Il tuo cervello non si inganna

Mangiare in un piatto più piccolo per persuadersi di avere di fronte una porzione abbondante è un imbroglio a cui il nostro cervello non cede, soprattutto quando abbiamo fame: la moda delle diete degli ultimi anni sarebbe del tutto inutile e abbiamo comprato un servizio di piatti nuovo che potevamo evitare. Questo è quanto sostengono i ricercatori della Ben-Gurion I ricercatori sono partiti dall’illusione ottica osservando la moda dei ristoranti e delle diete degli ultimi anni di servire le portate in piatti più piccoli, facendoci credere di avere di fronte a noi portate più grandi, gli scienziati si sono chiesti quanto in realtà il nostro cervello ci cascasse. Per capirlo gli esperti hanno analizzato il modo in cui la privazione del cibo influenza la nostra sensazione del cibo in diversi contesti, hanno così chiesto ad un gruppo di persone che non mangiavano da almeno tre ore di individuare le proporzioni di pizza messe in piatti più o meno grandi e hanno scoperto che erano in grado di distinguerle molto meglio rispetto a coloro che invece dovevano affrontare lo stesso compito però a stomaco pieno. Dopo, gli esperti hanno chiesto di eseguire la stessa richiesta però confrontando dei cerchi con delle figure geometriche: in questo caso i gruppi, a digiuno e non, hanno dato gli stessi risultati. Nell’ultimo decennio  affermano gli esperti  i ristoranti e le altre aziende alimentari hanno utilizzato piatti via via più piccoli per adeguarsi al pregiudizio intuitivo che ci avrebbe portati a ridurre il consumo di cibo. Questo studio smentisce questa convinzione: quando le persone hanno fame, specie quando stanno a dieta, hanno meno probabilità di essere ingannati dalle dimensioni del piatto, più probabilmente rendendosi conto che stanno mangiando di meno.

 

In arrivo nuove tendenze

Aperitivi alla milanese dopo lavoro, enoteche alla moda e locali-boutique per cene «creative». Una no-stop di proposte alternative dal tramonto alla notte. Nel panorama enogastronomico da cima a fondo all’Italia sono ormai innumerevoli i punti di riferimento per i gourmet abitudinari e i non intenditori. Dal pranzo alla cena, i locali propongono tutto quello che è di tendenza, alla ricerca spesso affannosa dell’originale. Ma alla colazione chi ci pensa? E’ difficilissimo trovare un cornetto fatto bene, impresa eccezionale se si pretende addirittura un cappuccino con schiuma giusta. Sembra che la ricerca vertiginosa delle novità gastronomiche abbia deviato le abitudini tradizionali. Se ne sono accorti, i due giovani proprietari di un bar ristorante al buffet. Diversamente da molti coetanei, loro hanno scelto di puntare su due momenti della giornata, la colazione e il pranzo. Il locale è aperto dalle 7 alle 23 ma, come dicono i titolari, «per lo più ci occupiamo di svegliare la gente con cornetti e prodotti di pasticceria. A pranzo facciamo quello che si mangia a casa, i piatti cambiano secondo le richieste e i giorni della settimana. Giovedì gnocchi e venerdì pesce, queste tradizioni le stiamo proponendo durante le pause-pranzo insieme agli altri piatti. Il prosciutto di Parma e lo spagnolo jamòn tagliati a mano ce li richiedono anche di mattina prima di andare a lavoro, magari con spremuta e caffè». Con ampia varietà di scelte golose, questo locale si distingue per aver seguito una linea semplice sia nell’arredamento che in cucina. Oltre a cornetti, bomboloni e ciambelle caldi, la vetrina tenta con cannoli di frolla al cacao ripieni di squaglio al cioccolato bianco, «saccotti con sorpresa» e mini-crostate ai frutti di bosco e albicocche. Sono una fan della colazione aggiungono Se non facciamo bene la colazione rischiamo di rovinarci la giornata. A settembre ci saranno novità nelle apparecchiature, con ad esempio le tazze grandi dove poter inzuppare una ciambella intera Sperando in un risveglio generale anche dei gestori, suggeriamo una nuova tendenza: via libera al momento dolce della giornata, e perché no ad una nuova tendenza

Le patatine fritte che salvano l’atmosfera…

I grassi rilasciati nell’atmosfera dalle fritture all’aperto causano la formazione di nuvole che sono indispensabili per rinfrescare il nostro Pianeta ormai annientato dal riscaldamento globale. Messa così sembrerebbe quasi che le patatine fritte salveranno la Terra dagli effetti dell’uomo e, per quanto ci piacerebbe pensarlo, purtroppo non è così. I ricercatori hanno studiato gli effetti delle fritture all’aperto sull’atmosfera e hanno pubblicato i loro risultati. Frittura e nuvole. In pratica quando siamo in giardino o in occasione di sagre e fiere, e friggiamo all’aperto si formano delle molecole di acidi grassi che a loro volta formano delle strutture complesse tridimensionali nelle gocce di aerosol atmosferico. Queste formazioni, spiegano gli scienziati, aumentano la durata delle vita atmosferica di queste molecole e influenzano la formazione delle nuvole. Le nubi sono indispensabili per rinfrescare l’aria. Quindi ciò che incrementa la formazione di nubi, permette anche di rinfrescare l’aria.E le patatine fritte? I ricercatori hanno testato gli effetti di queste molecole di acidi grassi e, attraverso alcuni esperimenti, hanno notato che influenzano l’assorbimento dell’acqua dall’ambiente attiguo un processo chiave per la nucleazione delle nubi e la viscosità, che influenza i tassi di reazione chimica. Inoltre, queste molecole sono più resistenti agli attacchi chimici  e quindi perdurano più a lungo e viaggiano più lontano: tutto ciò facilita la formazione delle gocce e quindi delle nuvole Controlliamo l’entusiasmo. Quanto scoperto ovviamente non significa che le patatine fritte salveranno il mondo….

Un villaggio all’interno di una città

Nel pieno di una metropoli come Parigi non verrebbe mai di immaginare l’esistenza di un villaggio del tutto contemporaneo e al tempo stesso di altri tempi. Un villaggio in cui tutto è a misura d’uomo, ma nel pieno della disponibilità di tutte le caratteristiche logistiche e tecnologiche di una città di oggi. La prima idea del progettista Edouard François nel 2009 stata quella di rispettare l’ambiente e la sua storia, con gli edifici alcuni bassi e altri alti, pre-esistenze piene di vita e prive di pretese.I vicoli stretti e lunghi, residuo della storia agricola della zona, dovevano interrompere l’allineamento della strada e spazialmente definire la trama del tessuto urbano, mentre corridoi verdi avrebbero accompagnato lo sguardo verso il luminoso centro dell’isolato.Il programma progettuale si è chiarito in poco tempo: bisognava realizzare circa 100 nuovi appartamenti sociali e laboratori per artisti, più alcune sale per la comunità e un piccolo ristorante un caffè rinnovato evitando di costruire seguendo direttamente gli allineamenti stradali, ma mantenendo invece i diversi allineamenti del quartiere, sfruttando i vicoli come connessioni a servizio dell’intero complesso.Ha preso quindi forma un edificio lungo e basso nel cuore dell’isolato, densamente ricoperto di verde e piante con intorno piccole case decorate con materiali tipici del quartiere: legno grezzo, tegole e scandole metalliche, zinco e cemento grezzo. Queste strade rientranti con edifici di altezze diverse e vuoti avrebbero invitato a scoprire l’interno dell’isolato abitativo.La seconda idea che ha guidato il disegno dell’intera pianta dell’edificio centrale era quella degli accessi. All’interno dell’isolato non esiste infatti un corridoio di ingresso principale, ma piuttosto tanti singoli ingressi che si aprono direttamente all’esterno. All’esterno invece sono state create numerose scale rettilinee, che caratterizzano le facciate verdi servendo due abitazioni su ogni livello. La terza idea di progetto è stata infine quella di permettere alla natura di abitare nei recessi di questa composizione “villaggio-like”. Non è stato concepito come un giardino progettato, ma piuttosto come un paesaggio abbandonato colonizzato da piante, sparse in ognuno dei numerosi angoli e anfratti esistenti.Per fare questo, il terreno originale della bonifica è stato sostituito con un terreno organico in modo che ogni singolo seme portato dal vento, posandosi su questa terra eccezionale, potesse facilmente prosperare.Sei anni dopo che l’edificio è stato completato infatti, su un terreno vuoto destinato a semina, si potevano trovare alberi e piante alti più di due metri. Solo le piante di  glicine che invadono la struttura delle scale di legno sono stati intenzionalmente piantati e anch’essi dallo essere alti pochi centimetri, si alzano oggi più di sei metri. L’operazione è stata chiamata Eden Bio e che vista la fertilità e la rigogliosità del nuovo sito dopo sei anni, si può dire che il nome sia stato decisamente azzeccato.

 

 

Repair Café

Si dice spesso che i vecchi mestieri si avviano sempre più verso la sparizione definitiva: lo evidenziano i dati e, soprattutto, lo si vede  nelle strade delle città e dei paesi, dove c’è sempre meno posto per quelle botteghe piene di attrezzi dagli usi inimmaginabili, scaffali straripanti di oggetti in disordine e dai pavimenti ricoperti di strani utensili. Negozi dove si era soliti portare tutto quello che ancora non meritava di essere buttato via. I Repair Café  in olanda: una trentina di esercizi distribuiti sul territorio dei Paesi Bassi dove, un paio di volte al mese, è possibile portare a riparare gratuitamente oggetti per la casa, piccoli elettrodomestici, pezzi di arredamento o accessori di abbigliamento. Caffè, te e biscotti vengono serviti ai clienti delle botteghe per rendere l’attesa più piacevole, mentre i volontari si mettono all’opera: sono pensionati o disoccupati, giovani studenti o lavoratori, tutti accomunati dalla passione per «aggiustare le cose» e dalla volontà di collaborare a ridurre gli sprechi, persino in un Paese virtuoso come l’Olanda Tutto inizia due anni e mezzo fa da un’idea dell’ex giornalista Martine Postma con la nascita della Repair Café Foundation.Da allora la «missione ecologica» di questi negozi si è allargata ed ha riscosso un crescente successo: sono in tantissimi a portare ad aggiustare il proprio ferro da stiro, il tostapane, la cassettiera il mobilino o l’abito preferito. Le riparazioni dei volontari non sostituiscono quelle dei grandi centri di riparazione di elettrodomestici o degli artigiani, dal momento che si tratta per lo più di piccoli interventi dove molto spesso non sono richiesti pezzi di ricambio originali: ma aiutano a contrastare, anche idealmente, quella cultura dello spreco che, ormai, ci appartiene in.Forse quel mondo contraddistinto dal buttare via oggetti talvolta funzionanti o semplicemente “da aggiustare” per il gusto di comperarne di nuovi, lasciandosi alle spalle anche quel pezzo di storia che qualsiasi cosa ci sia appartenuta si porta dietro, è ormai avviato verso la sua fine inesorabile: e i saggi volontari olandesi sembrerebbero averlo compreso prima di molti altri.

Trucchi in cucina

Pulisci mentre cucini ?Non rimandare mai  la pulizia a dopo. Vuoi veramente ritrovarti con una montagna di piatti e stoviglie da lavare dopo una cena? Affronta un passo alla volta e pulisci le superfici con un panno man mano che le utilizzi. Una volta finito di affettare e sminuzzare, getta  le bucce della verdura direttamente nel cestino dell’umido la carta nel cestino e metti il coltello e il tagliere in lavastoviglie. Hai finito con il colapasta? In lavastoviglie. La grattugia non ti serve più? In lavastoviglie. Insomma, hai capito. E quando avrai finito di cucinare? Non vorrai certo metterti a lavare tutto prima di sederti a tavola e gustare la magnifica cena che hai appena preparato! Però puoi già mettere in lavastoviglie le pentole e le padelle, così il piano di lavoro sarà sgombro e pulito. A questo punto potrai goderti la cena sapendo che in cucina non c’è una montagna di stoviglie sporche ad aspettarti. Dopo mangiato, non ti resterà che mettere in lavastoviglie piatti, bicchieri e posate. Voilà, finito!

 

Cioccolato che passione

I cioccolatini fatti in casa sono un’ottima idea sono molto semplici, si possono personalizzare e non è necessario acquistare ingredienti o accessori costosi, basterà solo uno stampo e potete prenderlo in silicone oppure in policarbonato. Per fare i cioccolatini dovete sciogliere circa 200 gr di cioccolato a bagnomaria o nel microonde, poi lo mettete negli stampini, coprendo il fondo e i bordi, magari aiutandovi con un pennello da cucina, poi mettete lo stampo in frigo per farlo solidificare. Per il ripieno potete usare della crema spalmabile a vostra scelta oppure preparare una ganache bianca, o con il cioccolato fondente, usando 150 ml di panna e 150 gr di cioccolato. Fate sobbollire la panna, spegnete il fuoco e mettete il cioccolato tritato, mescolate bene e poi fate raffreddare completamente. Potete mescolare a questa crema anche frutta secca, wafer tritati e quello che vi piace. Dividete il ripieno nei cioccolatini e poi li “chiudete” con un altro strato di cioccolato fuso, livellate bene il fondo e poi fate raffreddare i cioccolatini in frigo. Conservateli in appositi contenitori pronti da offrire a chi verrà a trovarvi

La crisi è una brutta bestia: può tirare fuori il meglio e il peggio.

Stiamo imparando a risparmiare. Facendo una breve indagine con amici e amiche abbienti e insospettabili, ho scoperto che tutti, dico tutti, hanno fatto recentemente una visita approfondita ai propri armadi e cassettiere con altri occhi, concludendo che tutto sommato hanno vestiti e scarpe abbastanza per i prossimi 5 anni. Senza esagerare troppo e a parte casi limite che confermano la regola, stiamo diventando più sobri, più saggi e tutto sommato consapevoli che fin qui abbiamo forse accumulato qualcosina di troppo che ora può venire utile in vista di tempi di magra. In questi comportamenti previdenti e risparmiosi siamo del tutto uguali a infinite specie animali che la saggezza e il non spreco ce l’hanno nel DNA. La vera notizia è che non hanno solo questo. Un recente studio condotto a quattro mani dall’etologo Marc Bekoff e dalla filosofa Jessica Pierce. La vita morale degli animali, dimostra che molti dei comportamenti migliori che caratterizzano una società evoluta, sono messi in pratica in maniera automatica da tante specie diverse di animali.Questo accade, sottolinea lo studio di Berkoff e Pierce, quando in una specie animale sono presenti tre caratteristiche: comportamenti empatici,la capacità di sentire la sofferenza dell’altro, cooperativi quando c’è altruismo, reciprocità, fiducia e concernenti la giustizia quando si sa valutare la correttezza dei comportamenti altrui, e si hanno aspettative nei confronti di ciò che si merita.A questo punto viene seriamente da chiedersi l’uomo a quale specie animale appartiene. È probabile che appartenga a tutte. Alla luce di quanto sopra infatti non è vero che discendiamo tutti dalle scimmie….

 

 

 

Meglio fare scelte a stomaco vuoto

Sentiamo spesso dire che a pancia piena si ragioni meglio, la cosa però non sembrerebbe essere vera. A dirlo un team di ricercatori olandesi che ha dimostrato che si tratta in realtà dell’esatto contrario.La fame, infatti, stimolerebbe una maggiore capacità di fare la scelta giusta, soprattutto quando l’esito delle decisioni è incerto. I ricercatori hanno fatto digiunare un gruppo di volontari una sera, invitandoli la mattina successiva in laboratorio. Ad una parte di loro è stata servita la colazione con tanto di caffè latte e pasticcini, ad altri no. Tutti sono stati quindi sottoposti ad un test psicologico basato sul gioco d’azzardo, dal nome Iowa Gambling Task.Dai risultati, chi era affamato faceva scelte più vantaggiose e che avevano migliori performance di chi era sazio. La fame quindi stimola l’ingegno, e non solo nella ricerca di vantaggi immediati solo per riempire lo stomaco ma anche nel lungo termine!