Il dolce far niente

Ozio, oziare, popolarmente detto anche “dolce far niente”. Fateci caso: è una parola che oggi non si usa più, perché indica un’attività che non trova più spazio nella nostra vita. Non tanto perché non ci sia realmente tempo ma perché i modelli nei quali siamo immersi l’hanno proprio rimossa. La società dell’iper produttività, dell’efficienza e della prestazione non prevede che una persona possa in qualche momento oziare e fa di tutto per impedire che ciò accada, trovando ogni modo per intrattenere e distrarre, meglio se sborsando anche dei soldi. Il far niente è diventato tutt’altro che dolce: chi ogni tanto vi si ritrova si sente strano, quasi in colpa; la colpa di non essere attivo, impegnato, utile. Tanto che, quando si ha del tempo per “fare niente”, molti non ci riescono. Non coincide con l’avere un hobby, non è ingannare la noia o riempire un vuoto. Oziare significa sprofondare dolce mente nell’assenza di impegno, di scopi, di fretta, di forme definite di azione. Più che “far niente”, dovremmo chiamarlo: “fare IL niente”, cioè sostare in una sorta di vuoto mentale, liberi di vagare e spaziare magari sdraiati in giardino a contemplare il cielo. Questo “non fare” è utilissimo alla tutela della salute. Innanzitutto è un fattore fortemente riequilibrante: l’uscita dall’azione finalizzata “resetta” il sistema nervoso, è una pausa utile alla messa a fuoco di eventuali eccessi o carenze. Al contempo, riducendo di molto il consumo energetico, facilita i processi di rigenerazione sia a livello fisico che mentale e rende redditizia la ripartenza.Pensiamoci!

3 pensieri su “Il dolce far niente

  1. Questo si che è parlare…ed hai perfettamente ragione… per questo motivo oggi le persone trovano inconcepibile una pratica come la meditazione che, sotto un certo punto di vista esalta quello che hai detto, aggiungendo anche il “non pensare” oltre al non fare. Cosa inconcepibile per quasi tutti al giorno d’oggi…

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  2. La PENSIAMO nello stesso modo.
    Le maiuscole del verbo sono uscite non per mia volontà , ma le lascio perché hanno un loro motivo d’esserci…
    Infatti , con l’andazzo di oggi , si comincia fin da bimbi a non pensare. Dove trovano il tempo per farlo, fra judo, ballo, musica ,rugby , inglese e spagnolo?
    Oltre alla scuola fanno una vita da forzati , e continuano così fino alla fine della loro giovinezza….
    Poi il lavoro mette sotto tutti e continuamo a ….non pensare che le pause sono salutari e così’ pure un po’ di noia.
    Hai scritto un articolo da prima pagina , spero lo assimilino in tanti!

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