Chi attira di più le zanzare

Quante volte sentiamo dire “A me le zanzare non pungono mai”, “A me pungono spesso perchè ho il sangue buono” e altre frasi del genere? Può capitare, infatti, che in uno stesso ambiente le punture di zanzare non centrino allo stesso modo tutte le persone presenti. La diceria popolare secondo la quale alcune persone siano più predisposte di altre sembra ora confermata anche dalla scienza: di fronte alle zanzare, non siamo tutti uguali. Ci sono “vittime” più appetitose di altre. Se le zanzare maschio si alimentano di nettare, le femmine preferiscono invece il sangue, dal quale possono ricavare il ferro e le proteine necessari per far maturare le uova in modo giusto. Alcune teorie sostengono che le zanzare femmina siano in grado di stabilire la temperatura corporea e la respirazione dell’uomo. Questa sostanza, prodotta dal corpo umano durante la traspirazione e la respirazione, può essere percepita fino a 50 kilometri di distanza. Secondo una ricerca effettuata in Giappone, le zanzare sembrano manifestare una preferenza per le persone di gruppo sanguigno 0, seguite da quelle di tipo B. Il consumo di birra rappresenta un ulteriore fattore di attrazione per questi insetti, che dimostrano di apprezzare anche le sostanze che vengono espulse dal corpo durante la sudorazione. La presenza di batteri, particolarmente evidente in zone del corpo come caviglie e piedi, attira maggiormente le zanzare, che colpiscono soprattutto le persone in abiti scuri. Sebbene non esistano sostanze efficaci al 100% contro le punture di zanzare e nemmeno teorie scientifiche specifiche sull’argomento, è probabile che il consumo di banane contribuisca ad allontanarle, dal momento che questi frutti contengono un’alta quantità di vitamina B. Una buona barriera protettiva, seppur temporanea, è offerta da sostanze come la citronella, l’olio di eucalipto e il tea oil

La collina rosa uno scenario è paradisiaco

Il mondo è pieno di posti spettacolari che non possono passare inosservati: luoghi incantevoli che al primo sguardo riescono a toglierti il fiato, portandoti a viaggiare lontano con la fantasia in luoghi inesplorati e a volte inesistenti ma che restano intrappolati nella mente di ognuno di noi, eccone un esempio, un enorme, morbidissimo e profumatissimo tappeto rosa. A offrire quest’inconsueto spettacolo è la collina del parco di Higashimokoto ad Hokkaido, la più settentrionale delle isole del Giappone. Uno scenario paradisiaco offerto da settant’anni dal Phlox subulata, una pianta sempreverde che nei mesi di maggio e giugno si tinge di rosa, regalando uno scenario da favola.L’ideatore del parco è il Sig. Sueyoshi che dal1947 ha iniziato a piantare semi di “shibazakura” cioè di “Moss Phlox”, dando vita ad un parco unico nella storia. La somiglianza con i fiori di ciliegio è evidente: il parco è completamente di un rosa shock e regala uno scenario paradisiaco. Oggi l’area coperta è di più di 100.000 metri quadri: il periodo ottimo per visitarlo è quello della fioritura nel quale viene fatta anche una fiera dedicata alla floricoltura.

La dieta di Okinawa

Prende il nome dalle isole giapponesi omonime, dove si trova il maggior numero di centenari: secondo diverse teorie, l’alimentazione è proprio il motivo per cui così tante persone arrivano a vivere così a lungo, in piena salute. È infatti associata non solo a una grande longevità, ma anche a un minor rischio di tumori. Il Giappone ha ospitato alcune delle persone più longeve al mondo. Anche il cane più longevo viveva in Giappone e, di conseguenza, è davvero molto probabile che la dieta da loro seguita abbia influenzato positivamente la qualità della vita. Inoltre secondo il dottor Wilcox, ovvero l’autore del “Programma di Okinawa”, gli abitanti di quest’isola hanno un minor rischio di cancro allo stomaco, di arteriosclerosi, di tumori correlati agli ormoni e  al colesterolo cattivo. A Okinawa si vive dunque molto più a lungo e ci si ammala meno: il segreto è principalmente quello di mangiare molto pesce e molta verdura, senza mai riempire del tutto lo stomaco. Si usa pochissimo sale, si mangiano cibi ricchi di vitamina E, licopene e carotenoidi e si beve molto al gelsomino, che pare abbia un ruolo importante nella prevenzione del cancro. Ci sono però anche altri fattori che, secondo le ricerche, aiutano ad aumentare la longevità degli abitanti di Okinawa, tra cui DNA e comportamento. Educazione, storia familiare, temperamento, attività fisica, clima, e altri fattori determinano quanto a lungo si vivrà, in aggiunta a una dieta corretta. È per tale motivo che è probabilmente scorretto chiamarla dieta di Okinawa: il termine più corretto è “Programma di Okinawa”, dato che si tratta più di uno stile di vita e non di un semplice regime alimentare. Il Programma introduce una dieta alimentare basata su pesce, verdure e altri alimenti a basso indice calorico, con grassi sani e proteine, che aiuta ad avere un corpo senza grasso e del tutto in forma; insegna a mettersi in forma con il tai chi, a ridurre lo stress con la meditazione, a sviluppare la propria spiritualità interiore e a costruire ottimi rapporti con amici e parenti. In altre parole, a vivere bene….

 

La fioritura dei ciliegi

Se c’è un momento speciale per visitare il Giappone è quello della fioritura dei ciliegi. Le prime gemme sbocciano a fine marzo per regalare chiome rosa per tutto il mese di aprile, nel nord del paese anche fino ai primi giorni di maggio. La fioritura dei ciliegi è un evento in Giappone, tanto che esiste un calendario nazionale che indica, città per città, le date probabili delle fioriture, calcolate in base alle temperature che si sono verificate in autunno e in inverno, quando le gemme hanno cominciato a formarsi. In Giappone fate come i giapponesi che vanno ad ammirare i ciliegi in fiore “hanami” in giapponese nei parchi, lungo i fiumi e sulle pendici delle montagne sacre. Ecco alcuni luoghi dove andare in Giappone per vedere le fioriture più spettacolari. Nel centro di Tokyo, il Shinjuku Goyen è un’oasi di verde con oltre mille ciliegi sia precoci che tardivi, quindi dal 20 marzo a tutto aprile le chiome rosa si alternano nelle loro infinite sfumature. Quando il primo ministro va ad ammirare i ciliegi in fiore, lo fa in questo romantico parco della capitale giapponese dove passeggiare tra viali, aiuole e laghetti. Ad Osaka i luoghi per l’hanami sono almeno tre: il parco del castello di Osaka, con 4000 ciliegi dalle ampie chiome sparsi su ampi prati perfetti per i pic-nic. Migliaia di ciliegi anche nell’Commemorative Park e lungo il fiume Okawa dove passeggiare in una cornice di fiori rosa da ammirare anche facendo una mini-crociera sul fiume.

 

Carbonara Day

La questione non trova fine. Ed è tutta italiana. Nelle regioni e nelle città divide case e cuochi. “l’Italia è un Paese diviso da un cibo comune”. Perché guai a chi tocca la pasta o cerca di minare l’idea di ciò che si ritiene tradizionale. E così tutti ad amare la carbonara, salvo litigare sulla ricetta perfetta. Guanciale sì, pancetta no e men che mai bacon. Pecorino sì, Parmigiano no, ma il mix dei due formaggi è spesso tollerato o addirittura ben accetto.L’olio? Assolutamente no per molti è il grasso del guanciale a ungere il tutto mentre altri sono possibilisti, specie se scelgono di sgrassare il guanciale e usarne solo la rimanente carne croccante. La pasta? Per alcuni lo spaghetto è inevitabile, mentre altri scelgono formati corti circolare, come rigatoni e mezze maniche, spingendosi anche al pacchero. L’uovo intero o solo il tuorlo? Può dipendere da quante porzioni devono essere preparate per enormi quantità un po’ di albume è consigliato, ma anche dalla cremosità che si preferisce nel piatto. Aglio e cipolla banditi, ma poi come nell’intimità dell’urna elettorale ognuno ha il suo piccolo segreto. La questione panna nemmeno va citata: potrebbero scoppiare incidenti diplomatici internazionali. Anche provare a mettere in dubbio le sue origini può scatenare conflitti d’identità. Molti credono si tratti di un piatto del tutto tricolore e vanno alla ricerca delle motivazioni del nome. Lo mangiavano durante le riunioni i congiurati iscritti alla carboneria; lo ha inventato un cuoco di Carbonia che lavorava a Roma; era il pranzo tipico dei carbonai dell’Appennino; deve il suo nome alla pioggia di pepe che copre la pasta come polvere di carbone: sono tutte ipotesi più o meno plausibili ma non verificabili. Eppure, secondo il rapporto dell’Accademia Italiana della Cucina, tra tutte le ricette italiane la pasta alla carbonara è la più reinterpretata all’estero. Una ricerca dell’associazione dei Pastai Italiani ha scovato le versioni internazionali più curiose: In Inghilterra è popolare con le zucchine, in Cina e Malesia col pollo, quella con il pesce conquista la Spagna e sta prendendo piede anche nell’Italia più tradizionalista e nell’alta cucina. Altre radicali varianti: nei paesi Anglosassoni l’uovo è a volte sostituito da besciamella. In Giappone, invece, si aggiunge la panna e non è presente il pecorino

Cosa sono l’ edamame

Che la soia sia un legume, forse lo sappiamo già. Che i suoi fagioli si chiamino edamame, forse no. I fagioli edamame sono una particolarità della cucina orientale che inizia a apparire anche sulle nostre tavole. Quali sono le proprietà dell’edamame e, soprattutto, come si usa in cucina? Sembrano fagioli acerbi, e se li vedi al banco della verdura non li compri perché non sapresti cosa farne.In realtà è soia, legume ricco di proteine e dalle plurime proprietà salutistiche, se consumato nelle giuste quantità e in “versione” non OGM.In particolare, quei fagioli verdi sono Edamame, ovvero fagioli di soia raccolti prima della maturazione e cotti lessati al vapore. In origine, soprattutto in Giappone, i fagioli edamame venivano venduti come cibo di strada ancora nel loro baccello, direttamente dal ramo della pianta, appena reciso. L’edamame ha plurimi benefici e usi; ecco le proprietà dell’edamame e come si cucina. Considerando che per quanto riguarda la soia al momento si consiglia di scegliere i prodotti non OGM, il discorso vale anche per l’edamame. Come si cucina l’edamame per farne una pietanza saporita e gradita anche agli scettici? Qualche dritta: Come antipasto: i baccelli di edamame vengono leggermente lessati in acqua salata, poi sgusciati, salati in superficie e mangiati come aperitivo o snack. Restano molto croccanti Per condire la pasta o il riso: cuocere velocemente a vapore i fagioli edamame nel loro baccello e aggiungerli a un sugo di pomodoro. Nelle zuppe o minestre: verso fine cottura, aggiungere i fagioli edamame prima cotti a vapore nei loro baccelli e sgranati. Potremo completare con una manciata di semi di girasole e un cucchiaio di olio. In insalata: dopo aver cotto a vapore e sgranato i fagioli edamame, aggiungerne due cucchiai da cucina alle insalate. Potremo farne un’insalata vegana se aggiungiamo tofu, semi di sesamo e girasole e insalata verde a piacere magari iceberg croccante e pomodori secchi, oppure un’insalata vegetariana con feta e cipolle, oppure un’insalata con gamberetti lessati, prezzemolo e lattuga. Condiamo con olio.

Washoku

Per molti un nome ignoto, per altri un mondo da scoprire. Per tutti, comunque, un valore aggiunto alla lista dei Patrimoni dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco. Si tratta, infatti, della cucina giapponese, equivalente di longevità, benessere e salute. La parola “Washoku” letteralmente significa “cibo giapponese’”. Ma non si limita a questo. Di fatto, racchiude in sé l’armonia di oltre quattrocento anni di tradizione culinaria basata sulla bontà degli ingredienti, sulla valenza estetica della pietanza e sulla ritualità del pasto. Dove il rispetto della natura e l’alternanza delle stagioni è basilare, cosi come i prodotti che vengono intagliati e accostati come fossero opere d’arte. Gli ingredienti, siano essi vegetali, frutti o pesci, sono raccolti o pescati nel loro miglior momento stagionale per infondere al piatto il massimo del sapore e della fragranza. Nel Washoku, che racchiude con il kaiseki ricette, abilità e tecniche culinarie, si distinguono due rami: il “kaiseki-ryori” e il “cha-kaiseki”. Il primo termine si riferisce al pasto offerto dai samurai ai propri ospiti. Il secondo al banchetto precedente alla cerimonia del. In entrambi i casi la struttura del banchetto era composta da una zuppa, una portata principale, due contorni e una ciotola di riso. Oggi si è sviluppata molto ed è possibile gustare, nei ristoranti di lusso e nei ryokan sparsi in tutto il Giappone, numerose portate preparate secondo questa tradizione.Per capire più a fondo l’essenza del Washoku basta guardare alla dieta dei monaci buddisti, il shojin ryori, celebrazione della costante ricerca della perfezione, dell’armonia e della buona salute attraverso ricette basate unicamente sul tofu, riso e verdure, per purificare corpo ed anima. Secondo i criteri del Washoku, in ogni pasto è basilare il dashi, una sorta di consommè di pesce usato come ingrediente base per ogni zuppa e come elemento liquido di tantissime portate. Si serve in una grande pentola dove viene tenuto in caldo con una piastra elettrica: i commensali vi intingono diversi ingredienti per poi accompagnarli con tofu e verdure fresche. Il tutto mentre si chiacchiera con gli amici e con la famiglia in armonia. Ecco come convivialità ed ingredienti di stagione sono gli elementi fulcro della gastronomia giapponese, che la rendono unica in tutto il mondo