La pizza è calda, appiccicosa, deliziosa e… pericolosa

Calda o fredda, rossa o bianca, farcita o semplice, se ne parla in tanti termini, ma probabilmente mai di pizza pericolosa. E invece, il piatto forte del Bel Paese che fa impazzire anche gli americani è anche questo. Sembra infatti che ben 2.400 cittadini statunitensi siano finiti in ospedale a causa della pizza. Perche’ parliamo di pizza pericolosa La Commissione sulla sicurezza dei prodotti dei consumatori degli Stati Uniti mette in guardia gli americani. La pizza è calda, appiccicosa, deliziosa e… pericolosa. Ebbene sì, non bisogna mai dimenticare che anche le cose migliori della vita possono essere rischiose. E non stiamo parlando di pericoli legati alla linea o al colesterolo, come si potrebbe intuire. Ma di veri e propri rischi per la salute, con conseguenze anche importanti. Nella sua ultima serie di dati, la CPSC esplora ogni tipo di danno impensabile. Ne deriva una stima per molti versi sorprendente. Ad esempio, sembra che migliaia di persone siano state vittime di lesioni legate alla pizza. Dunque i motivi principali per cui la pizza ha inviato persone al pronto soccorso sono stati i tagli e le ustioni. la sicurezza alimentare. Quando parliamo di “sicurezza alimentare” di solito intendiamo il modo in cui la carne e i prodotti vengono gestiti nei ristoranti e nei negozi di alimentari. Non ci verrebbe mai in mente di pensare ad una pizza pericolosa, capace di provocare ustioni e lesioni. E invece, in America, molte persone si sono ferite tagliando o afferrando e mordendo un pezzo di pizza bollente. Altre scivolando e cadendo mentre trasportavano pizze, oppure entrando e uscendo da pizzerie,un dato buffo, ma non troppo,è innegabile che pensare alla pizza come un alimento capace di ferire può apparire buffo. E alcuni potrebbero ritenere i risultati di questa ricerca inverosimili. In realtà, se pensiamo a quante persone mangiano la pizza, questo numero di incidenti appare persino basso.

L’importanza dell’amicizia

La vitae l’amicizia sono due cose strettamente collegate: senza quelle persone speciali che sono i nostri amici e le nostre amiche non saremmo gli stessi. Un caffè preso insieme un sogno condiviso, una notte in riva la mare, una bella avventura condivisa… tante sono le occasioni. Le nostre amicizie ci regalano una complicità che nessun altro ci può dare e una sintonia non facile da trovare.

La solitudine altera il cervello

Secondo la saggezza popolare, solo separandosi dal mondo e quindi vivendo in solitudine, in un isola deserta contornata solo dal mare, in montagna nella vetta più alta contornati solo da natura e silenzio è possibile trovare quiete e piacere. Un’idea in parte smentita dalla scienza: diverse ricerche, nel corso degli anni, hanno infatti associato la solitudine, tra le altre cose, a un maggior declino cognitivo e a un più rapido deterioramento dello stato generale di salute. Uno studio pubblicato, mostra che effettivamente la solitudine ‘altera’ il cervello, cambiandone le connessioni e la rappresentazione delle relazioni. Negli scorsi decenni  e ancor di più negli ultimi tempi, quando il lockdown ha imposto un regime di solitudine forzata la comunità scientifica ha esplorato in lungo e in largo il tema, arrivando ai risultati più disparati. Uno studio pubblicato a marzo da parte di un’équipe di scienziati del Massachusetts, per esempio, ha svelato che la solitudine da quarantena scatena nel cervello una sorta di ‘astinenza’ simile a quella provocata dalla fame. Un altro lavoro, pubblicato in tempi meno sospetti sulla Psychological, , ha passato in rassegna e messo insieme i risultati di centinaia di studi sul tema, mostrando che la solitudine è tipicamente associata a depressione, declino cognitivo e maggior rischio di insorgenza di demenza e ipotizzando che possa essere collegata a una disfunzione nei circuiti di ricompensa del cervello. In soggetti non solitari ci sarebbe, una sorta di continuum nella rappresentazione cerebrale di sé stessi e delle persone più intime.Per le persone sole, invece, le cose stanno un po’ diversamente. L’attività cerebrale legata al pensiero di sé è infatti risultata marcatamente diversa rispetto a quella legata al pensiero degli altri. In altre parole, è come se la solitudine fisica fosse legata a una sorta di ‘solitudine’ della rappresentazione cerebrale delle proprie relazioni, che appaiono del tutto scollegate dalla rappresentazione di sé: il cervello percepisce e rappresenta il sé e gli altri come entità staccate, piuttosto che fluide e continue.

Sul terzo gradino del podio la pizza

Senza grandi sorprese, il terzo cibo più consumato del mondo, veste ancora il tricolore di Mameli: la pizza. Ma, il dato più curioso, è che non sono gli italiani il popolo che mangia più pizza al mondo. Ognuno di noi infatti sì “limita a soli 8 kg all’anno”, mentre gli americani ne consumano quasi il doppio: 13 kg pro capite all’anno. Sicuramente in questa statistica avrà contribuito in maniera determinante la forte matrice Italo americana dei nostri migranti. Ma resta comunque un dato considerevole la quantità maggiore di pizza consumata dagli statunitensi. All’interno infatti degli Stati Uniti d’America, la pizza si è giocata la vittoria finale testa a testa con hamburger e patatine, piatto “made in Usa”. Un piatto di pasta e una gustosa pizza sono tra i cibi più consumati al mondo, quindi anche nel paese più importante del pianeta!

Il cibo più consumato in tempo di covid

Quando parliamo di alimentazione e cibo, noi italiani non abbiamo nulla da imparare da nessuno. Abbiamo inventato la dieta mediterranea. Produciamo e coltiviamo in effetti tutti gli alimenti presenti sulla terra. La nostra cucina e i nostri vini sono da sempre tra le eccellenze mondiali. Ma, proprio parlando di classifiche mondiali, ecco che sono stati pubblicati i tre cibi più consumati al mondo. E, senza apparenti sorprese, 2 su 3 sono tipicamente tricolori: pasta e pizza. Al primo posto, però, il riso, che può vantare comunque delle ottime coltivazioni anche in Italia, specialmente in Piemonte, Lombardia e Veneto. Piatto tipico nazionale di paesi giganteschi quali Cina, India e Giappone, è tuttavia presente in quasi tutti i paesi del globo. L’intero continente asiatico, contando più di 1 miliardo persone, è risultato decisivo nella vittoria finale. In questi paesi va anche ricordato che il riso ha tantissime varietà, e spesso, costando molto poco, è l’alimento base sulle tavole dei ceti medio bassi. Negli ultimi anni, però, anche grazie a cuochi e chef rinomati, il riso ha conquistato gli europei e gli italiani. Nel nostro paese è molto apprezzato sia nella versione invernale del risotto, che in quella estiva del riso freddo ,ma in quest’anno di covid è stato toccato il record di consumo di pasta. Nel nostro paese è risultata anche molto gradita la versione integrale, sempre più inserita nelle diete per perdere peso. Ricordiamo che tutti i recenti studi in ambito alimentare, hanno confermato che assumere carboidrati fa bene al nostro corpo. L’importante è cercare di non abbinare il pane alla pasta e di non esagerare con sughi e condimenti.

Le giuste temperature per pane e pizza fatti in casa

Pizze, focacce, dolci. Il profumo dei prodotti da forno preparati in casa inonda le stanze e fa venire l’acquolina in bocca. Ma capita, per chi si improvvisa pasticciere o panettiere per chi è alle prime armi, che qualcosa vada storto e che l’odore di pane diventi puzza di bruciato. Nella maggior parte dei casi l’errore sta proprio nelle temperature che si utilizzano per cuocere gli impasti. Ecco perché è importante non andare ad occhio ma seguire  regole precise, che vanno poi calibrate a seconda delle caratteristiche del proprio forno. Infatti ogni prodotto necessita di una temperatura differente per essere cotto ad arte, e questa ne determina le caratteristiche finali, sia in termini di fragranza e sapore che di conservabilità.
Per fare una pizza in casa, è buona norma aumentare il grado di idratazione dell’impasto oppure la percentuale di grassi al suo interno olio extravergine, burro, strutto che, con la loro azione protettiva sull’amido, consentiranno all’acqua rimasta a fine cottura di permanere più a lungo nel prodotto finito».
Diverso è il discorso per il pane o i dolci che necessitano di temperature più basse.Per i panini che hanno pezzatura più piccola, vanno bene 250 gradi. Per il pane comune bisogna partire da 220 e far scendere la temperatura a 180, per fare asciugare bene la mollica e renderlo più conservabile oltre ad essere più fragrante. Per i dolci invece, ad esempio un Pan di Spagna, bisogna rimanere su temperature più basse: 170/175 gradi. Stessa cosa per i croissant poiché sono ricchi di grassi e cuocendoli a temperature più elevate rischieremmo di tirarli fuori dal forno crudiI biscotti, invece, vanno cotti a 170 gradi per 15 minuti tranne che per le brioches, ad esempio, la cui conservabilità è in po’ più alta, come per i panini.

La passione

Il sostantivo femminile passione, dal latino passio-onis, participio passato del verbo pati «patire, soffrire», si oppone direttamente ad azione e indica perciò, il requisito di passività da parte del soggetto, che si trova impiegato a un’impressione esterna e ne subisce l’effetto sia nel fisico sia nell’animo. Il termine passione, indica una sofferenza fisica, immateriale, un dolore morale o qualsiasi sentimento o sensazione che agisce sull’animo e a cui l’animo è sottoposto. Una oppressione. Qualsiasi attitudine vivissima, forte interesse o trasporto per qualche cosa, vissuto con grande intensità di sentimento. L’amore, la passione per qualcuno, per la musica, la letteratura, per l’arte o per uno sport. Quindi, qualcosa che si subisce passivamente e ci paralizza ma, simultaneamente, la spinta che ci muove. Un meraviglioso ossimoro che tormenta le nostra vita. Una cosa così dolorosa senza la quale non potremmo proprio vivere. Pensa all’espressione “ne vale la  pena”. È paradossale ma per vivere bisogna trovare la pena per cui farlo. Bisogna trovare la propria sofferenza. E tu per cosa sei disposto a soffrire oggi per migliorare?

 

Scegliere la pizza meno calorica

Per evitare le calorie di una pizza una capricciosa ha circa 320 calorie per 100 gr bisogna scegliere condimenti leggeri e che possano abbassare le calorie di una classica pizza. Devi sapere che una pizza tradizionale pesa almeno tra i 300 e i 400 grammi, quindi di per sé questa è molto calorica! Tra le pizze consigliate a dieta ci sono:La margherita classica, questa ha 270 calorie ogni 100 grammi, ed è di solito la più consigliata a dieta. Pizza con verdure grigliate e funghi, circa 300 calorie ogni 100 grammi, ideale per riuscire a integrare le verdure all’interno della cena. Pizza solo pomodoro, basilico e un goccio d’olio senza mozzarella chi non può mangiare formaggi durante la dieta può scegliere di mangiare lo stesso la pizza. Pizza pomodoro e verdure, in questo caso la pizza ha 240 calorie per 100 gr.Questi sono solo alcuni esempi delle pizze a dieta che si possono consumare, in linea generale si consiglia di evitare invece pizze particolari e ricche di condimenti o ingredienti, come salumi se proprio non puoi resistere, meglio optare per degli affettati magri, formaggi stagionati, panna, carne e altri condimenti eccessivamente grassi e calorici.

Come combattere l’inquinamento in casa

L’inquinamento in casa, ovvero quello che si verifica negli ambienti chiusi, è spesso sottovalutato, ma rappresenta una seria minaccia per la salute umana. Con minore ricambio d’aria si possono concentrare infatti sostanze dannose per l’organismo, che rendono a volte l’aria decisamente poco salutare.Ma possono intervenire le piante, in grado di migliorare la qualità di quello che respiriamo attraverso diversi meccanismi. Innanzitutto, come è noto, queste assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno, ma aumentano anche l’umidità traspirando il vapore acqueo attraverso i microscopici pori delle foglie e possono “attirare su di loro” inquinanti nocivi per la salute umana.Questa incredibile proprietà delle piante risulta però poco sfruttata, per cui la loro scelta in casa è dettata quasi esclusivamente da criteri estetici, che spesso non si sposano con quelli anti-inquinamento. I meccanismi di rimozione degli inquinanti, in poche parole, non vengono quasi mai presi in considerazione nell’ arredamento. Errore molto grave, sottolineano i ricercatori.La fitorimediazione, così è chiamata la capacità delle piante di rimuovere gli inquinanti dell’aria interna.In altre parole se abbiamo adsorbimento le sostanze chimiche si accumulano solo sulla pianta, mentre con l’absorbimento l’accumulo avviene nelle zone di contatto aria – pianta. Si ha quindi uno “strato aria-pianta” dove le sostanze chimiche restano “intrappolate”quindi nella vostra casa non fate mancare vasi di fiori e piante di ogni specie renderanno il vostro ambiente salutare e lo adorneranno

 

Anche la pizza subisce il coronavirus

Il lungo periodo di lockdown e le chiusure forzate non hanno giovato nemmeno a sua maestà la pizza Margherita che, dopo 131 primavere, rischia il collasso. In pericolo, causa il coronavirus, è il futuro di ben 63mila pizzerie e quello di circa 200mila addetti. Un settore, insomma, che pure ora conta i danni della terribile pandemia.A lanciare l’allarme è Coldiretti che in un’analisi ricorda come il fatturato della pizza nel mondo abbia superato di gran lunga i 100 miliardi di euro, confermandosi una pietra miliare del Made in Italy e un simbolo del successo della dieta mediterranea nel mondo, tanto che l’Unesco ha proclamato l’arte dei pizzaioli patrimonio immateriale dell’umanità.Nel periodo pre-Covid 19 solo in Italia si sfornavano circa 8 milioni di pizze La chiusura forzata dei locali ha avuto dunque un impatto devastante non solo sulle imprese e sull’occupazione ma anche sull’intero sistema agroalimentare che ha visto chiudere un importante sbocco di mercato per la fornitura dei prodotti. Durante il lockdown dovuto all’emergenza gli italiani non hanno comunque voluto rinunciare alla Margherita provando a farla in casa con il raddoppio delle vendite di preparati per pizze Con le prime riaperture in molti sono invece ricorsi prima alla consegna a domicilio e poi all’asporto pur di non farsi mancare il piatto simbolo del Made in Italy, anche se la ripartenza per i locali resta comunque difficile a causa di una diffusa diffidenza da parte di chi ha ancora paura, della chiusura di molti uffici con lo smart working e dell’assenza totale dei turisti stranieri, da sempre tra i più accaniti consumatori di pizza.