La percezione del tempo dei cani

Chi possiede un cane avrà notato che, ad esempio, quando si tratta di mangiare non tardano mai un minuto, sanno esattamente dove essere in ogni momento della giornata. Sanno quando il proprio padrone sta per tornare da lavoro e lo aspettano pazientemente davanti alla porta di ingresso.Per capire come i cani percepisco il tempo dobbiamo fare un paragone con noi umani. Si può sostenere che ogni individuo sperimenta il passare del tempo in molti modi diversi. Albert Einstein ha spiegato come il concetto di tempo possa essere “relativo”. Ci sono situazioni in cui, un periodo di tempo passato felicemente ci sembri “volato”, mentre altri casi in cui, magari, si stanno svolgendo azioni noiose e sembra che un minuto non passi mai .Anche se quindi l’esperienza temporale è relativa, tutti gli esseri umani pensano al tempo in modo simile; i nostri ricordi, ad esempio, sono intimamente legati al modo in cui intendiamo il passare del tempo e la nostra capacità di ricordare gli eventi in modo cronologico gioca un ruolo decisivo. Gli studi sulla tematica in ambito animale sono limitati, ma il ricercatore William Roberts è riuscito a trarre qualche considerazione rilevante in merito, asserendo che sono come “bloccati nel tempo“. In altre parole non hanno capacità reale di formare ricordi, non possono fare previsioni future e non possono andare a rivangare nel passato, essi vivono solo nel presente. Per molti potrebbe essere una teoria fallace, visto che i cani vengono regolarmente addestrati, e ciò potrebbe far pensare che un tipo di formazione come questo debba per forza essere in relazione con i ricordi degli animali stessi, ma non è necessariamente così. Secondo Rogers gli animali possono essere addestrati a compiere delle azioni esattamente come lo possono essere i bambini. I cani si comportano allo stesso modo: possono sapere come rispondere al comando “seduto” senza avere un ricordo dell’evento specifico in cui venne a sapere a cosa corrisponde il comando. La loro memoria si basa quindi sui ritmi biologici: possiedono un “orologio interno” in grado di far loro capire dove e quando sarà disponibile il cibo. Invece di ricordare quanto tempo passa tra un pasto e un altro si limitano a reagire ad uno stato biologico che affrontano in determinati momenti della giornata, sempre uguale, giorno dopo giorno

 

Il Blue Monday, il giorno più triste dell’anno

Tra i conti in rosso dopo Natale e il freddo di questi giorni è facile capire perché… ma è possibile essere felici Lunedì 15 gennaio è il blue monday, il giorno più triste dell’anno. L’origine di questa celebrazione tanto malinconica e tutta inglese è da cercare in un’equazione matematica messa a punto una decina d’anni fa da uno psicologo inglese, Cliff Arnall  che spiegherebbe il perché di questa depressiva giornata mettendo insieme condizioni metereologiche sfavorevoli, le giornate corte, i festeggiamenti natalizi ormai alle spalle, i sensi di colpa per aver speso troppi soldi durante le vacanze o mangiato troppo e infine, il lavoro, che è ricominciato velocemente. In Gran Bretagna, ad esempio, il tema viene preso sul serio, tanto che si calcola che proprio in questa giornata aumenti il numero di assenze dal lavoro. usi lunghi quindi per tutto il giorno o addirittura tutta la settimana, ma per molti un’occasione per dispensare consigli su come tirarsi su di morale: dalle agenzie viaggi, alle offerte commerciali imperdibili, ai vari cibi da consumare. Scatenati soprattutto i britannici, dove si dice sia nata la “tradizione” del “blue monday” proprio da una campagna pubblicitaria incaricata da un’agenzia di viaggi che voleva incentivare le partenze di fine gennaio, decisamente scarse dopo le vacanze di Natale. Insomma, una trovata pubblicitaria. Per il giorno più felice dell’anno, invece, bisogna aspettare giugno. Gli stessi analisti hanno calcolato che l’ «Happiest Day» cade intorno al solstizio d’estate, fra il 21 e il 24 di giugno.

La Moringa

Se curcuma e avocado si erano contesi il primato di «superfood» dell’anno fra il 2016 e il 2017, pare che per il 2018 non vi sia alcuna competizione e che lo scettro di alimento «miracoloso» e irrinunciabile vada a furor di popolo, unicamente alla Moringa. La rivista Time l’ha descritta come una sorta di erede della più conosciuta «quinoa» e i nutrizionisti, non smettono di raccomandarne il consumo, soprattutto per il suo importante apporto di ferro che sarebbe addirittura triplo per l’organismo umano, rispetto ad analoghe porzioni di spinaci . Ma che cos’è la Moringa? E’ una pianta, appartenente alla famiglia delle Moringaceae, originaria dell’India, ma molto diffusa anche in Africa e Sud America. Ne esistono 13 specie e può comunemente essere chiamata «albero del rafano o del ravanello» Nel suo luogo d’origine la Moringa viene considerata un elisir di lunga vita. Non a caso è ricchissima di virtù salutari. Contiene tutti gli elementi indispensabili alla vita umana: vitamine, proteine e minerali. In particolare le sue foglie contengono elevate quantità di potassio: ben 3 volte rispetto alle banane. Ma anche la preziosa vitamina C non manca: ne contiene circa 9 volte di più delle arance. Una strana zucchina dall’albero pendono dei curiosi elementi di colore verde che somigliano molto a zucchine. In realtà si tratta di baccelli commestibili, così come i fiori, le foglie e le radici. Queste ultime andrebbero consumate in quantità limitate a causa della presenza di un alcaloide chiamato pirochina, che si ritiene tossico per il sistema nervoso. La Moringa svolge un potente effetto antinfiammatorio, migliora il metabolismo e la digestione, In più, pare potenzi le difese immunitarie rendendola un rimedio utile in caso di raffreddore, febbre e influenza. Alcuni studi ritengono che possa essere adoperata anche nei pazienti diabetici e nelle persone che soffrono di cefalee. Le foglie, per esempio, possono essere assunte cotte in maniera simile ai nostri spinaci, oppure aggiunti a salse, minestre e zuppe. Purtroppo in Italia non abbiamo a disposizione la pianta fresca, ma possiamo utilizzare gli estratti in polvere da aggiungere nell’acqua calda o alle nostre pietanze. I semi hanno invece un sapore simile ai ceci e possono essere cucinati in maniera molto simile. Infine, i fiori possono essere aggiunti alle insalate.

Riciclare con creatività

Siete quel tipo di persone che non butterebbero mai via nulla? Vi piace conservare i barattoli di vetro o le scatole di legno pensando a come potreste riutilizzare il tutto in futuro? Ecco che il riutilizzo creativo può regalarvi molte idee per dare vita a nuovi oggetti e accessori recuperando ciò che spesso viene gettato. Il vetro, la plastica, il legno, la carta e il cartone sono materiali molto preziosi che possiamo recuperare e riutilizzare grazie al riutilizzo creativo per dare vita a molti progetti. Inoltre non dobbiamo dimenticare la possibilità di riutilizzare vecchi abiti e tessuti per dare vita alle nostre creazioni. Grazie alla fantasia il  riutilizzo creativo anzi sarebbe più corretto dire riuso creativo possiamo realizzare nuovi vestiti e accessori per noi e per la nostra casa, giocattoli per bambini, cucce per gli animali domestici, vasi per il nostro giardino e orto, cornici e portaoggetti, tappetini, tendaggi, mobili fai-da-te e tanto altro ancora. Questi progetti di riciclo creativo vi aiuteranno a risparmiare denaro e risorse nella vostra vita quotidiana. Trasformare i jeans ormai troppo stretti o consumati in una borsa oppure ricavare stivali e pantofole dal riciclo dei vecchi maglioni. Dalla stoffa e dagli altri materiali dei vestiti che non utilizziamo più possiamo ottenere altri abiti oppure degli accessori per noi, per la casa o per gli animali domestici.

Confermata l’ipotesi di Darwin

Nelle regioni caratterizzate da condizioni ambientali estreme, per esempio di freddo intenso o di bassissima umidità, i fattori climatici limitano l’espansione di alberi piante erbe e arbusti, più di altri fattori come la competizione delle altre specie o l’impollinazione, che invece sono determinanti in zone con un clima temperato. Questo principio, affermato da Charles Darwin nel 1859, è stato ora verificato nelle sue linee generali grazie a una ricerca sul campo condotta da scienziati dell’Università del Colorado, che firmano un articolo sul National Academy of Sciences”. Gli effetti delle interazioni tra diverse specie su una specifica popolazione vegetale, infatti, aumentano proporzionalmente alla diminuzione dello stress ambientale. C’è però una mediazione di fattori ecologici di cui nessuno finora aveva tenuto conto. “Darwin ha affermato che a determinare questo schema di variazione delle popolazioni sono le variazioni di densità o la diversità delle specie che interagiscono tra loro, mentre dallo studio emerge che si tratta degli effetti dello stress ambientale sulla crescita, la sopravvivenza, la riproduzione e la germinazione delle specie vegetali“, In tre diverse regioni del Kenya centrale caratterizzate da diversi livelli di aridità, i ricercatori hanno studiato, per un periodo di quattro anni, le dinamiche delle popolazioni di Hibiscus meyeri, una pianta molto diffusa nella zona. Come ci si aspettava, l’impollinazione, la presenza di animali erbivori e di altre piante in competizione per l’occupazione del terreno hanno rivestito un ruolo fondamentale nel determinare i confini degli areali di Hibiscus meyeri nei siti più umidi. Queste stesse interazioni, invece, non sembravano avere un’influenza paragonabile nei siti più secchi. Il risultato definisce un principio guida per capire dove e quando le interazioni tra specie sono più o meno importanti: definisce le dinamiche ambientali e evoluzionistiche determinanti per la diffusione di una specie, e per l’espansione e la contrazione delle popolazioni “Anche prima del cambiamento climatico, capire perché le popolazioni di certe specie vegetali avessero certi confini era di fondamentale importanza.

Lo zenzero candito…squisito!

Lo zenzero candito è un perfetto ingrediente per impreziosire tante ricette: la sua presenza renderà vivace e originale una torta di mele ad esempio, oppure sarà capace di dare un tocco speciale a dei semplicissimi biscotti di frolla e cioccolato. Gusto piccante, intenso e caldo, lo zenzero candito ricorda il gusto agrumato del limone e la fragranza del legno. La ricetta dello zenzero candito è semplice, il risultato esemplare e riuscirete a creare un piccolo gioiello di gusto da assaporare da solo accompagnando un bel the caldo, oppure per accompagnare dolci e biscotti appunto. Inoltre, viste le numerose proprietà dello zenzero tra cui quella stimolante, digestiva e tonica , la ricetta dello zenzero candito è ottima per alleviare la nausea. Lo zucchero candito, oltre che essere goloso da mangiare, diventa anche una perfetta idea regalo per i vostri amici: create delle confezioni semplici, rendetelo protagonista assoluto del vostro pensierino. Ecco la ricetta facilissima dello zucchero candito. Aiutandovi con un pelapatate, sbucciate lo zenzero e lavatelo sotto l’acqua corrente, così da eliminare i residui della buccia. Asciugatelo bene e tagliatelo a fette sottili o in piccoli cubetti. Inserite le fette o i cubetti in una pentola capiente e versate dell’acqua fredda fino a coprire lo zenzero di tre dita, infine portate a bollore. A questo punto coprite con un coperchio e continuate la cottura a fiamma moderata per 40-45 minuti. Scolate lo zenzero morbido, pesatelo e mettetelo in una pentola, aggiungendo lo zucchero, che dovrà essere dello stesso peso dello zenzero. Aggiungete acqua fino a ricoprirlo appena e mescolate fino a quando lo zucchero non si sarà sciolto. Cuocete a questo punto per 60 minuti, avendo cura di mescolare di tanto in tanto. Con un mestolo forato scolate lo zenzero e trasferitelo su un foglio di carta da forno cosparso di zucchero semolato. Avvolgete con lo stesso zucchero le fettine di zenzero e lasciate asciugare: conservate lo zenzero candito in un barattolo di vetro chiuso ermeticamente.

Bagno e cucina sempre in ordine

Tenere in ordine la cucina e il bagno non è semplice: questi due ambienti della casa sono infatti i più disordinati e tra i più utilizzati da tutta la famiglia. In cucina si vivono i momenti di convivialità per eccellenza, si fa colazione, si pranza e si cena e si fanno lunghe chiacchierate insieme a tutta la famiglia, e ai nostri migliori amici Per questa e per mille altre ragioni, diventa uno spazio tanto indispensabile quanto difficile da tenere sempre ordinato. Come tenere in ordine la cucina Provate a tenere in casa una pratica cassettina per dare ordine e stile alla vostra abitazione. Lasciatevi aiutare dalle varie  cassettine in legno comode e colorate che si trovano in commercio, pronte a mille usi, queste pratiche cassette sono  ideali per diventare un complemento d’arredo assolutamente indispensabile. Utilizzatele per servire una romantica colazione per due, provatele come contenitore o addirittura per conservare i vostri oggetti. La loro grandezza e i suoi colori le renderanno delle compagne fidate: come porta spezie in cucina, come centrotavola durante un pranzo della domenica o una cena delle feste. All’interno di esse inserite grissini e pane, o un vaso di fiori. Pratiche  e versatili,  vi aiuteranno a mantenere in ordine gli spazi domestici con uno stile unico. Le cassettine di legno sono  perfette anche in bagno: usatele per conservare gli asciugamani o le salviette, sceglietele per diventare il contenitore dei vostri prodotti di bellezza. Tenete queste cassettine non troppo grandi e neanche troppo piccole  nella stanza da bagno e utilizzatele come meglio credete. Un esempio? Sceglietene una per ogni membro della famiglia: al suo interno inserite gli oggetti e le cose che appartengono a ogni componente. I trucchi per lei, il dopobarba per lui; i doccia schiuma dei figli, le creme di bellezza delle figlie: a ognuno la sua cassettina!. Fatele diventare anche un portavasi dove tenere le piantine aromatiche o i fiori, oppure per conservare tutti gli attrezzi che vi occorrono per la cura del giardino. Insomma, chi più ne ha più ne metta! Con le cassettine di legno potrete sbizzarrirvi e dare alla vostra casa un tocco davvero speciale.

Crudo cotto o marinato

Tra il crudo e il cotto c’è di mezzo una terza via, facile da percorrere ma spesso troppo poco collaudata: il marinato! Gli alimenti più disparati come carne, pesce o verdure possono essere trattati secondo questa tecnica di cucina tradizionale, che rende i cibi più digeribili e sani. Senza contare che si conservano più a lungo: spesso primi, secondi e contorni marinati tenuti da parte in dispensa si rivelano infatti strategici quando, al termine di una lunga giornata lavorativa, si ha poca voglia di mettersi ai fornelli o di fare la spesa. Ma cos’è la marinatura? Detta anche “cottura a freddo”, consiste nell’immersione per un certo tempo perlomeno 2-3 ore degli alimenti crudi, tagliati a fettine sottili, in un liquido ad alto contenuto acido, come ad esempio vino, birra, aceto o succo di limone, spesso miscelato con olio extravergine, spezie ed erbe dall’origano al pepe rosa. La scelta del liquido di marinatura dipende dai gusti personali. Noi vi consigliamo succo di limone per il pesce e aceto per le verdure, mentre per le carni potete provare con un mix di vino rosso e aceto di mele: il risultato principale consiste nell’ammorbidimento delle fibre muscolari che rende la carne più digeribile e tenera.I cibi ideali per la marinatura Sono quelli che si possono più facilmente sfilettare in strati sottili eccetto i gamberi, che vanno marinati interi.Ecco quali: Varietà di pesce:  salmone, alici, sarde, gamberi, storione, pesce spada o tonno Varietà di carni: bistecche di manzo, brasato, fesa di tacchino, ma anche selvaggina, pollo o maiale Varietà di verduremelanzane, zucchine, peperoni, cetrioli. La marinatura è una tecnica di preparazione degli alimenti che non richiede particolari abilità culinarie e, soprattutto, fa bene alla salute! Il motivo? Riesce a dar sapore senza eccedere nei condimenti grassi come olio o burro, riducendo o annullando del tutto i tempi di cottura.

Stanchezza come combatterla

Quando suona la sveglia e arriva l’ora di alzarsi dal letto è una tortura, riuscire a tenere gli occhi aperti durante il giorno una vera sfida: quando la stanchezza vi insegue, anche le attività più banali sembrano essere davvero insuperabili Ridurre gli impegni non sempre è impossibile chi glielo spiega al pargolo , al capo al marito che avete bisogno di una vacanza?! E allora si va a vanti trascinandosi dietro questo fardello chiamato stanchezza. Come fare a liberarsene?  Ci sono dei piccoli trucchi per combattere la stanchezza e vincerla! La prima causa della stanchezza è in genere legata al sonno: si dorme poco o male. Per prima cosa quindi cercate di creare l’ambiente giusto per dormire: niente televisione in camera, guardare la tv per addormentarsi non è un buon rimedio e quando resta accesa disturba il sonno. Anche il cellulare deve fare la stessa fine della televisione: la luce del suo schermo, la tendenza a controllare messaggi e notifiche disturba il sonno. In più in questo modo eviterete di fissare la sveglia alle 6 per alzarti alle 8 e facendola suonare all’infinito ritardandola. Andate a letto, magari bevendo una tisana per il sonno, chiudete gli occhi e tirate dritte fino all’ora della sveglia. Inutile cercare di recuperare con piccoli pisolini: riescono solo a tamponare l’emergenza, ma la stanchezza alla fine resta. Senza acqua il corpo si addormenta: una leggera disidratazione può essere causa di stanchezza. I benefici dell’acqua sono talmente tanti, che non avete proprio nessuna ragione per non mettervi a bere subito dell’acqua Un calo di energia è anche legato agli zuccheri e ci sono dei cibi che sono dei veri toccasana! Le noci e la frutta secca in generale sono dei potentissimi cibi anti stanchezza, così come molti cereali ! Anche un pezzo di cioccolata è utilissima, e non certo solo per la stanchezza! Basta con i pranzi di famiglia infiniti in cui poi dovete anche lavare i piatti! Basta con le domenica passate a stirare i panni di tutti! La domenica è il giorno del riposo, anche per voi: prendetevi la domenica per rilassarvi. Chiudetevi in camera da letto e organizzate una mini SPA e non aprite a nessuno, per nessun motivo al mondo!

Yogurt ancora buono dopo la scadenza ma per quanto?

Dopo quanti giorni uno yogurt scaduto è ancora buono da mangiare? Se lo sono chiesto i francesi del magazine 60 Millions, che hanno portato in laboratorio 50 vasetti per scoprire cosa succede nelle settimane successive alla scadenza indicata sulle confezioni. Le analisi sono state fatte il giorno della scadenza riportato in etichetta e poi sono state ripetute  nelle tre settimane successive  prendendo in considerazione  yogurt bianchi, con fragola in pezzi e aromatizzati, alla frutta e anche i latti fermentati con Bifidus. I risultati sono chiari: tutti gli yogurt  sono stati ritenuti del tutto commestibili fino a tre settimane dopo la scadenza. Il laboratorio ha infatti rilevato una variazione minima dell’acidità e anche sul fronte microbiologico: dopo la scadenza, nella maggior parte dei casi il numero di batteri lattici  è rimasto appena al di sotto del valore minimo imposto dalla legge. L’altro elemento da considerare e che nessun batterio patogeno è stato rilevato nonostante la presenza di frutta e zuccheri che potrebbero favorire lo sviluppo di microrganismi dannosi. Si tratta di ottime notizie per la lotta allo spreco alimentare visto che secondo  le recenti stime, la maggior parte dei rifiuti alimentari vengono generati dalle famiglie. Anche se le analisi confermano che mangiare uno yogurt scaduto da tre settimane in generale non è dannoso per la salute, va ricordato che il barattolo deve essere stato correttamente conservato in frigorifero. Non bisogna poi dimenticare alcune regole fondamentali valide prima e dopo la data di scadenza come quella di non consumare  vasetti  che hanno un aspetto alterato, un cattivo odore,  il coperchio rigonfio e soprattutto tracce di muffa