Siete di cattivo umore? Ecco cosa mangiare

Capita a tutti di sentirsi giù di corda, malinconici e fiacchi. Per favorire il buonumore è importante prestare un po’ di attenzione a tavola. Gli stati d’animo sono influenzati anche da ciò che si mangia. Il consumo di cibi ricchi di zuccheri e grassi cattivi come dolci, snack e prodotti industriali, anche se dà un conforto immediato rischia di peggiorare la situazione. Per combattere la tristezza e ritrovare il buonumore puntate invece su alimenti ricchi di nutrienti preziosi come antiossidanti, vitamine, minerali che aiutano a sentirsi più vitali e pieni di energia. Alcuni alimenti agiscono come degli antistress naturali: sostengono il tono e aiutano a contrastare l’irritabilità e la sensazione di tristezza. Ecco allora alcuni cibi da mangiare per sentirsi più sprint e combattere il cattivo umore. Cioccolato Un quadratino di cioccolato fondente al 70% è l’ideale per tirarsi su nelle giornate no. È fonte di flavonoidi che hanno una spiccata azione antiossidante e protettiva del cervello. Noci noccioline frutta secca. Quando vi sentite tristi e di cattivo umore, aggiungetene 4-5 gherigli ai cereali integrali della colazione o allo yogurt dello spuntino. Sono particolarmente ricche di triptofano, un aminoacido essenziale precursore della serotonina, il neurotrasmettitore che regola l’umore. Inoltre, assicurano tanti Omega 3 e Omega 6, grassi buoni utili per il funzionamento del sistema nervoso e per l’equilibrio emotivo. Sono poi fonte di magnesio, un minerale miorilassante prezioso per placare il nervosismo. Riso nero. Oltre a essere molto profumato e saporito, questa varietà di riso è ricca di tante sostanze che favoriscono il buonumore. Contiene antiossidanti, che aiutano i neuroni, le cellule del cervello, coinvolti nella produzione degli ormoni che regolano l’umore. È poi una buona fonte di vitamine del gruppo B, di minerali come il magnesio e il potassio e di triptofano, che combattono la sensazione di spossatezza, favorendo il benessere psicofisico. Uova Sono ricche di minerali alleati del buonumore, tra cui lo zinco e lo iodio, che sostengono il lavoro del cervello. Arrecano poi buone dosi di colina, ideale per la salute mentale e grassi buoni Omega 3 e triptofano che favoriscono la produzione di serotonina, l’ormone del buonumore. Kiwi. Questo frutto è un’eccellente fonte di vitamina C, una sostanza che partecipa alla sintesi dei neurotrasmettitori del buonumore. Apporta poi tanti minerali tra cui il potassio e il magnesio, che favoriscono il buon funzionamento del sistema nervoso.

Cambia vita

Un lavoro che non ci soddisfa, una città che si sente stretta o una storia d’amore finita male: sono tanti i motivi che  fanno dire “basta, voglio cambiare“. Abbiamo voglia di sperimentarci diverse, più libere, vitali. Ma modificare le nostre abitudini non è facile, spesso non si sa da dove partire. Cambiare radicalmente non è possibile, e forse nemmeno auspicabile, meglio piuttosto partire dalle piccole cose, da cambiamenti facilmente alla nostra portata, che comunque ci daranno un senso di generale rigenerazione e “rivoluzione” interiore. Se di solito tendi a fare tutto di fretta, comincia ad alzarti presto: osserva l’alba, prenditi qualche minuto per meditare e sognare ad occhi aperti e poi metti le scarpe da ginnastica e vai a fare una passeggiata o a correre se sei più allenata. Dopo un po’ di movimento, ti sentirai più motivata per affrontare il resto della giornata.La colazione è il pasto più importante della giornata, ma troppe volte viene trascurata. Invece di bere un caffè e mangiare al volo un biscotto con la borsa e le chiavi già in mano, scegli un bar che ti ispiri e ti metta di buonumore. Uno yogurt naturale, un mix di frutta di stagione tagliata al momento, dei cereali integrali e un verde ti daranno le energie necessarie per recarti al lavoro con uno spirito diverso e col sorriso stampato sul volto, lasciandoti al contempo una sensazione di leggerezza.Il desiderio di un cambiamento può coincidere anche con un momento in cui guardarsi allo specchio diventa una “sofferenza”. Se sei stufa della tua immagine, cura il tuo aspetto estetico. Per esempio, dai un taglio ai tuoi capelli. Per modificare il tuo viso in modo del tutto naturale, opta per un make-up diverso. Con delle tonalità più forti, da ragazza acqua e sapone potrai scoprire una sensualità che non credevi di possedere.Capita di rendersi conto che a contribuire a un’insoddisfazione personale siano le compagnie che si frequentano abitualmente. Se le tue amicizie ti sembrano poco stimolanti, guardati intorno e apriti ad altre conoscenze. Dare una scossa alla propria vita sociale è importante. Un ultimo consiglio: se hai trascurato una passione, torna a coltivarla. Organizza il tempo libero in modo da ritagliare un’ora al giorno per te stessa. Siediti sul divano e leggi un libro, cucina, segui un corso  o impara a suonare uno strumento. Ciò che importa è che quel momento sia solo tuo e ti renda felice.

Si può anche non essere perfetti

La vita corre a mille all’ora tra lavoro, casa, palestra e svaghi, non ci si ferma mai perché fermarsi equivale a pensare. E non solo alle cose positive. Non parliamo poi del mondo che ci circonda. I Facebook Twitter i social in genere hanno creato una specie di realtà parallela in cui le personalità che seguiamo mostrano vita perfette. Questo spinge a nascondere ancora di più le nostre fragilità che sembrano quasi non essere accettate. Ma la nostra mente è più furba: i sintomi del corpo spesso ci costringono a fermarci anche quando non vorremmo, i pensieri che scacciamo ci trovano ugualmente e le emozioni dolorose emergono quando più vogliamo soffocarle. Che fatica nascondere lati importanti del nostro modo di essere. Ammettere di avere paura, essere ansiosi o piangere significa dare spazio anche a quelle parti di noi che sono più difficili da comprendere. Il passo successivo sarà accettare gli stati emotivi che proviamo. Solo così toccheremo con mano quella sensazione di libertà che si percepisce quando rispettiamo quello che sentiamo. Se avete paura, dichiaratelo. Una semplice ammissione di quello che sentite in quel momento può essere di grande aiuto per voi e può far comprendere i vostri atteggiamenti alla persona che avete di fronte. Non si può fingere per sempre di essere ciò che non siamo, l’ammissione delle nostre fragilità è un buon punto di partenza per imparare ad accettarle. Vi sentirete unici Chi più e chi meno, non c’è nessuno al mondo che non abbia punti di fragilità o debolezze. Mostrare le vulnerabilità significa dare la possibilità all’altro di comprendervi ed essere più consapevoli della vostra unicità. Le sfumature della personalità sono solo nostre e questo è il più grande potere che possiamo avere. Le persone che mostrano i loro lati più fragili, possono creare legami più facilmente. Chi veste i panni di Super Man, a lungo andare, potrebbe avere difficoltà nei rapporti. La maschera del super eroe potrebbe non funzionare perché potrebbe portare l’altra persona ad avere sentimenti di inadeguatezza “Io sto male e a te non succede mai”. Invece, chi si mostra per quello che è realmente, momenti no compresi, metterà le altre persone in condizioni di fare la stessa cosa e ognuno si sentirà libero di esprimersi.

 

 

 

 

Estroversi e introversi

Come si comporta un soggetto estroverso in amore? Partiamo dalla prima rivelazione: gli estroversi non instaurano rapporti stretti con chiunque. Possono avere centinaia di conoscenti, ma il numero degli amici intimi si conta sulle dita di una mano. La maggior parte delle informazioni che condividono volentieri di se stessi, durante una conversazione, sono informazioni liberamente disponibili. Le possono, quindi, condividere senza gravi conseguenze e senza timore che vengano diffuse. Gli estroversi comprendono che la vera fiducia deve essere guadagnata nel corso del tempo, e, cosa ancora più importante, deve fondarsi sulla reciprocità. Un’altra verità: gli estroversi non hanno bisogno di stare con i loro cari a tavola, durante i week end per tutto il tempo e non forzano i rapporti. Non cercano di farsi amare a tutti i costi, con le buone o con le cattive, e non si aggrappano agli altri. Non ne hanno bisogno in quanto sanno rompere il ghiaccio e non cercano un unico interlocutore sulla terra. Naturalmente amano stare in compagnia delle persone più care, ma hanno una buona idea dello spazio e del tempo da dedicare anche a se stessi e al mondo esterno. Un’ulteriore caratteristica degli estroversi in amore è che sono pronti ad ascoltare e non solo a parlare. È indubbio che agli estroversi piaccia parlare, ma anche il feedback, le reazioni e le opinioni altrui sono molto importanti. Anche tra gli introversi si possono, infatti, trovare molte persone del tutto incapaci di pensare al benessere altrui. Questo vale soprattutto con le persone amate, perché conoscono molto bene le loro debolezze. Gli estroversi, inoltre, sono ben disposti verso gli introversi. Dove sta scritto che un estroverso ed un introverso non possano andare d’accordo? Al contrario, gli estremi possono coesistere pacificamente. A volte un’introversa ha bisogno di una scossa e un espansivo non desidera altro che passare una serata tranquilla in giardino sul divano con la proprio compagna. Potrebbero, quindi, formare una bella coppia. Con l’unica esigenza di dover ricaricare le batterie ogni tanto: nella completa solitudine nel caso dell’introversa e nel confronto con le altre persone nel caso dell’estroverso. Se si vogliono costruire rapporti sentimentali armoniosi, è sufficiente capire che non bisogna isolarsi dal mondo. È questione di buon senso e di rispetto reciproco. Un’altra verità riguardo al soggetto estroverso in amore è che soffre enormemente durante le crisi. Purtroppo, le situazioni difficili si verificano in tutte le vite e, se un estroverso rimane bruciato, il più delle volte diventa cenere. A differenza degli introversi, non ha risorse interne inesauribili capaci di fornire la forza nei momenti critici.

 

 

La solitudine

Per molti di noi stare soli è difficile, è causa di angoscia o sofferenza. Un po’ forse per noia, un po’ per il senso di isolamento e anche perché siamo obbligati a contrapporsi con i nostri pensieri più intimi si vive quel senso di distacco come solitudine e spesso non si sa come fare per affrontare queste sensazioni. Ma c’è differenza tra essere soli e sentirsi soli. Passare del tempo in compagnia di noi stessi soltanto, senza altre persone intorno, è qualcosa di molto diverso dal senso interiore di profonda solitudine, dolorosa e totalizzante. “Si può essere soli e felici, oppure essere soli e sentirsi soli. Dipende dall’idea che tu ti fai dello stare da solo” Dietro alla paura di rimanere da soli, alla fine di una relazione amorosa, dopo un importante litigio con la migliore amica, o la perdita di qualcuno di caro, c’è sicuramente una poca considerazione di se stessi e molto a che fare con le proprie radici. La solitudine è una limitazione naturale dell’essere umano. Ma di per sé non è dolorosa, siamo noi che la viviamo così, spesso perché non riteniamo noi stessi in grado di soddisfare i nostri bisogni e desideri Insomma, non riconosciamo il piacere della nostra compagnia. Crediamo che qualcun’altro possa intrattenerci meglio, alzi la qualità del nostro tempo passato a fare qualsiasi cosa: un film è più divertente con l’amica, la cena è più piacevole se c’è lui, andare a correre è più pesante se non c’è qualcuno con noi. Questo avviene nella nostra testa quando non ci piace stare in compagnia di noi stessi. Abbiamo tutti una cara amica, una collega o una persona della nostra famiglia che è uscita dopo una lunga storia d’amore e ora fatica a stare bene da sola. 10 anni di convivenza, 2 anni di relazione a distanza, non importa quanto, dove e come. Perché avere qualcuno accanto ci dà sicurezza e quando ci viene tolta questa sensazione, ci sentiamo persi, vuoti, soli. Magari infondo siamo proprio noi quell’amica. E se è così lo sappiamo ancora meglio…

I periodi neri

Ci sono nella vita dei momenti nei quali tutto va storto: una simultaneità di contesti avversi, difficoltà e colpi di sfortuna che nell’insieme danno a chi li vive la sensazione di essere dentro a un tunnel da cui non si vede l’uscita. Sono i cosiddetti periodi neri. Quel che è certo è che, per legge di natura, prima o poi terminano. Fortuna e sfortuna si alternano sempre Innanzi tutto bisogna resistere alla tentazione del “pensiero magico”, cioè non dobbiamo attribuire la concatenazione degli eventi sfavorevoli. I periodi neri finiscono sempre Al contrario trovare dei momenti di raccoglimento interiore e chiarire a noi stessi se il periodo nero è figlio di una pura coincidenza di situazioni negative, cosa del tutto possibile, ognuna delle quali esiste in se stessa e non è collegata all’altra se non nella nostra mente; oppure se siamo di fronte a una sorta di “venuta al pettine” di alcuni nodi esistenziali, o all’esito di una serie di atteggiamenti e di relazioni sbagliate che è giunto il momento di cambiare. Bisogna far sì, insomma che il periodo nero non sia solo “pura resistenza”, ma anche un “banco di lavoro” su cui forgiare la nostra personalità. I lamenti? Mai a voce alta. Ogni evento fa storia a sé; Dobbiamo quindi evitare di lamentarci e le frasi pessimistiche tipiche di questi periodi ad esempio: “Non c’è niente che mi vada nel verso giusto”. A volte è difficile non pensarle, ma non dirle è già molto. Spesso per interrompere la sensazione di fatica, può essere utile compiere un’azione dall’elevato valore simbolico. Può essere di tutto: un viaggio in una località di mare, il cambio di un’abitudine, un acquisto speciale, una visita insolita, etc. L’importante è che per noi abbia valore di staccare, di interrompere, di voltare pagina. Pensiamo che spesso i periodi neri, ben sfruttati, anticipano belle rinascite. 

Le emozioni passano i sentimenti vanno coltivati

Le emozioni passano i sentimenti vanno coltivati, parola del grande sociologo Zygmunt Bauman, ogni relazione è unica: “non si può imparare a voler bene”. Amarsi e rimanere insieme tutta la vita, ovvero ciò che oggi è una rarità. Non conosciamo più la gioia dei legami durevoli e lasciarsi disconnettersi  è facilissimo. Cos’è che ci spinge a cercare sempre nuove storie? Il bisogno di amare ed essere amati. L’amore fluido è questo: viviamo nel nostro tormento tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di un amore vero. Un amore separato tra il desiderio di emozioni e la paura del legame. Dunque siamo costretti a vivere relazioni brevi o all’infedeltà. “Nessuno è “prigioniero”. Sta a noi decidere. Alcune scelte sono più facili e altre più rischiose. Quelle a prima vista meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio. L’amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l’uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno, l’amore ripaga quest’attenzione meravigliosamente. Il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore e ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento. L’amore richiede tempo ed energia. Ma oggi ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l’altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l‘amore. Non troveremo l’amore in un negozio. L’amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana”.

 

La tristezza un malanno passeggiero

La tristezza, come un malanno passeggero, va curata. Ma non sopprimendone i sintomi. Va accolta, accettata, persino assaporata.  A ogni momento di gioia segue, come un’onda, uno d’ombra. Non è necessario obbligarsi a ridere o a stare in compagnia, ma può essere utile far caso a qualche dettaglio e soffermarsi, per apprezzarlo maggiormente, per far sprigionare le sue virtù curative. Pensa alle cose a forma di cuore Il processo di unione tra simboli grafici e concetti astratti attiva, nel nostro cervello, la corteccia prefrontale. È l’area deputata ai all’apprendimento, ai processi decisionali, alla moderazione, all’orchestrazione di pensieri. Ebbene, è anche quella che, in caso di depressione, declina maggiormente, che tende a spegnersi. Forse è per questo che riaccenderla con una serie di piacevoli associazioni unite all’idea di un sentimento scoprendo la forma del cuore nei sassi, nei germogli, nei fili d’erba nella sabbia, procura un delizioso e sottile sollievo, che ci fa sorridere dentro. ll fuoco: sembra un essere vivente. Lo si può osservare, è affascinante. Parla, strepita, tiene compagnia, riscalda e rassicura. Copre dolcemente i momenti di silenzio che potrebbero essere imbarazzanti. Dipinge l’intera stanza, ed è una componente primitiva dell’incontro, della convivialità. In ogni dipinto ideale c’è sempre un fuoco che campeggia sullo sfondo, insieme a tappeti, cuscini e un calice di vino. Il Cioccolato: è tutto bontà, qui  lo schiocco di quando si rompe la tavoletta, la dolcezza che si scioglie tra le dita o a bagnomaria per mezz’ora per fare la cioccolata. Mezz’ora per pregustare un piacere che ormai tutti attribuiscono al cacao una miriade di effetti benefici. Quando ti senti triste senza motivo pensa…e tutto tornerà più sereno

Primavera stagione dell’amore? Anche no….

Casomai la primavera fosse veramente la stagione dell’amore, occorrerebbe precisare ‘dei nuovi amori’. Perché quelli vecchi, quelli in corso d’opera, quelli vissuti nei mesi precedenti, vedono invece con una certa ciclicità la parola fine. Con la bella stagione lasciarsi diventa più facile. I divorzi piovono come acquazzoni di aprile, perché succede? Ne ha dato una parziale spiegazione la psicologa Forshee E’ tutta questione di ormoni.Un’indagine del  sui social media ha permesso di quantificare il numero di persone che su Facebook cambiava il proprio stato da ‘impegnato/a’  a ‘single’ in un anno. Ebbene, il picco annuale risultava visibile con l’arrivo della bella stagione. Ma cosa succede? Non è una banalità immaginare che con la primavera ci si senta ‘uccel di bosco’, e che riemergano in noi, uomini e donne, sentimenti che reclamano libertà sentimentale.Spiega la Dottoressa che c’è una ragione che potrebbe essere collegata al ciclo ormonale. Durante i mesi freddi infatti, la luce diminuisce, e il corpo produce più melatonina, che serve a regolare il sonno, e meno serotonina, il che ci fa sentire felici. Ecco che la presenza di una persona al proprio fianco rende l’inverno più facile da affrontare. Al contrario, quando la luce aumenta, si riduce la produzione di melatonina e aumenta quella della serotonina. Sentendoci più felici finiamo per avere più voglia di uscire, di conoscere nuove persone. Ci sentiamo più sicuri di noi, attraenti, pronti a vivere nuove avventure. Le coppie meno abituate, o quelle che magari da tempo vivono momenti di crisi, potrebbero non superare questo tempo in cui si prova questa sorta di felicità individuale. Che ci porta a togliersi le ‘manette’ e a lasciarsi.

Essere felici…lo dice la scienza

È lunedì mattina, suona la sveglia, fuori diluvia, la vostra macchina non è entrata in moto e in ufficio vi aspetta una seccatura che vi terrà incollati alla scrivania per le prossime 10 ore. Ma se pensate ci sia ben poco da stare allegri vi sbagliate di grosso. Adottare un atteggiamento positivo nonostante tutto vi porterebbe alcuni notevoli vantaggi, come per esempio, una maggiore facilità nel risolvere i problemi e trovare nuove, geniali soluzioni. E anche la salute ne gioverebbe. Essere felici, lo dice la scienza regala benefici inaspettati. Ed è proprio vero, o è solo un modo di dire, che la felicità è contagiosa? Affrontare la giornata con il sorriso sulle labbra è certamente più facile che farlo da imbronciati anzitutto per chi ci sta accanto!. Ma al di là della certa opportunità del buonumore, quali altri vantaggi porta la felicità? Per gli esperti è una domanda da un milione di dollari. Dal punto di vista evolutivo infatti, spiegare che cosa spinga l’uomo a essere felice è tutt’altro che facile. Mentre paura e disgusto tutelavano i nostri progenitori dai pericoli  prima innescando un meccanismo di difesa, poi, evitando per esempio, che ingerissimo cibo avariato o velenoso. Per quale motivo allora, l’evoluzione ha favorito in noi la nascita di questa condizione psicologica? Un atteggiamento positivo ci permette di osservare la realtà con occhi più attenti, e cogliere particolari che quando siamo un po’ giù ci sfuggono da sotto il naso, la felicità aumenta l’attenzione visiva e facilita la raccolta di informazioni su ciò che ci circonda. Fornendoci preziosi strumenti di analisi degli eventi che tornano utili anche nei periodi più neri. Uno stato d’animo spensierato può migliorare notevolmente anche la capacità di risolvere i problemi concreti con i quali dobbiamo fare i conti tutti i giorni. In un test alcuni soggetti vengono invitati a ricercare soluzioni creative e non convenzionali di fronte a una serie di piccoli dilemmi di carattere pratico. Prima della prova, a metà del gruppo è data la possibilità di distrarsi guardando comodamente seduti spezzoni di film comici, l’altra, invece, viene fatta “intristire” davanti a un filmato di argomento matematico. Chi affronta l’esperimento con animo divertito e rilassato è più portato degli altri a trovare una soluzione geniale e originale al quesito. E c’è di più: questo effetto positivo sulla vena creativa è seguito da un beneficio notevole anche sulle relazioni sociali. La felicità, è stato provato, rende infatti più, fiduciosi verso il prossimo e capaci di accettare volentieri le critiche.