Come il cambio dell’armadio, o del ripostiglio, ogni tanto occorre affrontare anche la questione dispensa: alzi la mano chi non ha stipato in fondo ai pensili della cucina degli alimenti che non tocca più da una vita, o chi nel congelatore non ha dei contenitori non ben identificati di cibi ormai irriconoscibili. Ebbene, ogni tanto serve svuotare e ripulire, cercando però di ridurre lo spreco di cibo in favore di un più corretto consumo. Ci sono molti alimenti che sono ancora totalmente commestibili anche dopo la data di scadenza suggerita e altri che naturalmente avranno perso consistenza, o croccantezza tipo i biscotti, cereali per la colazione ma si possono riutilizzare per fare dolci. Alcuni alimenti come cereali grano, farro, orzo o legumi secchi potrebbero avere dei piccoli ospiti sgraditi al loro interno: se ne avete un sacchetto da molto tempo, non importa tanto la sua data di scadenza i ceci secchi per esempio rimangono buoni per anni quanto la presenza di moscerini o minuscole larve al loro interno: svuotate l’intero sacchetto in uno scolapasta, e se non ci sono ‘ospiti’ riponete il prodotto in un barattolo ermetico. Una volta svuotata la dispensa e i vari ripostigli, come comportarsi per evitare di stiparla di nuovo sprecando altro cibo. Prima di tutto, evitando di comprare le confezioni formato maxi dei prodotti solo perché sono economiche, se non è una quantità che a casa consumate: il risparmio viene spazzato via dallo spreco, e diventa inutile. Poi, un gesto molto importante che dovreste compiere ogni volta che tornate a casa con la spesa, è quello di mettere i prodotti nuovi sul retro della dispensa, e quelli vecchi davanti, in modo da finire di consumarli prima di aprire nuove confezioni. Per quanto riguarda il frigorifero o i prodotti aperti, vanno chiusi con appositi laccetti in sacchetti, barattoli o contenitori, ideale sarebbe oltre che richiuderli con cura porre una etichetta con la data di apertura; lo stesso vale per il congelatore: mettete un’etichetta con data e tipologia di alimento, visto che il congelamento lo renderà irriconoscibile. Naturalmente conservare i cibi nel modo ottimale è la prima regola per non buttarli, e questo significa oltre che sigillarli alla perfezione, evitare di contaminarli con altri alimenti: non mettete nella marmellata lo stesso coltello con cui avete tagliato il burro, non intingete i crostini direttamente nel formaggio cremoso, non inserite le patatine nella maionese per evitare che briciole e rimasugli facciano ammuffire il prodotto prima del tempo.
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Quanto cibo sprechiamo?
Allevamenti intensivi per la produzione di carne, latte, uova e formaggi, campi coltivati per frutta e verdura: ogni giorno la popolazione mondiale consuma circa il 10% in più di cibo rispetto a quello di cui ha bisogno, mentre il 9% degli alimenti finisce in spazzatura. Questo significa che miliardi di tonnellate di cibo vengono sciupate, mentre ci sono persone che muoiono di fame. Limitando il sovra consumo e lo spreco, potremmo aiutare l’ambiente e migliorare le nostra salute con diete bilanciate. A darci questa notizia sono i ricercatori della University of Edinburgh che hanno esaminato i vari step del sistema di produzione di cibo per comprendere come ottimizzare gli sprechi. Secondo i calcoli infatti 2,1 miliardi di tonnellate di prodotti messi sul mercato vengono perse tra il consumo eccessivo, i rifiuti e l’inefficienza dei processi di produzione. Nel caso di allevamenti, i ricercatori spiegano che il loro settore è ancor più Circa 1,08 miliardi di tonnellate di raccolto vengono utilizzati per produrre 240 milioni di tonnellate di prodotti animali, inclusi carne, latte e uova. Il problema è che la domanda di queste prodotti di origine animale è in continuo aumento, così come il numero di persone che non ne hanno accesso. Il nostro futuro è vegetariano? Non è questo l’obiettivo dei ricercatori che invece mirano ad favorire la riduzione del consumo di prodotti di origine animali, degli sprechi e degli abusi come unica soluzione per invertire il trend inquinante in cui ci troviamo adesso.
Zanzare perchè mordono di più i piedi
L’estate è entrata nel vivo e i vacanzieri di tutta Italia preparano tutto il necessario per trascorrere quella settimana o due, per i pochi fortunati addirittura un mese, in completo relax e in pace con il mondo intero, al mare o in montagna. Ma, proprio nel momento cruciale, quando i vacanzieri spengono le luci e rilassano i muscoli su fresche coperte che alleviano scottature e pensieri, entra in scena il fastidioso ronzio delle zanzare! Oltre a rendere la fase del dormiveglia un vero inferno, le zanzare più dinamiche riescono a lasciarci almeno una decina di morsi in una sola notte che ci causeranno un fastidiosissimo prurito il giorno dopo I ricercatori dell’Università di California-Riverside hanno finalmente dato una risposta alla madre di tutte le domande: perché alcuni vengono punti dalle zanzare e altri no? E perché questi insetti riservano le loro fastidiosissime attenzioni principalmente a piedi e caviglie? È il Daily Mail a sintetizzare i risultati della ricerca californiana che rivela come gli scienziati sarebbero riusciti a identificare alcuni speciali «sensori» di cui sarebbero dotate le zanzare femmina per identificare la propria «vittima». Questi sensori permetterebbero agli insetti in questione di avvertire le esalazioni di anidride carbonica da un corpo umano o animale, ma anche di identificare gli odori più «invitanti»I recettori olfattivi delle zanzare agiscono un po’ come le nostre papille gustative: questi insetti non solo scoprono le proprie prede sulla base delle inevitabili esalazioni di anidride carbonica, ma scelgono la «vittima» migliore anche a causa degli odori che emanano. E il tipico odore dei piedi, specie nelle calde giornate estive, è forse il preferito delle zanzare. Per arrivare a questa conclusione gli scienziati hanno chiesto a un gruppo di volontari di strofinare le proprie estremità su alcune biglie di vetro, che sono poi state messe in una stanza piena di zanzare, che hanno subito localizzato le odoranti palline di vetro. Ma quando hanno provato a diffondere nell’ambiente una dose di acido butirrico presente in alcuni alimenti come, ad esempio, i formaggi stagionati, le zanzare hanno perso interesse per l’odore di piedi. A seconda di quello che si mangia, quindi, si possono respingere o attrarre le zanzare: la menta è un odore decisamente attraente, mentre la frutta verde riesce a coprire l’odore dell’umano per qualche minuto
L’aperitivo
Allegro, mondano e soprattutto versatile: il rituale dell´aperitivo è un “must” che resiste alle mode e mette tutti d´accordo. Da nord a sud. Rinforzato o minimal, chic o informale, domestico o rigorosamente “fuori casa”, happy hour o “apericena”? Insomma, si fa presto a dire aperitivo. Se è vero che la sostanza non cambia un ottima scusa per stare insieme agli amici, bere e “stuzzicare” qualcosa , a fare la differenza sono soprattutto le sue molteplici declinazioni. A conferma di una “moda” che in pochissimi anni sembra aver contagiato un po’ tutti. Principalmente in Italia, quello dell’aperitivo, è un appuntamento ormai irrinunciabile, sinonimo di convivialità, relax e perché no mondanità. Il segreto di tanto successo, facilmente, è proprio la sua versatilità: è un rituale che si presta ad essere adottato e soprattutto “interpretato” a seconda della territorialità e dei gusti del pubblico, tanto che ogni pub o locale può vantare il suo aperitivo, all’insegna di proposte sempre più originali e fantasiose.Quella che sembrerebbe una tendenza relativamente, del resto, ha origini ben più antiche e rappresenta l’evoluzione di una consuetudine “inventata” proprio da noi italiani. L’aperitivo nella sua accezione moderna arriverà qualche secolo più tardi, alla fine dell’Ottocento, quando divenne abituale ritrovarsi negli eleganti caffè cittadini per fare conversazione e sorseggiare alcolici. E proprio a Torino, nasce il più famoso degli aperitivi: Antonio Benedetto Carpano, titolare di una bottega di liquori sotto i portici di piazza Castello, comincia a produrre il vermouth, un vino aromatizzato alle erbe che di lì a poco conosceremo come il notissimo Martini. Da allora, potremmo dire, la lunga marcia dell’aperitivo attraverso il Belpaese non si è più fermata: da Torino, appunto, dove ancora oggi l’aperitivo è al centro della vita cittadina, dai caffè storici del centro ai nuovi ritrovi “giovani” accompagnato da specialità regionali come formaggi, salumi, bagna cauda e fonduta, dove patatine e “bianchino” un calice di vino bianco frizzante prima di cena sono da sempre una tradizione irrinunciabile.
Inizia la giornata con il piede giusto
Iniziare con il piede giusto è fondamentale: la colazione è la prima iniezione di energia, dalla quale dipende il periodo più produttivo della giornata. Farla bene è importante, salutare e migliora tutte le nostre prestazioni, da quelle lavorative a quelle personali. E’ importante non saltarla mai: piuttosto fatela leggera, ma date un po’ di carburante al fisico. Preferite la colazione a casa e dedicatele almeno 5 minuti, seduti possibilmente se ci riuscite difronte a una tavola ben apparecchiata con tanto di tazze zuccheriere succhi ecc.. Non limitate la colazione al caffè e inserite sempre un alimento solido, dolce o salato ricordate che la mattina è il momento migliore per consumare la frutta, meglio se di stagione. Preferite la frutta cruda in estate e la frutta cotta mela, pera in inverno Variate il tema della colazione: il top sarebbe alternare dolce e salato Preferite i cereali integrali e affiancateli a proteine: uova, frutta secca, latte, formaggio o addirittura legumi, se affini ai vostri gusti di mattina Se siete pigri oppure avete sempre i minuti contati, preparatevi il necessario per la colazione la sera prima, per ottimizzare i tempi e non rischiare di saltarla. Sedetevi e prima di mangiare, sorridete: approcciarsi alla colazione e alla giornata con un atteggiamento positivo e disteso è importante, vi farà affrontare la giornata in modo sereno e rilassato
Aperitivo…si ma light
Con l’arrivo della belle giornate la tentazione di allungare le giornate fuori all’aria aperta per godersi un aperitivo all’aperto in giardino si fa sentire. Ma se non vogliamo mettere a rischio la linea a colpi di alcolici e patatine, possiamo organizzare un ritrovo casalingo dove gustare qualcosa di semplice e leggero. Ecco qualche idea. Un cocktail fatto con superalcolici può contenere dalle 200 alle 450 calorie. Meglio orientarsi su un succo di pomodoro, semplice e dissetante e quasi privo di calorie. Si compra già pronto in vetro o brick e si serve ben freddo, condito con sale, pepe, una spruzzata di salsa tabasco e un po’ di sedano a decorazione. Se invece non si vuole rinunciare all’alcool allora la scelta migliore è un bicchiere di vino, le cui calorie si riducono a 100. Il classico pinzimonio di carote, sedano, finocchi, cetrioli e peperoni rappresenta un’alternativa light a patatine e noccioline, dannose per la linea. Basta servire le verdure tagliate a fiammifero o a fette nel caso dei finocchi, accompagnate da ciotoline di olio extra vergine di oliva condito con sale e pepe, e magari anche da una salsa allo yogurt fatta con yogurt bianco, sale, olio ed erba cipollina tritata finemente. Al posto di tartine e tramezzini a base di salse, salumi e formaggi stagionati, possiamo optare per finger food a base di verdure. Qualche idea: rotolini di zucchine grigliate ripiene di caprino o gamberetti scottati, e peperoncini arrostiti ripieni di tonno, accompagnati da pane integrale tostato, e piccole parmigiane di melanzane grigliate.
Lo sapevi che…curiosità
Non ce ne accorgiamo, eppure gli oggetti che affollano la nostra quotidianità offuscano vicende particolari, a volte divertenti, curiosità che quasi nessuno conosce. Siamo così abituati ad averli sotto gli occhi che non ci viene in mente di osservarli da una visione diversa, come cose dotate di storie interessanti, degne di essere raccontate. Benedict le Vay, è un vero e proprio “segugio” quando si tratta di rintracciare le curiosità che poi ci fanno esclamare: «Non l’avrei mai detto!» Oppure: «Non ci ho mai pensato». Chi sapeva, ad esempio, che i campeggiatori in Cornovaglia sono tenuti svegli dallo “scricchiolio dei cavolfiori” i vegetali produrrebbero un specie di cigolio, quando giungono all’apice della stagione? Lo sapevate, poi, che non si può spezzare in due uno spaghetto uno spaghetto soltanto, non una manciata? Le onde d’urto provocate dalla pressione della nostra mano, infatti, lo spezzano sempre in tre pezzi. Il re degli affari: l’uomo che ha disegnato il famoso tubetto delle patatine Pringles, Fred Baur, era un chimico e un tecnico esperto nella manutenzione dei cibi. La notizia “vera”, però, è che Baur chiese che parte delle sue ceneri venissero messe in un tubetto delle patatine. Non solo arnesi elettrici e grandi personaggi, anche il cibo ci riserva delle grandi sorprese. L’avocado deve il suo nome a una parola azteca che significa “testicolo”, i limoni, così aspri, contengono più zucchero delle fragole, mentre le patate crude hanno più vitamina C delle arance. Il formaggio stilton, invece, un prodotto locale di alcune contee inglesi, non è stato mai prodotto a Stilton. È stato fatto a Melton Mowbray, nella contea di Leicester, e a Stilton può essere soltanto venduto. Esiste infatti una legge europea che regola la produzione del formaggio, per garantirne la genuinità. Non sono stati ben protetti, invece, i biscottini della fortuna. Ah, quelli cinesi, direte voi. Sì, ma no. Non sono stati inventati dai cinesi, ma da un locale cinese in California, nel 1849. Quando furono importati per la prima volta in Cina, negli anni Novanta, furono presentati come i “veri biscotti della fortuna americani”.
Cibo da record
C’è chi si vizia con i viaggi, chi con abiti e oggetti firmati e chi è un vero appassionato di cibo, ma quello vero! Vediamo insieme quali sono alcuni tra i cibi più pregiati e costosi di tutto il pianeta:Al primo posto troviamo un’eccellenza italiana, il tartufo bianco d’Alba. Un investitore di Hong Kong pagò un esemplare da 1,5 kg la bellezza di 160mila dollari, rendendolo l’alimento più costoso in assoluto. Il caviale Almas guadagna il secondo posto: è una particolare varietà di caviale che presenta una colorazione che può andare dal giallo al bianco. Più il colore si avvicina al bianco, più il caviale è pregiato poiché significa che l’età del pesce che l’ha prodotto è più matura. E’ prodotto in Iran: in Europa è possibile acquistarlo soltanto a Londra, in scatole d’oro 25 carati a 24mila euro l’una. Anche la frutta può incidere pesantemente sulla spesa: le angurie nere di Densuke crescono soltanto nella regione di Hokkaido, sono molto rare e, quindi, assai costose. Un’anguria da mezzo chilo può arrivare a circa 6mila dollari.Una bistecca di manzo Kobe può costarvi anche 3mila dollari: si tratta di manzi pregiatissimi, allevati soltanto in Giappone, massaggiati e puliti regolarmente con spazzole e alimentati con il miglior grano.La merenda più costosa del mondo? La potete gustare al Westin Hotel di New York: si tratta di un normalissimo bagel, all’esterno, farcito con una crema di formaggio arricchita di tartufo bianco, bacche di goji e uva riesling. Costo: 1000 dollari l’uno. Anche quelle che non sono entrate nella TOP5 meritano di essere sitate, come la Pizza Royale 007 dello chef Domenico Crolla: preparata con una combinazione di bevande alcoliche fuse in ingredienti saporiti, aragosta marinata nel cognac, caviale, salmone scozzese affumicato, prosciutto crudo di Parma e foglie d’oro 24 carati, che danno quella croccantezza che non guasta mai. Per la modica cifra di 3.800 euro. Buon appetito!
Le bevande strane che puoi trovare
Dal Cheese Tea con formaggio spalmabile al vino con serpente incorporato, per arrivare fino al frullato di cannabis preparato in India. Ecco le proposte più curiose per un brindi all’orientale Quando si tratta di bevande curiose, che appartengano alla tradizione o che si tratti di esperimenti delle multinazionali, la testa di rivolge inevitabilmente a oriente. Cina, Giappone, India e company sono da sempre in grado di regalarci le più grandi sorprese nel bicchiere: e così, mentre continua l’avanzata anche in occidente del Bubble Tea, l’ormai noto tè made in Taiwan con perle di tapioca, c’è già chi vede nel Cheese Tea il prossimo trend a livello globale. Potrebbe sembrare uno scherzo. E di cattivo gusto, anche. Invece no: il cheese tea, che in Mandarino si chiama zhì shì chá, esiste davvero e piace a un crescente numero di persone. Si basa su un presupposto finora ignoto ai più, ossia sul fatto che il sapore del tè e quello del formaggio stiano bene insieme. Di certo non ci avevate mai pensato, Il tè con topping al formaggio ha fatto le sue prime apparizioni fra le bancarelle di Taiwan; in virtù dei diversi apprezzamenti ricevuti laggiù, ha poi preso la strada di Singapore, della Malesia e della Cina. Da quelle parti è parecchio conosciuto e apprezzato, da qualche tempo ha raggiunto gli States e si trova con una certa facilità soprattutto a New York e Los Angeles. Diciamolo subito, però: per quanto riguarda l’Europa e in particolar modo l’Italia, per adesso persistono parecchi dubbi circa la possibilità che il cheese tea possa risultare una proposta convincente. Ma nella vita tutto può succedere. Assurdo? Forse, ma non più di altre bevande davanti a cui un turista occidentale potrebbe ragionevolmente sgranare gli occhi. Tra cui, per esempio, il vino con serpente incorporato o il frullato di cannabis servito in India.
Congelare i formaggi…si può
Congelare i formaggi non è una pratica molto divulgata. Rispetto ad altri alimenti, come la carne, il pesce e le verdure, alcune persone credono non sia possibile. In realtà questa convinzione è sbagliata poiché anche i formaggi possono essere congelati. O meglio, alcuni tipi e con le dovute astuzie. Per evitare sprechi alimentari, dunque, basta conoscere il giusto metodo di conservazione dei cibi.Molti formaggi hanno un rapido processo di deterioramento se conservati in frigorifero. Certi non resistono più di una settimana, altri si induriscono o producono muffe. Per evitare che ciò accada e che vadano buttati, è possibile congelare i formaggi. Non dimentichiamo, poi, che il formaggio è un alimento fin troppo grasso e calorico. E’ bene quindi mangiarlo con parsimonia e non tutti i giorni. Proprio per questo è strategico poterli conservare più a lungo del normale ciclo vita del prodotto. Ma vediamo come e quali formaggi possono essere congelati senza subire danni.In linea generale i formaggi freschi e molli non possono essere congelati. Ricotta, stracchino, burrata, fiocchi di latte, crescenza, non vanno in freezer. Muterebbero infatti la loro struttura molecolare con probabile deterioramento. Sconsigliato anche congelare la mozzarella, a meno che non venga poi impiegata per cucinare, una volta scongelata.In generale i formaggi semi duri o a pasta filata possono essere tranquillamente congelati. Provola, caciottina, primo sale, fontina, sono tutti formaggi che tengono bene il congelamento e conservano quasi inalterate le proprie caratteristiche. Vi consigliamo in qualunque modo di congelarli in piccole porzioni e scongelarli in frigorifero. E’ bene inoltre non tenerli in freezer più di tre mesi. Per quanto riguarda, infine, i formaggi molto stagionati, l’ideale è congelarli già grattugiati. Questi formaggi, infatti, come parmigiano o pecorino, tendono a frantumarsi e sbriciolarsi dopo il congelamento. Per questo è meglio metterli in freezer già pronti per essere adoperati come condimento per la pasta e varie ricette.