Per vivere bene con le nostre emozioni, per poterle gestire e quando necessario controllare dobbiamo prima di tutto imparare a identificarle e accettarle. Non serve a niente dirsi “non voglio essere arrabbiato” se la rabbia sta ormai serpeggiando dentro di noi, e non serve neppure chiudere gli occhi di fronte a una passione se questa ormai ha messo seme in noi e ci sta trainando dove vuole lei. E poi? E poi l’emozione va vissuta, non c’è via di scampo. Quello che può cambiare è il ritmo, il tempo e lo spazio che vogliamo dare all’esperienza. Se un’emozione è piacevole non c’è nessun problema a lasciarsi avvolgere e trasportare e durerà finché durerà. Spesso poco, perché le emozioni sono intense ma se vissute si dissolvono rapidamente. Ci sono invece emozioni che se ignorate e represse o, al contrario, espresse senza alcun freno, possono fare male, a se stessi e agli altri. Sono emozioni più difficili da gestire, come la rabbia, la paura, l’ansia che richiedono un metodo che permetta di far fronte al loro sorgere. Il metodo è semplice parte dal presupposto che un’emozione va scaricata, sempre e comunque ma i modi di scaricarla sono tre: diretto, indiretto e sublimato. Un moto di irritazione scaricato senza deviazioni si traduce in un attacco, fisico o verbale, nei confronti di chi ha causato l’irritazione; se, invece, la scarica è indiretta, l’aggressione sarà rivolta verso terzi, come quando l’impiegato frustrato urla a casa con la moglie. Ma la forma che lascia più spazio e libertà d’azione è la esaltazione, cioè la trasformazione dell’emozione in “forza lavoro” che può essere scaricata in tantissimi modi diversi: correndo, urlando, prendendo a pugni un cuscino, camminando all’aria aperta, parlando con l’amico del cuore, ballando a suon di musica, scrivendo una lettera con tutti gli insulti e offese che si vorrebbero dire ,senza però mandarla, e così via. Imparando a costruire un buon rapporto con le proprie emozioni cioè dando loro dignità di realtà e modalità di espressione, si potranno evitare i danni dei due possibili estremi, da una parte la inibizione, quindi “aridità” e dall’ altra l’espressione incontrollata, quindi “alluvione”. E si potranno trasformare le volubili e mutevoli colorazioni del nostro animo non in una croce da subire, ma in una ricchezza da gustare.
Tag: Arte
Perché proviamo emozioni?
Le emozioni di base hanno scopi di adattamento molto semplici ma importanti per la nostra sopravvivenza. Per quanto riguarda le emozioni piacevoli gioia, felicità ecc., si può affermare che la descrizione particolareggiata di un’emozione positiva ha la funzione di rafforzare i legami affettivi con le altre persone. Gli studiosi che si occupano di emozioni recentemente hanno ribadito la centralità dell’esperienza emotiva quale “canale comunicativo” privilegiato nei rapporti con gli altri.La funzione adattiva delle emozioni spiacevoli o dolorose paura, rabbia, tristezza ecc., invece, sembra essere quella di “avvisarci” e di descrivere situazioni da noi interpretabili come minacciose anche dal punto di vista psicologico oltre che fisico e quindi di comportarci di conseguenza ad esempio la reazione di paura di fronte ad un pericolo bambino piccolo si avvicina al fuoco o a una pentola di acqua permette di reagire prontamente per evitarlo.Le emozioni sono esperienze che le persone evocano con grande frequenza sia per comunicarle ad altri, sia per rimuginarle fra sé e sé. Infatti, le informazioni più importanti che comunichiamo con amici, familiari,o anche il parrucchiere piuttosto che il dottore che ci cura ecc. sono le esperienze emotive associate agli eventi che raccontiamo.L’emozione è dunque una esperienza intensa e passeggera che diventa un’occasione per prendere contatto con gli altri in vari modi.
La signora del riciclo
Nelle discariche a cielo aperto dei cassonetti straboccanti e dell’immondizia abbonata per le strade, una cosa così potrebbe sembrare una goccia nell’oceano. E in qualche modo l’oceano c’entra, perché è proprio dall’amore per il mare e dalla voglia di liberarlo dalla plastica che ha inizio la storia di “Box 95”: un banco del mercato rionale a Roma che all’ombra della cupola di San Pietro, è diventato un modello del riciclo fai-da-te.A due passi dai banchi del pesce e in mezzo alle cassette cariche di mele, arance e peperoni, infatti, Silvia Cavaniglia, 46 anni, compra i rifiuti della gente. Ovvero paga i flaconi di detersivo, i giornali, le scatole di fagioli e di tonno, le pentole, le caffettiere e quant’altro di cui ci si vuole liberare, a patto che i contenitori siano puliti. Lei, seleziona i rifiuti, li compatta e poi li rivende alle aziende che con gli scarti producono nuova materia. Spesso preziosa. Esempio. Il filo per la stampante in 3D? È “figlia” dei tappi, quelli di bottiglia. L’olio fritto della bella padellata di olive ascolane? Antenato del biodiesel. E così via con la second life.”Economia circolare”, la chiamano quelli che hanno studiato Keynes e Taylor. “Un modo per creare ricchezza per tutti e non inquinare”, spiega più semplicemente Silvia che ha messo su questa startup tre anni fa. Persone del quartiere che al mercato fanno la spesa. Arrivano col carrello pieno di bottiglie di plastica ed escono con i pomodori. Ma non solo, il passa parola ha fatto aumentare di mese in mese la clientela. “Tanti mi vengono a portare l’olio esausto che, volendo fare la differenziata, andrebbe sversato nei bidoni delle isole ecologiche, non sempre vicine a casa” continua Silvia. “Sarà anche per questo che ancora in troppi lo buttano nel lavandino o nel water. Un vero attentato: un litro d’olio fritto inquina 10.000 litri di acqua di mare
L’Epifania tutte le feste….le porta via!
Nella storia popolare italiana la Befana è una dolce vecchietta che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, a cavallo di una vecchia scopa, passa sopra i tetti delle case. E mentre tutti dormono si cala dai camini riempendo le calze di doni, caramelle, dolciumi se i bimbi durante l’anno si sono comportati bene, altrimenti troveranno solo carbone, aglio, e cipolle . Ed i bimbi per la vecchina preparano un bicchiere di vino e un mandarino o un’arancia in un piatto. Il mattino dopo per chi è stato più cattivello oltre ai regali e al carbone i bambini troveranno il pasto consumato e l’impronta della mano della Befana sulla cenere sparsa nel piatto Si dice anche che la Befana rappresenti l’anno appena trascorso che chiude, con la sua venuta, il lungo periodo delle feste, portando con sé tanti regali come buon auspicio per l’anno che verrà. E per rafforzare l’antica credenza c’è un noto proverbio che recita: “L’Epifania tutte le feste porta via”.Ma qual è l’origine di codesto modo di dire? Il proverbio popolare a sfondo religioso si riferisce al viaggio che i Re Magi, Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, intrapresero da Oriente per arrivare a Betlemme.Volevano portare a Bambin Gesù oro, incenso e mirra. L’oro per onorare la sua regalità, l’incenso per ricordare la sua divinità e la mirra per sottolineare la sua umanità, ma non sapevano come arrivarci. Ecco perché picchiarono alla porta di una vecchina e la invitarono a unirsi a loro, però rifiutò.Anche senza il suo aiuto i Re Magi il 6 gennaio arrivarono a Betlemme e omaggiarono Gesù e la vecchietta, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli. Ma inutilmente, non incontrò né mai più i tre sapienti né il Prescelto.E così cominciò a bussare ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da quel giorno sono passati millenni ma la Befana non si arrende, cerca ancora il bambino speciale… porta con sé i doni ma anche la fine delle feste… E se doveste incontrarla, indicatele la strada!
Un salto in Giappone per arredare
Abbiamo a volte parlato di come la filosofia Zen sia il filo conduttore per l’arredamento della casa in stile giapponese. I giardini, le piante e tutto ciò che è naturale sono essenziali per ricreare uno spazio rilassante, dove poter scaricare le tensioni accumulate durante la giornata. Dedicare un angolo al Giappone è molto semplice e con questi consigli è possibile avere una zona orientale a casa propria senza stravolgere del tutto l’arredamento, la soluzione più adatta infatti è il complemento d’arredo! Iniziamo parlando dei Noren, tende tipiche decorate con gli ideogrammi giapponesi. Queste vengono utilizzate come insegne di negozi e ristoranti, ma sono indicate anche come separé per gli ambienti o come semplici arazzi. Come già detto sopra , è molto importante avere in una stanza dedicata al Giappone una buona dose di elementi naturali. A tal proposito possiamo farci ispirare dall’arte Ikebana. Quest’arte antica sta proprio nel creare con foglie, fiori ed erbe delle caratteristiche composizioni. Continuiamo parlando dell’arte del Tè, Cha no yu è una delle arti Zen più conosciute. E’ una cerimonia molto complessa ed è svolta in stili diversi ed in forme diverse. I giapponesi per questo rituale preparano delle vere e proprie stanze, a noi basterà semplicemente un kit che ricordi questa usanza magari esposto vicino ad un bonsai o ad una composizione ikebana! Un’altra arte è il Kōdō l’arte di apprezzare l’incenso, meno famosa della cerimonia del tè. E’ basata sull’ ascolto delle fragranze, dove le note odorose sprigionate dai legni aromatici bruciati compongono sinfonie olfattive, oggetto di suggestione, contemplazione e gioco. Scegliete la vostra fragranza preferita ed il gioco è fatto!
Apple store “Cosa farai domani a Milano?”
Il 26 Luglio 2018 finalmente il cofanetto magico Apple Piazza Liberty aprirà le sue porte alla marea di adulatori, fan, curiosi, ecc, ecc. Per l’occasione Apple ha pensato di celebrare la creatività della città che ospita questo straordinario evento, Milano, chiamando a raccolta le menti creative di 21 artisti locali ai quali ha pensato bene di chiedere: “Cosa farai domani, Milano?”. Di fatto è stato smantellato il cantiere top secret fino a ieri, rivelando una mega box che copre l’Apple Store. La data ufficiale per l’apertura al pubblico è stata formalizzata: il prossimo 26 luglio, quando i il portale di vetro di Apple Piazza Liberty si aprirà alla città di Milano, nello specifico alle ore 17:00. Chiedete a Siri di ricordarvelo. La richiesta che regna sulla grande box bianca è “Cosa farai domani Milano?” perché domani è il giorno in cui idealmente tutto può davvero succedere e proprio con questo spirito Apple Store sarà una piazza per artisti di ogni campo, in cui potranno creare ed esibire il loro lavoro. Per celebrare al meglio la grande apertura del 26 luglio, 21 artisti locali hanno creato lavori inediti: foto, video, illustrazioni e musica, ognuno dei quali rappresenta la loro risposta personale alla domanda: Cosa farai domani, Milano? A questo link https://www.apple.com/it/today/ invece potrete trovare la scaletta degli eventi per ora disponibili a cui registrarsi. “Today at Apple” è la raccolta di programmi, gratuiti in tutti gli oltre 500 store Apple nel mondo, su temi che spaziano dalla foto e video alla musica, dalla programmazione all’arte e design e altro ancora. Le sessioni pratiche sono guidate da membri altamente qualificati del team, con consigli che spaziano dall’apprendimento dalle basi a programmi di livello professionale.
Lo famo strano? Non a tutti i costi
Il gelato gourmet che nasce dalle origini di gusto tipiche della ristorazione è quello composto con materie prime e sapori che non fanno parte necessariamente alla tradizione del gelato artigianale, Alcuni esempi sentiti più volte sono il gelato al cacio e pepe, quello al parmigiano, per arrivare ad elaborazioni ardite come quello al coniglio, al capitone o alle uova e asparagi, definito come“gelato da ristorante”Il gelato gourmet che accosta un ampio numero di sapori rappresenta quell’ approccio secondo cui qualunque gusto variegato, potrebbe al limite definirsi gourmet, meglio se al suo interno si ritrova un numero elevato di gusti. Si tratta di un avvicinamento che spesso nasce da gelaterie che ricercano una diversità commerciale rapida, e noi lo chiamiamo “gelato miscuglio”Il terzo tipo di gelato gourmet è quello che ci appartiene di più, e in qualche modo si distanzia da entrambi gli altri approcci. Lo definiamo come ricerca all’interno del perimetro di gusto del gelato artigianale naturale da materie prime, condotta con un’attenzione superiore all’ accostamento dei sapori; una ricerca che mira a trasformare l’approccio al consumo da semplice degustazione in esperienza sensoriale da ricordare, dove tutti recettori dolce, amaro, acido, salato vengano stimolati con precise logiche e sequenze. Il gelato gourmet non deve essere inevitabilmente strano, agli asparagi o crudista: talvolta per definirlo d’autore sono sufficienti le materie prime, le creme dalla mantecatura ammirevole, la frutta rigorosamente di stagione, la temperatura e il modo di servirlo sembra preferibile anche meno freddo, e soprattutto un mestiere solido alle spalle che quasi diventa un’arte. Ultimo ma non per importanza c’è quello internazionalizzato, come l’ice cream che si può trovare a Londra o a New York, in posti dove la tradizione portata dagli chef made in Italy si mescola alla voglia di sperimentare e contaminare, miscelando miele, rosmarino, scorza d’arancia, basilico, peperoncino e caramello salato al burro d’arachidi americano. Semplicemente fantastico.
Tu lui e voi due
È il sogno di molti: trovare un partner che, oltre a ricambiare l’amore che proviamo per lui, abbia tante affinità con noi; modi di ascoltare, di vivere il tempo, di guardarsi dentro, di divertirsi e di cercare. Ma non è solo un sogno: in tanti casi, all’inizio di una storia, la cosa sembra realizzabile. L’entusiasmo dei primi tempi fa volare i due innamorati, che si sentono in grande armonia. Tuttavia spesso basta attendere qualche tempo per ritrovare questa stessa coppia in grande difficoltà: subentrano scontento, insofferenza e indifferenza reciproca, in uno sforzo di adattamento che può farsi pesante. Ma perché le cose vanno così? Pur nella gran diversità delle situazioni, molti commettono un semplice errore “tecnico”, cioè non sono capaci di variare la condivisione del tempo e dello spazio all’interno della vita di coppia. Ci sono quelli che fin dai primi tempi fanno tutto insieme: condividono qualsiasi cosa e dove c’è l’uno c’è anche l’altra,da recarsi al ristorante,al mare,a fare acquisti Ma questa condivisione totale si trasforma in breve tempo nel fatto che si fa solo quello che si può fare insieme, cioè si segue una sorta di minimo comune denominatore, da cui vengono escluse tutte le attività che non interessino a entrambi, tagliando così fuori un bel pezzo della realtà individuale di ognuno. E ci sono quelli che fanno l’esatto contrario, soprattutto dopo che iniziano a vivere insieme e nascono i figli: gli interessi personali vengono separati nettamente dalla vita in comune e si condividono soltanto le cose funzionali, legate ai doveri familiari, con l’inevitabile conseguenza di diventare quasi due estranei l’uno per l’altra.Alcuni attuano una variante a quest’ultimo atteggiamento: condividono fra loro solo quel che vivono con gli amici, in compagnia, dando origine al contempo una realtà parallela a parte, strettamente individuale e talvolta segreta, di cui l’altro non sa niente e in cui viene sviluppata una nuova personalità che contrasta con quella presente in coppia. In pratica gli amici diventano via via l’unico ambito nel quale i due trovano dei punti di contatto e di unione. Si tratta di strategie che prima o poi producono una crisi di coppia, perché almeno uno dei due inizia a sentire la mancanza del giusto equilibrio fra vita condivisa e vita individuale. Saper condividere è un’arte che richiede intelligenza e dedizione e che va applicata di volta in volta ai cambiamenti. Un’arte che, per funzionare, deve dedicarsi con uguale passione a tre ambiti: le due vite personali e quella di coppia.I riti individuali e quelli condivisi, le passioni, gli interessi, dovrebbero trovare spazio adeguato, così da nutrire le diverse esigenze dei tre organismi presenti nella coppia: io, tu e noi due. Perciò è importante decidere insieme quali sono le cose irrinunciabili, indispensabili a far sentire vivi questi tre organismi, tutti da amare e proteggere allo stesso modo. La vera affinità è la capacità di dividere e di condividere.
Opere d’arte incredibili
Andres Amador è un artista contemporaneo che utilizza la sabbia sulla spiaggia per creare le sue incredibili opere d’arte. È uno degli artisti moderni che esplora tanti modi insoliti per raccontare se stessi e la propria unicità. Invece di tele e pennelli, Andreas Amador usa la sabbia della sua città natale, San Francisco, e crea i suoi “quadri larghi”. questo artista ha scelto di combattere assiduamente contro le maree, sapendo di perdere in partenza. Ma quello che riesce a realizzare, per quanto temporaneo, è un vero capolavoro, come tela per i suoi quadri in grande scala ha scelto la sabbia di affascinanti spiagge che ricerca scrupolosamente. Attrezzato solo delle sue mani e di un rastrello, passa ore e ore a disegnare forme geometriche, mosaici e simboli che dopo poco verranno per sempre cancellati dalle onde del mare. Ogni creazione di Andres richiede un’attenta scelta di tempi e luoghi, in quanto per realizzare le sue opere necessita di intere porzioni di costa che restino libere dalle acque il tempo necessario per concedergli di tracciare ogni singola forma che con le altre andrà a comporre il gigantesco quadro. Per questo motivo, una volta individuato il luogo, l’artista aspetta pazientemente una notte di luna piena per iniziare il suo lavoro, quando la bassa marea lascia aperti ampi tratti di spiaggia deserta.
L’autentico street food fiorentino
Lampredotto di Firenze La Toscana è una delle regioni più appetitose d’Italia, celebre per la sua gastronomia e per i prodotti del suo territorio ma forse non tutti conoscono il lampredotto, street food per eccellenza della bella città di Firenze. Gironzolando per le strade del capoluogo toscano troverai molti chioschi che ancora oggi offrono questo piatto tipico della cucina povera. Viene preparato cuocendo a lungo uno dei quattro stomaci del bovino, l’abomaso, a cui vengono uniti pomodoro, cipolla, prezzemolo e sedano. Di solito viene servito e consumato all’interno di un panino: uno spuntino perfetto da gustare mentre si contemplano le meraviglie della città.