Ero a casa di un amico e stavamo cucinando insieme. Gli ho chiesto se aveva dell’origano e lui mi ha indicato la scatolina cilindrica bianca, che ho scoperto essere caratteristica di Daphnis & Chloe. Quando l’ho aperta è uscito un profumo intensissimo, che mi ha subito condotto nel cortile della casa di campagna di mia nonna, dove i mazzetti di origano venivano appesi a seccare. Non mi era mai capitato nulla di simile. Evangelia Koutsovoulou è la giovanissima fondatrice di Daphnis & Chloe, un’azienda che esporta le spezie della campagna greca. Dopo avere lavorato a Milano ha deciso di abbandonare tutto e tornare in Grecia per lanciare questo progetto in giro per il mondo, dove, soprattutto per la nostra generazione, cucinare sano con le materie prime di qualità è ormai di moda. Noi come Daphnis siamo fortunati spiega Evangelia perché i nostri ingredienti sono ideali per una cucina semplice e frugale. Voglio dire: quando io uso la pasta italiana fatta a mano insieme al nostro peperoncino affumicato del Nord della Grecia, sto cucinando greco o italiano? Lavoriamo con produttori da tutta la Grecia perché le condizioni climatiche e la composizione del terreno come dicono i viticoltori ha un grande impatto sulla qualità delle piante. Si tratta di collaborazioni che spesso iniziano con un raccolto di pochi chili e poi crescono con gli anni. Tanti dei nostri fornitori producono la nostra selezione su richiesta, quindi si tratta di un processo vincolato dal corso naturale delle stagioni. A volte si tratta di varietà diverse, altre volte la stessa varietà, che si sviluppa con connotati diversi grazie alle differenze climatiche. Più o meno come succede con il vino. Per fare un esempio quando diciamo vino bianco, che vino bianco intendiamo? Per esempio lo Chardonnay è diverso dal Greco di Tufo: uno è di varietà generale, mentre l’altro di varietà locale, e hanno sapori molto differenti. Anche nelle piante, soprattutto quelle più tipicamente mediterranee, ci sono tantissime ramificazioni riguardo alla varietà. Uno dei tanti modi per usarle ?Vi consiglierei una pianta molto amata da noi. Il “Tè della montagna” fa una tisana deliziosa, molto buona e facile da fare, che si beve in tutta la Grecia. In questo periodo uso molto i fiori di timo Capitatus, perché amo le patate al forno con timo pepe e limone. Spesso vediamo le erbe secche come una soluzione d’emergenza quando non abbiamo in casa quelle fresche. Le consideriamo inferiori, ed essendo una cosa che si trova al supermercato, ci aspettiamo abbiano un certo prezzo. Dovremmo cambiare mentalità: certo, al supermercato puoi comprare un vino da 2,50€, ma all’enoteca puoi anche acquistare un vino da 10, 15 o 150 euro. E la differenza si sente sempre, giusto?
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I segreti del tè perfetto
Come non scegliere a caso la propria bustina e preparare un tè in perfetto stile british Le antiche regole del tè perfetto Il tè, come il caffè, ha un rituale di preparazione preciso. Ecco le semplici e antiche regole per preparare un tè in perfetto stile british: L’acqua: dopo aver scelto il vostro tè, scegliete una buona acqua oligominerale non gasata va bene anche quella del rubinetto, purché non sia troppo dura e ricca di cloro, il cui sapore potrebbe alterare il gusto del tè L’ebollizione: riempite il bollitore e riscaldate l’acqua fino alla temperatura di 90° C circa Il riscaldamento della teiera: Versate un po’ dell’acqua fumante in una teiera con coperchio, lasciandola riposare per qualche istante. Quando la teiera diventa tiepida, togliete l’acqua e procedete subito col passaggio seguente L’infusione: mettete il tè in un infusore, in un colino o direttamente sul fondo della teiera. La quantità dipende dal tipo di tè e dal gusto personale: in generale, se è sfuso, basta un cucchiaino colmo per ogni tazza, se in bustina una bustina per ogni tazza. Versate l’acqua bollente nella teiera adeguatamente alla quantità di tè usata ad esempio 5 tazze d’acqua per 5 bustine. Lasciate il tè in infusione per qualche minuto In tazza: togliete le foglie di tè sfuse o in bustina dalla teiera e servite in tazze di ceramica o porcellana accompagnato da latte, zucchero, miele o limone a piacere.
I segreti del tè perfetto
Perfetto per risvegliarsi dal torpore mattutino, per una pausa relax durante il lavoro o da sorseggiare con gli amici accompagnato da golosi pasticcini in un pomeriggio invernale, il tè è la seconda bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua. Ne esistono infinite varietà: verde, nero, bianco, giallo, ai fiori, ai frutti, alle erbe, Oolong o Wu Long. A seconda delle diverse esigenze e dei vari momenti della giornata si può scegliere di consumare un tè diverso: ad esempio, per rilassarsi dopo cena si può optare per un delicato e leggero tè al gelsomino, per combattere la ritenzione idrica e perdere peso, invece, è ottimo il tè verde giapponese. Alcuni preferiscono acquistare il tè sfuso direttamente in erboristeria, ma la modalità di consumo più diffusa e pratica è il tè in bustina. Ma quali sono le caratteristiche di un buon tè in sacchetti? Per riconoscere “una bustina di qualità” è importante far caso a due fattori: il materiale con cui è prodotta, e, naturalmente, la qualità del contenuto. Le bustine Nel caso la bustina sia di carta, è più facile che venga intaccata da umidità e aria, compromettendo anche la conservazione del migliore dei tè. Meglio optare quindi per confezioni di tè contenenti bustine di nuova generazione, fabbricate con un tessuto trasparente e biodegradabile. Il tè C’è da fare una premessa: la qualità del tè diminuisce sempre più man mano che la foglia viene rotta in pezzi più piccoli. Nel passaggio di rottura, infatti, quest’ultima perde molte proprietà e aromi. Spesso le foglie di tè contenute nelle bustine vengono ridotte in pezzi piccolissimi (Fanning) fino ad essere ridotte in polvere (Dust), in questi casi la differenza con la stessa qualità di tè a foglia intera è evidente: il gusto è più forte, astringente e meno aromatico. Oggi giorno però i marchi di migliore qualità iniziano ad utilizzare nelle bustine tè a foglia intera, che è possibile trovare anche al supermercato.
Pediluvi freddi
Immergere le gambe in acqua fredda dà un immediato sollievo, meglio ancora se in ammollo ci sono erbe rinfrescanti come lavanda, menta, timo e rosmarino. Ecco suggerimenti che vi faranno sentire meglio. L’ Impacco di foglie di cavolo Questo impacco si prepara lasciando a macerare per un’ora cinque foglie di cavolo in acqua borica. Dopo di che applicate l’impacco sulle gambe, tenetelo fermo fasciandovi con della garza e lasciatelo agire per almeno 45 minuti. Automassaggio con oli lenitivi Gonfiore e dolore si riducono sensibilmente facendosi un auto massaggio che preveda movimenti circolari delle mani, in senso orario, partendo dai piedi e procedendo poi verso l’alto. Diluite in un cucchiaio di olio di mandorle due gocce di olio essenziale di rosmarino, due di olio essenziale di menta e due di olio essenziale di ginepro. Infuso di foglie di nocciolo Per preparare un infuso utile per migliorare la circolazione, acquistate in erboristeria delle foglie di nocciolo essiccate. Se non sono già tritate, sminuzzate le foglie e lasciatele per 15 minuti in acqua bollente prima di filtrare il tutto. Calcolate un cucchiaino di foglie per tazza. Bevete la tisana tiepida, due volte al giorno, se possibile la mattina e la sera. Impacco al tè verde Il tè verde, come tutti i prodotti che contengono flavonoidi, può essere di grande aiuto in caso di gambe gonfie. Preparate un impacco lasciando in infusione durante la notte o dalla mattina alla sera delle foglie di tè verde in acqua bollente. Filtrate l’infuso e immergetevi delle garze in cotone da strizzare e applicare sulle gambe gonfie, ne otterrete sollievo. Applicazione di aceto se a darvi disturbo sono le caviglie gonfie, diluite una parte di aceto in dieci parti d’acqua, immergete nel liquido dei panni di cotone e avvolgeteli intorno alle caviglie, lasciate agire per almeno 15 minuti. Il momento ideale per fare questo processo è la sera.
Niente più biscotti sbriciolati nel tè
l piacere di un buon tè può essere ancora maggiore se questo è associato da una bella scatola di pasticcini. Un piacere che però viene meno se scopriamo, come spesso accade che, all’interno della scatola, parte dei biscotti da tè o latte sono già in pezzi o se ancora peggio il biscottino si sgretola nelle nostre mani cadendo nella tazza.Un problema che ora potrebbe essere risolto definitivamente grazie alla ricerca realizzata da un giovane ricercatore inglese Qasim Saleem in un articolo pubblicato nella rivista Measurement Science hanno fornito delle preziose indicazioni per fabbricare biscotti perfetti. E’ stato possibile stabilire infatti, che il periodo critico durante il quale i biscotti si danneggiano è quello immediatamente successivo alla cottura. Mentre i biscotti si raffreddano l’umidità tende a diffondere dal centro verso l’esterno. In questo modo il volume della porzione centrale si riduce mentre l’esterno si espande, producendo uno stress che può favorire la comparsa di minuscoli crack nel biscotto. Una minima sollecitazione come quella provocata dall’impacchettamento o dal trasporto è sufficiente a questo punto per completare l’opera mandando in frantumi i dolcetti. Il problema è anche legato alla qualità dell’impasto base utilizzato per fare i biscotti e tende a peggiorare nel caso in cui questo contenga una bassa percentuale di grassi e zucchero.Il gruppo di Saleem è giunto a queste conclusioni analizzando con un fascio laser cosa avviene durante la fase di raffreddamento dei biscotti chiamati “Rich Tea”. La tecnica utilizzata è la stessa che permette ai geofisici di controllare, mediante rivelamenti aerei, eventuali movimenti nelle aree interessate dai terremoti. Per i fabbricanti di biscotti, che fino ad oggi hanno potuto garantire la qualità dei prodotti immessi sul mercato solo grazie ad una attenta cernita di quello che veniva sfornato, si offre ora la possibilità di migliorare la resa controllando in maniera opportuna umidità e temperatura dell’intera catena di produzione.
Le proprietà del tè
Si può scrivere in diversi modi – tè, thè o the – e rappresenta la bevanda più diffusa nel mondo dopo l’acqua. Il the viene estratto dalle foglie della pianta Camelia Sinensis, un arbusto sempre verde che può raggiungere un’altezza di due metri al massimo. Le foglie di questo arbusto vengono raccolte quattro volte l’anno in Cina, Giappone e India mentre in Kenia, ad esempio, accade tutto l’anno. L’utilizzo del tè risale alla notte dei tempi. All’inizio furono i cinesi e, grazie ai monaci, si diffuse anche in Giappone e in Corea. I portoghesi lo portarono per primi in Europa ma furono gli olandesi a commercializzarlo in Europa. Nel corso dei secoli poi, questa bevanda divenne molto popolare anche in Europa, fino a diventare una vera e propria icona delle tradizioni inglesi. Visto il prezzo molto alto, dato dalle tasse, era all’inizio una bevanda a uso dei nobili e della borghesia che utilizzavano servizi pregiati di porcellana, provenienti dalla Cina, e servito in principio dopo pranzo per passare ad essere bevuto alle cinque del pomeriggio. Il tè vanta numerosi effetti benefici ma per poter godere appieno delle sue qualità, occorre prestare attenzione alla sua preparazione: Se si prepara il tè rispettando alcune semplici regole, come la temperatura e il tempo d’infusione, si avrà una bassa estrazione della teina. I sei tipi di tè più comuni sul mercato sono: il tè nero, il tè rosso/tè nero indiano, l’oolong il tè verde, il tè giallo e il tè bianco. Tutte queste varietà derivano dal processo di lavorazione per cui si avranno dei tè per niente ossidati, lievemente ossidati. Il suo sapore può essere erbaceo, floreale, fruttato, di malto, ecc. Il the è considerato una bevanda salutare, ricca di proprietà benefiche: agisce molto bene come antiossidante poiché contiene sostanze polifenoliche, note fin dall’antichità, in grado di contrastare la diffusione dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento e della degenerazione cellulare
Cibi magici per il dopo…sbornia
Bevuto troppo ieri sera? Se volete un rimedio sicuro andate in cucina: vi presentiamo i cibi che sono in grado di far passare anche il peggiore dei postumi da sbornia Combattere la sbornia con il cibo si può. Basta sapere cosa è meglio mangiare. Avete fatto festa fino a notte fonda e ora siete uno straccio? Quanto vi state pentendo di quell’ultimo mochito che alle 3 sembrava vitale? Per combattere una brutta sbornia ognuno ha un suo personale rimedio, c’è però un decalogo di cibi che, consumati dopo una ubriacatura di quelle da guinness, aiutano a rimettersi in piedi. In questa lista troverete alimenti molto diversi, alcuni super sani, altri junk food, ma tutti uniti da una caratteristica: la capacità di rimettervi in piedi assorbendo l’alcol o aiutandovi a espellerlo. Uova alla Benedict La ricetta perfetta per combattere la sbornia è a base di uova alla benedict. Un piatto piuttosto ricco in grassi e proteine, l’ideale per assorbire l’alcol in eccesso che avete in corpo. Accompagnatelo con del pane rigorosamente tostato. Riso bollito nel suo amido se proprio non vi sentite bene fate bollire del riso e, dopo averlo mangiato, cercate di bere la sua acqua di cottura. L’amido che avrà rilasciato vi farà tornare nel mondo dei vivi. Tè verde Qualunque cosa abbiate bevuto ieri sera, ora passate al tè verde. Preparatevene un termos e, per quanto vi sembri difficile, costringetevi a finirlo entro mezz’ora. Il tè vi farà eliminare le tossine e la maggior parte dell’alcol che ancora vi scorre nel sangue. In poche ore sarete come nuovi e quasi pronti per un altro party.
Arriva il tè rosso
Battezzato da qualcuno come il the di Mandela, il the di Rooibos rappresenta la soluzione migliore per digerire in maniera naturale. Le preziose proprietà naturali della bevanda sudafricana sono state confermate da diverse ricerche internazionali. Un consorzio di ricercatori ha dimostrato come il tè rosso protegga il fegato dall’accumulo di grassi e aiuti a prevenire i disturbi metabolici grazie ai 25 differenti antiossidanti vegetali contenuti al suo interno. I risultati della ricerca sono stati pubblicati all’interno della prestigiosa testata internazionale Phytomedicine. “Una bevanda come il tè rosso può aiutare nella digestione anche dopo l’avvicinarsi di pranzi e i cenoni natalizi. Grazie alla sua azione antiossidante, aiuta a ridurre lo stress indotto dal pasto, aiutando durante il processo digestivo. Il suo basso contenuto calorico, l’assenza di caffeina le sue proprietà organolettiche uniche, fanno si che questo tipo di tè divenga l’alleato ideale per rimettersi in forma e depurare l’organismo appesantito dalle abbuffate E’ particolarmente indicato durante questo periodo dell’anno, in cui il fegato è messo a dura prova dagli stravizi culinari, rispetto ad esempio a momenti più tranquilli dal punto di vista alimentare”. Un consumo costante di tè rosso aiuta a ridurre in maniera significativa il colesterolo, i trigliceridi e gli acidi grassi. Sono considerate miracolose le virtù del the rosso Grazie alla presenza di calcio, manganese e fluoruro, rinforza ossa e denti. L’ampio spettro di sostanze minerali presenti rendono questo infuso particolarmente indicato a chi pratica un’intensa attività sportiva; L’infuso è caratterizzato da un gusto pieno, più simile a quello del tè che non a quello delle tisane. Si tratta di una delle poche piante della tradizione indigena a diventare la bevanda nazionale del Sud Africa e costituisce un’importante coltivazione commerciale. Da accurati esami scientifici si è appreso che questo the possiede delle preziose proprietà salutari e che la pianta the rosso contiene più di 200 sostanze attive. Per queste caratteristiche è stato proclamato la Star fra i tè
Cosa non deve mancare a colazione
A questo punto tutti abbiamo imparato che la colazione è il pasto più importante della giornata e le proposte healthy, vegane, dolci o salate, senza glutine o senza latticini non mancano. La domanda a cui, però, non abbiamo ancora trovato risposta è: che cosa non può mancare in una colazione sana? Qual è l’ingrediente che dovrebbe mettere d’accordo tutte le filosofie alimentari, quello senza il quale una colazione non può essere definita salutare? La risposta è molto più semplice del previsto. In una healthy breakfast devono sempre esserci i liquidi, ovvero l’acqua, che si può trovare nella frutta fresca e nelle bevande, come latte, tè, caffè, succhi, frullati e smoothies Per risolvere il quesito non serve andar lontano né pescare da cibi miracolosi, superfood o piatti healthy molto in voga come l’avocado toast. In una colazione sana non possono mai mancare i liquidi ovvero l’acqua. Non pensavate che la risposta potesse essere così semplice, vero? E invece lo conferma anche una famosa nutrizionista che ricorda che è fondamentale per il corpo idratarsi dopo 12 ore.I liquidi possono essere introdotti sia mangiando della frutta fresca, sia del latte oppure tè, infusi di frutta e caffè non zuccherati spiega la dottoressa Lapini al posto del latte possono essere usate anche le bevande vegetali, come latte di soia, di avena o di mandorla, ma prestate attenzione all’etichetta e spiega che: “è meglio prediligere le bevande vegetali senza zuccheri aggiunti”. Per quanto riguarda tè e caffè, invece: “Sarebbe meglio non zuccherarli, ma se proprio non se ne riesce a fare a meno, si può usare un po’ di miele. Oltre ad addolcire la bevanda, infatti, stiamo ingerendo un vero e proprio alimento, ricco di vitamine e sali minerali. Avete mai sentito dire che l’acqua si può anche mangiare? È quello che succede con la frutta, che è un alimento altamente idratante. Molti hanno l’abitudine di fare colazione con un succo di frutta, non avendo magari tempo di preparare una macedonia oppure della frutta fresca a disposizione. Questa soluzione potrebbe essere un buon compromesso? “Sarebbe meglio mangiare la frutta fresca, ma se questo non è possibile allora le scelte più adatte sono i succhi fatti in casa oppure, tra quelli disponibili in commercio, succhi preparati al 100% con sola frutta
La bustina del tè
L’invenzione delle bustine da tè è attribuita al commerciante Thomas Sullivanera un mercante di New York che iniziò ad inviare ai propri clienti dei campioni da degustazione in piccoli sacchetti di tela, i sacchettini presentavano più vantaggi rispetto alle confezioni di metallo usate fino a quel momento erano meno ingombranti e meno costosi. L’idea di Sullivan si rivelò un successo poiché, con sua grande sorpresa, si rese conto che i clienti invece di riversarne il contenuto direttamente in acqua calda iniziarono ad immergere l’intera confezione, che fu poi migliorata e perfezionata nel corso del tempo. La seta infatti era troppo fine e fu così che Sullivan incominciò a studiare dei sacchetti fatti di garza che furono commercializzati industrialmente nel 1920. Ne esistevano di due dimensioni, una più grande per le pentole e una più piccola per le singole tazzine. Sorprendente notare come le caratteristiche dell’invenzione si siano mantenute fino ai nostri giorni: anche allora possedevano una cordicella che consentiva la facile rimozione della bustina ad infusione avvenuta.
