In India le piantagioni di banane sono molto diffuse. Le banane sono un elemento fondamentale nella quotidianità indiana perché oltre ad essere un alimento, vengono utilizzate nei riti religiosi, le foglie vengono utilizzate nella costruzione di ceste e cestini, ed al posto dei piatti Tuttavia quando vengono smaltite, producono un’ alta quantità di rifiuti che devono essere gestiti. Da qui l’idea di Gopal Jee che potrebbe risolvere entrambi i problemi. Il diciasettenne indiano è partito analizzando le macchie sui vestiti lasciate da una sostanza presente nel gambo del banano, domandandosi come mai ne fosse così difficile la rimozione. Gopal Jee ha scoperto che tale sostanza conteneva un acido naturale reo del fenomeno. Ha così provato a inserire due elettrodi uno in rame e uno in zinco all’interno del gambo della pianta a una distanza di 20 cm l’uno dall’altro. Il risultato ha generato 3 volt di energia in grado di mantenere accesa una lampadina per 3 ore. Aggiungendo poi altri steli in sequenza, è stato in grado si allungare l’effetto. Questa straordinaria scoperta perché, con una cifra irrisoria 3 € per acquistare elettrodi e del filo elettrico si può superare il problema dell’assenza di luce e allo stesso tempo dello smaltimento delle piante di banane, aiutando anche alla diffusione della cultura tra i giovani. Per il Banana Biocell, Gopal Jee è stato insignito del premio Inspire Award dedicato a coloro che aiutano la ricerca scientifica in India.
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L’Hypericum contribuisce ad una importante ricerca
La pianta è sempre stata lì, nascosta tra i cespugli verdi e fioriti, dell’Ogliastra, terra di incantevole bellezza, è situata lungo il versante orientale della Sardegna. Il territorio, compreso tra le cime del Gennargentu e il Mar Tirreno, è considerato tra i più suggestivi dell’isola. Definita l’anfiteatro sul mare, l’Ogliastra comprende diversi monumenti naturali, spiagge incontaminate, riconosciute tra le più belle al mondo, e nelle sue campagne e nei suoi dintorni, nessuno l’aveva mai notato e non aveva neppure un nome, eppure l’Hypericum scruglii aveva da regalare all’uomo, e soprattutto alla ricerca scientifica, potenzialità inimmaginabili. In un ambiente in cui ogni scoperta riproduce davvero un miracolo: la battaglia contro l’Hiv. La prima parte della sperimentazione ha dato risultati davvero incredibili: una molecola di questa pianta, caratteristica dell’isola, è in grado di inibire due enzimi chiave del virus. sfruttando i segreti dell’Hypericum scruglii sarà possibile bloccare la cosiddetta «replicazione del virus». Un cambiamento? Ancora forse è presto per dirlo, se non altro perché da qui alla creazione di nuovi farmaci c’è qualche passo da fare. La sperimentazione comunque va avanti. I ricercatori dell’Università di Cagliari ci sono arrivati per caso, durante uno studio sulle specie caratteristiche della Sardegna. Prima si sono imbattuti in una specie di pianta di Hypericum che nessuno conosceva, poi hanno iniziato a studiare approfonditamente le sue proprietà. E così, soprattutto grazie alla collaborazione tra botanici e farmacologi, si è scoperto che quella pianta con i fiori gialli si potrà dare un contributo importante alla ricerca scientifica contro l’Aids. L’Hypericum scruglii non è una pianta tossica anche se è stata scoperta da poco, era già utilizzata inconsciamente nella medicina popolare. L’olio ottenuto da un’altra specie di Hypericum, per esempio, viene infatti già adoperato per lenire le ustioni.
Una scoperta sotto il giardino
Quando si tratta di acquistare una casa, non si ha molto tempo per curiosare e spesso ci troviamo davanti a sorprese sgradite lasciate dai precedenti proprietari. A volte, tuttavia, queste sorprese possono dare ancora più valore alla nuova casa. Questo è esattamente quello che è successo a quest’uomo quando è inciampato in qualcosa di incredibile sotterrato nel giardino della sua casa. Dopo aver scoperto e studiato i progetti della sua casa, quest’uomo ha trovato qualcosa di bizzarro nel suo giardino, una cosa che non aveva mai notato prima. Era curioso di vedere di cosa si trattasse. Per scoprire di cosa si trattasse, ha chiamato esperto di metal detector e gli ha fatto ispezionare il suo giardino. L’esperto ha segnato due X in corrispondenza di due punti dove avrebbe potuto trovarsi questa strana sorpresa. Per quanto ne sapeva, avrebbe potuto trattarsi di un tesoro o di una capsula del tempo. Così ha iniziato a scavare. E si è ritrovato difronte ad un rifugio antiaereo .Chiunque l’avesse fatto stava progettando di stare laggiù con per molto tempo, non poteva credere che ci fosse un rifugio antiaereo sotto il suo giardino. L’uomo voleva assicurarsi che fosse al sicuro laggiù e, per farlo correttamente, avrebbe dovuto togliere tutti i detriti. Prima era un vecchio e dimenticato rifugio antiaereo, mentre adesso era quasi completamente rinnovato. Poteva vedere il risultato di tutto il suo duro lavoro ed era entusiasta di averlo completamente completato e di poterlo usare. Immaginate di avere sotto il vostro giardino una simile meraviglia e trasformarlo in un posto dove puoi fuggire o stare con i tuoi amici. Semplicemente incredibile.
Un mondo di nuvole per la biodiversità
Alzare gli occhi al cielo per monitorare ecosistemi e scoprire dove sono distribuite le diverse specie, anche in zone difficilmente accessibili, per cui è molto difficile reperire dati. E vedere come si muovono e come cambiano nel tempo. Un’immagine poetica, suggestiva, ma non per questo meno reale. Perché le nuvole rivelano informazioni importanti su pioggia, luce del sole, temperatura delle superfici e perfino sul tasso di umidità delle foglie, condizioni che determinano dove piante e animali possono sopravvivere. E si sono rivelate preziose nello studio dell’ambiente in tutta la sua varietà. La ricerca è stata pubblicata ed è stata condotta dall’università di Yale. Analizzando quindici anni di dati catturati dai satelliti della Nasa Terra e Acqua, in orbita intorno alla Terra per studiarla, gli scienziati hanno messo a punto un enorme database: due scatti al giorno, dal 2000 al 2014, che immortalano le nuvole su ogni porzione della Terra.Le nuvole hanno quindi guidato i ricercatori nel prevedere dove vivono diverse specie, animali e piante con una precisione spaziale senza precedenti. Rivelandosi un aiuto importante, che potrebbe schiudere prospettive interessanti per le specie più minacciate, spesso difficili da localizzare.
Rilevanti scoperte contro il cancro
Passi avanti degli scienziati americani verso uno degli obiettivi più grandiosi della medicina moderna, sulla ricerca contro il cancro: mettere a punto un test universale in grado di captare tutti i tipi di tumore attraverso un semplice esame del sangue. Il team di Baltimora insieme sta infatti testando un metodo in grado di scoprire la presenza, per ora, di otto forme della malattia, che potrebbe essere eseguito, una volta messo a punto definitivamente, una volta l’anno come screening di massa. E salvare veramente tante vite, riporta una famosissima rivista I tumori rilasciano piccolissime tracce del loro Dna mutato nel flusso sanguigno, oltre ad alcune proteine. L’innovativo esame, chiamato ‘The CancerSeek’, va a verificare la presenza di mutazioni in 16 geni su cui normalmente i tumori vanno a influire e su 8 proteine che la malattia stimola. Il test è stato applicato su 1.005 pazienti affetti da cancro all’ovaio, al fegato, allo stomaco, al pancreas, all’esofago, al colon, al polmone e al seno, non diffusi ad altri organi.Ebbene, l’analisi ha scovato il 70% delle neoplasie, e fra l’altro con un costo molto limitato, circa 500 dollari a paziente. L’Italiano Cristian Tomasetti, uno dei ricercatori, ha spiegato che questo test potrebbe avere davvero “un enorme impatto sulla riduzione della mortalità per cancro. Fra queste neoplasie, infatti, ve ne sono alcune che non dispongono di programmi di screening precoce. Si pensi al cancro del pancreas, che dà luogo a pochi sintomi e per questo viene scoperto sempre in fase avanzata”. CancerSeek sarà ora testato su persone sane.
Spezza il ritmo
È davvero strana la nostra vita: siamo accerchiati da cose che fanno risparmiare tempo (auto, aerei, treni super veloci, smartphone, tablet ) eppure il tempo libero e gli intervalli sono sempre meno e sempre più risicati, e all’interno del tempo lavorativo la densità di cose da fare aumenta sempre più. La fretta regna sovrana in molte vite, dando la percezione di essere sempre in ritardo, sempre indietro, di corsa, impedendoci di fare le cose bene e obbligando il nostro organismo a uno stress logorante. A volte i motivi sembrano banali ma spezzare i ritmi frenetici è difficile, per alcuni quasi impossibile se non con “l’aiuto” di un sintomo o di una malattia. La fretta eccessiva causa un alto consumo di energie e mantiene livelli di adrenalina troppo alti, abbassa la concentrazione e l’attenzione, facilita incidenti e dimenticanze, (pensa a quante volte dimentichi o non trovi le chiavi, di casa) crea superficialità e impedisce ogni approfondimento. Quando sei in casa o al lavoro dove tutti si muovono freneticamente fermati un attimo e osserva cosa ti gira in torno, ti accorgerai della tua staticità e ripartirai con il tuo ritmo non con quello che ti circonda, osservati dall’alto se non ti vedi non puoi modificare niente. Perciò mentre svolgi le attività della giornata a pieno ritmo, prova a “guardarti lavorare”, come se dall’alto ti vedessi fare ciò che fai. Fai le solite cose ma cerca di non essere “dentro l’azione”, ma osservati agire. Dedicati alla scoperta di te: datti a letture, incontri o eventi, distenditi cinque minuti sul divano, preparati un bel bagno caldo crea le giuste atmosfere usa i profumi, gli aromi le candele, dedicati qualche minuto a te, e poi almeno una volta alla settimana datti a una cucina più ricercata: cerca ricette nuove di piatti particolari e gustosi e mettiti ai fornelli. Nel cucinare ritroverai una dimensione più naturale e nei tempi di cottura riacquisterai la percezione di un tempo che scorre in modo più sano. 
Api più indaffarate del solito
Gli insetti sembrano percepire il brutto tempo imminente e allungare, di conseguenza, l’orario di lavoro. Una scoperta che potrebbe aiutare a comprendere come questi insetti reagiscono al clima che cambia.C’è chi quando cambia, il tempo sente dolori alle ossa e chi, prima di un temporale, accresce la produttività: come le api, che sembrano percepire l’arrivo della pioggia imminente e aumentare le loro attività di foraggiamento prima che sia troppo tardi. L’intuizione arriva da Xu-Jiang He e dai colleghi della Jiangxi Agricultural University di Nanchang, China, che hanno monitorato con piccole etichette elettroniche di riconoscimento a radiofrequenza 400 api bottinatrici di tre diversi alveari. Per trentaquattro giorni i tag hanno protocollato, come i badge di un’azienda, i tempi di uscita e di ingresso degli insetti dall’alveare. Nei giorni precedenti l’arrivo della pioggia, le api hanno passato più tempo fuori dal loro alveare, rientrando più tardi a casa e lavorando più a lungo, verosimilmente in risposta a segnali come i cambi di umidità, temperatura e pressione barometrica che precedono l’arrivo della pioggia. La scoperta è per certi versi sorprendente, perché le api sono insetti attenti, che allestiscono scorte sul lungo periodo e non hanno bisogno di preoccuparsi per cercare cibo prima di un giorno di pioggia. Secondo alcuni entomologi, nello studio potrebbero aver influito anche altri fattori, come la fioritura concomitante di certi fiori.