Siete sicuri di camminare bene?

Camminare fa bene. Lo sanno tutti. Camminare in montagna, nei boschi, andare alla ricerca di castagne e funghi… semplicemente vuol dire camminare nella natura ed è una delle attività migliori che possiate fare per il vostro organismo. Eppure vi siete chiesti se quando camminate lo fate nel modo corretto?  Ci sono dei modi corretti per camminare e farlo nel modo più giusto possibile affinché arrivino benefici a tutto il nostro organismo. Generalmente quando uno cammina non fa particolarmente caso a come lo fa. È una sorta di gesto meccanico che viene ad ognuno di noi. Però bisogna focalizzare ad esempio l’attenzione sul movimento del piede iniziando con la concentrazione sull’appoggio del tallone fino alla pianta. Addirittura bisogna concentrarsi proprio sulla fase finale di spinta che dà il passo e poi ovviamente si cerca di dare scioltezza alla camminata.Il piede deve essere quindi utilizzato in modo completo e, il primo passo da fare, per camminare correttamente è quindi quello di appoggiare il tacco in modo ben marcato. Il primo contatto con il terreno c’è solo con il tallone e solo dopo arriverà la pianta del piede. Il secondo step, infatti, è quello di appoggiare il piede su tutta la pianta e controllare bene questo movimento. In ultimo arriva la spinta, quando si alza il tallone posteriore e il piede inizia a spingere in maniera vera e propria per andare avanti. Quindi: se la spinta che date è piccola, la falcata sarà poco ampia. Al contrario se vi spingete bene, posando il piede nel modo corretto, avrete una propulsione migliore. Occorre quindi fare sempre molta attenzione al proprio corpo, anche nei gesti che ormai consideriamo abitudinari. Come si dice spesso nel mondo dello Yoga e nel mondo della meditazione, bisogna cercare di essere sempre consapevoli di se stessi e del proprio corpo. Solo così infatti si faranno degli allenamenti, per ogni sport non sono nella camminata che sono veramente utili e funzionali alla nostra salute

I cibi dell’autunno

Il passaggio dai mesi estivi ai mesi autunnali porta con sé un po’ di spossatezza e di malinconia: non sono solo le ferie finite !!…anche la diminuzione delle ore di luce e il sensibile cambio di temperatura contribuiscono ad uno stato psico-fisico un po’ in difficoltà. La salute vien mangiando, si dice, ma viene mangiando soprattutto le cose giuste, nel momento giusto! L’autunno è una stagione ricca di moltissimi alimenti che possono aiutarci ad affrontare il cambio di stagione con la giusta carica: vediamone alcuni che non dovrebbero mancare nell’ alimentazione in questo periodo! Uva ricca di ferro, calcio, fosforo e tante vitamine Energetica e calorica, va consumata con moderazione se siete a dieta, ma un grappolino ogni tanto è un toccasana! Pera: ricca di potassio, fosforo e una miniera di fibre. Al contrario dell’uva, la pera è ipocalorica ed è amica rei regimi alimentari controllati! Zucca: la regina dell’autunno, di cui sentiamo la mancanza per tutto il resto dell’anno! La zucca è ipocalorica, può essere cucinata in tantissimi modi ed è buona anche con un pizzico di sale soltanto e ammorbidita in forno. Grande alleata delle diete, è depurativa, diuretica e un toccasana per la funzionalità intestinale. Radicchio: il re dell’autunno! Il radicchio è ipocalorico, ricco di vitamine e sali minerali e protagonista indiscusso di condimenti  e primi piatti i kiwi sono un tesoro dell’autunno e bisogna approfittare della loro stagionalità perché è un frutto davvero eccezionale.pesce azzurro: facile da digerire, ipocalorico, ricco di Omega 3, selenio, iodio, fosforo e potassio, il pesce azzurro è presente nei nostri mari in tantissime varietà, come alici, acciughe, sardine, costardella, sgombro, ricciola, aringa, pesce spada, tonno.

Mangiare di notte

L’abitudine di aprire e saccheggiare il frigo o divorare l’ultimo pezzo di torta rimasto di notte è davvero molto pericolosa per la linea ma non solo. Se anche voi soffrite di questo disturbo, ricordatevi che ci sono molti modi per smettere, anche perché gli attacchi di fame notturni possono avere molte cause, dallo stress fino ad una scorretta alimentazione giornaliera. Inoltre, secondo recenti studi, è stato dimostrato che le calorie dei cibi che vengono ingerite di notte non vengono assimilate come quelle ingerite di giorno e per questo fanno ingrassare di più.Perché si mangia di notte?La sindrome dell’alimentazione notturna è un vero e proprio disturbo e come tale va affrontato e curato. Si tratta appunto di una patologia che insorge quando c’è uno squilibrio nel rapporto sonno-veglia: in questo modo, anche nelle ore notturne tolte al sonno, la fame ci costringe a saccheggiare il frigorifero. Ci sono alcuni sintomi che possono indicare questa patologia e sono: l’assenza di appetito al mattino, un’alimentazione eccessiva nelle ore della tarda serata e della notte, difficoltà a dormire, risvegli notturni con fame eccessiva, stress o depressione. Un disturbo che può avere effetti dannosi anche sulla linea: come sottolineano gli esperti infatti, il metabolismo brucia molto più velocemente le calorie di mattina, mentre di notte, durante le ore deputate al sonno, è molto più lento. Questo significa che quando si mangia di notte si ingrassa molto più facilmente.Quando si soffre di questo disturbo, è necessario affrontarlo da due punti, quello alimentare vero e proprio e quello psicologico. Per smettere di mangiare di notte è molto importante, per prima cosa, mantenere un’alimentazione sana ed equilibrata durante il giorno. È anche consigliabile bere molto, almeno due litri di acqua al giorno e non cenare troppo tardi: la cena dovrebbe essere leggera ma gustosa e seguita da una tisana rilassante che vi aiuta a digerire e a dormire bene. Secondo gli studiosi, chi soffre della sindrome dell’alimentazione notturna, nel 45 % dei casi è anche depresso o soffre di forme di ansia. Se condurre una vita meno stressante e mangiare in modo equilibrato non basta, il consiglio è quello di rivolgersi ad un professionista.

Quante cose facciamo ?

Fare palestra, accompagnare a scuola i figli, lavarsi, preparare un piatto caldo per quando rientriamo, lavorare, svuotare il cesto della biancheria e mettere  la lavatrice, mangiare, dormire, mantenere una vita sociale. Avete la sensazione che manchi qualcosa in quest’elenco? Forse… il tempo. Ogni giorno è una battaglia tra noi e Lui. Un corpo a corpo con l’orologio, in cui a volte ne usciamo vittoriosi a volte  con la coda fra le gambe. Cercate di fare le cose al meglio senza essere troppo perfezionisti. Se una cosa va bene e funziona, non insistere nel volerla rifare. Prendere tutte le scorciatoie possibili e stabilire le priorità. Pianificare per bene ogni giornata è un’abitudine che presto darà i suoi frutti.Vivere nel presente, pensare al futuro Non si tratta di tracciare un piano grandioso ma pianificare giorno per giorno pensando agli obiettivi futuri e alle conseguenze psicologiche, emotive e fisiche. Le decisioni prese oggi influiranno su come vi sentirete domani. Risvegliare il nostro bambino interiore Ricordate com’era essere bambini, quando tutto sembrava divertente e facevamo le cose per puro piacere? Dovremmo cercare, alle volte, di non agire con l’unico obiettivo di ottenere un rinforzo esterno come un titolo, un lavoro o un compenso economico.Divertirsi, giocare o esplorare sono tutte cose che aiuteranno la mente a riposare, ad alleggerire il peso degli impegni giornalieri. Così facendo, potrete ricaricare al meglio le energie per nuove. Ogni tanto dimentichiamo di non essere macchine con un tasto reset. E comunque, anche in quel caso, c’è bisogno ogni tanto di ripulire gli ingranaggi.

Le carote

Pensa alla carota, e dimmi un colore. Arancione…è normale!! Non proprio… Nella vita di tutti i giorni certi collegamenti/corrispondenze si creano con una immediatezza così spontanea da non farci mai dubitare se ciò che stiamo dicendo sia davvero “naturale” o no. la verità è che le carote erano viola e gialle è la nostra idea di “carota”  legata a un “falso storico”! Perché le carote sono arancioni hanno una forte presenza di betacarotene…direbbero tutti. Ma le carote sono arancioni perché alla fine del 1600, in Olanda, per rendere onore alla dinastia degli Orange, che avevano guidato il paese nella guerra di indipendenza contro il potere spagnolo, alcuni coltivatori iniziarono a selezionare con cura le sementi per dare all’ortaggio il caratteristico colore arancione che vediamo ancora adesso. La scelta politica degli agricoltori olandesi fu, da quel momento in poi, apprezzata da tutta Europa, dato che il nuovo colore era molto più gradevole alla vista e si caratterizzava per un gusto più dolce e delicato rispetto alla versione originaria. In origine le carote erano fra il porpora e il viola. Ai tempi dei romani, la carota era non soltanto viola ma anche bianca, mai arancione. Ecco il motivo. Ma al di là del colore mangiare carote, fa bene. La carota è l’ortaggio con i più ricchi benefici per la salute, soprattutto quando le abbiamo a disposizione fresche, magari raccolte dal nostro orto.

Che cosa fa funzionare, davvero, un matrimonio?

Qual è il fattore determinante perché una storia resista agli urti del tempo, al lavorio nefasto e inesorabile della quotidianità, alla noia? Rispondere è un rebus complicato che non smette di interessare una moltitudine di coppie assediate dal nemico numero uno, il venir meno di “quella cosa lì” anticamera certa della crisi e forse della rottura. Tutti vogliono sapere come si fa. E studiosi, esperti e osservatori non mancano di dire la loro.Valentina Rimini, per esempio, non ha dubbi: nel suo L’amore non ha legge,punta molto sul recupero della parte più passionale di un rapporto. E suggerisce di tirare il freno a mano negli affari e di concedere più spazio al sesso: in una relazione l’intesa fisica – ricorda Rimini – conta per il 70 per cento.Sembra darle ragione The science of kissing, l’ultimo libro di Sheril : il segreto della durata di una relazione sta nel bacio. È col bacio che capiamo se siamo di fronte all’anima gemella, ed è importante che, negli anni, una coppia continui a baciarsi, mantenendo viva un’intimità forse ancora più profonda di quella sessuale, E se invece il segreto si custodisse inaspettatamente nella sottomissione femminile? La provocazione arriva da  Miriano«Tocca alle donne, per far funzionare un matrimonio, recuperare virtù e ruoli antichi, tutti femminili, come la pazienza, la mitezza, la comprensione, l’accoglienza», spiega Miriano che  convinta che le donne debbano tornare a fare le donne  continua, rincarando la dose: «Bisogna amare per prime. E per quanto riguarda la sottomissione  l’obbedienza leale e generosa, il mordersi la lingua prima di rispondere  ricordare che chi “è sotto” sostiene tutti, fa da fondamenta. È chi sta sotto che regge il mondo».La durata, di per sé, non è un indice certo che le cose vadano bene. Le persone stanno insieme a lungo per molti motivi, che spesso non c’entrano nulla con l’amore, dal mutuo ai figli piccoli, alle insicurezze personali. Stare bene, addirittura essere felici, è questo invece il problema. La formula vincente, assicura  Aron, c’è e si chiama “me-marriage”, in italiano,  suona male, potremmo chiamarlo “matrimonio- me”. Sarebbe a dire: le unioni più felici, soddisfacenti e anche durature, sono quelle che favoriscono la crescita personale, è quella che consente a ciascun partner di ampliare il sé, personale. Di apprendere cose nuove e realizzarsi come individuo attraverso l’altro. In un cantuccio ormoni impazziti, passionalità e romanticismo, ma anche soldi e interessi economici, tipici di certe coppie-impresa votate a obiettivi molto concreti. Tutto questo, spiega Aron, va in secondo piano rispetto alla crescita personale”, il fattore x che, in una relazione, dona vero benessere e felicità. Quanto il vostro partner ha contribuito a farvi imparare cose nuove? Quanto l’averlo conosciuto vi ha reso migliore? Sono solo un paio delle domande di un breve test messo a punto dai due studiosi per misurare il quoziente di “auto-espansione” raggiunto con il partner.

La memoria nel gusto

Il primo pacco di biscotti non si scorda mai! L’homo sapiens sarà pure l’ultima espressione dell’evoluzione umana, la dimostrazione delle più sofisticate abilità intellettive della nostra specie, ma se dovessimo sondare su cosa si basa la memoria esperienziale degli individui, dovremo attignere al suo “palato”.La memoria del gusto sarebbe una delle conoscenze più resistenti della nostra mente, capace di opporsi anche al declino cognitivo insito in alcune patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. Attenzione però, non tutti gli alimenti sono sullo stesso piano: a essere letteralmente “indimenticabili” sarebbero soprattutto i cibi più ricchi di calorie.La ricerca proviene dal Policlinico Gemelli il team dei ricercatori ha sottoposto un gruppo di pazienti affetti da disturbi neurologici, come l’Alzheimer e, ad una serie di test di memoria dove venivano mostrate fotografie di alcuni cibi o veniva fornita una descrizione verbale delle loro proprietà.Non solo le conoscenze e i ricordi relativi al cibo risulterebbero più resistenti di altre anche in soggetti cognitivamente compromessi, ma ad essere ricordati più vividamente sarebbero i cibi più calorici e nutrienti, cibi che spesso coincidono con i cibi dolci, quelli che si sono conosciuti nella prima infanzia e che rappresentano molti dei comfort foods utilizzati in età adulta a scopo consolatorio. Proust lo aveva già dimostrato.I ricercatori indicano almeno due possibili letture di questi interessanti risultati. La memoria del gusto sarebbe più resistente di altre perché filogeneticamente basilare per la sopravvivenza. Questo spiegherebbe anche la preferenza per i cibi più calorici e dolci: siamo geneticamente predisposti per procacciarci quanto più cibo possibile in vista di possibili carestie solo ai tempi attuali abbiamo il problema contrario…. e siamo dunque portati ad essere attratti dai cibi più nutrienti. Inoltre siamo predisposti ad avvicinarci al consumo di cibi dolci e a provare disgusto per quelli amari. i cibi che ricordiamo meglio, che più si fissano nella nostra mente, sono  quelli più ricchi di calorie ma anche quelli che ci risultano più familiari. Sono i cibi della nostra infanzia a lasciare un’impronta indelebile nella nostra memoria. Possiamo anche averli apparentemente “dimenticati”, ma al primo “assaggio” riconosceremmo subito quel “trasalimento” perché è ricordo psichico e fisico al tempo stesso. Nella prima infanzia siamo ancora in grado di differenziare stati di benessere fisici e mentali: chi si prende cura di noi, ci prende in braccio e ci accarezza è anche chi, al tempo stesso, ci nutre e ci offre i primi cibi. Questi cibi, di cui serbiamo il gusto per tutta la vita, assumono un significato affettivo spesso importantissimo tanto da essere quelli a cui a volte ricorriamo per consolarci o compensare stati di frustrazione come avviene ad esempio nella fame emotiva. Un esempio” di questo concetto, rivisitato nel film di animazione Ratatouille , è quello della scena in cui Ego assaggia dopo tanto tempo la “sua” ratatouille

I benefici delle uova

Se ti stai domandando cosa possa accadere al tuo corpo se mangi 2 uova al giorno, sappi che sono tanti i benefici a cui il corpo va incontro. La colazione con le uova è un’abitudine di molti Paesi, proprio perché uno dei metodi più semplici, versatili ed economici per aumentare l’assunzione di proteine, ma le uova sono anche un alimento ricco di antiossidanti, aminoacidi e grassi sani. Dati i numerosi benefici apportati all’organismo dalle uova, sembra proprio che anche noi dovremmo prendere questa abitudine. Al momento dell’acquisto, è sempre consigliabile optare per delle uova biologiche, prestando attenzione alle etichette; mentre, la loro differenza di colore non è indice di diverso valore nutrizionale. Scopriamo alcuni degli incredibili effetti che le uova possono avere sull’organismo.Il sistema immunitario si rafforzaSe desideri contrastare infezioni, virus e malattie, il consiglio è quello di aggiungere una o due uova alla dieta quotidiana: già un solo uovo contiene quasi un quarto della dose giornaliera quotidiana di selenio, un nutriente che aiuta proprio il sistema immunitario, oltre che la regolazione degli ormoni tiroidei. A dover mangiare uova sono, soprattutto, bambini e adolescenti in quanto, grazie al contenuto di selenio, è possibile allontanare il rischio di sviluppare la malattia di Keshan e la malattia di Kashin-Beck, due condizioni che interessano cuore, ossa e articolazioni. Migliora la salute di pelle e capelli Oltre alla vitamina B2, le uova sono ricche di vitamina B5 e vitamina B12. È risaputo che le vitamine del gruppo B siano necessarie per la salute di pelle, capelli, occhi e fegato; per tale motivo, pare che le uova possano essere di aiuto in tal senso, oltre a garantire il corretto funzionamento del sistema nervoso.Migliora la salute del cervello.Le uova sono cibo per il cervello o, almeno, questo è quanto affermano alcuni studi: il motivo risiederebbe nel contenuto di un nutriente essenziale chiamato “colina”, componente delle membrane cellulari necessario per sintetizzare l’acetilcolina, un neurotrasmettitore. Gli studi dimostrano che la mancanza di colina è spesso collegata a una diminuzione cognitiva e a disturbi neurologici.Diminuiscono i livelli di ansia e stressLe uova contengono ben 9 aminoacidi essenziali utili per la salute dell’organismo. Se siete carenti in tal senso, dunque, potrete trovare ciò di cui avete bisogno in un uovo. La carenza di questi aminoacidi può avere degli effetti negativi sulla salute mentale: uno studio del 2004 ha spiegato come l’integrazione della lisina nella dieta possa ridurre significativamente i livelli di stress e di ansia, modulando anche la serotonina nel sistema nervoso.

Guarire dal mal d’amore

All’inizio sembra di morire. Poi invece passa.  Sembra il contrario: alla fine di un amore si continuano a passare in rassegna i ricordi. Si piange per ore, non si vede una via d’uscita a nulla. Recarsi in ufficio  diventa difficile, lavorare quasi impossibile. Difficoltoso staccare la testa dal pensiero del fallimento. Si passano intere ore al telefono o difronte ad una tazza di caffè a parlarne con gli amici che stanno lì a dire “vedrai che passa”. Si, ma quando? Il tempo fisico prima che passi è di circa due anni. O almeno: alcuni  metabolismi ci mettono due anni a farsela passare. Calendario alla mano e agende dei ricordi. Spulciando le delusioni peggiori,  guardando  per quanto tempo ci ricamate sopra e quando a un certo punto smettete di rimuginarci. Possono sembrare un’eternità, ma se ci fate caso è un lento scemare del dolore. Ogni giorno si attutisce e la vita torna a riempirsi di altro. Non che passi mai del tutto. Non che quel dolore svanisca come d’incanto. Ma passa. Un po’ alla volta passa. Passa. Anche gli amori che sembravano eterni passano. E il trucco non è sempre avere qualcun altro. Il trucco è avere degli interessi. E un’amica a cui telefonare e dire “ti ricordi in che stato stavo due anni fa?!” e tornare davanti a quella tazzina di caffè guariti dal mal d’amore…E voi quanto ci avete messo  a guarire dall’amore?

La sensazione batte la realtà

Le nostre auto possono funzionare in base alla quantità di benzina nel serbatoio. Finita quella, non si muovono più. Il nostro corpo, invece, non funziona così: i livelli di energia reali non sempre determinano la qualità delle nostre prestazioni. Spesso ci sentiamo mentalmente esauriti basandoci su quello che i ricercatori chiamano “sforzo percepito”: il cervello si basa su indizi provenienti dal nostro corpo e dall’ambiente esterno per determinare quando dovremmo sentirci stanche. I ricercatori della Canterbury Christ Church University in Gran Bretagna lo hanno dimostrato: hanno dato ai ciclisti delle dosi di caffeina prima di una serie di prove a tempo ma non hanno svelato loro le dosi precise. I soggetti che credevano di aver ricevuto una dose contenuta sono stati più veloci dell’1.3%. Quelli che pensavano di aver assunto una dose elevata erano più veloci del 3.1%. E quelli che credevano di aver preso una dose placebo erano dell’1.4% più lenti. La realtà è che tutti avevano preso una dose placebo: le differenze nelle prestazioni non sono basate sulla quantità reale di energia, ma sono completamente dovute a loro convinzioni mentali.