Profumi e intimità

Più del profumo che indossiamo, quello per la casa racconta la nostra intimità. Va scelto con la stessa cura con cui si acquisterebbe un complemento d’arredo. In tempi di reclusione forzata poi, causa l’emergenza sanitaria, tra le mura domestiche le fragranze aiutano a evocare pensieri positivi, rilassano e rendono più piacevole i giorni, meglio le settimane, di clausura. Unico dubbio: abbinare un aroma diverso ad ogni ambiente dell’appartamento, oppure optare per un unica profumazione da vaporizzare nelle diverse stanze. La decisione è personalissima. Tra le pareti l’armonia olfattiva al pari di quella cromatica funziona da stimolo sensoriale. Così, nella zona notte verranno privilegiate fragranze dalle proprietà rasserenanti mentre in cucina, dove gli odori la fanno da padroni, si spargeranno note agrumate e speziate come, ad esempio le fragranze dolci e  aromatiche allo stesso tempo. Promossi pure gli ingredienti freschi e puliti, dalle note olfattive non invadenti: basilico, timo, pepe, menta. Le essenze floreali, orientali o speziate sono le più adatte per personalizzare il soggiorno o la zona living: l’ambiente più conviviale della casa richiede aromi avvincenti capaci di ricreare  anche solo davanti alla tv  la giusta atmosfera. Meglio ancora se in sintonia con le stagioni. All’autunno-inverno si addicono note intense come il patchouli, sandalo, spezie o ambra, mentre nella primavera-estate la scelta cade su fiori esotici, come ylang-ylang e gelsomino per dare un tocco di freschezza ed eleganza. Il bagno, invece, è il regno di note marine, quelle che ti trasportando immediatamente tra le onde, o di aromi erbacei, il giusto equilibrio tra energia e relax. In alternativa si possono scegliere fragranze «pulite» come talco, muschio e fiori bianchi. Nelle calde notti d’estate le essenze anti zanzare allontanano i fastidiosi insetti lasciandovi nel soffice abbraccio dei lenzuoli. Questo cocktail ad effetto calmante pare favorisca il riposo.

 

Cosa accade al nostro corpo se smettiamo di consumare il caffè?

Molti di noi sono sicuramente abituali bevitori di caffè, ma cosa accade al nostro corpo dopo alcuni giorni senza caffeina? La risposta è davvero incredibile. Questa gustosa bevanda è sicuramente quella più consumata in Italia, ma non solo, e molti di noi cominciano la giornata con una tazza di caffè fumante e spesso la consumano anche dopo pranzo e i più temerari anche dopo cena. Questa bevanda viene consumata per diversi anni, tutti noi sappiamo che non è proprio indicata tra le bevande più salutare e magari pensiamo di doverla evitare o addirittura eliminare dalla nostra alimentazione quotidiana. Ma quale sarà la reazione del nostro organismo all’assenza di caffeina? Tutti noi sappiamo che eliminare un qualsiasi alimento dalla nostra dieta, soprattutto se assunto con regolarità, può avere alcuni effetti, ma quali sono?Ecco cosa succede al nostro organismo se eliminiamo il caffè Il caffè è sicuramente una delle nostre bevande più amate, ma cosa succede se smettiamo di consumarlo? Se all’improvviso, magari dalla sera alla mattina, decidiamo di non assumere più questa bevanda potremmo avere alcuni effetti collaterali tra cui mal di testa, stanchezza fisica e difficoltà di concentrazione. Inoltre, anche se non capita sempre, potremmo avere più fame ed essere più irascibili. Se, però, siamo convinti e il nostro obiettivo è quello di una vita salutare dobbiamo resistere almeno una settimana e in seguito gli effetti collaterali appena descritti si smorzeranno per poi sparire del tutto. Nei giorni successivi alla prima settimana il nostro corpo comincerà a sentire i benefici della nostra estrema scelta, infatti, ci sentiremo meno stanchi e il nostro umore sarà ottimo. Possiamo anche pensare di sostituire questa bevanda con una più salutare e adatta alla bella stagione come acqua e limone oppure succhi di frutta fatti in casa. Un’altra alternativa davvero ottima è una bevanda con menta e zenzero.

Cucinare in estate con il top della fantasia

Con il caldo mettersi ai fornelli è un’impresa epica. A casa o in vacanza, in città o al mare, gli alimenti freschi sono l’ideale per un pranzo leggero e anti-afa. Ma per un’idea diversa dal solito e incredibilmente sana, al posto dei classici pomodori e mozzarella perché non provare un gustoso carpaccio di frutta? Un piatto unico per un pranzo leggero, oppure una merenda gustosa o, perché no, un aperitivo a basso contenuto calorico. Si può realizzare sia in versione dolce che salata, perché moltissimi frutti si prestano ad essere conditi con un emulsione: provare per credere. Carpaccio di frutta dolce Se preferite una versione ‘classica’, ovvero dolce, potete procedere in questo modo. Preparate un condimento, uno sciroppo che renderà la frutta più gustosa. Basterà frullare dello zucchero di canna con abbondanti foglie di menta fino ad ottenere una sorta di granella profumata. Spremete quindi un limone grande, filtratelo, mescolateci la granella di zucchero. Lavate e tagliate a fettine sottili, molto sottili, un mix di frutta di stagione. Pesche, melone, anguria, prugne, albicocche. Aggiungete anche un tocco tropicale, magari con ananas, mango, kiwi, banane. Distribuite la frutta su un piatto come preferite e irroratela con lo sciroppo di menta e limone. Se volete dare un tocco ‘esotico’ unite una grattugiata di zenzero e qualche granello di pepe rosa pestato. Per una versione salata potete utilizzare frutti che ben si abbinano all’aceto balsamico. Parliamo per esempio di fragole, mele, pere, avocado, pesche, melone. Unite al piatto misto anche qualche foglia di lattuga e qualche ‘sfoglia’ di carota tagliata con il pelapatate. Insaporite la frutta con una vinaigrette, che otterrete mescolando bene in una ciotola: olio extravergine di oliva, sale, pepe, aceto balsamico. Versate il condimento sul carpaccio di frutta e lasciate insaporire per una mezz’oretta prima di mangiare.

Meno acqua per essere più in forma

L’estate è finalmente arrivata ora sole mare e spiagge ci aspettano Per ritrovare la forma perfetta, ecco i cibi che aiutano a smaltire i liquidi in eccesso con effetto benefico per la salute .Quello che rovina la linea non sempre è grasso da eliminare con una dieta ipocalorica, ma un accumulo di liquidi che richiede un approccio diverso.La tendenza alla ritenzione idrica è molto frequente e per contrastarla è necessario scegliere cibi che mantengano i reni in buona salute e facilitino l’azione drenante.Alleati preziosi sono frutta e verdura che, ricche di potassio, svolgono un’azione antagonista nei confronti del sodio.Il tarassaco, l’asparago, i cipollotti e l’ananas sono potenti diuretici; il limone, l’arancia e le fragole, grazie al loro buon apporto di vitamina C, sostengono la circolazione aiutando i reni nel lavoro di drenaggio. Ecco la ricetta di una crema di riso con  frullato di frutta Cuocete il riso con 180 g di acqua, facendolo sobbollire finché non avrà assorbito tutta l’acqua. Aggiungete quindi 60 gr di latte, un pezzetto di vaniglia, una scorza di limone e cuocete finché non diventa una crema, infine frullate tutto con 3 cucchiaini di stevia e 150 g di acqua. Fate raffreddare. Frullate le fragole, lasciandone 2 a parte con altri 3 cucchiaini di stevia e un cucchiaio di succo di limone; frullate anche le albicocche. Tagliate a dadini la mela con la buccia e a spicchietti le fragole tenute da parte.Mettete sul fondo dei bicchieri metà dei dadini di mela e qualche spicchio di fragola, poi versate la crema di riso e i frullati di albicocca e fragola; completate con la frutta rimasta e ciuffetti di menta.

Il rito del tè

Il rituale del pomeridiano è una delle immagini più rappresentative della tradizione inglese: si tratta di un momento irrinunciabile che deve le proprie origini alla duchessa Anna di Bedford. Agli inizi del 1800 gli inglesi erano solito consumare soltanto due pasti al giorno: la prima colazione e la cena. Sembrerebbe che la duchessa, per placare la sensazione di fame e di spossatezza che la coglievano nel pomeriggio, decise di incaricare la servitù di apparecchiare nel suo salotto caldo e qualche dolcetto intorno alle cinque del pomeriggio. La novità fu accolta così bene dagli amici più stretti della duchessa che a poco a poco l’idea si diffuse e prese piede prima nelle classi più ricche, per poi essere seguita da tutti. L’appuntamento delle ore 17.00 è evoluto e nel tempo è diventato sempre più strutturato, arricchendo il buffet con dolci, pasticcini, torte e stuzzichini salati. Nel 1900 è diventato una vera e propria occasione mondana, irrinunciabile per le classi dell’alta società e della borghesia che utilizzavano questo piacevole momento della giornata per organizzare incontri sociali, di affari e di beneficienza. Da quel momento nacquero numerose le sale da e i negozi dedicati a questa piacevole bevanda. Gli hotel più importanti di Londra cominciarono a servire il ai loro clienti: oltre agli eventi più classici si diffuse la moda del danzante. Sempre nei primi del Novecento, nelle nuove sale da vi era possibile approfittare della presenza abituale di un cartomante o chiromante che offriva i suoi servizi divinatori ai clienti. Ancora oggi è per gli inglesi un piacere irrinunciabile che neppure la frenesia del lavoro d’ufficio nella cosmopolita Londra ha potuto soppiantare.

Sorbetti golosi

I sorbetti sono dessert al cucchiaio freschi e leggeri, che di norma andrebbero serviti tra una portata e l’altra ma molto spesso vengono offerti come fine pasto. Si preparano con tanta frutta fresca o erbe aromatiche, come la menta e uno sciroppo di zucchero. Si passano nella gelatiera, o, se non l’avete, in una ciotola che terrete in freezer, ricordandovi di rompere il composto con i rebbi di una forchetta sino a che non otterrete la giusta consistenza del vostro sorbetto. Un idea sfiziosa potrebbe essere quella di  preparare un sorbetto alla birra e menta. Iniziate a lavare bene le foglie di menta  e asciugatele con un panno, ora preparate lo sciroppo di zucchero: mettete l’acqua in un tegame, aggiungete lo zucchero, lasciate sciogliere bene e portate a ebollizione. Unite allo sciroppo le foglie di menta e lasciate bollire per altri 5 minuti. Spegnete il fuoco, lasciate raffreddare l’infuso di menta a temperatura ambiente e rimettetelo in frigorifero a macerare per almeno 4-6 ore. Una volta passato questo tempo filtrate l’infuso con l’aiuto di un colino. Otterrete un liquido di colore giallo a cui dovrete unire la birra  ben fredda e il succo di limone. Montate a neve ben ferma i due albumi in una planetaria o con le fruste di uno sbattitore e incorporateli dolcemente al liquido di menta e birra,mescolando con l’aiuto di una frusta. Versate il composto ben freddo nella gelatiera e lasciate mantecare per almeno 30 minuti  fino ad ottenere un sorbetto cremoso. Servite all’istante guarnendo la coppa da sorbetto con delle foglie di menta fresca!

Antibes

C’erano una volta Francis Scott Fitzgerald, la moglie Zelda, Hemingway, Picasso. C’era una volta Antibes, una pittoresca cittadina medievale a metà tra Cannes e Nizza, cuore della Costa Azzurra. E infine c’erano Gerald e Sarah Murphy, i proprietari di Villa America, che regolarmente ospitavano il gruppo di intellettuali in vacanza. A Villa America si dibatteva di letteratura, di amore, di pittura, mentre ci si godeva una cena all’aperto condita dal sapore di salsedine. Certo, tutto questo non prima che il padrone di casa avesse offerto agli ospiti un drink che puntualmente era frutto della sua creatività. E se a Villa America sono state partorite le idee per capolavori che sono passati alla storia Tenera è la notte e Fiesta per citarne alcuni il cocktail firmato Murphy non è da meno. Bailey Cocktail si realizza con :45 ml gin Mare 15 ml succo d’uva 15 ml succo di lime 1 cucchiaino di sciroppo 2 rametti di menta, uno per guarnire Pestare il primo rametto di foglie di menta sul fondo di un bicchiere, aggiungere il gin e lasciare riposare per un minuto o due. Aggiungere i succhi d’uva e lime ed casomai lo sciroppo semplice. Riempire il bicchiere con il ghiaccio fino all’altezza dei liquidi e mescolare vigorosamente. Versare in un bicchiere da cocktail e guarnire con il secondo rametto di menta

Zanzare perchè mordono di più i piedi

L’estate è entrata nel vivo e i vacanzieri di tutta Italia preparano tutto il necessario per trascorrere quella settimana o due, per i pochi fortunati addirittura un mese, in completo relax e in pace con il mondo intero, al mare o in montagna. Ma, proprio nel momento cruciale, quando i vacanzieri spengono le luci e rilassano i muscoli su fresche coperte che alleviano scottature e pensieri, entra in scena il fastidioso ronzio delle zanzare! Oltre a rendere la fase del dormiveglia un vero inferno, le zanzare più dinamiche riescono a lasciarci almeno una decina di morsi in una sola notte che ci causeranno un fastidiosissimo prurito il giorno dopo I ricercatori dell’Università di California-Riverside hanno finalmente dato una risposta alla madre di tutte le domande: perché alcuni vengono punti dalle zanzare e altri no? E perché questi insetti riservano le loro fastidiosissime attenzioni principalmente a piedi e caviglie? È il Daily Mail a sintetizzare i risultati della ricerca californiana che rivela come gli scienziati sarebbero riusciti a identificare alcuni speciali «sensori» di cui sarebbero dotate le zanzare femmina per identificare la propria «vittima». Questi sensori permetterebbero agli insetti in questione di avvertire le esalazioni di anidride carbonica da un corpo umano o animale, ma anche di identificare gli odori più «invitanti»I recettori olfattivi delle zanzare agiscono un po’ come le nostre papille gustative: questi insetti non solo scoprono le proprie prede sulla base delle inevitabili esalazioni di anidride carbonica, ma scelgono la «vittima» migliore anche a causa degli odori che emanano. E il tipico odore dei piedi, specie nelle calde giornate estive, è forse il preferito delle zanzare. Per arrivare a questa conclusione gli scienziati hanno chiesto a un gruppo di volontari di strofinare le proprie estremità su alcune biglie di vetro, che sono poi state messe in una stanza piena di zanzare, che hanno subito localizzato le odoranti palline di vetro. Ma quando hanno provato a diffondere nell’ambiente una dose di acido butirrico presente in alcuni alimenti come, ad esempio, i formaggi stagionati, le zanzare hanno perso interesse per l’odore di piedi. A seconda di quello che si mangia, quindi, si possono respingere o attrarre le zanzare: la menta è un odore decisamente attraente, mentre la frutta verde riesce a coprire l’odore dell’umano per qualche minuto

Shish Kebab lo conosci?

Il shish kebab è una preparazione propria araba in cui la carne esclusa quella di maiale viene insaporita con spezie e poi cotta sullo spiedo o sulla brace. Il nome del piatto può essere tradotto come cubetti di carne su spiedo cotti alla griglia. Non meraviglia che per la preparazione sia indispensabile lo spiedo: la parola “shish” indica infatti il particolare metodo di cottura, mentre “kebab” si traduce solitamente come “carne cotta o fritta”.Sembrerebbe che già nel IV secolo a.C., i cavalieri persiani adoperassero le loro spade per arrostire la carne. Il kebab è sostanzialmente di origine persiana: la tradizione araba vuole che il piatto sia stato inventato proprio dai soldati in guerra. In India il kebab veniva servito nei palazzi reali durante il Sultanato di Delhi, ma il popolo lo consumava per colazione accompagnato dal pane naan. In Libano, Siria e Turchia, è diffuso lo “Shish taouk” o spiedino di pollo. La carne viene marinata con yogurt o succo di pomodoro, infilzata negli spiedi e poi grigliata sui carboni ardenti. Lo shish kebab è spesso servito anche dai esercenti ambulanti con la carne tagliata a cubetti o macinata e impastata e poi infilzata nello spiedino. Piatto storico e cibo da strada, viene abitualmente cotto all’interno di particolari griglie in cui gli spiedini sono posti orizzontalmente. Solitamente si aggiungono le salse, ma non è raro trovare anche aggiunte di verdure e insalate come il fattouche. Come intingolo è possibile utilizzare il labneh libanese, una salsa a metà strada tra lo yogurt e il formaggio arricchita da olio, timo e menta

La tisana dei monaci buddisti

Avrete sentito parlare della tisana dei monaci buddisti, acquistabile nei negozi bio o in erboristeria ad un costo elevato. Sembrerebbe trattarsi di una bevanda miracolosa. I primi accenni ad essa compaiono su scritti del XI secolo, dove viene citata come “preziosa bevanda”, nonostante sia certo che, sin da tempi più antichi, se ne conoscesse l’uso. La sua divulgazione, invece, è recente, circoscritta all’Asia Centro-Meridionale. Ciò è dovuto alla vita reclusa condotta dai monaci buddisti fino a tempi molto recenti e che, in maniera minore, proseguono ancora oggi a svolgere. I monaci buddisti apprendevano la preparazione di questa tisana durante il periodo di insegnamento nei monasteri, situati lontano dai centri abitati, restando gelosi dei loro segreti, senza divulgare le loro conoscenze. Per prepararla in casa: 1 cucchiaio di miscela di verde, un cucchiao di miscela per tisana a base di tulsi; 10 foglie di menta tritate finissime, 1 cucchiaino di aghi di rosmarino sminuzzati finissimi, 1 cucchiaino di fiordaliso secco. Mescolate questi ingredienti secchi, prelevandone un cucchiaio da minestra, da mettere in infusione in una teiera con acqua bollente, insieme a 1 cucchiaino di succo d’aloe vera e 2 gocce di citronella Trascorsi 10 minuti di infusione, filtrate e bevetene una tazza dopo aver dolcificato Tante le sue proprietà: è depurativa, rilassante, migliora la digestione, rimuove le tossine, combatte ansia, stress e agitazione; è antiossidante, contrasta l’invecchiamento cellulare, stimola il metabolismo, è un ottimo rimedio contro la cellulite, oltre a facilitare la perdita di peso. La dose consigliata è di 2-3 tazze al giorno, lontano dai pasti e non va usata in gravidanza e in allattamento. Prima di consumarla, però, è preferibile consultare il medico di fiducia in quanto alcuni ingredienti possono avere effetti indesiderati se si soffre di patologie specifiche o si assumono particolari farmaci.