Odore persistente di pesce in cucina

Un’ottima frittura di paranza, una zuppa, un risotto, emanano spesso un buon odore di pesce a tavola. Tuttavia, ciò non succede, a volte, durante la cottura o la preparazione. Capita infatti che in cucina si diffonda un odore veramente sgradevole e duri nel tempo. Se poi non abbiamo avuto cura di chiudere le porte, si diffonderà anche nel resto dell’abitazione. I motivi per cui durante la cottura viene generato un odore di pesce poco gradevole sono molteplici. In primis, può dipendere dalla qualità del pesce stesso. Se il pesce non è fresco, infatti, il suo odore sarà molto forte e tutt’altro che piacevole. Al contrario, molti tipi di buon pesce fresco, ancora crudo, sono quasi inodore. Altra causa è il metodo di cottura. Ovviamente una frittura o un guazzetto genereranno maggior odore nell’aria di un pesce al cartoccio. Infine, il persistere di sgradevole odore di pesce in cucina dopo la cottura di un buon menu di mare, dipende dalla pulizia. Questo tipo di prodotto, infatti, impone che pentole, piatti, piastrelle siano lavate benissimo. Ogni minimo residuo deve essere eliminato e sgrassato con detersivi elimina odori. Molto utile l’impiego dell’aceto e del limone. A volte può capitare che, anche dopo un’accurata pulizia, il cattivo odore persista. In questo caso assicuriamoci, innanzi tutti, di aver svuotato il cestino  dell’immondizia…. Ovviamente apriamo bene le finestre e facciamo circolare l’aria. Un’altra possibilità è far bollire acqua e olio di lavanda o di limone. Oppure, cucinare al forno qualche buon dolce o fragranti biscotti, il cui aroma si diffonderà velocemente, coprendo gli ultimi residui di odore di pesce.

Lo sapevi che…curiosità

Non ce ne accorgiamo, eppure gli oggetti che affollano la nostra quotidianità offuscano vicende particolari, a volte divertenti, curiosità che quasi nessuno conosce. Siamo così abituati ad averli sotto gli occhi che non ci viene in mente di osservarli da una visione diversa, come cose dotate di storie interessanti, degne di essere raccontate. Benedict le Vay, è un vero e proprio “segugio” quando si tratta di rintracciare le curiosità che poi ci fanno esclamare: «Non l’avrei mai detto!» Oppure: «Non ci ho mai pensato». Chi sapeva, ad esempio, che i campeggiatori in Cornovaglia sono tenuti svegli dallo “scricchiolio dei cavolfiori”  i vegetali produrrebbero un specie di cigolio, quando giungono all’apice della stagione? Lo sapevate, poi, che non si può spezzare in due uno spaghetto uno spaghetto soltanto, non una manciata? Le onde d’urto provocate dalla pressione della nostra mano, infatti, lo spezzano sempre in tre pezzi. Il  re degli affari: l’uomo che ha disegnato il famoso tubetto delle patatine Pringles, Fred Baur, era un chimico e un tecnico esperto nella manutenzione dei cibi. La notizia “vera”, però, è che Baur chiese che parte delle sue ceneri venissero messe in un tubetto delle patatine. Non solo arnesi elettrici e grandi personaggi, anche il cibo ci riserva delle grandi sorprese. L’avocado deve il suo nome a una parola azteca che significa “testicolo”, i limoni, così aspri, contengono più zucchero delle fragole, mentre le patate crude hanno più vitamina C delle arance. Il formaggio stilton, invece, un prodotto locale di alcune contee inglesi, non è stato mai prodotto a Stilton. È stato fatto a Melton Mowbray, nella contea di Leicester, e a Stilton può essere soltanto venduto. Esiste infatti una legge europea che regola la produzione del formaggio, per garantirne la genuinità. Non sono stati ben protetti, invece, i biscottini della fortuna. Ah, quelli cinesi, direte voi. Sì, ma no. Non sono stati inventati dai cinesi, ma da un locale cinese in California, nel 1849. Quando  furono importati per la prima volta in Cina, negli anni Novanta, furono presentati come i “veri biscotti della fortuna americani”.

Idee per la festa della mamma

Dopo la festa della donna e quella del papà, il 13 maggio si celebra la figura della mamma: come omaggiarla? Puntare al benessere è una garanzia visto e considerato che, tra lavoro e famiglia, il tempo da dedicare a se stessa è sempre ridotto all’osso. Questa potrebbe dunque essere l’occasione giusta per invitarla a prendersi un break e dedicarsi alle sue passioni tra eventi culinari e coccole di bellezza. Al fine di riacquistare l’energia persa e allontanare lo stress, è possibile fare tappa nelle tante terme che ci sono sparse in ogni regione d’Italia dove fare tesoro delle proprietà benefiche delle loro acque e dei fanghi termali. Non solo. Sono tanti e golosi i piatti dei menu che vengono proposti. E se poi se avete a disposizione più tempo concedetevi qualche giorno in più oltre al pernottamento, includete anche le varie forme di massaggio  al burro di more con burro di karitè, un massaggio olistico rilassante, e godetevi delle succulenti colazioni e pranzi

Shish Kebab lo conosci?

Il shish kebab è una preparazione propria araba in cui la carne esclusa quella di maiale viene insaporita con spezie e poi cotta sullo spiedo o sulla brace. Il nome del piatto può essere tradotto come cubetti di carne su spiedo cotti alla griglia. Non meraviglia che per la preparazione sia indispensabile lo spiedo: la parola “shish” indica infatti il particolare metodo di cottura, mentre “kebab” si traduce solitamente come “carne cotta o fritta”.Sembrerebbe che già nel IV secolo a.C., i cavalieri persiani adoperassero le loro spade per arrostire la carne. Il kebab è sostanzialmente di origine persiana: la tradizione araba vuole che il piatto sia stato inventato proprio dai soldati in guerra. In India il kebab veniva servito nei palazzi reali durante il Sultanato di Delhi, ma il popolo lo consumava per colazione accompagnato dal pane naan. In Libano, Siria e Turchia, è diffuso lo “Shish taouk” o spiedino di pollo. La carne viene marinata con yogurt o succo di pomodoro, infilzata negli spiedi e poi grigliata sui carboni ardenti. Lo shish kebab è spesso servito anche dai esercenti ambulanti con la carne tagliata a cubetti o macinata e impastata e poi infilzata nello spiedino. Piatto storico e cibo da strada, viene abitualmente cotto all’interno di particolari griglie in cui gli spiedini sono posti orizzontalmente. Solitamente si aggiungono le salse, ma non è raro trovare anche aggiunte di verdure e insalate come il fattouche. Come intingolo è possibile utilizzare il labneh libanese, una salsa a metà strada tra lo yogurt e il formaggio arricchita da olio, timo e menta

Come semplificarsi la vita in cucina

A volte il trucco giusto può salvare un piatto, una cena oppure l’umore in cucina: vediamone insieme alcuni tra i più utili!  Acqua di cottura della pasta: quando scolate la pasta non buttatela via, è ricca di amido e ottima per sgrassare i piatti da lavare prima di metterli nella lavastoviglie. Uova: per mantenere più a lungo montati gli albumi, aggiungete verso la fine della preparazione qualche goccia di succo di limone. Cenci o chiacchiere: per averle fragranti aggiungete all’impasto due cucchiai di grappa e due di aceto. Pure’ di patate: se volete evitare di scottarvi le mani pelando le patate bollite, mettetele nello schiaccia patate con la pelle. Patate lesse: per evitare che al momento di condirle assorbano troppo olio, una volta lessate e ancora calde, spruzzatele con del vino bianco. Pasta: quando possibile non utilizzate lo scolapasta ma utilizzate la schiumarola per la pasta corta o il forchettone per la pasta lunga per trasferirla dalla pentola in cui l’avete cotta alla padella con il condimento. In questo modo la pasta tratterrà una piccola parte di acqua di cottura che, ricca di amido, servirà per amalgamarla perfettamente al condimento. Mele al forno: per cuocere le mele al forno senza che si raggrinziscano in superficie lavatele, asciugatele e ungetele con poco olio di oliva. Grattugia: ecco un metodo veloce per pulire la grattugia del formaggio: metterla in freezer per dieci minuti e poi sotto l’acqua e voilà, pulita in un batter d’occhio. Sostituire il burro nelle ricette: 100 grammi di burro corrispondono a 100 g di ricotta, 80 g di olio, 125 g di yogurt intero. Pastella per fritto senza uova: 100 g di farina 00, 1 cucchiaio di olio extra vergine, 130 ml di birra fredda, 1 pizzico di sale. Sostituire lo zucchero con il miele: 100 g di zucchero corrispondono a 80 g di miele. Birra ghiacciata in pochi minuti: avvolgete la lattina in un panno bagnato e mettete in freezer per 5 minuti. Evitare schizzi durante la frittura: mettete qualche stuzzicadenti nell‘olio. Assorbire l’odore del cavolo mentre cuoce: mettete 2 noci intere nell’acqua di cottura

La tendenza green del momento

Se hai fallito miseramente il compito di prenderti cura di piante e fiori cactus compreso non disperare. Esiste una soluzione anche per chi non ha il pollice verde né tempo da dedicare a un angolo di natura in casa. I terrarium, ovvero paesaggi in miniatura ricreati sotto vetro. Un ecosistema che non appassisce, si innaffia una volta l’anno e la potatura è necessaria solo occasionalmente. Sono i segreti del successo di queste installazioni vegetali, una valida alternativa alle classiche piante d’appartamento con la differenza che i piccoli mondi naturali in bottiglia sono autonomi, per cui li guardiamo crescere senza fare quasi nulla. Come è possibile? Durante il giorno attraverso la fotosintesi le piante producono ossigeno, mentre di notte la condensa cola sul terreno mantenendo la giusta umidità. La scelta del contenitore trasparente oltre a permettere il passaggio dei raggi del sole ai fini della funzione clorofilliana, permette di vedere all’interno del vaso il che ci permetterà di utilizzare il nostro terrarium come un vero e proprio elemento di arredo e collocandolo su un tavolo al centro della cucina a mo’ di centrotavola o su una mensola in bagno per rendere più accogliente l’ambiente, o addirittura appenderli. Per questo è consigliabile scegliere piante di diversa altezza che creino movimento nella composizione. Potremo, inoltre aggiungere elementi decorativi come piccoli personaggi,sassi, sfere colorate, muschi o sabbie. Insomma, liberate la fantasia e create il vostro

Gli Italiani e la cura delle abitazioni

Sempre più single, genitori senza un compagno e meno figli. Di conseguenza si riduce il tempo che dedichiamo alla cura dell’ambiente in cui viviamo: mezz’ora in meno rispetto al 2005, quando si destinavano circa due ore al giorno. Questi ed altri elementi significativi sull’evoluzione delle famiglie italiane, la presenza di nuovi ruoli e il rinnovato modo di vivere la casa, questi i dati emersi da un sondaggio redatto da una nota azienda. L’analisi ha individuato significative trasformazioni nella struttura tradizionale delle famiglie italiane e una crescita di nuove forme familiari. L’82% degli italiani dichiara di voler godere della propria casa come spazio di relax e convivialità, nonostante lo stile di vita sia sempre più frenetico, prendendosi cura degli arredamenti e dei complementi, prendendosi cura dell’ambiente domestico al fine di passare più tempo in casa con amici o parenti. Il nuovo modo di concepire e vivere l’abitazione si riflette anche nelle scelte dei prodotti per la pulizia, dove il risparmio di tempo è sempre più centrale. Il 60 per cento predilige prodotti che semplifichino la vita con attenzione anche al rapporto qualità-prezzo, che implica la scelta di prodotti convenienti senza però trascurare la qualità e il rispetto dell’ambiente. Inoltre si delega sempre più spesso a persone esterne alla famiglia e si riscontra una maggiore partecipazione della sfera maschile. Si è più attenti a tavola e si fa più attenzione alla cura dei particolari inserendo in ogni contesto i giusti complementi d’arredo, e le giuste tonalità.

Il corretto uso dello spazzolino da denti

E’ un piccolo dilemma che sembra non arrivare a trovare la soluzione. Più o meno come quello se sia nato prima l’uovo o la gallina. Quando si lavano i denti, bisogna bagnare lo spazzolino prima o dopo averci messo il dentifricio? Le teorie in merito sono tantissime ed ognuno sembra voler dire la propria. Tanto che da poco, in Inghilterra, la questione ha invaso una chat di Twitter accendendo un lungo dibattito in cui ogni utente ha voluto condividere il proprio punto di vista. La catena di tweets è stata così lunga e vivace da destare l’interesse della BBC e di altre testate che, per definire la questione, si sono rivolte agli esperti. Tutto è nato da una domanda semplice e a prima vista innocente formulata da un  utente di Twitter. Ossia, se sia meglio bagnare lo spazzolino prima o dopo averci messo il dentifricio. Il quesito ha generato un fiume in piena di risposte e di teorie. C’è chi sostiene che lo spazzolino vada bagnato prima. In questo modo le setole si ammorbidiscono e il dentifricio avrà una presa migliore su di esse. E c’è, invece, chi ritiene che vada bagnato dopo aver spremuto il dentifricio in modo che faccia una bella schiuma. Non manca chi lo bagna sia prima che dopo. E chi, invece, preferisce non bagnarlo affatto. Ma nemmeno interrogando professionisti del settore è stato possibile ottenere una risposta univoca. Non esiste, infatti, una tecnica migliore. Se alcuni affermano che non ha alcuna importanza quando si bagna lo spazzolino, purchè il fluoro entri in contatto con i denti, altri ritengono che lo spazzolino non vada bagnato affatto. Chi lo fa per ammorbidire le setole dovrebbe, piuttosto, sceglierne un tipo con le setole più morbide. L’acqua servirebbe soltanto a ridurre l’efficacia del dentifricio. Ma c’è un forma su cui, invece, tutti gli esperti sembrano concordare, ed è la necessita di spazzolare bene i denti. E di farlo almeno due volte al giorno. E’ questa l’unica cosa che conta.

Maggio in fiore

Maggio è il mese migliore per festeggiare la natura in tutte le sue forme e colori grazie ai profumi intensi e alle fioriture rigogliose che regala a balconi, terrazzi e giardini. È anche uno dei periodi più intensi per chi pratica il giardinaggio alle prese ad esempio con la delicata organizzazione delle piante ad affrontare la fase di crescita, a mettere a dimora le specie annuali o perenni e a evitare gli attacchi dei parassiti animali o fungini. Ecco perché in questi giorni sono molti gli eventi in programma legati al mondo del verde tra fiere florovivaistiche e mostre mercato. Un’occasione per ammirare le spettacolari fioriture e partecipare a lezioni e workshop che svelano i trucchi per diventare un esperto giardiniere. Un occasione per chi ha il pollice verde e per le famiglie che vogliono staccare la spina dalla frenetica routine della città scoprendo luoghi meravigliosi tra parchi, castelli e borghi antichi.

Lucuma l’oro degli Inca

La Lucuma è un super food che protegge il cuore, rigenera la pelle, rafforza gli occhi e contrasta l’infiammazione, ed è la migliore alternativa a tutti i dolcificanti in commercio dato il suo basso indice glicemico e la ricchezza di vitamine ed oligoelementi. Usata fin dall’antichità in Sud America per le sue proprietà medicinali, considerata simbolo di fertilità e eccedenza per il popolo Inca, la Lucuma è ricchissima di beta-carotene, ferro, zinco, vitamine del gruppo B, calcio, proteine e recenti ricerche scientifiche dimostrano enormi effetti benefici per la salute tanto che si è cercato di brevettarla così da poterla vendere a caro prezzo. Il frutto di questi alberi è simile ad un avocado come forma: all’esterno una scorza dura e verde che copre la dolce polpa interna, che a sua volta avvolge 4/6 semi dai quali si ricava un olio favoloso. La polpa è di colore giallo ed ha una struttura che per impasto ricorda quella di un tuorlo d’uovo cotto. Molte persone dicono che il gusto della Lucuma sia un accordo tra la dolcezza dello sciroppo d’acero, la patata dolce e la polpa della zucca. Dalla polpa essiccata si ottiene la famosa polvere, per gelati o come alternativa allo zucchero in tutte le preparazioni di pasticceria. Il suo gusto delicato esalta la maggior parte degli alimenti senza comprometterne il sapore. Può essere aggiunta al caffè, tisana, dolci fatti in casa, ecc. La texture della polvere di Lucuma è simile a quella dello zucchero semolato, il gusto è simile allo zucchero di canna, con note morbide e fruttate che ricordano il caramello e la vaniglia