24 dicembre, il pranzo del 25, il cenone del 31 dicembre e/o il pranzo del 1 gennaio.E se proprio vogliamo esagerare, il pranzo dell’Epifania Basta. Nei giorni che restano, che pure sono dedicati allo svago e al cibo, bisogna evitare le occasioni alimentari: per esempio organizzando gli incontri conviviali dopo cena. I cenoni di oggi continuano a rappresentare un’Italia alimentare che non c’è più, quella del boom economico. «In epoche passate le festività erano periodi in cui si portavano in tavola in grandi quantità i cibi del benessere, quelli che si avevano poche occasioni di mangiare. La carne rossa, per esempio. Che oggi, al contrario, è fin troppo presente nella nostra alimentazione, tanto che lOrganizzazione Mondiale della Sanità consiglia di ridurla a una volta al mese». Non solo. Il cibo è divenuto, oltre che una valvola di sfogo, anche motivo di convivialità. È l’occasione per stare insieme non soltanto con i parenti, ma anche con gli amici: chi ha mai visto un gruppo di persone riunirsi in un museo, anziché al ristorante? Si organizza anzi una bella cena con i colleghi, che va a sommarsi agli altri pasti del periodo natalizio, in un tour de force gastronomico che lascia senza respiro. E così anche i più determinati può capitare di lasciarsi andare. Per riparare ai danni dell’eccesso natalizio, allora, si devono seguire due strade. La prima, più intuitiva, è quella di tornare in equilibrio dopo aver esagerato. Se già durante la settimana si è consumato un pasto libero, per esempio una pizza, durante uno di questi incontri conviviali si può scegliere un secondo non troppo condito con un contorno, e magari evitare il dolce, e limitare gli alcolici a un bicchiere di vino. Magari rientrando a casa non in auto ma facendo una salutare passeggiataapparecchiare-la-tavola-di-natale-con-stile_64957_big

Cambio dell’armadio come sopravvivere

Il temuto momento è arrivato: la bella stagione ci sta lasciando ed è arrivato il momento di riporre gli abitini di lino e i bermuda, e bisogna tirare fuori dalle scatole i maglioni più pesanti e i giubotti. Non si può fare un lavoro approssimativo: il cambio degli armadi va fatto con modo, con metodo e seguendo una logica. Per rendere questo complicato lavoro quanto più scorrevole e piacevole possibile,Non c’è un momento ideale per il cambio dell’armadio: potrebbe essere la mattina perché si ha più tempo e si è più freschi. Può essere il sabato, in caso si lavori dal lunedì al venerdì  Quando si fa il cambio bisogna proprio svuotare l’armadio i mobiletti e i cassetti e cogliere l’occasione per pulirlo per bene: questa operazione andrebbe ripetuta una volta o due all’anno Mentre si fa la pulizia dell’armadio, approfittatene per infilare nei cassetti dei sacchettini profumatori ed appendete delle essenze profumate per tenere lontane le tarme, non fartevi prendere dallo sconforto per i vestiti sparsi ovunque e la stanza che sembra non tornare mai a posto: il cibo può essere molto utile a tal proposito. Preparate qualcosa per pranzo e cena che vi piace molto, così non interromperete le operazioni e sarete gratificati.armadio-grande-620-12

Pranzo veloce…anzi ultra veloce

Un pranzo veloce che si può preparare perfino in ufficio: in una tazza sbattere due uova con due cucchiai di latte, sale pepe e spezie a seconda dei gusti, aggiungere due cucchiai di formaggio grattugiato e via. L’impasto è pronto per finire nel microonde alla massima potenza per 45 secondi fino a un minuto e mezzo. Una volta che le uova saranno soffici e cotte, una spolverata di formaggio grattugiato renderà il tutto straordinariamente succulento. Buon appetito!!uova-microonde

Alimentazione e salute

Nell’ambito dell’alimentazione vi sono due scuole di pensiero. C’è chi sostiene che i pasti di una giornata debbano essere solamente tre, ovvero una copiosa colazione seguita poi dal pranzo e dalla cena, e c’è chi sostiene invece che debbano essere cinque, aggiungendovi una spuntino a metà mattina e uno a metà pomeriggio.
Alla seconda scuola di pensiero  fanno parte  soprattutto i pediatri che consigliano le mamme di suddividere i pasti dei loro figli, in modo da alimentarli al meglio nell’arco della  giornata tra scuola, studio e attività sportiva. Quando si parla di merenda si deve intendere un’offerta proporzionata sia dal punto di vista nutrizionale che calorico, ovvero uno spuntino sano, possibilmente ricco di  vitamine (la frutta, ad esempio) e povero di grassi. Non va interpretata come un pasto sostitutivo al pranzo o alla cena, ma come un qualcosa che abbia la finalità di spezzare la fame in quei momenti della giornata dove si manifesta un eventuale carico energetico. E questo “break” dovrebbe essere inteso all’insegna della varietà e alternanza degli alimenti.
In molti casi, però, soprattutto per i bambini ma non solo per loro, il momento della merenda si traduce nel consumo delle cosiddette “merendine”. Sicuramente accattivanti per tutti grandi e piccoli  ma sarebbe auspicabile che i genitori dessero delle regole alimentari ai bambini, stabilendo quante volte e quando è possibile scegliere di consumare una merendina piuttosto che una fetta di pane con della marmellata o un yogurt o della fruttaPanini-con-wustel

Prosciutto e fichi…

Come spuntino di metà mattina, magari dentro una bella fetta di pane come facevano i nostri nonni, i fichi grazie alla loro consistenza e al gradevolissimo sapore ci danno la carica giusta per affrontare le lunghe giornate di Agosto. Tecnicamente frutto unico in realtà, il fico, contiene 1.000 minuscoli frutti considerati abitualmente i semi. Dalle moltissime varietà, i fichi più comuni sono però quelli a buccia verde e nera. Molto ricchi di sali minerali, questi frutti sono però i più dolci con il suo elevato contenuto calorico Se consumati in abbondanza, il fico è una buona fonte di potassio, di ferro oltre che di vitamina A, B e C e di fibre, Deliziosi al palato non tralasciamo di gustarli magari accompagnati da una fetta di buon prosciutto. emilia_romagna_p103--420x520

Pic-nic

La parola picnic deriva dal francese “pique” (prendere, rubacchiare) e “nique” (oggetto di poco valore), cominciò a propagarsi verso la fine del ‘600. Il suo significato originario indicava quello di “pasto regolato”. In realtà nel Medioevo era già in auge presso l’aristocrazia Nel picnic rimangono tratti essenziali la convivialità ed il contatto con la natura. Gli impressionisti ne amavano ritrarre le scene nelle loro tele I cibi consumati in campestre compagnia erano per lo più vivande semplici come uova, salame, pane, formaggi, insalate, frutta, torte, il tutto accompagnato generalmente da vino e birra. Ben presto il picnic divenne anche tecnica di corteggiamento. Del resto l’atmosfera naturale si presta in modo ideale alle scampagnate amorose, la natura e l’ambiente suadente e romantico favoriscono un approccio intimo e riservato. Dal dopoguerra ai nostri giorni, a bordo di una Lambretta con un plaid ed un cestino, il picnic è sempre protagonista delle giornate di Pasquetta, Ferragosto e di ogni momento di sole che la stagione ci regala. La primavera è il periodo ad hoc per un pranzo, un brunch o una merenda da condividere insieme agli amici e ai familiari .valigia-mezza-luna-picnic-4-p

 

Ieri e oggi…

Quando andavo in estate ai campeggi estivi  ogni giorno i ragazzi a  rotazione si occupavano del pranzo di tutti gli altri. C’erano i più grandi che cucinavano, e  il servizio a tavola era un nostro compito. Un giorno servivi e l’altro eri servito. Cinque persone a turno: un capocameriere e altri quattro camerieri si sarebbero occupati di tutto il pranzo e avrebbero mangiato dopo gli altri. La prima cosa da fare era apparecchiare piatti, posate, bicchieri, la brocca con l’acqua, il cestino del pane e l’immancabile oliera. Le oliere erano tutte uguali raccolte dentro una cestina, con all’interno due bottigliette, una piena d’olio e l’altra con l’aceto bianco, la saliera era piena di chicchi di riso per eliminare l’umidità, mentre l’altro barattolino c’era il pepe. Quando andavo da mia zia l’oliera andava sempre riempita perché l’olio, quello buono del nonno, finiva in un attimo. Il sale c’era, ma il tappo si intasava sempre: qualche adulto si sbatteva il barattolino sul palmo della mano, ci soffiava sopra e alla fine, quando i buchini sembravano finalmente liberi per far uscire il sale, rigirando la saliera sul piatto il tappo si apriva all’improvviso. Addio insalata! Oggi ho trovato un’oliera, dentro ad una cestina tutto il set e l’ho riempita. È molto semplice, in vetro, ma davvero utile: con un solo gesto porto in tavola tutto. Lo stesso gesto che facevo da piccola, a casa di mia nonna e per tanto tempo a casa dei miei.oliera-4-posti-con-cestino-in-vimini-e-fiocco
 

Decorazioni con uova per Pasqua

L’uovo è il simbolo per eccellenza della Pasqua e di conseguenza è anche la forma più amata quando si pensa alle decorazioni fai da te, con una grande fantasia, un’ottima manualità e tanta creatività la nostra cliente Sig.ra Rossana, che di professione fa l’insegnante a Terranuova Bracciolini in Valdarno, ha realizzato le uova di Pasqua in casa, con le proprie mani, usando del cioccolato e creando dei  bellissimi ovetti. Unendoli a pulcini,fiori,uccellini e carte ha realizzato dei centrotavola, simbolo della rinascita primaverile, che doneranno al pranzo di Pasqua l’inconfondibile atmosfera di una tavola allestita con amore e cura, non senza un tocco di raffinato colore. Complimenti Rossana proprio brava…. E naturalmente ….Buona Pasqua a tutti !!ok