Quelli che nella terminologia popolare sono chiamati zuccheri fanno parte della categoria dei carboidrati o glucidi che forniscono al nostro organismo energia immediata, pare che oggi lo zucchero stia diventato uno dei nostri peggiori nemici. È troppo presente nella nostra dieta sotto la forma di un eccesso di carboidrati,. Tanto presente da essere diventato un pericolo per la nostra salute. La nostra salute è molto taoista. Si basa infatti sulla via di mezzo, non ama gli eccessi Protagonista assoluto delle nostre tavole, finisce spesso sul banco d’accusa come causa principale di diabete, carie, obesità, carburante principale dell’organismo, alimento dalla storia complessa e curiosa, tra i pilastri dell’economia mondiale, e arma a doppio taglio per la nostra salute. Se ne trova in abbondanza nel pancarré, nel ketchup e nelle salse in generale, nei sughi pronti e in tutti i prodotti da colazione (yogurt, succhi di frutta, cereali), che somigliano sempre di più a dessert veri e propri. Negli Stati Uniti, tre quarti di cibi e bevande confezionate contengono zuccheri o dolcificanti, che aggiungono sapore a prodotti poveri di grassi, ne modificano la consistenza e migliorano la conservazione.Ci sono almeno due modi per tagliare senza troppa fatica le dosi giornaliere di zucchero assunto: il primo è smettere di zuccherare tè e caffè e di consumare bevande dolcificate. Il secondo, è fare in modo che la propria colazione non sia a base di dessert: scegliere cereali e succhi di frutta non zuccherati, evitare di acquistare yogurt più simili a creme, consumare torte, biscotti e brioches con moderazione
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Inizia bene la giornata
Per la maggior parte delle persone, la prima colazione rappresenta il pasto più sacrificato della giornata. Capita molto spesso di saltarla completamente o di consumarla in modo rapido e frugale, non riuscendo a dedicare ad essa più di cinque o dieci minuti. Caratteristica comune è quella di aggirare il problema recandosi al bar. Il caffè e il cornetto sembrano essere diventati un “must” irrinunciabile, un tipo di colazione, purtroppo, tipico di una cattiva tradizione italiana. Nelle colazioni proposte anche a chi segue una dieta c’è anche quella salata, la quale nel resto d’Europa è una prassi comune ma nel nostro Paese viene ancora molto sottovalutata da tutti gli irrinunciabili del caffè o del latte caldo la mattina. Una colazione ricca e completa è quella che ci consentirà di gestire in modo opportuno le nostre energie e ci permetterà di stimolare nel giusto modo il metabolismo, garantendoci risultati ottimali in termini di efficienza e di resistenza.
Un pecorino che fa parte della storia
Che le crete Senesi e, più in generale, tutta la zona del sud della provincia di Siena che tra colline file di cipressi e tornanti di strade bianche si snoda fino alla Valdorcia , sia una delle patrie del formaggio Italiano non è certo storia nuova. Il pecorino delle Crete Senesi risalirebbe al periodo Neolitico come sembrano dimostrare dei recipienti per la lavorazione del latte rinvenuti in un villaggio nei pressi di Pienza. Il formaggio delle Crete Senesi viene citato anche in molti documenti del Seicento, ed è facile trovare ancor oggi fattorie che si tramandano l’arte della caseificazione di padre in figlio, dove il latte proviene da allevamenti selezionati, e gli animali sono alimentati al pascolo su prati e erbai, ricorrendo all’integrazione con fieni e mangimi prodotti in azienda, e da qui escono deliziosi formaggi freschissimi, oltre chiaramente a formaggi stagionati e semi stagionati aromatizzati e affinati, tutti accuratamente prodotti secondo la regola artigianale per portare a tavola o seduti in un verde prato a fare un pic-nic un lieve sensore di storia
L’Italia il paese più in salute
La nostra penisola si è aggiudicata il primo posto del Bloomberg Global Health Index come Paese più sano del mondo. Primi sulle popolazioni di 163 nazioni, con un punteggio di 93 su 100, gli italiani sarebbero, quindi, il popolo più in salute a livello mondiale, nonostante la situazione economica in crisi. L’indice si è basato su diverse variabili: aspettativa di vita, cause di mortalità, rischi per la salute come consumo di tabacco, disponibilità di acqua potabile, denutrizione e pressione alta. Sul podio salgono anche Islanda e Svizzera, seguite da Singapore e Australia, mentre gli Usa si classificano soltanto al 34 esimo posto a causa di una popolazione sempre più in sovrappeso e obesa. Secondo i dati della ricerca, infatti, un bimbo nato nel nostro Paese ha un’aspettativa di vita di almeno 80 anni, contro i 52 della Sierra Leone, che è occupa l’ultimo posto della classifica. Il merito? La nostra dieta mediterranea, ricca di verdura e frutta di stagione, olio extravergine di oliva, carni magre, pesce e un gran numero di medici. “L’Italia ha un eccesso di medici”, spiega Kenyon,. “Non a caso, una delle serie televisive più durature e seguite è Un medico in famiglia”.
Qual è il tuo comfort food preferito?
Cibo per l’anima, ovvero i piatti che desideriamo quando siamo giù di morale e che ci soddisfanno con il loro gusto dolce e salato. Con il termine “Comfort food”, sempre più in voga anche in Italia, si individuano gli alimenti o i piatti che invadono di un senso di piacere chi li consuma, che soddisfano un bisogno emotivo e sono noti per la sensazione di benessere che regalano al corpo. Per gli italiani il comfort food è quel boccone carico di ricordi, quell’emozione che ricompare più viva che mai non appena si gusta il piatto del cuore; è un alimento o una bevanda che desta un sentimento di nostalgia e di rassicurazione. In genere è il cibo dell’infanzia o legato a una persona, a un posto o a un tempo felice. La torta della nonna, ad esempio, ma anche le tagliatelle della mamma, il polpettone della zia o lo sformato di zucchine. Vi sono alimenti che per natura favoriscono il rilascio di endorfine, come le noci e il cioccolato fondente, che contribuiscono in a ridurre lo stress e migliorare l’umore; ma nel caso del comfort food, alla capacità di influire sull’umore si aggiunge il valore emotivo del piatto, legato a esperienze significative di un periodo della propria vita o di un evento in particolare, pertanto tutto può essere …… comfort food.
Pizze pazze!!
La pizza è uno dei cibi più semplici ed economici da gustare in compagnia in un ostello o da mangiare mentre si è in giro tra le vie della città. La fantasia dei produttori (stranieri) di pizza si sbizzarrisce in una miriade di ricette curiose o assurde. Prendi per esempio la pizza Happy Meal di McDonald: è fatta con snack di pollo, patatine, hamburger e, naturalmente, formaggio. In Italia però non si trova (per fortuna).Ed anche in Islanda sicuramente famosa per geyser, vulcani e ghiacciai, scatena sul web una polemica alimentare che sembrerebbe più adatta ad altre latitudini: come l’Italia, o forse le Hawaii. Visitando una scuola il presidente Gudni Johannesson chiede agli alunni quale sia il loro cibo prediletto, e quando gli rispondono “pizza all’ananas” il capo dello Stato esplode, proclamando che, fosse per lui, la vieterebbe. Naturalmente la legge islandese non glielo consente; e si tratta soltanto di una battuta. Ma è presto rimbalzata su Twitter e di lì è dilagata sul web, raggiungendo la Bbc a Londra e facendo il giro del mondo. «L’ananas sulla pizza ci sta benissimo», replicano in tanti. «Sulla pizza ci si mette quel che si vuole», commenta qualcuno. Dunque anche la pizza “hawaiana”, come viene chiamata sui menù delle non poche pizzerie che la servono appunto con l’ananas.La polemica non è nuova. A ogni nuovo ingrediente aggiunto a mozzarella, pomodoro e basilico, saltano fuori puristi che lo contestano e innovatori che lo difendono come un segno di inevitabile progresso. In realtà la notizia, in questo caso, è “dentro” la notizia: consiste nella scoperta che la pizza, con ananas o meno poco importa, è il piatto preferito anche per gli scolari di un’isola ai confini d’Europa, anticamente colonizzata dai vichinghi Dimostrazione di più, se era necessario, che il piatto inventato (o reinventato) a Napoli ha ormai assunto una dimensione universale
Paese che vai… carnevale che trovi….
Paese che vai, carnevale che trovi: se la caratteristica principale di questa festa è divertirsi e travestirsi, è pur vero che ogni paese festeggia secondo usi e costumi del tutto propri. Carnevale, infatti, è collegato direttamente alla Pasqua, che cade sempre, ogni anno, la domenica dopo la prima luna piena di primavera. Prima di Pasqua vi è per cinque settimane la Quaresima, e prima di questa la settimana di Carnevale! Il termine “carnevale” è legato alla Quaresima , infatti, durante questo periodo vi è il divieto di mangiare carne e ” carnevale ” deriva proprio dal latino ” carnem levare ” ovvero “togliere la carne” dalla dieta! Uno dei Carnevali più famosi insieme a Venezia, in Italia è sicuramente il Carnevale di Viareggio, tanto famoso che ogni anno il giorno di Martedì Grasso torna in diretta televisiva nazionale sui canali Rai, per irrompere nei teleschermi di tutta Italia con la spettacolare allegria dei suoi carri allegorici. Ogni anno, una parata di ospiti illustri, di politici, di personaggi dello sport e dello spettacolo, si reca a Viareggio per ammirare la propria effige in cartapesta, così come ad ogni Corso Mascherato di ogni edizione del Carnevale, centinaia di migliaia di persone hanno decretato e decretano il successo della manifestazione. Il Carnevale di Viareggio riempie un mese intero di feste diurne e notturne, con sfilate di carri mastodontici, feste rionali, veglioni in maschera e rassegne di ogni genere.
Dolce Carnevale…
Carnevale è la festa più allegra dell’anno, che viene celebrata con travestimenti, scherzi e cibi gustosi. Sapete perché si festeggia in questo modo? Nonostante sia una ricorrenza cristiana, continuano a sopravvivere alcune tradizioni pagane..Il termine Carnevale deriva dal latino carnem levare, cioè togliere la carne, e sta ad indicare il banchetto che si teneva il martedì grasso. L’ultimo giorno di carnevale precede l’inizio del periodo di Quaresima, cioè i 40 giorni che anticipano Pasqua, che si cominciano a contare a partire dal mercoledì delle Ceneri.Proprio perché il Carnevale precede il periodo di astinenza e digiuno della Quaresima, il martedì grasso si festeggia banchettando con lasagne, dolci ed altri piatti abbondanti. In Italia, ogni regione vanta le sue ricette gastronomiche tipiche, ma sarà con i dolci in particolare che verranno celebrati questi giorni di festa. Ogni città ha le sue tradizioni, l’importante sarà che ogni “gustosità” sia fritta e preparata in casa. Il dolce simbolo del Carnevale e diffuso in tutta Italia è la pasta tagliata a nastri e fritta. La ricetta rimane invariata in tutte le regioni ed è solo il nome che cambia: in Sicilia, Piemonte, Lombardia e Campania vengono chiamate “chiacchiere”; in Liguria sono le “bugie”; “cenci” in Toscana; “fiocchetti” in Romagna e “frappe” nel Lazio. A seconda del luogo di produzione verranno aromatizzate con Marsala, acquavite, acqua di fiori d’arancio e ricoperte di zucchero a velo o di miele, cioccolato e mascarpone zuccherato, una dolce ….delizia
L’ Italia da scoprire
Il cibo è sicuramente cultura, basti pensare a quanti hanno scritto e scrivono sul cibo. Herny Fielding, Honoré del Balzac, Georges Simenon, e in Italia Paolo Monelli, Mario Soldati, per dirne solo alcuni, ne hanno parlato in romanzi e in saggi.Il Francese Roland Barthes asseriva addirittura che il cibo è “Un sistema di comunicazione, un corpo di immagini, un protocollo di usi, di situazioni e di comportamenti”. Il cibo è l’espressione di un luogo, della sua storia, dei suoi simboli: ciò che si mangia non è estraneo a ciò che si crea o dipinge. Nella pittura del Rinascimento, le magnifiche ceste di frutta e verdure con le quali Mantegna adorna certe sue Madonne, ai banconi lussureggianti di Vincenzo Campi, alle infinite nature morte. Insomma “andar per cibo”, viaggiare per assaggiare un piatto o un vino significa vivere un’esperienza molto più ampia di quella gustativa, vuol dire fare la conoscenza degli uomini e delle loro storie. Ottima idea invece di stare a poltrire nel divano di casa nel week end sarebbe inventarsi un Gran Tour del Gusto in Italia. Le Langhe, la Franciacorta, il Chianti, le Marche, i dintorni di Roma, il Cilento, il Salento, la Sicilia e tanto altro: condursi nelle regioni d’Italia a scoprire sapori e profumi straordinari che si trovano solo lì e solo lì offrono il loro meglio, e poi ricette altrettanto eccezionali, luoghi di charme dove soggiornare, ristoranti e osterie, dove artigiani del gusto propongono irresistibili specialità, vignaioli custodi di tradizioni e territori, pronti a farvi conoscere le loro specialità
Bambini….si o no….
Sedie a sdraio, sabbia bianca, ombrelloni ed una bellissima vista sul Reno: il Sonnendeck Dusseldorf potrebbe essere un eccezionale giardino della birra, per famiglie se solo il suo gestore, Patrick Weiss, non avesse pensato e deciso di vietarlo ai bambini oltre che ai cani. “Non è che non mi piacciano i piccoli e gli animali. Io stesso ho tre figli e due cani, ma il vero problema sono i genitori e i padroni: non si prendono cura di loro, non li controllano come dovrebbero. E così ecco bambini che mettono le dita in mezzo alle sedie, si tagliano su pezzi di vetri di bottiglie appena rotte si o, se ancora bebè, fanno la cacca accanto al pasto di un altro ospite come ci è successo qualche giorno fa”. Come riporta il Tagesspiegel in realtà non tutto il giardino della birra è zona vietata ai bambini. Un’area per loro c’è, solo che è staccata da tutto il resto e si raccomanda la supervisione dei genitori. Le reazioni, sia su twitter con l’ hashtag # sonnendeckche sulla pagina facebook del biergarten, non si sono fatte attendere. “Ho ricevuto sia offesegratis che commenti incoraggianti anche da genitori che condividono appieno il mio punto di vista”.Quanto fatto da Weiss non è una novità per la Germania, Nel 2010 il caffè Nilsen di Prenzlauer Berg, zona nord est di Berlino (leggenda vuole che sia uno dei quartieri cittadini in cui nascono più bambini in tutta Europa) vietò l’ingresso a neonati e ragazzini. Per una delle nazioni con il più basso tasso di natalità al mondo non è certo un buon bigliettino da visita, ma nessuno tocchi il giardino della birra ai tedeschi.
