Arriva il caldo e tutti siamo attirati dalla polpa dolce e fresca dell’anguria, ma con le buccie cosa ci fate? La buccia del cocomero, che viene sempre scartata, in realtà gode di numerosi benefici e non andrebbe sottovalutata e gettata via come un rifiuto .Le bucce di anguria sono ricche di vitamine come A, C e B6, e di minerali come zinco, potassio e magnesio. Inoltre, contengono alte quantità di licopene, che è un potente antiossidante capace di proteggere il corpo da numerose malattie. Secondo alcuni studi, il 95% del valore nutrizionale dei cocomeri si trova nella loro buccia, come nella maggior parte della frutta.Ecco alcune idee su cosa fare con le bucce dell’anguria che avete appena mangiato. Buccia d’anguria sott’aceto Siete abituati a buttare via la buccia dell’anguria? Da questo momento in poi rivaluterete questa parte del cocomero che normalmente viene considerata di scarto. Infatti potrete preparare in casa la buccia d’anguria sott’aceto. Confettura di buccia d’anguria. Una delle preparazioni più note per utilizzare la buccia di anguria in cucina è la confettura. La potrete preparare nello stesso modo in cui si realizzano altre confetture di frutta tenendo conto che questa volta utilizzerete la buccia. Buccia d’anguria salata La buccia d’anguria salata diventa simile ad un contorno per insaporire i piatti dal sapore più delicato. Non si tratta di una preparazione dolce ma di una versione saporita della buccia di anguria che ricorda i cetriolini sott’aceto. Gazpacho di bucce di anguria e cetrioli Con le bucce di anguria potrete preparare il gazpacho, la famosa zuppa fredda andalusa, davvero rinfrescante in estate. Oltre alle bucce d’anguria vi serviranno cetrioli, aceto e erbe aromatiche. Mostarda con buccia di anguria. La mostarda con buccia di anguria è una vera e propria ricetta anti-spreco. Otterrete una preparazione dal sapore agrodolce che potrete utilizzare come condimento al pari della comune mostarda.
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Il latte di cocco
Nutriente, antiossidante, versatile in cucina: il latte di cocco rappresenta una tra le alternative vegetali al latte vaccino che piace sempre di più e raccoglie consensi anche tra i fuoriclasse dell’alta cucina.Il suo successo è dovuto senz’altro alle sue proprietà salutari, così come al gusto, tipicamente dolce e particolarmente gradevole, che lo rendono un valido alleato in cucina, per ricette dolci e salate. il latte di cocco è privo di lattosio e di glutine, per questo viene adoperato nella cucina vegana e da coloro che sono intolleranti a queste sostanze. Sono molte le caratteristiche che giustificano la sua ascesa: la ricchezza di sali minerali come potassio, fosforo e magnesio. Inoltre latte di cocco è anche una bevanda dissetante e ricca di proteine, quindi adatta agli sportivi. Anche gli chef lo ritengono ormai un ingrediente importante, anche perché può essere utilizzato come sostituto del latte in tutte le preparazioni che lo richiedono. È perfetto per esempio per rendere cremose zuppe e vellutate vegetali, come liquido che dà sostanza ai frullati e come base che può arricchire il gusto delle verdure in padella. Ad apprezzarlo in modo particolare sono soprattutto gli chef che offrono una cucina vegana. . È cremoso e per questo si presta bene nelle preparazioni di dolci, come ad esempio bavaresi, panne-cotte, catalane, perché conferisce naturalmente un aspetto grasso, burroso , diventando molto elastico. Allo stesso tempo è efficace per insaporire, soprattutto in abbinamento a spezie come il cardamomo e la cannella, perché è in grado di esaltare i sapori aggiungendo una nota esotica”.
Il tofu
Spesso definito il formaggio dei vegani, il tofu è uno dei tanti alimenti che si possono preparare a partire dalla soia. Proprio come i formaggi classici, è ottenuto dalla cagliatura del succo e infine dalla sua compressione in blocchi. Oltre ad avere un elevato contenuto proteico, il tofu è ricco di Sali minerali come ferro e magnesio, ha basso contenuto calorico ed è ovviamente del tutto privo di colesterolo. Ormai sdoganato anche nella cucina onnivora, è un prodotto molto versatile, adatto alla preparazione di molteplici pietanze. Si consuma crudo, come snack veloce o abbinato alle insalate, ma anche alla griglia o nelle zuppe, nella cucina orientale da cui in realtà proviene viene spesso servito fritto.
E’arrivato l’olio nuovo….e bruschetta sia!
Dunque, ci siamo, anche in Toscana dopo due anni di attesa – la disastrosa stagione 2014 da mettere da parte, sia per quantità che per qualità, salvo rarissime eccezioni – torna protagonista lui: l’olio extravergine d’oliva. L’odore dell’olio novello appena uscito dai frantoi è già nell’aria, ed è allora tempo di degustarlo in tutta la sua prelibatezza. Verdissimo, dal gusto fruttato, quasi piccante: l’olio appena uscito dà il meglio di sé a crudo con il pane, le verdure e le zuppe di legumi. Solo dopo qualche settimana potrà debuttare su carne e pesce. Per poi passare alle cotture chi ha l’opportunità di recarsi direttamente al frantoio ne godrà, l’olio è una perla tutta da assaporare, con il suo gusto semplice e antico, il primo modo per apprezzarlo è quello della bruschetta, la fetta di pane sciapo abbrustolita sulla brace e intrisa di olio nuovo. Quello ancora opaco, fresco, appena spremuto che ha l’odore amaro delle olive appena colte e il sapore che si evolve nel palato.
Zuppe
Minestra, minestrone, crema, passato, vellutata: potrei continuare all’infinito. È quasi impossibile elencare tutte le varianti della zuppa che vengono consumate a casa mia. Ah… che buona la zuppa, con la sua consistenza soffice, la sua gustosa scioglievolezza e quel calore che mi scalda il cuore nelle fredde giornate invernali! Cosa c’è di meglio, in una sera di autunno, quando inizia ad arrivare il primo freddo, dopo lunghe ore trascorse al lavoro, di una minestra calda in cucina davanti al nostro programma preferito, oppure attorno al tavolo con i nostri famigliari? Soprattutto se la consumiamo in una ciotola per zuppa, che fa si che non trabocchi di fuori e macchi la tovaglia….i piaceri della vita