Un tempo le nostre nonne mettevano rametti di fiori di lavanda dentro i cassetti per profumare la biancheria. Poi sono arrivati i profumatori per armadi e ci siamo dimenticate che esistono decine di opzioni naturali e semplicissime da realizzare per mantenere un odore piacevole dentro guardaroba, cassetti, scarpiere. I fiori secchi sono tra gli ingredienti più classici ed efficaci dei profuma ambienti naturali. La sopra citata lavanda, ma anche i petali di rosa, il mughetto, la violetta, tutto quello che la natura offre messo in una cestina o un contenitore e posizionato in un angolino dell’armadio rilascerà un delicato aroma primaverile. In alternativa, al posto dei fiori o, perché no, mescolati ai fiori provate a mettere in un sacchettino di garza delle erbe aromatiche essiccate: rosmarino, origano, menta, timo, salvia per un bouquet profumato e mediterraneo. E non dimenticate qualche foglia di alloro qui e là, che ha anche virtù anti-tarme. Un’altra gradevole alternativa è utilizzare delle spezie, da mettere sempre in un sacchettino di garza o pezzo di stoffa leggera. Provate con delle stecche di cannella spezzettate o intere, senza sacchetto, dei chiodi di garofano, l’anice stellato, i semi di finocchio Provate anche l’ebbrezza olfattiva del mix di spezie e fiori, per un aroma energizzante. Alle spezie potete aggiungere anche qualche scorza di agrume, precedentemente essiccata, per contribuire all’aroma fruttato arancia e cannella per esempio sono un mix inebriante, oppure limone, chiodi di garofano e alloro Per un aroma più intenso, fate uso degli olii essenziali che preferite. Tagliate a pezzettoni dei vecchi tappi di sughero, e mettete alcune gocce di olio profumato su ognuno di essi, raccoglieteli in una cestina e posizionatela in un angolo dell’armadio o della cassettiera Oppure mettete le gocce di olio essenziale in un sacchettino con del riso bianco crudo, che lascerà sprigionare l’aroma pian piano. Ancora, le bustine di tè e tisane sono già di per sé comodissime e gradevoli profuma ma per intensificarne l’odore fateci cadere qualche goccia di essenza profumata
Aperitivo all’aperto
Prima di tutto, l’allestimento: se c’è spazio a sufficienza l’ideale è mettere due tavoli, uno con il buffet di cibi, e uno con le bibite, in modo da limitare il rischio di ‘incidenti’ L’aperitivo in piedi è un classico, ma procuratevi delle sedie e degli sgabelli per chi vuole appoggiarsi ad un certo punto della serata. Predisponete della musica: casse acustiche rivolte verso l’esterno, a volume basso per poter parlare ma abbastanza udibile da fare da sottofondo. Aprite un ombrellone da esterni per coprire il tavolo da possibili ‘incursioni’ di uccellini, disponete delle citronelle e delle lanterne se l’aperitivo è a tema cercate tovaglie e tessuti adeguati colorate e di cotone per tortillas e guacamole, monocolore tenue per un aperitivo a base di sushi, quadrettoni per un buffet a tema mediterraneo, e non dimenticate di mettere a tavola dei fiori, che colorano e animano. Scegliete piatti e posate di plastica, ma non dimenticate che il vino si deve servire in calici adatti, così come i cocktail. A tale proposito, preparate caraffe di cocktail, spritz e long drinks, oppure allestite tutto il necessaire perché gli ospiti lo facciano da soli; mentre per i vini bianchi e le birre preparate un recipiente con acqua e ghiaccio, perché restino sempre freschi durante tutta la sera. Ricordate gli indispensabili: cavatappi e apribottiglie sempre a portata di mano. Per quanto riguarda il buffet, la praticità dell’aperitivo sta nel fatto che se avete voglia di cucinare lo potete fare, se non avete tempo andate al supermercato di fiducia e acquistate mozzarelle, formaggi, olive, sott’oli, patatine, arachidi, pizzette e varie cose pronte. In ogni caso, sia che lo prepariate voi, sia che acquistiate cibi pronti, fate in modo che siano facili da mangiare come stuzzichino, poco unti, che si possano tenere in mano. Non fate mancare salse in cui intingere crostini vari hummus, guacamole e un bel pinzimonio di verdura cruda, ma anche una bella ciotola di frutta: è sempre piacevole rinfrescare la gola con delle crudità. Ricordate di servire piatti adatti a vegetariani e vegani. Allo stesso modo, prevedete abbastanza bibite per chi non beve alcolici, incluse bevande sfiziose come il succo di pomodoro condito, degli smoothies, qualche tisana fredda.
Colpo di fulmine, questo sconosciuto…
Per chi non sapesse dare una definizione al termine “colpo di fulmine”, eccone una descrizione evocativa: si tratta di un congegno di attrazione, non solo fisica, di un trasporto emotivo a 360 gradi che nasce nel momento in cui si incontra una speciale persona. Addirittura c’è chi sostiene che l’amore, per essere definito tale, debba nascere per forza da un colpo di fulmine, altrimenti se per innamorarsi o per capire di potersi innamorare di qualcuno si necessita di più tempo, la storia partirà già in netto svantaggio. Fascino: è quello che si subisce al primo incontro con la persona che scatena questo “fulmine”. Può essere dato da una stretta di mano, da un sorriso, da uno sguardo. E’ la prima impressione, che in questo caso non solo conta moltissimo ma è davvero la chiave di tutto. Curiosità: quando si incontra un qualcuno che desta subito un certo interesse, si prova un’immediata voglia di saperne di più, di carpire di più in quel preciso istante, in quel primo incontro. Farfalle nello stomaco, gambe che tremano, ginocchia che cedono, cuore che batte: più che indici di un colpo di fulmine potrebbero essere i sintomi di un calo di pressione! Scherzi a parte, questi modi di dire sono perfetti per definire il senso di emozione, di fermento che si provano nell’aver a che fare con una persona per la quale si prova innegabile attrazione. Sempre nei propri pensieri: è un vero amore a prima vista quando ci si ritrova a pensare insistentemente a quella persona, all’oggetto dei propri desideri. E lo è ancor di più quando si tende a carpire informazioni, anche in modo implicito, attraverso amici comuni e conoscenti. La voglia di incontrare nuovamente quella persona, collegata a fantasie sono le definitive spie di un fulmine che ha colpito il bersaglio. Si può tentare di spiegarlo ma quando arriva, il colpo di fulmine, sa farsi riconoscere alla perfezione. E non c’è definizione o guida tanto accurata quanto la sensazione di estasi che lascia al suo passaggio.
Il latte di cocco
Nutriente, antiossidante, versatile in cucina: il latte di cocco rappresenta una tra le alternative vegetali al latte vaccino che piace sempre di più e raccoglie consensi anche tra i fuoriclasse dell’alta cucina.Il suo successo è dovuto senz’altro alle sue proprietà salutari, così come al gusto, tipicamente dolce e particolarmente gradevole, che lo rendono un valido alleato in cucina, per ricette dolci e salate. il latte di cocco è privo di lattosio e di glutine, per questo viene adoperato nella cucina vegana e da coloro che sono intolleranti a queste sostanze. Sono molte le caratteristiche che giustificano la sua ascesa: la ricchezza di sali minerali come potassio, fosforo e magnesio. Inoltre latte di cocco è anche una bevanda dissetante e ricca di proteine, quindi adatta agli sportivi. Anche gli chef lo ritengono ormai un ingrediente importante, anche perché può essere utilizzato come sostituto del latte in tutte le preparazioni che lo richiedono. È perfetto per esempio per rendere cremose zuppe e vellutate vegetali, come liquido che dà sostanza ai frullati e come base che può arricchire il gusto delle verdure in padella. Ad apprezzarlo in modo particolare sono soprattutto gli chef che offrono una cucina vegana. . È cremoso e per questo si presta bene nelle preparazioni di dolci, come ad esempio bavaresi, panne-cotte, catalane, perché conferisce naturalmente un aspetto grasso, burroso , diventando molto elastico. Allo stesso tempo è efficace per insaporire, soprattutto in abbinamento a spezie come il cardamomo e la cannella, perché è in grado di esaltare i sapori aggiungendo una nota esotica”.
Il frappè goloso e i social
Forse in Italia non sono ancora conosciuti, ma è solo questione di tempo: i freakshake, un nuovo tipo di dessert nato in Australia, stanno totalmente spopolando anche negli Stati Uniti e in tutta Europa. Come si può dedurre dal nome, il freakshake è un particolare tipo di milkshake, ma decisamente più “freak”, cioè mostruoso.Avete capito bene: la particolarità di questi frappè australiani sta nel fatto che non si tratta della classica miscela di gelato, latte e frutta fresca che da sempre possiamo ordinare in gelateria, ma di una vera e propria accozzaglia di svariati ingredienti che rendono questa nuova invenzione culinaria tanto gustosa, quanto pesante per il nostro apparato digerente e una minaccia per la nostra linea! Se cerchi alimenti per abbassare la pressione o per combattere i trigliceridi, questo non fa per te! Freakshake: un cibo da social.L’idea del freakshake è venuta ai proprietari di una pasticceria. Appena aperta l’attività, hanno pensato bene di creare un nuovo tipo di dessert molto colorato e accattivante per attirare da subito nuovi giovani clienti. Già, perché i principali consumatori di questo stravagante frappè hanno come denominatore comune la passione per i social network e per i selfie. Ciò che piace del freakshake non è tanto il gusto, ma l’aspetto stravagante ed originale che lo rende un soggetto perfetto da immortalare su Instragram e altre piattaforme condivise, al punto da essere definito un cibo da social, cioè un cibo perfetto per essere fotografato e condiviso sui social network. I freakshake sono dei veri e proprio frullati mangia-e-bevi, ai quali vengono aggiunti gli ingredienti più disparati: possono essere arricchiti con panna, fette di torta, biscotti, waffle, creme al cioccolato o al caramello, per non parlare di caramelle e marshmallow. Qualsiasi ingrediente va bene, purché sia gustoso, zuccherato e soprattutto contribuisca a rendere il frappè ancora più accattivante. Questo concentrato di zuccheri e grassi non si può certo definire un alimento salutare. Ma le tendenze moda sui social sono molto ….seguite…
L’habitat ideale per le farfalle
Non ci sono molti insetti che possono affermare di essere amati quanto le farfalle. Le farfalle sono piacevolissime compagnie in giardino, eppure per vari motivi si stanno allontanando sempre di più dalle nostre case. Le ragioni? L’inquinamento, i pesticidi, ma anche l’introduzione di specie che non costituiscono l’habitat ideale per gli insetti nostrani. Se volete attirare farfalle nel vostro giardino dunque, una delle prime cose da fare riguarda le piante che sono il loro habitat naturale per tutto il ciclo vitale, ovvero per deporre le uova, crescere come bruchi, svilupparsi e poi ‘sbocciare’ nei meravigliosi insetti alati. Prima di tutto, occorre piantare nutrimento per i bruchi. Tra le piante che essi amano mangiare ci sono l’agrifoglio, l’edera, tutta la famiglia dei cavoli, i nasturzi, e alcune erbe aromatiche come il prezzemolo, l’aneto, la menta, il finocchietto, il timo. Il fatto che ci sia sostentamento per il bruco indurrà a deporre le uova nel vostro giardino, ma essendo animaletti piuttosto voraci sarà il caso di isolare la zona attira-bruchi dall’orto se coltivate verdure per il vostro consumo. Una volta che si sarà dischiusa, la farfalla si troverà particolarmente bene. La verbena, pianta erbacea utilizzata anche per scopi erboristici, produce fiorellini amati da certi tipi di farfalla, così come le classicissime margherite. Un nettare molto amato da certi lepidotteri è quello dei fiori di rovo, che tuttavia necessita di una frequente manutenzione essendo spinoso: se avete un terreno piuttosto grande, potete piantarlo al limitare della proprietà, per godere anche delle sue buonissime more a fine estate. Occorre inoltre considerare che la stagione riproduttiva delle farfalle, sempre a seconda della specie naturalmente, copre un periodo molto ampio, che va da aprile alla fine dell’estate, anche ottobre in zone particolarmente calde. Servono quindi fiori che sboccino in momenti diversi dell’anno se volete che il vostro giardino sia una ‘calamita’ per farfalle. Può essere utile raggruppare in un unico punto del giardino le piante attira farfalle, in modo che gli insetti percepiscano la zona come un ottimo ‘punto di ristoro
Tenere in ordine i giocattoli
Se avete dei figli piccoli saprete bene che una delle imprese più ardue è riuscire a tenere in ordine la casa. Specialmente le zone come la cameretta ed il soggiorno. Dove i bimbi trascorrono più tempo e che sono dunque spesso letteralmente invase dai giocattoli. Organizzare lo spazio in cui peluche, bambole, macchinette, costruzioni ed ogni altro genere di balocco debba essere riposto si rivela in questi casi fondamentale. Innanzi tutto dobbiamo assicurarci che la cameretta dei bimbi sia dotata di idonei armadi, scaffali, librerie, cassapanche, bauli o altro tipo di mobilia utili a riporre in maniera ragionata e comoda i loro giocattoli. Una scaffalatura a più altezze, ad esempio, sarà perfetta per disporre i giochi a seconda della frequenza di utilizzo. In basso e dunque alla diretta portata dei bimbi andranno quelli con cui amano giocare quotidianamente. E via a salire fino a quelli meno prediletti. Oltre ai mobili, per mantenere in ordine i giocattoli dei bambini, si possono usare delle scatole. Scatole in cui riporre i diversi oggetti dividendoli per tipologia peluche, bambole, etc. I giochi già dotati di propria confezione, come ad esempio le costruzioni o i puzzle, potranno invece essere riposti all’interno delle stesse. Non scordiamo, nell’acquisto di mobili e recipienti di vario tipo, che la loro destinazione d’uso implica che siano conformi a standard di sicurezza a prova di bambino. Dunque angoli smussati e materiali il più possibile privi di rischi. Anche nel caso in cui i più piccoli si trovino soli nella stanza e dunque senza il controllo di un adulto. Ultimo consiglio per i genitori fissati dell’ordine è quello di accogliere serenamente un minimo di caos. Per quanto possiate organizzare la sistemazione dei giocattoli dei vostri figli in maniera ragionata ed impeccabile, i bambini creeranno sempre un po’ di disordine in casa. Nelle ore diurne, poi, mentre giocano: è inevitabile.
Il caffè freddo diventa un cocktail
Passi per il lungo, marocchino, macchiato, freddo o caldo, forse passi anche per il «con tanta o poca schiuma», ma poi c’è anche il «cappuccino tiepido dec con latte di soia.Insomma, la vita del barista ai tempi del caffè personalizzato non è facile. Forse per questo sul caffè freddo, anche in una città e riviere, vige la sobrietà. Ci si ferma a un classico «shakerato». Invece l’Italia anche in fatto di caffè freddo ha le sue varietà e differenze territoriali: in Salento c’è il caffè in ghiaccio, un espresso caldo da versare in un bicchiere di ghiaccio. O il meraviglioso corretto con sciroppo ghiacciato alla mandorla, in Sicilia il mezzo freddo, un espresso con granita al caffé. Da oggi abbiamo una possibilità in più, il cocktail. Diverso dal caffè, ma a base di caffè, freddissimo, aromatico, in due versioni, alcolica o analcolica. Di gran moda lungo mare nelle più rinomate balere con tanto di piscina, ombrelloni, cuscinoni, e dj set su una piattaforma galleggiante due nuove tendenze limited edition studiate appositamente per essere servide fredde e/o con ghiaccio: la miscela Leggero On Ice, aromatica e fruttata e Intensa On Ice, più intensa e tostata, I migliori barman hanno già ideato varie ricette on ice una più buona dell’altra adesso tocca a voi scegliete il vostro
Feng Shui sull’ambiente di lavoro
La tua scrivania è disordinata? Anche la tua testa lo sarà. La pensa così Jade Sky, autrice del libro ‘Clear your office’, nel quale spiega come applicare alcuni principi del Feng Shui allo spazio di lavoro, perché l’ufficio o qualsiasi altro ambiente professionale diventi un luogo ‘zen’ dove la mente è serena e produttiva. Fare ordine è naturalmente il primo passo, si tratta di una pulizia che aiuta dal lato pratico, ma anche simbolico: come si può usare il cervello a pieno regime circondati da confusione, pile di fogli, avanzi del pranzo e via dicendo? Un ambiente più pulito e organizzato infonde tranquillità, e la tranquillità contribuisce all’essere più produttivi, almeno metà superficie dello spazio di lavoro dovrebbe essere vuota. Quando possibile, bisognerebbe posizionare la scrivania o il piano di lavoro in modo da avere la porta della stanza di fronte in una posizione di ‘potere’ non alle spalle, e se non fosse possibile occorre avere il più possibile spazio vuoto attorno. E’ importante inoltre che la luce naturale inondi l’area di lavoro, il Feng Shui suggerisce sempre di sedersi accanto ad una finestra. Come già detto, il piano di lavoro dovrà essere ordinato, ma la presenza di alcuni oggetti può favorire uno stato mentale sereno. Per esempio foto di persone care possono contribuire a rendere felici e motivati, così come dei fiori freschi, colorati e vitali. Le piante in generale contribuiscono al benessere psicologico secondo il Feng Shui, specialmente il bambù; anche posizionare una fontana sulla scrivania aiuterebbe ad attirare le energie positive. Infine, la scelta cromatica ha il suo peso: circondatevi di oggetti dai colori chiari e scegliete, se possibile, una scrivania di tonalità neutre e concilianti.
Il bicchiere cambia il vino
Non basta saper scegliere un vino buono: occorre servirlo nel bicchiere più adatto ad esaltarne le caratteristiche. Lo affermano diversi esperti di enologia, e lo sottolinea un azienda austriaca che realizza bicchieri pensati appositamente per le specifiche tipologie di vino. Il bicchiere può fare davvero la differenza, perché la sua forma, la sua architettura permette di esaltare alcune peculiarità, che al contrario potrebbero andare perse se il vino viene servito nel calice sbagliato. Ogni tipologia di uva porta con sé un preciso dna: profumo, consistenza, quantità di tannini o di zuccheri, minerali, acidità. Tutte queste caratteristiche organolettiche possono venire esaltate dal giusto bicchiere. Un tempo i calici erano spessi e molto decorati, a volte colorati: negli anni ’50 si capì che la forma, il colore, la taglia di ogni bicchiere potevano influenzare la percezione del liquido al suo interno. Fu creato quindi il primo bicchiere in vetro soffiato dalla forma ovoidale, più stretto in apertura, che andò a sostituirsi ai bicchieri dall’apertura ampia di moda all’epoca. Si scelse di mantenere la trasparenza del vetro, perché l’unico colore visibile fosse quello del vino. Negli anni la tecnica di produzione dei bicchieri si affinò, Scegliere bicchieri adatti ad ogni bevanda non è solo una questione di estetica, ma di esaltazione di certe qualità: esiste anche un macchinario, chiamato ‘sniff-cam’ capace di rilevare l’etanolo che evapora dai bicchieri di forma diversa e replicarlo con immagini. Il risultato è evidente: in ogni bicchiere contenente del vino l’etanolo tende ad evaporare in momenti e a profondità diverse. Pensateci la prossima volta che servite un bicchiere di vino ai vostri ospiti.
