In passato alcuni ricercatori avevano valutato il comportamento di persone che avevano vinto alla lotteria, stabilendo che tali persone, un anno dopo la vincita, non erano affatto più felici rispetto alle persone che non avevano mai vinto nulla. Questo suggerisce che ognuno di noi ha un suo livello base di felicità. Non importa cosa succeda, nel bene o nel male, l’effetto di certi eventi sulla nostra felicità è momentaneo e si tende poi a tornare sempre al proprio livello base. Il motivo per cui alcuni hanno un più alto livello di felicità di base rispetto ad altri, pare essere dovuto in parte alla genetica, in parte all’atteggiamento nei confronti della vita. Già, ma si può imparare a diventare ottimisti? Alcuni sostengono di sì, con un po’ di sforzo e tanta determinazione. L’obiettivo resta quello di riuscire a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno invece che mezzo vuoto. Si è perso il lavoro? Bene, sarà una buona occasione per trovarne uno migliore! Si è stati lasciati dal proprio partner? Stiamo calmi, la nostra anima gemella è là fuori che ci aspetta. Serve entrare nell’ottica che le cose belle possono capitare anche a noi e che se c’è la possibilità che qualcosa vada bene, quella cosa andrà bene sicuramente. Sembrerà banale, ma stare bene dovrebbe essere già di per se’ motivo di felicità. Al mondo non vi è nulla di più prezioso della propria salute, in mancanza della quale tutto l’oro del mondo non servirebbe a nulla.L’amore rende felici, principalmente quando è condito dal rispetto reciproco e dalla voglia di muoversi insieme uno stesso cammino, a prescindere da dal fatto che esso coincida con le abitudini sociali. Avere qualcuno accanto con cui poter condividere i momenti belli, ma anche e anzitutto quelli meno belli, riempie la propria vita, dando un senso ad ogni piccola cosa e ad ogni momento della giornata. Troppo spesso le coppie tendono a trascinare i rapporti, celando malumori o sforzandosi di far funzionare le cose per proteggere la propria immagine sociale o eventuali bambini. Un rapporto che non poggia su solide basi finirà per inquinare la propria anima, aggravando sensibilmente la qualità della vita. L’amore è un sentimento che va coltivato con impegno e volontà, ma non deve diventare un lavoro.
Il segreto per vivere più a lungo
Il segreto per vivere più a lungo? Una dieta mediterranea “rivisitata”, ricca di pesce, legumi e verdure e alleggerita di pane, pasta e frutta. A sostenere i benefici di questo regime alimentare è lo scienziato italiano Valter Longo, trapiantato da anni negli Stati Uniti e autore del best-seller “La dieta della longevità”. Il volume è frutto di 25 anni di studi sulla relazione tra il cibo e l’invecchiamento cellulare.Lo studioso ha esaminato le abitudini alimentari delle popolazioni più longeve del mondo. In Italia sono state passate al setaccio la dieta sarda e dell’Aspromonte. Secondo il neurobiologo per vivere fino a 110 anni in buona salute occorre consumare solo una porzione di frutta al giorno per limitare l’apporto di zuccheri. Nel menu settimanale devono trovare un posto privilegiato il pesce, rigorosamente non di allevamento, le verdure, i legumi e l’olio extravergine d’oliva. Questi cibi possono essere consumati senza preoccuparsi troppo delle quantità. Nella scelta del pesce, da consumare 2-3 volte a settimana, vanno privilegiati i pesci con un alto contenuto di acidi grassi Omega-3/6 e vitamina B12: acciughe, gamberi, merluzzo, orate, sardine, trote e vongole. I pesci come il pesce spada e il tonno che accumulano più mercurio vanno invece consumati con cautela. Da adulti alla carne come fonte proteica è preferibile sostituirla con ceci, fagioli e piselli. L’apporto proteico ideale secondo lo studioso è di 0,7-0,8 grammi al giorno per chilo di peso corporeo.Il consumo di pane e pasta va limitato. Meglio puntare sui carboidrati complessi delle verdure, dai broccoli alle carote. Semaforo verde anche per il pane integrale, i cereali integrali e la frutta secca, ricca di acidi grassi insaturi che fanno bene al cuore.Longo fornisce consigli utili anche sugli orari dei pasti: bisogna iniziare a mangiare dopo le 8 del mattino e finire prima delle 20. In ogni caso è opportuno non mangiare nulla nelle 3-4 ore che precedono il momento di andare a letto.La dieta della longevità va affiancata da un esercizio fisico regolare, svolto per non più di 300 minuti alla settimana.
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Antipasto veloce e sfizioso
Un’idea originale e piacevolmente fredda per i vostri contorni estivi, il carpaccio di zucchine e melone con mele, noci e melagrana. Il carpaccio di zucchine e melone è una ricetta rapida e semplice da preparare, un’ottima idea per un contorno estivo fresco e sfizioso. Appropriato ad accompagnare ogni tipo di piatto che sia di carne o di pesce, richiede pochi minuti per la preparazione perché gli ingredienti sono tutti crudi marinati con olio e spezie. Lavate le zucchine, eliminando le estremità, e con la affetta verdura tagliatele a fettine molto sottili. Poi disponetele in un’insalatiera dove verranno marinate. In una ciotolina mette olio, il succo di limone, sale e pepe, e mescolate il tutto. Con questo composto condite le zucchine in maniera uniforme e lasciatele marinare. Poi pulite il melone e tagliatelo a fette non troppo grandi ma fini e in seguito a metà. Sbucciate la melagrana e estraetene i chicchi rossi e dolci che daranno colore al nostro piatto. Sbucciate anche le noci e dividetele a pezzetti. Ora passate all’unione del piatto, divertendovi ad impiattare in maniere creativa tutti gli ingredienti così da portare in tavola una vera delizia sia per gli occhi che per il palato
Caricare il telefono tutta la notte danneggia la durata batteria?
Andare a letto con il telefono in mano è ormai una consuetudine per molti, prima di lasciarsi andare nelle mani di Morfeo è abitudine poggiare lo smartphone sul comodino e attaccarlo al carica batteria per non avere il problema di rimanere senza batteria al nostro risveglio. Altri invece evitano di ricaricare lo smartphone la notte. In passato, infatti, i produttori e gli esperti di tecnologia ci hanno convinto che i telefonini potevano avere un calo nelle prestazioni se lasciati per troppe ore attaccati alla corrente elettrica anche dopo aver raggiunto la carica completa della batteria. Su diversi forum e sui siti specializzati di cellulari alcuni utenti sconsigliano di ricaricare lo smartphone al 100%. Questo sarebbe una delle cause principali del deterioramento della batteria. In realtà questi commenti non sono applicabili ai telefoni di oggi. Perciò la risposta è no, ricaricare il device la notte o portarlo al 100% non diminuirà l’autonomia della batteria In passato i telefoni cellulari non avevano nessun sistema di identificazione del completamento della carica. Questo significava che una volta raggiunto il 100% la corrente continuava a sovraccaricare la batteria deteriorandola. Al giorno d’oggi qualsiasi smartphone, anche quelli di fascia medio-bassa, sono dotati di software intelligenti che “bloccano” l’energia elettrica in entrata una volta raggiunta la carica completa. Molti esperti di tecnologia hanno rassicurato più volte i consumatori: i lunghi cicli di ricarica ormai non sono più un grosso problema per la batteria.È vero però che per avere delle prestazioni migliori potremo non ricaricare ogni volta il telefono al 100%. Secondo diversi studi uno smartphone rende al meglio, in termini di autonomia, se la batteria resta costantemente tra il 30% e il 90%. In pratica ricaricare il device al 100% non lo rovinerà, semplicemente però, anche se sembra assurdo, tenerlo costantemente mezzo carico, ne aumenterà l’autonomia
I nuovi gentleman
Quello che si profuma troppo, quello attillato, quello che si rimira allo specchio, quello che ordina per primo al ristorante. Quelli cioè passati di moda, perché «l’uomo cafone ha i minuti contati», L’«egoiste», esemplare millenario maschile, viene demolito a colpi di nuove regole. l nuovi gentleman ai tempi dell’ i Phone telefonino: c’è ma non si vede. «Il cellulare è come gli occhiali scuri: a tavola non è tollerato». Stesso vale per i social: all’uomo moderno non si vieta di esserci, ma di esserci troppo. «I social sono come il nudo: se si svela tutto, l’interesse cala». Altra regola: mai presentarsi snobbanti e nevrotici su Facebook twitter e simili. Non raccogliete le provocazioni, ma allontanate chi vi ha mancato di rispetto». Tra gli uomini che salgono ci sono quelli che rassicurano ma non soffocano, tra quelli che scendono i maschi che parlano troppo di denaro. «Al ristorante un vero gentiluomo non sceglie mai il vino più costoso, ma quello più ricercato», E a proposito: a una cena galante, chi paga il conto? «Dipende, ma comunque al primo incontro tocca sempre a lui». Aprire o no la portiera dell’auto, versare oppure no l’acqua e il vino: va detto, l’uomo vive spesso nel incertezza tra essere vintage o in alternativa maleducato. «In parte è vero, i maschi moderni sono un po’ schiacciati dalle aspettative contrastanti delle loro signore, ma a volte fanno i furbetti e si costruiscono l’alibi della confusione». Dove non ci può essere incertezza è il lavoro: «Il gentiluomo sa che i colleghi sono persone con cui costruire un rapporto di rispetto, ma che non diventerà mai confidenza.
Una super uva resistente ai parassiti
La prima vendemmia sui Colli Euganei di uva resistente ai parassiti e che dunque non necessita di trattamenti con pesticidi è stata fatta grazie alla oculatezza dell’azienda Parco del Venda, che ha piantato 4mila “super viti” nei propri vigneti. Le piante sono di varietà selezionate dagli scienziati dell’Istituto di genomica applicata, che attraverso centinaia di incroci hanno ottenuto viti in grado di resistere a fitopatologie diffuse come l’oidio o “mal bianco” una malattia causata da funghi ascomiceti e alla peronospora causata da protisti. Il risultato è un vino sostenibile e amico dell’ambiente, dato che non necessita di alcuni tipo di intervento con antiparassitari. Un progetto che ha avuto inizio qualche anno fa e che oggi si concretizza nella raccolta delle prime uve a bacca rossa…Ad annunciarlo con orgoglio la stessa azienda sui propri profili social, ma anche la Coldiretti che ha rilasciato un comunicato stampa per celebrare l’evento. Gli scienziati dell’ateneo di Udine hanno sviluppato dieci varietà di queste viti, tutte coperte da brevetto europeo; quelle coinvolte nella prima grande vendemmia di successo in Veneto sono le Merlot Khorus e Cabernet Volos, contraddistinte da uve a bacca rossa. Toniolo ha dichiarato che per stappare le prime bottiglie di vino sarà necessario attendere il 2019, tuttavia l’uva raccolta nella terza settimana di agosto “sta già regalando i primi profumi e un colore molto intenso”. Insomma, ci sono tutti i presupposti per un buon vino “nel totale rispetto della natura
Nutrire i legami
Imparare a nutrire i legami d’amore è una pratica importantissima. Una congiunzione d’ amorevole fornisce una base sicura che ci permette di affrontare e vivere bene la nostra vita e le dona senso e profondità. Ma l’amore, la relazione di coppia, sono come una pianta che richiede cura, tempo, nutrimento, attenzioni. La trascuratezza la uccide. La mancanza di connessione emotiva vitale ed autentica gradualmente la fa appassire e ne annienta le caratteristiche potenzialità di crescita.Impegnatevi a prevenire e promuovere le radici della salute emotiva della coppia, della manutenzione e di potenziamento della qualità dei legami del vostro amore ai fini di valorizzare e proteggere un dono così tanto delicato e prezioso: il nostro rapporto di coppia e l’amore che lo sostiene.Imparate a esplorare i possibili modi per alimentare, rilanciare, arricchire e migliorare la vostra relazione. Cercate di capire quali sono gli ingredienti indispensabili non solo per prevenire crisi insanabili ma anche per potenziare e promuovere le competenze e le naturali risorse presenti nella nostra coppia, per evolvere felicemente insieme…mano nella mano, a volte basta poco, un gesto un fiore, una telefonata, un improvvisata chi vi sta vicino è una risorsa e voi lo siete per lui /lei… non dimenticatelo
Primo giorno di scuola
Si avvicina l’evento più importante, amato ma anche odiato dal mondo degli studenti: il primo giorno di scuola. Il ritorno a scuola è il momento più traumatico dell’anno perchè, dopo tre mesi di lunghe dormite e giornate spensierate trascorse al mare o in montagna, gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori devono riprendere in mano borse,zaino, libri e quaderni per tornare a lezione. Il rientro a scuola poi è un momento fondamentale perchè spesso si incontrano nuovi professori e insegnanti, e quindi il primo giorno di scuola diventa determinante per dare ai professori la giusta immagine di noi stessi. Vi sentite pronti? Se parliamo di scuola primaria il momento è ancora più delicato, perché sarà la prima volta che il bambino si allontanerà dalla madre e dalla casa, rappresentando quindi un momento cruciale del suo percorso evolutivo, è la sua prima … entrata in società. Per la buona riuscita di questa che è una vera e propria piccola iniziazione, la collaborazione dei genitori è fondamentale. Saranno loro, infatti, i primi a dover dimostrare al bambino di considerare la scuola un luogo sicuro, in cui potersi sentire a proprio agio. Se iniziate un ciclo scolastico passando dalle elementari alle medie, ad esempio innanzitutto fate attenzione alla prima impressione che date. Da quel momento in poi infatti sarà difficile che i professori cambino opinione, quindi attenti a come vi muovete sin dall’inizio! Curate il look, non siate provocatori o polemici…Quindi domani mattina fate una colazione completa e nutriente Un primo pasto ricco e sano non è da sottovalutare, in quanto può essere un fattore determinante per l’andamento della giornata. Mangiate frutta e verdura: vi daranno energia, e poi via verso una nuova avventura…Buon anno scolastico a tutti!!
Pensieri negativi previsioni che si avverano
Pensieri negativi, previsioni che si auto realizzano, previsioni sfavorevoli, frustrazioni profonde per l’incapacità di agire nel proprio destino, sono i sintomi che caratterizzano la Sindrome di Cassandra.Il nome di questo particolare modo di vivere deriva dal mito greco di Cassandra. Secondo una storia, forse la più famosa, il Dio Apollo, per guadagnare l’amore di Cassandra, decise di farle un dono, donarle la dote divinatoria. La donna però, una volta ricevuto il dono, si rifiutò di concedersi ad Apollo il quale, arrabbiato e adirato, sputò sulle sue labbra per condannarla a rimanere inascoltata per sempre. Cassandra, durante la sua vita, annunciò la fine della sua famiglia, della corte, del regno e di tutto il suo popolo. Nonostante alcuna persona le credesse, continuava a invocare la sua visione o pensiero, pur sapendo che tali verità l’avrebbero segnata per sempre e certamente come una pazza, portatrice lei stessa delle sventure che vedeva incombere su tutti. Accusata spesso come persona pessimista, catastrofista e persona malaugurante, come Cassandra chi soffre di questo debole modo di pensare, rivive la maledizione caduta sulla donna del mito Si pensa che causa della Sindrome di Cassandra sia soprattutto da ricercare nella condizione di ansia patologica e di depressione, che la persona con questo disturbo vive. I sintomi sono persistenti pensieri pessimisti e catastrofici, per la maggior parte rivolti verso se stessi, oltre alla costruzione di idee malauguranti. Proprio così, chi vive in questo modo è portato a esternare previsioni sempre negative sul futuro e sugli eventi che accadranno nella sua vita e in quella degli altri. Inoltre la persona, convinta di non poter agire in alcun modo su questi eventi e previsioni cerca sempre di avvisare il mondo della propria predicazione. Se avete a che fare con persone con questa sindrome fate in modo che il loro modo di vivere non influisca sul vostro: non fatevi trasportare dal loro pessimismo e dalla loro negatività! Se invece vi rispecchiate in queste caratteristiche, e l’ identificazione è già un grande passo verso il miglioramento! provate a vivere la vostra quotidianità in modo diverso, bloccate i vostri pensieri negativi, liberatevi da questa prigionia.
Aiuto ho perso le chiavi!!
Perché alcuni di noi perdono sempre le chiavi? Altri non ricordano dove hanno lasciato gli occhiali. O il telefonino. Per non parlare del dramma di quei parking multipiano, dove vaghiamo come anime in pena senza ricordare più dove abbiamo lasciato l’auto. Prima risposta: niente panico, questi non sono i segnali precursori dell’Alzheimer. Non sono neppure necessariamente legati all’età. La scienza della memoria ha spiegazioni sorprendenti per questi incidenti. Gli esperti hanno anche elaborato un elenco di consigli pratici, per aiutarci: a non perdere, oppure a ritrovare. La mole di ricerche in questo campo aumenta di giorno in giorno, grazie anche all’ausilio della genetica.The Wall Street Journal ha censito alcuni degli studi più importanti, perfino una ricerca commissionata da una compagnia assicurativa britannica. Sì, gli assicuratori vogliono saperne di più: sia perché a volte gli smarrimenti riguardano oggetti costosi e danno il via a richieste di indennizzi; sia per verificare quel sospetto che dietro le piccole amnesie quotidiane possano nascondersi le avvisaglie di patologie mentali serie.A consolarci dalle nostre afflizioni, ecco una statistica: in media ogni essere umano perde momentaneamente ben nove oggetti al giorno. Un terzo dei soggetti intervistati proprio per le ricerche assicurative rivelano di spendere 15 minuti ogni giorno per ritrovare qualcosa: telefonino, chiavi di casa o dell’auto, qualche documento di lavoro e pratica burocratica, sono le tre categorie in testa agli smarrimenti provvisori. Tra le cause sospettate di peggiorare la nostra distrazione, alcune effettivamente sono all’opera: stress, stanchezza, deficit di sonno, e soprattutto il dilagante multi-tasking facciamo troppe cose alla volta. Ma la spiegazione di fondo ha a che vedere con il funzionamento “normale” del cervello. La maggior parte degli smarrimenti avvengono quando non attiviamo la memoria per codificare un gesto banale e ripetitivo che stiamo facendo: posare le chiavi sul comodino, sulla consolle vicino alla porta d’ingresso, o chissà dove. Codificare significa «attivare l’ippocampo che compie l’equivalente di un breve scatto fotografico, e poi immagazzina l’immagine in una serie di neuroni, che in una fase successiva possono essere riattivati facilmente». Ecco comunque qualche consiglio non precipitarti a cercare subito, meglio evitare una ricerca ansiogena e aspettare che ti venga un’idea. Cercalo al suo posto, spesso gli oggetti li abbiamo lasciati proprio dove dovevano essere; oppure qualcuno li ha ritrovati per te e li ha messi appunto al posto giusto. Ricostruisci il passato prossimo, le ultime volte che ne hai avuto bisogno e lo hai utilizzato, smaschera l’effetto-nascondiglio, cercando se l’oggetto perduto non sia nascosto da qualcos’altro che lo copre una borsa, un giornale. cerca una volta sola, a colpo sicuro, non vagare guardando dappertutto. concentrati sulla “zona eureka”, cioè nelle vicinanze del posto giusto, perché la maggior parte degli oggetti si smarriscono entro un metro di distanza da dove dovrebbero essere. Ultimo suggerimento, da filosofia zen: mettiti l’animo in pace, le cose sbucano fuori all’improvviso quando le abbiamo date per perse