Mangiare da soli rende infelici

Mangiare da soli, a volte, può essere un’esperienza rilassante: si può masticare a bocca aperta, esagerare con le quantità di cibo o ignorare qualsiasi regola del galateo. Farlo regolarmente, però, può contribuire a renderci tristi e infelici. È quanto ha rilevato un sondaggio condotto dalla Oxford Economics, dal quale è emerso che, le persone che mangiano da sole presentano un punteggio inferiore, in termini di felicità, rispetto alla media nazionale. I ricercatori dell’università di Oxford hanno scoperto che più le persone mangiano con gli altri e più è probabile che si sentano felici e soddisfatti. Mangiare da soli fa male. Principalmente agli uomini, secondo questi ricercatori, gli uomini che mangiano in assenza di compagnia femminile hanno il 45% di rischio in più di diventare obesi. E, di conseguenza, aumenta anche il rischio di pressione alta e di colesterolo fuori dalla norma. Mangiare soli, in realtà, è una condizione normale per chi è single, o almeno non sposato e con famiglia, e di per sé non c’è nulla di male nel pranzare e cenare per conto proprio, nella cultura buddista, per esempio, l’azione del mangiare è collegata a un momento di forte spiritualità Tuttavia, consumare molti pasti in solitudine, magari davanti al computer perché in ufficio c’è troppo lavoro per uscire a pranzo, aumenta il rischio di “mangiare male”. “Le persone che mangiano da sole hanno più probabilità di mangiare nei fast food cibi già preparati. Chi ha voglia di cucinare un pasto intero per una sola persona? Insomma, gli individui che tendono a mangiare spesso in solitudine, prediligono abitudini alimentari poco sane, mangiano troppo in fretta e assumono poche sostanze utili per l’organismo

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Grigliate ottime ma possono far male alla pelle

Con l’arrivo del bel tempo è iniziata ufficialmente la stagione delle grigliate. Rigorosamente alla brace, se vogliamo ottenere quella crosta croccante e il retrogusto aromatico tipici della cottura a carbone. E poco importa se i composti chimici generati dalla combustione possono nuocere alla salute: un bel barbecue è un piacere da gustare con parsimonia, una volta ogni tanto, e senza esagerare con le porzioni. Una nuova ricerca cinese però potrebbe impensierire i fanatici della griglia: i fumi generati dalla carbonella infatti non sono pericolosi solo se ingeriti o respirati, ma rappresentano un rischio anche al semplice contatto con la pelle. È quanto emerge da uno studio Le molecole incriminate sono gli idrocarburi composti contenuti nel carbone e nel fumo generato dalla sua combustione, noti per la capacità di provocare disturbi respiratori e danneggiare il Dna predisponendo allo sviluppo di tumori. I cibi cotti alla griglia, chiaramente, ne sono certamente ricchi. Ma la via alimentare non è l’unica possibilità di contaminazione: studi svolti negli scorsi anni hanno dimostrato che anche l’inalazione dei fumi di legna e carbone introduce quantità importanti di idrocarburi nell’organismo, la via d’ingresso principale degli nel nostro organismo  passa per la pelle. Secondo i ricercatori la causa potrebbe risiedere negli oli che vengono rilasciati durante la cottura, che a contatto con la pelle ne aumenterebbero la capacità di assorbire idrocarburi aromatici, rendendola superiore anche a quella dei polmoni. E infatti persino i vestiti sembrano fare poco per proteggerci da questi insidiosi nemici: dalle ricerche effettuate sembrerebbe che una volta saturatisi di fumo cosa che avviene in breve tempo se ci si trova nei pressi di una griglia che lavora a pieno ritmo gli indumenti si trasformano in spugne che continuano a rilasciare a contatto con la pelle.

Mangiare con attenzione allunga la vita

Ecco una serie di attenzioni che tutelano la nostra salute….Carne rossa non va eliminata del tutto ma mangiata con moderazione: non più di due volte a settimana. Per quanto riguarda le carni bianche meglio preferire i prodotti che vengano da aziende a conduzione familiare. Sembra che chi segue un regime vegetariano abbinato a piccole porzioni di pesce ogni giorno viva di più! Bisogna ricordare però che il pesce può essere esposto a alti livelli di  mercurio.  Prediligere sardine, acciughe e merluzzo. Per la dieta mima-digiuno che allunga la vita di dieci anni: bastano cinque giorni ogni sei mesi.  Legumi. Sono la base della dieta . Contengono in media il 21 % di proteine e il 77% di carboidrati complessi. Sono anche un’ottima fonte di fibre e contengono, per grammo, più nutrienti di ogni altro alimento. Bisognerebbe mangiarne almeno mezza tazza al giorno per fare il pieno di  vitamine e minerali. Pane  Scegliere quello di farina integrale o fatto con la pasta madre. Alimento base, è però del tutto diverso da quello che siamo abituati a mangiare noi, per lo più costituito al 100% di cereali frumento, orzo e segale ricchi di nutrimenti. In altre zone è realizzato con batteri che digeriscono glutine  e amido. Un processo, che si verifica durante la lievitazione, che dà alla pasta madre un sapore aspro, rendendo il pane in grado di abbassare il carico glicemico dei pasti ai quali è abbinato. Zucchero  I “longevi”  consumano un quinto dello zucchero “aggiunto” che consumiamo noi. Per ridurlo preferire il miele ed evitare di dolcificare bevande, e caffè

L’innamoramento provoca inappetenza

Quando ci innamoriamo il nostro cervello aumenta la produzione di dopamina, noradrenalina e feniletilamina neurotrasmettitori che invadono il corpo e scatenano reazione fisiologiche, quali il battito cardiaco accelerato, l’aumento di sudorazione, l’euforia, l’eccitazione, l’insonnia e anche… il minore appetito. È proprio la PEA, sostanza chimica con una struttura simile a quella delle anfetamine, che ci riempie di entusiasmo amoroso ma chiude lo stomaco. Non si sa precisamente come questo neurotrasmettitore agisca sull’inibizione della fame, ma la sua “esplosione” nel nostro organismo durante la nascita dell’amore ci regala moltissima energia ed eccitazione emotiva. Nella fase iniziale della passione, quando si desidera ardentemente l’altra persona, senza però che si sia ancora instaurata una relazione a due, l’organismo è inondato dagli ormoni dello stress. È il classico “sfarfallìo” del cuore, che chiunque ha sperimentato di fronte all’uomo o alla donna per cui ci si è presi una cotta, spesso accompagnato da vampate di calore, viso che arrossisce, mani che sudano. Reazioni improvvise, incontrollabili, spesso persino inaspettate, legate a momenti intensi vissuti insieme alla dolce metà.Se poi Cupido mette bene a segno le sue frecce, i tremiti lasciano il posto all’euforia: l’amore, ricambiato, è travolgente, folle, smodato. Energia allo stato puro che spazza via il sonno, la fatica e, appunto, la fame. Perché, in un certo senso, è come se ci nutrissimo solo d‘amore. E anche Dante, pur non conoscendo la “chimica dell’amore”, è risaputo che soffrì di inappetenza, quando si innamorò di Beatrice.

La dieta dell’orologio biologico

La dieta dell’orologio biologico  “Mangiare in un intervallo di tempo limitato non solo ha agito sulla prevenzione, ma ha anche fatto perdere peso a persone che già avevano qualche chilo di troppo” spiega Satchidananda, uno dei ricercatori che ha curato lo studio. La soluzione è, quindi, consumare i pasti, dalla colazione alla cena, entro un arco temporale che può andare dalle 9 alle 14-15 ore, rispettando il proprio orologio biologico. Sforata la soglia delle 15 ore si rischia di andare incontro all’obesità. Se fate colazione intorno alle 8.00, ad esempio, cercate di cenare entro le 20 ed evitate di concedervi aggiuntivi spuntini dopo la cena o durante la notte. L’orologio scatta di nuovo con la prima tazza di caffè del mattino successivo. Lo studio è stato condotto su cavie di laboratorio che hanno seguito quattro diete diverse a base di grassi, grassi e saccarosio o solo fruttosio,. Ad alcuni è stato permesso di mangiare quando volevano durante le ore di veglia, altri sono stati limitati a periodi di alimentazione di 9, 12 o 15 ore. La quantità di calorie introdotte per tutti è stata la stessa. Risultato? Indipendentemente dal tipo di dieta seguita chi a mangiato in un arco di tempo di 8-12 ore ha sviluppato meno grasso corporeo ed è rimasto agile e sano rispetto ai “colleghi” che hanno avuto libero accesso al cibo a tutte le ore, diventati obesi e malaticci. Quindi domani, dopo la colazione del mattino, iniziate a contare i minuti.

Chi non è alla ricerca della felicità?

Ebbene si , diverse ricerche scientifiche hanno affermato che vivere vicino al mare migliora il benessere e la qualità della vita: insomma, regala felicità. Ora lo conferma un nuovo studio dell’università britannica, secondo il quale abitare in località di mare migliora in modo “lieve ma significativo” la nostra salute fisica e mentale. Su un campione di 48 milioni di persone, i ricercatori hanno infatti rilevato che chi si trova a meno di un chilometro dal mare dichiara più spesso di essere in “buona salute” rispetto a chi vive a distanze maggiori. I motivi sarebbero numerosi: la sola presenza del mare ridurrebbe i livelli di stress e poi l’ambiente costiero renderebbe le persone più inclini a tenersi in esercizio, per esempio con frequenti passeggiate sulla spiaggia oppure praticando sport marini durante tutto l’anno, o quasi.Questo studio, come dicevamo, non è l’unico a celebrare i benefici dell’ambiente marino sulla psiche. Altre ricerche hanno mostrato come basti solamente osservare paesaggi marini o in generale paesaggi naturali, come in campagna per avere ricadute positive sul nostro umore, e perfino migliorare le proprie capacità di concentrazione. I grigi panorami urbani, invece, attivano sensazioni opposte o comunque meno favorevoli: possono cioè facilitare tristezza e depressione.

La spiaggia della Pelosa, con le sue acque tropicali è una delle più belle della Sardegna (foto Alamy/Milestone Media)

Conservare l’aloe vera

L’aloe vera è una pianta le cui proprietà salutari, da poco riscoperte, vanno dalla cura della pelle, dei capelli e delle unghie alla prevenzione e cura di molte malattie comuni. Ogni foglia contiene molto gel, facile da estrarre anche in casa. Per farlo basta tagliare la parte verde della foglia aiutandosi con un coltello molto affilato appoggiarsi sopra una superficie piana e una volta fatto questo il gel può essere estratto anche con un cucchiaio. Ma dopo aver usato quello che vi occorre il restante gel va conservato. Aggiungete per ogni parte di aloe la stessa quantità di miele puro, riponetelo in un vasetto di vetro e conservatelo in frigo. Il miele storicamente è utilizzato come conservante. Utilizzate questo composto per condire le vostre tisane, al posto dello zucchero o semplicemente mangiatene un cucchiaino prima dei pasti e vedrete che i fastidi gastrici, come il reflusso, spariranno nel giro di pochi giorni. Potete anche utilizzarlo per fare delle maschere nutritive per la pelle del viso e del corpo.Se volete lasciarlo al naturale vi basterà distribuirlo in un classico contenitore per il ghiaccio e metterlo in congelatore. L’aloe così sarà già porzionato Per potenziarne gli effetti antiossidanti e rigeneranti di questa speciale pianta potete aggiungerci il succo di mezzo limone che dovrete distribuire equamente in tutti gli spazi e per poi aggiungerci sopra l’aloe. La vitamina C aggiunta all’aloe vera permette di conservarlo in frigo per oltre un mese.

 

Le carote, ortaggi facili che piacciono a tutti

Le carote si coltivano con facilità e danno sempre ottimi risultati. Nel Nord Italia si seminano tra marzo e giugno mentre al Centro e al Sud si possono anticipare le operazioni a febbraio per terminarle a maggio. Lavorate il suolo vangandolo fino a 25 cm di profondità e asportando tutto quello che può essere di ostacolo allo sviluppo delle radici sassi, residui di altre piante,…; si tratta della più importante attenzione che dovrete riservare a questo tipo di pianta facile. Le carote sono da sempre considerate un ortaggio sano e amico del benessere principalmente grazie al beta carotene, che combatte la formazione dei radicali liberi, ma la carota è un vero e proprio toccasana per diverse ragioni E’ un alimento utile alla vista, alla pelle, al cuore e ai denti.

 

Le alghe in cucina

Minerali, vitamine e tanto benessere: le alghe sono insaporitori dalle infinite proprietà̀. Facile farle entrare nella nostra dieta: dalle zuppe ai piatti freddi, alle verdure. Con quel tocco esotico in più. Le più comuni in occidente sono le alghe nori e wakame, ma ce ne sono molte di più da scoprire e portare in tavola.Eccone alcune .Aramen È spesso usata come integratore nelle diete ipocaloriche perché il suo contenuto di iodio e selenio è una sferzata al metabolismo. La sua combinazione di minerali la rende utile nel controllare i valori della pressione alta. Come gustarla? Con il riso, il seitan e altri vegetali, per creare gustose e fresche insalate. Oppure saltata in padella con le verdure di stagione, con un filo d’olio extravergine e un pizzico di sale o qualche goccia di salsa di soia. HIJIKI È considerata dagli orientali l’alga della longevità per il contenuto di ferro, calcio, fibre e iodio. Da notare il suo apporto di pro-vitamina A, essenziale per proteggere la vista dall’attacco dei radicali liberi, soprattutto quelli indotti dai raggi ultravioletti. Come gustarla?Dopo averla ammollata in acqua tiepida, mescolarla con porri rosolati e carote julienne. Sfumare con aceto o aceto di prugne e un bicchiere di succo d’arancia. Lasciar stufare e alla fine grattugiarvi una buccia di un’arancia, servendo con il cereale lessato preferito. Palmaria palmata La più nota delle alghe rosse,è protagonista della cucina orientale grazie al sapore leggermente piccante. Si usa sia in modo topico sia orale per attenuare i sintomi di psoriasi ed eczema perché regolarizza il ciclo vitale delle cellule della pelle. Come gustarla? Negli spaghetti di soja con twist italiano, saltati in soffritto di aglio, peperoncino e alghe.

La margarina

La margarina contiene oli vegetali, ha meno colesterolo e contiene meno grassi saturi rispetto al burro. Per queste ragioni per molto tempo è stata considerata un alimento più sano. Ma ora gli esperti e tra questi Nneka Leib  vice direttore della ricerca presso Environmental Workin Group hanno fatto chiarezza: un certo tipo di colesterolo alimentare non è dannoso. La margarina, in cui non è presente questo colesterolo come nel burro, ha però un alto contenuto di sale e di grassi che ostruiscono le arterie. Insomma, non è così sana come si pensava inizialmente.La Dottoressa, spiega che I grassi saturi aumentano i livelli di colesterolo quello cattivo nel sangue e il rischio di malattie cardiovascolari. Decisamente meglio ma senza esagerare sostituirla con: l’olio di oliva, oppure con il burro.