Cheese Tea: come è fatto e qual è la sua storia

Il Cheese Tea non è altro che un freddo, verde o nero, ricoperto da uno strato schiumoso di latte facoltativo, e crema di formaggio e cosparso di sale. La bevanda è dolce, come il Bubble Tea, ma ha un caratteristico finale salato. L’uso della cannuccia in questo caso è sconsigliato poiché non permetterebbe di assaporare questa sovrapposizione di sapori; il metodo più giusto, secondo gli esperti, è quello di sorseggiarlo dalla parte superiore della tazza con un angolo da 40 a 45 gradi, anche per evitare che si formi il classico baffo di schiuma.Come il Bubble Tea, anche il Cheese Tea è nato tra gli stand del mercato notturno di Taiwan, intorno al 2010, quando i venditori decisero di unire il formaggio in polvere e il sale alla panna montata e al latte, così da formare uno strato schiumoso e piccante sulla cima di una tazza di tè freddo. Nel 2012, questa ricetta si diffuse nella provincia di Guangdong in Cina,ma con qualche variante qualitativa; i fornitori dietro il depurato salone da tè HeyTea iniziarono a usare vero formaggio al posto di quello in polvere e a combinarlo con il latte fresco. A HeyTea, il tè al formaggio divenne presto così famoso da richiamare un numero spaventoso di clienti, con code tanto lunghe da girare intorno all’isolato e tempi di attesa di circa 2-3 ore.Negli anni successivi il Cheese Tea, come il Bubble Tea, è divenuto popolare anche in altre parti dell’Asia, tra cui Hong Kong, Singapore e Malesia. Si pensi che nelle principali città della Cina, molti negozi di vendono una media di mille tazze di Cheese Tea al giorno. La bevanda è ora nota anche in Giappone, tanto che l’azienda produttrice di bevande giapponesi Kirin ha intenzione di crearne una versione imbottigliata.

 

Una pianta che depura l’aria di casa

La versione transgenica di una pianta normalmente presente nelle nostre case, l’Epipremnum aureum o Pothos, è in grado di assorbire la maggior parte degli inquinanti veramente cancerogeni che respiriamo tra le stanze di casa. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington a Seattle ne ha creata una versione contenente la forma sintetica di un gene che codifica per un enzima presente nel fegato dei conigli e di altri mammiferi, coinvolto nella detossificazione dell’organismo.La pianta modificata e destinata ad ambienti chiusi è stata pensata per depurare da benzene e cloroformio, due sostanze inquinanti presenti negli spazi domestici, il primo derivante dal fumo delle candele, di sigaretta o dagli scarichi delle auto in strade adiacenti, il secondo diffuso per evaporazione dall’acqua d’uso domestico.Quando esemplari di Pothos sono stati sistemati in recipienti con alti livelli dei due inquinanti, la versione non modificata ha assorbito meno del 10% degli inquinanti in una settimana; quella transgenica, oltre il 90%. Le piante OGM sono inoltre state fornite di una proteina fluorescente che le fa illuminare al buio, per verificare che l’altra modifica sia andata a buon fine e distinguere gli esemplari transgenici da quelli non modificati.Per funzionare al meglio, tuttavia, l’Epipremnum ha bisogno dell’aiuto di un ventilatore, che le spinga contro l’aria inquinata perché confinata in un angolino può fare poco. Inoltre, per depurare l’aria di un appartamento medio occorrerebbero 5-10 kg di piante. Nelle nostre case si respirano grandi quantità di inquinanti, provenienti da vernici, rivestimenti dei mobili, cucina, riscaldamento. In attesa di saperne di più sulla depuratrice transgenica si chiamerà pianconiglio? si può cominciare con l’aprire la finestra: per gli autori dello studio, rimane ancora il sistema migliore.

 

Il rito del tè

Il rituale del pomeridiano è una delle immagini più rappresentative della tradizione inglese: si tratta di un momento irrinunciabile che deve le proprie origini alla duchessa Anna di Bedford. Agli inizi del 1800 gli inglesi erano solito consumare soltanto due pasti al giorno: la prima colazione e la cena. Sembrerebbe che la duchessa, per placare la sensazione di fame e di spossatezza che la coglievano nel pomeriggio, decise di incaricare la servitù di apparecchiare nel suo salotto caldo e qualche dolcetto intorno alle cinque del pomeriggio. La novità fu accolta così bene dagli amici più stretti della duchessa che a poco a poco l’idea si diffuse e prese piede prima nelle classi più ricche, per poi essere seguita da tutti. L’appuntamento delle ore 17.00 è evoluto e nel tempo è diventato sempre più strutturato, arricchendo il buffet con dolci, pasticcini, torte e stuzzichini salati. Nel 1900 è diventato una vera e propria occasione mondana, irrinunciabile per le classi dell’alta società e della borghesia che utilizzavano questo piacevole momento della giornata per organizzare incontri sociali, di affari e di beneficienza. Da quel momento nacquero numerose le sale da e i negozi dedicati a questa piacevole bevanda. Gli hotel più importanti di Londra cominciarono a servire il ai loro clienti: oltre agli eventi più classici si diffuse la moda del danzante. Sempre nei primi del Novecento, nelle nuove sale da vi era possibile approfittare della presenza abituale di un cartomante o chiromante che offriva i suoi servizi divinatori ai clienti. Ancora oggi è per gli inglesi un piacere irrinunciabile che neppure la frenesia del lavoro d’ufficio nella cosmopolita Londra ha potuto soppiantare.

L’autunno come si cambia

Spesso non ci accorgiamo che i cambiamenti stagionali richiedono al nostro organismo di realizzare un importante processo di adattamento. La mancanza di luce solare tipica di stagioni come l’autunno o l’inverno, ad esempio, incide sul nostro stato d’animo. Notate di avere più o meno vitalità dopo una settimana di pioggia e cieli grigi?L’autunno presenta, però, anche altri fattori che causano in noi rilevanti sbalzi di umore. Il più importante è senz’altro il nostro atteggiamento nei confronti del passaggio all’inverno. Come possiamo essere produttivi al massimo nella stagione più fredda dell’anno? Quando inizia l’autunno, nell’emisfero nord ottobre e in quello sud marzo, le persone tendono a manifestare diversi cambiamenti emotivi. Anche se ciascuno può sperimentare i sintomi in modo diverso e in diversa misura, in generale,questa stagione genera apatia, o fatica. In estate le giornate sono più lunghe e ci sembra di sfruttare molto di più le ore a disposizione. Inoltre, visto che di solito abbiamo una settimana di vacanza per rilassarci e goderci le nostre famiglie, ci sentiamo più rilassati e tranquilli. Sentiamo di avere meno responsabilità rispetto al resto dell’anno, viviamo senza fretta e la monotonia e lo stress costante del lavoro quotidiano.Tuttavia, all’inizio dell’autunno questa situazione cambia radicalmente: le giornate si accorciano, le notti diventano più lunghe, diminuiscono le ore di luce e il bel tempo viene sostituito dalla pioggia e dal freddo.Il calo delle temperature ci spinge a stare a casa, a passare meno tempo all’aperto e anche a isolarci socialmente. Il tempo più freddo rende più frequenti i raffreddori, che ci fanno sentire deboli e vulnerabili. Anche veder cadere le foglie dagli alberi e posarsi a terra ci trasmette nostalgia e tristezza.Spesso poi ci ritroviamo a trasformare i nostri cassetti in un perfetto esempio di austerità. Passiamo dall’indossare indumenti dai toni allegri e luminosi, ad altri con una gamma di colori più sobri e scuri. Il Calo della serotonina: la serotonina risente dell’aumento della melatonina, perché modifica gli equilibri dei cicli del sonno e causa sbalzi d’umore. ’autunno presenta diversi fattori che minacciano il nostro benessere fisico e psicologico, ma questo non vuol dire che non può essere la migliore stagione dell’anno. Bisogna solo imparare a viverla al meglio, magari scoprendo il calore di un camino acceso sotto una coperta stretti in un abbraccio

Erbe in tavola spontanee e saporite

Prati, zone abbandonate, campi selvatici. Le erbe spontanee nascono ovunque. Sul ciglio di una strada come a ridosso di una casa colonica di campagna, si possono trovare un’infinita varietà di erbe e fiori che rappresentano piccoli tesori di cucina per la preparazione di misticanze crude, o anche cotte da saltare con aglio e olio, frittate saporitissime, ripieni per ravioli e tortelli, torte salate.Molte erbe selvatiche sono a km zero; basta trovare una zona il più distante possibile da strade trafficate e dall’inquinamento. Tra le erbe più attraenti e ricche di sapore il Tarassaco o dente di leone, o soffione, è diffuso in tutti i prati smossi, riconoscibile dai caratteristici fiori gialli. Le foglie tenere sono ottime quelle delle piante già ben sviluppate con foglie più grosse e dure possono essere cotte e costituiscono la base di ogni miscuglio crudo; è possibile consumare anche i capolini prima che sboccino o addirittura metterli sotto sale o sott’aceto come i capperi. Il tarassaco è una vera e propria “farmacia da prato”, perchè ricco di proteine, carboidrati, sali minerali e vitamine.La Cicerbita o crespino si trova un po’ ovunque e nonostante non attragga per il suo aspetto, è un’erba molto versatile e facile da reperire. Cresce anche sui marciapiedi e tra l’asfalto in questo caso è meglio non coglierla. Le foglioline tenere sono dolci e temperano l’amaro di altre essenze della mescolanza cruda. I cespi cresciuti d’inverno sono ottimi se cotti. Questa erba, ricca di vitamina C favorisce la purificazione del fegato La Cardamine è ottima per aromatizzare grazie al suo sapore leggermente asprigno e piccantino. Anch’essa infestante, si trova spesso nei prati di casa con i suoi piccoli fiori bianchi sullo stelo. I suoi composti organici sono ricchi di vitamine e sali minerali. È possibile raccogliere anche qualche fiorellino come quelli della viola mammola, dell’albero di Giuda e della margheritina: con queste note di colore l’insalata sarà ancora più appetitosa.

Balconi d’autunno

E’ vero che in autunno cadono le foglie…però in autunno fioriscono anche bellissime piante! In questo periodo potete colorare il vostro giardino o il vostro balcone con fiori sgargianti e allegri, che si discostano dai colori tono su tono tipici della stagione. l’erica ama le temperature fresche, ma non si spaventa di fronte al freddo vero e proprio. Abituata ad adattarsi al territorio montano, ottenendo spazi spesso angusti tra le rocce, è una pianta resistente e dalle poche pretese Aggiungete un pugno di ghiaia alla sua terra, quando la piantate, per evitare che ristagni l’acqua. La sua fioritura inizia proprio in autunno e i suoi colori possono variare dal viola intenso al rosa pallido.  Conosciuta e apprezzata sin dall’antichità, i suoi rami erano utilizzati per realizzare delle scope “sacre”, utilizzate per pulire i pavimenti dei templi di culto. Cavoli ornamentali: sono il must della stagione, non potete non averli! Non sono certamente quelli usati per le zuppe: i cavoli ornamentali sbocciano in autunno con un’armonia di colori nelle loro foglie che ne rimarrete incantati. Sopportano al freddo, sono molto economici e fioriscono fino a primavera. Perfetti nelle fioriere, non perdono le foglie e con il freddo intensificano i loro colori, che possono variare dal bianco, al verde, al rosa, al viola, a foglia sfumata oppure ondulata, con dimensioni variabili, secondo le vostre possibilità di spazio. La skimmia è un arbusto molto bello, i cui rami si caricano di bacche rosse per tutto l’autunno e tutto l’inverno. Ha foglie verdi e lucide, anche in versione marginata oppure fiorellini bianchi e rossi nella versione Rubella. Può essere piantata a terra oppure in vaso ed è molto resistente. formium: adatto a fioriere di generose dimensioni, il Formium ha lunghe foglie a punta di lancia, davvero singolari. E’ una pianta resistente, robusta e con colori d’impatto: nelle loro varietà resistenti al gelo abbelliranno i vostri terrazzi e balconi, purché siano coperte e non prendano la neve!