Primi piatti…veloci

Quando hai poco tempo per cucinare e ne hai ancora meno per mangiare, succede che  finisci col nutrirti in modo sbagliato, con un precotto o una pizza consumati in fretta tra una riunione di lavoro e l’altra. Non è un segreto che il mondo del lavoro e i ritmi di vita di oggi mettano tante persone in seria difficoltà rispetto alla pausa pranzo, perché la ansia degli impegni sociali è tale da farti perdere il contatto con te stesso. Tutto parte dall’analisi di se. Quando tutta la tua attenzione si trova all’esterno, gettata in un mondo fatto di scadenze e appuntamenti finisce sempre che non ascolti più il tuo corpo e non dai peso alle sue esigenze. Il tuo corpo ti chiede vitamine e sali minerali e tu gli dai carboidrati e grassi. E’sempre così. Alla fine sei stanco senza nemmeno sapere il motivo. Organizzati con i primi piatti per l’ufficio Tutto ciò di cui hai bisogno è armarti di sana pazienza e puntare la sveglia 10 minuti prima ogni mattina. Tanto basta infatti per  fare un primo da asporto e portarlo in ufficio in una comoda vaschetta o in un contenitore in plastica idoneo al microonde. In poco tempo puoi prepararne di sfiziosi e leggeri anche al forno . Investendo qualche minuto in più, potrai prepararti primi piatti veloci  a base di carne o di pesce, alcuni dei quali sono veramente da fare, a patto che la vaschetta che utilizzi per il trasporto abbia una buona tenuta ermetica, altrimenti rischi che eventuali liquidi ne escano rovinandoti la borsa .Se invece hai la fortuna di lavorare vicino casa, puoi rientrare durante la pausa pranzo e cucinare in modo veloce primi piatti più delicati, perfino raffinati e particolari. In queste condizioni puoi preparare primi piatti di pasta, cosa non sempre possibile se mangi in ufficio, perché la pasta e piselli ad esempio, ma soprattutto gli spaghetti, devono essere consumati subito a meno che non siano fatti al forno, altrimenti scuoce tutto e il primo diventa una poltiglia che non si può mangiare. Potendo prepararli a casa, in pochi minuti è possibile soddisfare ogni palato, creando per esempio primi piatti di terra con le zucchine o con le melanzane, o di mare come la pasta al tonno.

Tapas

Tapas” è la versione spagnola dell’italiano “Aperitivo“, o più internazionale, “Happy Hour”.La traduzione letterale di “tapas” è “tappi”, ricordando i tappi che si utilizzavano, tempi addietro, per coprire i bicchieri per evitare che vi penetrassero degli insetti. Questi tappi erano dei veri e propri piattini posti sui bicchieri, che nel tempo sono stati riempiti con delle piccole porzioni di cibo, permettendo quindi di bere e mangiare.Ecco quindi che oggi le Tapas sono dei piccoli assaggi, o monoporzioni, di pietanze di vario tipo che si mangiano in compagnia, solitamente abbinate a delle bevande alcoliche.

Meno calorie a pranzo se bevi latte a colazione

Bere latte a colazione implica l’assunzione di minori calorie a pranzo! Un bel bicchiere di latte a colazione fa bene alla salute e ci fa star meglio per tutta la giornata. Una ricerca condotta presso l’Università della Western Australia ha scoperto, appunto, che chi beve il latte a colazione avrà meno fame a pranzo. Emma Dove, ha spiegato che anche se non è ancora del tutto chiaro per quale ragione, le proteine del latte accontenterebbero maggiormente l’appetito più di quanto non facciano gli zuccheri contenuti nei succhi di frutta. La ricercatrice australiana ha reclutato 34 persone obese che, a giorni alterni, facevano colazione con tramezzini e marmellata e con un bicchiere di latte o con toast e succo di frutta. Controllando il livello di appetito a pranzo, i ricercatori hanno osservato che quando i soggetti facevano colazione con il latte assumevano una quantità di calorie a pranzo inferiore dell’8.5%.Precedenti studi avevano ipotizzato che le proteine riuscissero a saziare di più dei carboidrati: la nostra ricerca sembra avvalorare questa tesi e dimostrerebbe che quando si sta a dieta non è bene eliminare del tutto i latticini, ma preferire quelli a basso contenuto di grassi e il latte scremato”.

Washoku

Per molti un nome ignoto, per altri un mondo da scoprire. Per tutti, comunque, un valore aggiunto alla lista dei Patrimoni dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco. Si tratta, infatti, della cucina giapponese, equivalente di longevità, benessere e salute. La parola “Washoku” letteralmente significa “cibo giapponese’”. Ma non si limita a questo. Di fatto, racchiude in sé l’armonia di oltre quattrocento anni di tradizione culinaria basata sulla bontà degli ingredienti, sulla valenza estetica della pietanza e sulla ritualità del pasto. Dove il rispetto della natura e l’alternanza delle stagioni è basilare, cosi come i prodotti che vengono intagliati e accostati come fossero opere d’arte. Gli ingredienti, siano essi vegetali, frutti o pesci, sono raccolti o pescati nel loro miglior momento stagionale per infondere al piatto il massimo del sapore e della fragranza. Nel Washoku, che racchiude con il kaiseki ricette, abilità e tecniche culinarie, si distinguono due rami: il “kaiseki-ryori” e il “cha-kaiseki”. Il primo termine si riferisce al pasto offerto dai samurai ai propri ospiti. Il secondo al banchetto precedente alla cerimonia del. In entrambi i casi la struttura del banchetto era composta da una zuppa, una portata principale, due contorni e una ciotola di riso. Oggi si è sviluppata molto ed è possibile gustare, nei ristoranti di lusso e nei ryokan sparsi in tutto il Giappone, numerose portate preparate secondo questa tradizione.Per capire più a fondo l’essenza del Washoku basta guardare alla dieta dei monaci buddisti, il shojin ryori, celebrazione della costante ricerca della perfezione, dell’armonia e della buona salute attraverso ricette basate unicamente sul tofu, riso e verdure, per purificare corpo ed anima. Secondo i criteri del Washoku, in ogni pasto è basilare il dashi, una sorta di consommè di pesce usato come ingrediente base per ogni zuppa e come elemento liquido di tantissime portate. Si serve in una grande pentola dove viene tenuto in caldo con una piastra elettrica: i commensali vi intingono diversi ingredienti per poi accompagnarli con tofu e verdure fresche. Il tutto mentre si chiacchiera con gli amici e con la famiglia in armonia. Ecco come convivialità ed ingredienti di stagione sono gli elementi fulcro della gastronomia giapponese, che la rendono unica in tutto il mondo

I migliori film da gustare

Da “La grande abbuffata” a “Chocolate”, fino ad arrivare al mitico “Un americano a Roma”: un assaggio di cinema nella gastronomia. Esiste un antico legame tra cinema e cibo. La settima arte, forse più di ogni altra, è stata in grado di scandagliare ogni sfumatura  dell’enogastronomia, dando vita a pellicole strapiene di cibarie, che hanno fatto la storia della cinematografia, da assaporare con gli occhi. Ecco alcuni celebri film che ruotano attorno ad un cibo particolare. Il vino Un’ottima annata Il broker finanziario Max Skinner vola in Provenza per vendere una piccola vigna che ha ereditato da uno zio defunto. Suo malgrado si ritrova invischiato in un nuovo ed appassionante capitolo della sua vita. Perché niente scalda come il sole e il vino della Provenza. Il cioccolato – Chocolat La protagonista è una giovane donna vestita con abiti colorati ed bizzarri, che, trasforma una vecchia panetteria in disuso ne La celeste praline, un luogo magnetico, accogliente e gioioso in cui il dolce più amato del Pianeta regna in tutte le sue varietà: cioccolata calda speziata, praline, crepes, croissant, fonduta al cioccolato… E tra cioccolatini, torte e aromi inebrianti, Vianne accoglie i suoi clienti, instaurando solidi legami di amicizia. La grande abbuffata ha per protagonisti quattro amici borghesi che cercano di sconfiggere la propria noia esistenziale rinchiudendosi in una casa alla periferia di Parigi dove poter cucinare e mangiare continuamente. Fino alla morte. Gli spaghetti  Un americano a Roma il nostro mitico piatto di pastasciutta è sempre stato uno dei protagonisti del grande schermo. E non c’è dubbio che Alberto Sordi, nella memorabile interpretazione di “Un americano a Roma” sia il prototipo dell’italiano “pastasciuttaro” più famoso al mondo. Una delle scene che hanno fatto la storia del cinema è quella in cui il nostro Albertone, dopo aver tentato senza successo di mangiare del cibo americano non riesce a resistere al piatto di spaghetti lasciati sul tavolo dai genitori ed esclama: “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno, ahmm!” 

La classifica dei prodotti italiani più falsificati al mondo.

Dal Parmigiano Reggiano, importato dall’estero e spacciato per italiano, all’ olio extravergine d’oliva colorato artificialmente, passando per le mozzarelle di bufala prodotte con cagliate surgelate dell’est Europa. Il mercato delle truffe alimentari è sempre più in crescita e produce un giro d’affari di milioni di euro l’anno. La Cina è la capitale mondiale della falsificazione, mentre al secondo posto c’è la Germania. Ecco i cibi italiani più contraffatti: Olio extravergine d’oliva E’ un prodotto irrinunciabile sulle nostre tavole e viene molto gradito anche all’estero Ma si presta, forse più di ogni altro, al “taroccaggio”. I motivi? E’ molto malleabile e può essere facilmente “aggiustato ad arte” con qualche trucco come la miscelazione con altri oli superando incolume i test di qualità. Così capita spesso che oli importati da Spagna, Tunisia e Grecia vengano rivenduti come extravergini prodotti in Italia. Vino Anche il fenomeno della contraffazione dei vini italiani è in forte crescita. Sempre più pseudo vini a base di preparati in polvere vengano spacciati per alcuni dei migliori Doc e Igp italiani: Un’altra truffa molto comune è  aggiungere zucchero al mosto per ottenere un vino a più alta gradazione.  Capire se una bottiglia è falsa non è cosa facile: spesso la bottiglia è la stessa, l’etichetta pure, ma il contenuto è un’altra cosa! Aceto balsamico Il pregiato aceto balsamico modenese  è uno dei prodotti più taroccati al mondo. Ogni anno sono migliaia i litri di “oro nero” che vengono sequestrati perché oggetto di contraffazione. E i falsari dell’aceto diventano sempre più geniali, come nel recente scandalo dell’aceto balsamico preparato all’estero con del normale aceto di vino colorato con il caramello. posto: Parmigiano Reggiano La contraffazione del parmigiano avviene soprattutto all’estero. Un classico esempio di falso parmigiano è quello sequestrato di recente in Russia: sulla confezione di formaggio c’era la dicitura, in cirillico, “L’oro dell’Europa”, quindi la scritta Parmesan, con l’immagine del Colosseo peccato che il contenuto fosse una scandalosa imitazione del parmigiano nostrano, con ingredienti tutt’altro che genuini. Pasta Sul podio dei cibi contraffatti non poteva mancare la pasta. La farina di grano duro può essere infatti miscelata con altre farine di qualità inferiore e meno costose semolato o farine di grano tenero, o farine ottenute da cereali destinati all’alimentazione animale. Discorso a parte per la pasta all’uovo: per ottenere la tipica colorazione tendente al giallo possono essere utilizzati coloranti artificiali o farina di mais. Oppure capita che le uova fresche vengano sostituite con uova in polvere, congelate o addirittura scadute!

Ma gli antichi rimedi funzionano? Alla scoperta dei rimedi dei nostri antenati

Uno dei ricordi che forse ci è rimasto più impresso quando eravamo piccoli e soffrivano di qualche malessere è quello della nonna che si presentava con una tazza contenente un liquido misterioso insistendo affinchè lo bevessimo, e, miracolo, cedendo alle lusinghe del dolcetto se l’avessimo bevuta, ci siamo sentiti meglio! Oggi la scienza sta studiando con occhio critico non solo le “ricette della nonna”, ma anche gli antichi rimedi usati da popoli ormai scomparsi, verificandone l’effettiva efficienza, scopriamo qualche esempio partendo proprio dalla sapienza della nonna …Il brodo di pollo contro il raffreddore: gli studi condotti dal Medical Center di Omaha hanno accertato l’efficacia e ne hanno svelato i segreti. Le proteine di alto valore biologico del pollo accelerano il potenziamento della membrana dei globuli bianchi e delle altre cellule del sistema immunitario, mentre il brodo caldo crea una benefica vasodilatazione delle vie aeree superiori, e ci fermiamo qui ma ce ne sarebbe ancora da dire! Per i babilonesi rappresentava addirittura la resurrezione, parliamo del melagrana, un frutto affascinante per colore e consistenza, oggi gli studi condotti hanno provato che il succo di melagrana è un potente coadiuvante del cuore e previene la formazione di placche nelle arterie, inoltre ha un benefico effetto anche sul nostro cervello, rendendolo più attivo e concentrato. La curcuma, importante ingrediente di molti piatti orientali e del curry, era utilizzata alle Hawaii come base di molte medicine, e gli studi dell’Università di Nottingham hanno verificato e confermato le sue virtù salutari, in particolare il colorante giallo della radice è un potente antinfiammatorio che blocca possibili irritazioni delle articolazioni. Tutti conosciamo la papaia, ma forse non tutti sappiamo che il suo succo ha la capacità di curare ferite ed ustioni, oltre ad essere un antinfiammatorio ed un antibatterico, la papaya uccide i batteri con un’efficacia 500 volte superiore a quella dei normali disinfettanti .Una conferma quindi che molte delle cure dei nostri antenati trovano oggi nella scienza delle solide basi che attestano la loro validità, ma non tutte, in caso di influenza non mettete una cipolla tagliata nella stanza, non vi aiuterà mai assimilando batteri e virus!

Uno scanner riconoscerà il vero amore

Tutti possono sentirsi innamorati, ma saper riconoscere se veramente si tratta di vero amore è molto più complesso. In futuro, però, non sarà più un segreto. A prometterlo è un neurologo californiano, pronto a lanciare entro dieci anni un test rivoluzionario. Il Dott Fred Nour ha infatti comunicato che prima del 2028 sarà finalmente pronto il test indolore capace di identificare il vero amore dalla semplice cotta o peggio dal grande abbaglio. Il test per rilevare il sentimento reale sarà assolutamente privo di rischi per il paziente. Verrà adoperato uno scanner per rilevare sostanze chimiche attive presenti nel cervello. Secondo Nour, infatti, chi prova davvero un sentimento amoroso, presenta una quantità significativa di nonapeptidi. Tali sostanze sono invece molto limitate nel cervello di chi non è innamorato. Dalla sua vasta ricerca, il Dr Nour crede che l’unico modo per dimostrare scientificamente che l’amore esiste sia misurare il volume dei nonapeptidi nella parte limbica di età intermedia del cervello di un paziente. I nonapeptidi, che rafforzerebbero infatti il legame per tutta la vita e la monogamia tra i compagni. Il Dr Nour ammette tuttavia che la comunità medica non accetta la risonanza magnetica adeguata come un vero test.. Il neuroscienziato afferma però che la prossima generazione di scanner cerebrali sarà in grado di misurare le sostanze chimiche dell’amore. Ciò avverrà sicuramente entro i prossimi 10 anni. Ovviamente un test come questo ipotizzato da Nour avrebbe anche dei rilievi etici. Non sarebbe certo facile per un medico dover annunciare ad una coppia che uno dei due partner non è innamorato dell’altro. Se a primo avviso può sembrare una scoperta divertente, analizzando bene la situazione, si entra in sviluppi ben più complessi ed importanti. E’ pur vero che un test simile potrebbe mascherare eventuali matrimoni di convenienza o comunque evitare unioni destinate a finire in divorzio. Entrano dunque in campo tutta una serie di considerazioni di carattere etico e psicologico, che deviano dalla pura scoperta scientifica. E secondo noi ,sulle quali, sicuramente, bisognerebbe riflettere.

Sapori tipici

A Firenze il lampredotto non è un piatto, è un istituzione. E’ leggenda. E’ storia è appartenenza. E’ cultura vera. Il lampredotto è cibo da strada. Cotto a lungo in acqua con pomodoro, cipolla, prezzemolo e sedano, lo si può gustare come un normale bollito condito con salsa verde, o in umido con verdure a foglia larga, ma il suo vero habitat è dentro il panino, così lo si gusta al meglio, servendosi dai banchini ambulanti che ancora si trovano a Firenze e non solo, tagliato a pezzetti come ripieno di un panino salato il cosi chiamato,semelle, speso imbevuto nello stesso brodo di cottura è una prelibatezza, che dovrete assaggiare se passate o vivete in Toscana

Il finger food

Il finger food. adesso va tanto di moda. E se non sapete cos’è, non siete al passo con i tempi. Ecco cosa c’è nascosto dietro questa parola che fa tanto moda , Avete presente a Natale quando vostra madre preparava i così detti crostini?! Pane bianco, una spalmata di burro, salmone e prezzemolo. Detta così è un semplice crostino, invece no ora si chiama finger food,. E quando andate a casa di amici e vi presentano gli antipasti? Sembrano antipasti normali, invece è finger food. Forte eh!? State entrando nella logica? Alla festa di vostro figlio, per comodità tagliate la pizza e la focaccia a quadratini? Senza rendervene conto, avete fatto il finger food. Quindi, niente panico, siete alla moda, e non lo sapevate! E se gli amici sono a casa vostra per un aperitivo in compagnia non si usa più aprire un pacchetto di noccioline e due olive, va servito il finger food. Ora, lascio a voi la scelta di come intricarvi la vita, nel senso che ci sono ricette di finger food che portano via più tempo della cottura di una porchetta alla brace, ma tutto quello che potete mangiare “in punta di dita” è considerato finger food. Quindi se volete tagliare a cubetti la porchetta, piuttosto che preparare elaboratissimi bocconcini, fate voi. L’importante e essenziale: la vaschetta che lo contenga. Deve essere fighissima. Così nessuno penserà che avete semplicemente tagliato a cubetti il formaggio alternandolo al pomodoro, oppure arrotolato una zucchina con della ricotta, ma guarderanno la vostra bellissima creazione da finger food. Ora mettiamoci al lavoro esistono minimo settecentomila finger food, a noi la scelta da che parte iniziare