Lo strudel

E’ la bandiera della pasticceria dell’Alto Adige. Il termine tedesco “strudel”, tradotto alla lettera in “vortice”, sottolinea la struttura del dolce fatto involtando nella pasta una farcitura di frutta. Secondo la cultura popolare la giusta compattezza della sfoglia sarebbe quella che consente di leggervi in trasparenza una lettura d’amore. Lo strudel sembra sia una variante dell’antico dolce turco “baclava”, ancora oggi molto comune nel paese della mezza luna. Fu dal 1526 che il sultano Solimano avrebbe diffuso la ricetta nell’area, sconfiggendo gli Ungheresi e iniziando i quasi duecento anni di dominazione ottomana. L’evoluzione del “baclava” in strudel avvenne con l’introduzione tra gli ingredienti delle mele, quasi del tutto assenti in Turchia, ma molto popolari nell’area magiara. Con la conquista dell’Ungheria lo strudel fece il suo ingresso trionfale a Vienna per arrivare poi nelle Tre Venezie.Oggi lo strudel dell’Alto Adige è tutelato con un’apposito disciplinare che ne stabilisce gli ingredienti. Esistono comunque numerose varianti di questo “rotolo”, sia per il contenuto che per le qualità della pasta. Nella sua preparazione si può ricorrere a tre diversi tipi d’impasto: la cosiddetta “pasta matta”, molto elaborata;la pasta frolla, prediletta per la pienezza del sapore; e la pasta sfoglia, apprezzata per la leggerezza. Con qualsiasi tipo di pasta si voglia fare lo strudel è sicuramente un icona del periodo invernale

L’ultima frontiera dei viaggi il campeggio in giardino….altrui

Affittare un giardino, o uno spazio verde, in cui piazzare la propria tenda o parcheggiare il proprio camper: il campeggio inverno o estate C’è un vero e proprio termine, per definirla: “garden sharing”, letteralmente “condivisione del giardino”. È l’ultima tendenza in fatto di campeggio, ed è una tendenza che va in direzione opposta rispetto al glamping, l’interpretazione lussuosa dell’arte del campeggiare. Perché il garden sharing, al contrario, del campeggio è una declinazione ancora più a basso costo. Ma in cosa contiste, il garden sharing? Semplicemente, nel temporaneo “affitto” di un giardino. Come si possono affittare ville e appartamenti, su garden sharing  il sito ad hoc si può scegliere tra giardini e spazi all’aperto che i privati mettono a disposizione per tende, roulotte, camper e macchine. L’idea è venuta a tre ragazzi italiani. Sono loro, i fondatori di quel sito che Il Gardensharer (colui che mette a disposizione il suo spazio verde) si iscrive al sito, e indica se lo spazio disponibile è adatto ad ospitare una tenda, un camper o una roulotte, o se offre invece una sistemazione pronta come una casa in legno o una casetta sull’albero. Il meccanismo è molto simile a quello di Airbnb. Le opzioni sono, ovviamente, low cost: ci sono giardini immersi nell’entroterra ligure che costano poco più di 10 euro a notte, e cortili a Roma che permettono di parcheggiare il proprio camper per 28 euro. Se i proprietari offrono invece servizi complementari dall’utilizzo delle docce a quello della piscina , si arriva a spendere sui 50 / 60 euro.Ad oggi, sono circa 3000 gli spazi in Italia in cui è possibile provare quest’originale alternativa al campeggio. E se, ad utilizzare il neonato sito, sono per ora soprattutto camperisti, i suoi fondatori si augurano che presto cominci ad attecchire anche tra i viaggiatori zaino in spalla. Anche perché, le sistemazioni offerte sono le più varie. E sono adatte a famiglie con bambini come a viaggiatori in solitaria. Tra i 35 e i 70 anni, spiegano i giovani imprenditori, coppie e famiglie trovano in garden sharing un’alternativa meno caotica e più economica rispetto al classico campeggio, mentre i più giovani utilizzano il servizio per trovare giardini e aree verdi in cui piazzare la tenda quando arrivano in serata. Per poi ripartire il mattino seguente, alla volta di una nuova destinazione.

La generosità dipende dall’alimentazione

Sentiamo spesso dire che siamo ciò che mangiamo, indubbiamente ciò è vero dato che un’alimentazione sana è fondamentale per la nostra salute. Non abbiamo mai pensato, però, che ciò che mangiamo è in grado di influenzare anche la nostra personalità. Una ricerca scientifica ha infatti dimostrato che la generosità è strettamente legata all’alimentazione. Per essere precisi è il livello di serotonina a condizionare questo aspetto del nostro comportamento. Questo neurotrasmettitore è legato alle sensazioni di benessere. I ricercatori hanno somministrato ad alcuni volontari un, alimentazione che facesse inalzare la seratonina  privilegiando gli alimenti ricchi di vitamina b, tra cui latte, pesce, cereali integrali, legumi, miele, agrumi, alcuni vegetali indivia, spinaci, patata, cavoli, asparagi, pomodori, funghi, bietola, lattuga . ad altri, invece, è stata somministrata una sostanza neutra. Tutti i partecipanti quindi venivano monitorati in situazioni in cui si poteva donare del denaro, verificando se e quanto donavano. Chi aveva ricevuto l’integratore risultava essere più generoso delle persone a cui era stato somministrato il placebo. Questo potrebbe aprire un nuovo filone di ricerche sulla relazione tra cibo e personalità.

 

Quanto cibo serve per ucciderti?

Una domanda, ma anche il titolo del video trasmesso da un canale educativo In sostanza ci viene spiegato quello che accade al nostro organismo quando mangiamo. E nello specifico cosa succede se mangiamo eccessive quantità di determinati cibi o bevande .Il video trasmesso su Youtube già nella sua prima parte, datata 2015, aveva raccolto 12 milioni di visualizzazioni. La seconda, caricata solo a fine agosto, è già oltre 2 milioni. Stando alle immagini, un sovra dosaggio di Vitamina C sarebbe letale. Tradotto: 11.000 arance bastano a farci morire. Al pari di 2 cucchiaini di noce moscata. La causa risiede nel contenuto di myristicina, in grado di causare convulsioni, palpitazioni cardiache, malattie e anche morte. Stessa triste sorte a causa di 13 sorsi consecutivi di una bevanda alcolica. E le banane? Ne bastano 480 per rimanerci secchi. Neanche l’acqua è esentata da pericoli di morte. 6 litri ingeriti in tempi brevi sono letali. Se parliamo di caffè, 70 tazzine. Ma esistono anche alimenti che devono essere consumati con attenzione. Le patate, per esempio, se con la buccia verde, sono da evitare. Il problema deriva dalla solanina, una sostanza che negli esseri umani può portare anche alla morte. Soprattutto se ne consumiamo 25.Le ciliegie, si sa, generano mal di pancia se consumate in grandi quantità. Ma se per caso ingeriamo un nocciolo del frutto prelibato? La cynanide acido cianidrico, o cianuro presente nell’  nocciolo fa molto male. Non provate a masticare due noccioli uno dopo l’altro. Se invece ingerite il nocciolo intero, state tranquilli, dovrebbe essere “espulso” come qualsiasi altro cibo assunto.85 barrette di cioccolato, 129 cucchiai di pepe, 10,5 tazze di zucchero e 48 cucchiai di condimento sale e pepe. Anche in questo caso, il video parla chiaro: sono le quantità per passare a “miglior vita”.

Arancia o arancino

La palla di riso impanata e fritta, che incuriosisce il palato dei tanti turisti che visitano la Sicilia, è maschio o femmina? In Sicilia c’è un aut aut che è spesso sulla bocca di tutti e non è quello che riguarda il Ponte sullo Stretto di Messina… si dice arancina o arancino? Il riferimento è ovviamente alla tipica prelibatezza siciliana, la palla di riso impanata e fritta, che incuriosisce il palato dei tanti turisti che visitano l’isola A Palermo, infatti, si dice arancina e ha la forma rotonda arancino a Catania dove si trova anche a punta, tant’è che basta chiedere a un siciliano come si chiama questa specialità per capirne la provenienza: o occidentale o orientale .Chi ha ragione? Partiamo da un dato certo: è siciliana/o il nome che deriva dalla similarità all’agrume, di cui l’Isola è ricca.Quindi, se la palla di riso è simile a un’arancia… beh, allora è giusto chiamarla arancina, no?Tuttavia, a Catania e dintorni pensano che, in realtà, la specialità sicula trae il suo nome non dal frutto bensì dalla pianta, l’arancio. Quindi: è masculu e non fimmina.Sulla questione è intervenuta qualche tempo fa perfino l’Accademia della Crusca, rispondendo a “molti che, scrivendoci in maggioranza dalla Sicilia, e in particolare da Palermo, ma anche da Roma, Rieti, Firenze e Bologna, ci pongono la stessa domanda a proposito della tipica preparazione siciliana a base di riso” La conclusione ?Si dice arancino e non arancina per anzianità: le radici del termine maschile, infatti, risalgono al dizionario siciliano L’Accademia, però, ha scelto anche una strada salomonica: al di là, infatti, dell’antichità del termine maschile, considera valida anche la forma femminile. In pratica, va benissimo arancino nell’ambito del dialetto siciliano, perché aranciu è pure il frutto dell’arancio .Però, traducendo il termine in italiano, allora è giusto utilizzare la variante femminile, per via del genere dell’arancia. Al di là del come si dice, però, ci piace finire con lo stesso modo usato dall’Accademia nell’analisi: “che, poi, maschio o femmina, a punta o rotonda, è sempre la fine del mondo!“.

 

Lo spazzolino al caffè

La mattina avete i minuti contati, e vorreste poter risparmiare minuti preziosi, magari pressando i tempi della colazione e del lavarsi i denti? La soluzione potrebbe arrivare da un brevetto da poco depositato da Colgate, che ha sviluppato uno spazzolino aromatizzato alla caffeina. In pratica, la testa dello spazzolino è fatta in modo da rilasciare lentamente delle sostanze chimiche come appunto la caffeina, ad ogni applicazione. Il tutto indipendentemente dal dentifricio utilizzato. Questi spazzolini da denti dovrebbero durare circa tre mesi, tempo oltre il quale gli agenti chimici si esauriscono, che è comunque il tempo oltre il quale è consigliato cambiare anche i normali spazzolini tradizionali. Lo spazzolino aromatizzato potrebbe avere molte applicazioni: oltre a prestarsi ad essere utilizzato per i sapori più diversi il brevetto ipotizza anche quello al peperoncino, per le sue proprietà antidolorifiche “quando applicato localmente”, potrebbe essere usato anche per rilasciare medicinali: sembra che tra le altre cose si ipotizzi la creazione di uno spazzolino che “sopprime la fame”.

60 minuti per essere felici

Puntate l’orologio e solo 60 secondi niente di più. Il tempo sufficiente per un piccolo gesto e per essere felici. Dai ma veramente?! Lo sconforto di chi arranca sotto pianificazioni, scelte a lungo termine, incastri quotidiani è palese: basta meno di un minuto e la strada verso la felicità è ampiamente spianata. Malfidati, ricredetevi: sul New York Times citano Gretchen Rubin, la happiness guru di “Happiness at home”, per spiegare come si può quantificare il tempo da dedicare alla felicità personale. Non parliamo di grandi aspirazioni o sogni ad occhi aperti: la felicità sta nella concretezza di tutti i giorni. In un minuto che dedichiamo a qualcosa che può aiutarci ad essere felici. La più sfuggente delle emozioni, quella che dura pochissimo e che è tale solo se condivisa, dipende dal suo negativo, l’altra faccia della sua medaglia di esistenza: i pensieri no, che possono trascinarci in una spirale triste dalla quale diventa difficile uscire. Invece la felicità è un esercizio quotidiano: praticare l’ottimismo invece del pessimismo e del “tutto nero ma lo affronto con ironia” è la chiave. Essere ottimisti non significa necessariamente non essere realisti, ma guardare oltre la situazione brutta senza perdere le speranze: un modo per dire “Ok, sarà difficilissimo oltrepassare questo ma mi aiuta a capire qualcosa in più di me”. Anche circondarsi di persone che cercano sempre il lato positivo può essere un aiuto enorme ad affrontare il quotidiano. Rimuovere le negatività passa dai rapporti sociali e da come ci poniamo noi nei confronti del mondo, non solo dalla sicurezza degli oggetti di cui ci circondiamo. Il primo step  non dura un minuto ma richiede tempo è questo: ricordare le relazioni che intratteniamo. Il liberarsi dalle cose inutili in grande stile su noi stessi è un lavoro lungo e faticoso che però si può suddividere in tanti piccoli step giornalieri, partendo proprio dalle cose fisiche, materiali, che tendono a seppellirci.

Un pupazzo di neve gigantesco

Un agricoltore di Gilman, nel Minnesota, ha realizzato un gigantesco pupazzo di neve alto 15 metri e soprannominato “Granddaddy” “Nonnino”.Gren Novak, che per dar forma al suo “nonnino” ha impiegato tutto lo scorso inverno, racconta che il suo intento non era quello di celebrare la brutta stagione, bensì la bella. Se non possiamo combattere il brutto tempo, perché non unirci a lui? Così mentre liberava i tetti delle sue serre dalla neve ha ben pensato di impiegare la stessa in maniera creativa. Combattendo contro lo scioglimento nelle belle giornate e contro la difficoltà di lavorare la neve col vento eccessivo, è riuscito alla fine a modellare il grande monumento che ha per naso un barile da 200 litri, una sciarpa lunga 25 metri e i coperchi dei bidoni della spazzatura per bottoni.

 

A cosa serve il taschino dei jeans

Troppo piccolo per infilarci le mani, troppo scomodo per tenerci le monete o la carta di credito. A cosa serve davvero il taschino rettangolare cucito all’interno della tasca destra dei jeans? La domanda è assai bizzarra e curiosa e forse solo in pochi ,nonostante che il jeans sia il capo più indossato non conoscono la sua utilità A tirare in ballo l’iconica azienda statunitense fondata nel 1853 a San Francisco da Levi Strauss, l’utente Renata Janoskova come riporta ‘The Independent’ che ha svelato il segreto del ‘misterioso’ taschino, citando un post pubblicato da Levi’s nel suo blog. Si tratta di una ‘watch pocket’, ossia di una piccola tasca pensata per contenere l’orologio da taschino. Nell’ Ottocento spiega,   i cowboy indossavano l’orologio da taschino con una catena, e lo riponevano nel panciotto. Per evitare che si rompesse, la Levi’s ideò questa piccola tasca”. Tanti gli oggetti che il micro taschino ha ospitato negli anni, dalle pepite d’oro alle confezioni di preservativi, alle monete, fino ai biglietti.

Combattere l’invecchiamento…celebrale

Per vivere meglio bisogna prevenire. I cinquantenni di oggi possono prepararsi adottando norme dietetiche e fisiche: si tratta di non oltrepassare il peso forma, difficilmente riottenibile una volta che si è ingrassati troppo, e di ridurre le proteine nella dieta soprattutto riducendo la carne a favore di frutta e ortaggi. È intorno ai 50 anni, ma anche prima, che si previene l’osteoporosi, bevendo più latte, preferendo i formaggi freschi a quelli invecchiati che liberano componenti acide, negative per le ossa, ingerendo più sostanze alcaline che combattono l’acidosi, causa dell’osteoporosi: bisogna perciò mangiare più insalata, arance, pomodori, banane, broccoli e cavoli e, soprattutto, spinaci. Ecco una specie di decalogo sullo stile di vita ideale per tenere in efficienza il cervello: Iniziate un programma di ginnastica «dolce» che mantenga il corpo in buona efficienza e migliori la circolazione cerebrale, fatto essenziale per tenere la mente in forma. L’attività fisica riduce l’ipertensione, ma se avete la pressione alta è necessario controllarla con farmaci adatti alla terza età. Camminare per almeno 20-30 minuti al giorno è un ottimo esercizio per il corpo. Se lo si fa insieme a un amico, se ne traggono anche benefici di tipo «sociale» . Se praticate uno sport, evitate tutte quelle attività che possano portare a traumi: se si va in bicicletta bisogna portare un casco da ciclista. Se siete dei fumatori, smettete il più presto possibile: fumare fa male ai polmoni, al cuore, ai vasi e, di conseguenza, al cervello. Non eccedete nel bere alcolici: due bicchieri di vino al giorno per gli uomini, uno per le donne, possibilmente di vino rosso. Dormite in abbondanza: il sonno riposa il corpo e durante il sogno il cervello viene stimolato. Ma la cosa più importante è mantenere vivo un interesse o un hobby che tengano occupati, stimolino la mente, mantengano in esercizio la memoria. È quindi fondamentale tenere viva la mente e continuare ad aggiornare i propri schemi mentali facendo, per quanto possibile, nuove esperienze.