La “lollipop diet”

Cosa non si farebbe per perdere peso?Anche noi comuni mortali figuriamoci  le star del mondo dello spettacolo, le quali avrebbero trovato un modo “dolce” per togliere qualche chilo di troppo, si tratterebbe di un lecca lecca… Prima che andiate a svaligiare un negozio di caramelle però, sappiate che si tratterebbe di lecca lecca particolari, prodotti dall’azienda canadese Power Pops e in grado di diminuire il senso di fame e di dare maggiore energia al corpo, grazie a degli ingredienti segreti, tra cui lo hoodia un estratto di una pianta del Sudafrica usata per sopravvivere nel deserto, il Citrimax tolto da un frutto tropicale della giungla asiatica, la garcinia cambogia e il guaranà che contengono caffeina. Ogni lecca lecca conta solo dieci calorie e perché facciano effetto basta mangiare uno prima dei tre pasti principali. , bisogna magiarne tre al giorno, uno prima di ogni pasto, per far sì che la dieta abbia effetto. Ovviamente la moda è stata istantaneamente criticata dai nutrizionisti secondo cui non ci sarebbe nemmeno la certezza scientifica che il metodo funzioni, ma le star, si sa, le provano proprio tutte pur di restare in forma.

 

 

Ecco i peccati di gola più amati dagli Italiani

Seguire una buona alimentazione e una dieta è cosa buona, giusta e sana. Ma la trasgressione è dietro l’angolo, con ogni popolo caratterizzato dalle sue scivolate alimentari preferite. Ecco allora i peccati di gola più amati dagli Italiani. Primo posto indiscusso per la cioccolata 75% del campione, amata clandestinamente per un italiano su quattro, per di più, il cibo degli dei è legato al minimizzare: se ne mangia cioè una tavoletta e si ammette di aver consumato un quadratino. Secondo pasto per il dolce 16% , specialmente il ciambellone, consumato in porzioni dalla dimensione variabile. Terzo posto  per il pane 15,7% sorta di mascotte alimentare per gli abitanti del Belpaese. In questo caso, il problema è maggiore quando si pranza fuori: è facile dire che si è preso del pane, senza però quantificare precisamente il numero di fette. Seguono poi le trasgressioni “minori”, come patatine 11% e noccioline 6,4%. In questo caso, spiega il sondaggio il pericolo sta negli aperitivi e negli happy hour, abilissimi nel far calare le difese.

Tipi dolci o salati

Negli ultimi anni che gli psicologi sociali hanno fatto del rapporto con il cibo materia di studio. Scoprendo fino a che punto creatività, severità, aggressività, ansia, fiducia in noi stessi abbiano buone probabilità di rivelarsi a tavola. I ricercatori della North Dakota University di Chicago hanno dimostrato il legame scientifico tra i gusti e il carattere delle persone. Dall’analisi dei risultati di test condotti su un campione di studenti universitari, hanno scoperto che la propensione per i cibi dolci rispecchia un carattere disponibile e collaborativo. Esiste un “effetto bontà”: chi mangia un pezzo di cioccolato è subito più disponibile a offrirsi come volontario per un lavoro non retribuito rispetto a chi mangia un cibo salato.Anche per Ferdinando Dogana, ordinario di Psicologia, la preferenza per dolce e salato ha un preciso collegamento caratteriale: i tipi “dolci“, che vanno pazzi per pasticcini, torte e frutta, sono più emotivi e propensi ad avere cura degli altri, i tipi “salati”, ghiotti di pasta, pizza e cracker, sono invece estroversi e indipendenti.Secondo lo psicologo del cibo Leon Rappoport, le motivazioni alla base dei nostri acquisti al supermercato sono collegate alle teorie sulla struttura della personalità. Di tipo freudiano sarebbe, per esempio, l’intima relazione esistente tra cibo, sesso e violenza. Come il bimbo succhiando dal seno materno sperimenta per la prima volta il piacere dei sensi, l’adulto trova soddisfazione in cene smisurate.

 

Un hotel “portatile” tutto eco sostenibile

Un hotel “portatile” da posizionare dove si vuole, è l’ultima rivoluzionaria proposta sostenibile a zero emissioni CO2 per venire incontro a viaggiatori innovativi.Il suo predecessore è il Capsule Inn di Osaka, sistema di hotel a occupazione densa, che però assomigliava più a un alveare di loculi in cui bisognava infilarsi gattoni che ad un hotel. Niente a che vedere con la Sleepbox, una recente proposta a grande efficienza energetica dello studio russo Arch Group che in soli 3.75 mq racchiude una stanza d’albergo.Pensata per gli uomini d’affari sempre in giro per il mondo e in transito da un aeroporto all’altro, la Sleepbox può essere installata nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti e in tutti quei luoghi in cui ci possa essere un gran numero di persone che ha bisogno di riposo. In paesi con un clima temperato può essere anche utilizzata per strada.Elemento funzionale principale della “scatola”, delle dimensioni di 2×1.4 metri per 2.30 m di altezza, è il letto (2×0.6 m), dotato di sistema automatico di cambio delle lenzuola rigorosamente in fibre naturali che vengono riavvolte da un estremo all’altro, cambiando il letto. Se il cliente vuole dormire nel massimo comfort, può prendere il normale set di biancheria da letto per un costo aggiuntivo.Sleepbox è dotata di un sistema di ventilazione, allarme acustico, TV LCD integrato, Wi-Fi, piattaforma per un laptop e dispositivo per ricaricare il cellulare. Sotto il pavimento c’è lo spazio per borse e valige All’uscita del cliente avviene il cambio automatico della biancheria da letto e si accendono le lampade al quarzo esterne che indicano la disponibilità della “camera”. È possibile effettuare il pagamento presso i terminali speciali che forniscono la chiave elettronica di accesso ai clienti che possono acquistare da un minimo di 15 minuti a diverse ore. Cos’ha di sostenibile? Dal punto di vista della attuazione, i materiali sono tutti originati da materie seconde da riciclo. L’automazione è massima, regolata da un sistema di microdomotica che riduce i costi energetici di utilizzo per tutte le funzioni alimentate da energia elettrica: massimo risparmio energetico dovuto alla organizzazione dei consumi, massima efficienza, zero emissioni di CO2, basso impatto ambientale.Ma soprattutto la sostenibilità sta in un aspetto che normalmente non viene tenuto in conto: alloggiando in questo tipo di hotel, vengono azzerati gli altissimi costi di gestione delle parti comuni degli alberghi, vaste e spesso inutilizzate, e i costi di trasporto per raggiungere e lasciare gli alberghi. Un risparmio in inquinamento ambientale non indifferente!

Pasta pesce e frutta rivoluzione sulle nostre tavole

Il clima del sud si sposterà verso nord e tutto si risistemerà felicemente. O forse no. Il futuro fa paura e, se proprio non si riesce ad avere una sensibilità ecologica all’altezza del problema, che per lo meno ci si interessi alla pancia. Le colture che nei millenni hanno alimentato non solo lo stomaco, ma anche ricche tradizioni culinarie, affronteranno il riscaldamento globale diventando prodotti di lusso o, semplice, morendo. Un aumento della temperatura porterà ad una riduzione dei raccolti e, così, la ricchezza della nostra tavola potrebbe essere stravolta. Impoverita, per la precisione.Un piatto di  pasta costerà di più, perché nelle regioni mediterranee si avrà un calo dei raccolti di frumento di conseguenza il mais che viene usato soprattutto per i mangimi determinerà una riduzione della produzione così ci sarà  un aumento di prezzo del mangime, dunque si tradurrà in una crescita dei costi e, infine, di carne, latte e derivati, la produzione di fagioli scenderà del 25% e un calo importante si registrerà anche per tutti i frutti con il nocciolo, visto che necessitano di giornate invernali che favoriscano l’impollinazione senza interruzioni improvvise causate da una strana, calda, imprevista notte di calore.Mangiare pesce diventerà sempre più difficile e costoso. Come per la terra, anche per i mari e gli oceani, non si risolve tutto con la ricollocazione delle specie, poiché l’habitat è questione molto più complessa di una temperatura. Le acque calde faranno saltare  i cicli riproduttivi di salmoni e merluzzi, con conseguente riduzione delle specie e aumento dei prezzi. Intanto, l’anidride carbonica, ovunque in aumento, si scioglierà nei mari rendendoli più acidi, indebolendo le formazioni coralline e tutta la vita che gira intorno ad esse.Prepariamoci ad adeguarci anche con il vino, la cui produzione è roba abbastanza complicata che non si risolve prendendo una vite e piantandola dove capita, solo perché le temperature dovrebbero essere le stesse del luogo d’origine. Saremo poi costretti anche a rivedere il dolce, dato che i prezzi del cacao e del caffè saliranno: due gradi in più metteranno a rischio gli alberi di cacao del Golfo di Guinea, mentre il caffè sarà aggredito dai funghi che tanto prolificano con il caldo, quando la pianta, fiaccata dalla siccità, inizia a cedere. Il quadro tracciato dall’Onu è troppo scuro? Guardiamo all’anno che è alle nostre spalle; poi diamo un’occhiata ai frantoi, dov’è finito l’olio extravergine italiano? La mosca olearia, complice la stagione, ha distrutto uno dei principali prodotti di qualità della nostra agricoltura, dalla Toscana alla Puglia, zanzare e parassiti in generale non conosceranno più stagioni nelle quali le rispettive popolazioni saranno decimate dal freddo: prolificheranno per gran parte dell’anno diventando sempre più dannose per i raccolti.

Niente più caffè e api

Entro il 2050 in America Latina l’88 percento del territorio adatto alla coltura del caffè andrà perso a causa dei cambiamenti climatici. Non solo. Nella stessa regione si registrerà anche un calo nel numero di specie di api, i principali insetti impollinatori delle piante del genere Coffea, dalle quali si estraggono i chicchi del caffè Sono gli angosciosi risultati di una ricerca dello Institute di Panama, alla quale hanno collaborato studiosi di vari enti I ricercatori dello Smithsonian, consigliano che benché il declino sia inevitabile, tra le cinque e le dieci specie di api riusciranno a sopravvivere anche negli scenari peggiori previsti dal modello matematico, salvaguardando così il salvataggio di almeno una parte delle coltivazioni nelle aree ‘superstiti. Per coloro che potrebbero perdere le colture di caffè e di conseguenza il lavoro nei prossimi decenni, gli studiosi consigliano di essere lungimiranti e di iniziare un graduale passaggio ad altre tipologie di piantagioni o a nuovi sistemi di produzione. Nelle aree in cui è previsto il declino maggiore delle api ma dove il terreno rimarrebbe adatto per il caffè, Roubik e colleghi indicano di agire sugli habitat per aumentare le popolazioni degli imenotteri. Piantando per esempio alberi alti, dato che diverse specie di Coffea, di origine africana, preferiscono la crescita all’ombra di grandi piante. Un altro consiglio è quello di tutelare le foreste naturali e pianificare una rotazione delle colture. Se si interviene con anticipo, molti produttori potrebbero dunque salvare il proprio prezioso business e noi non rischiare di  rimanere senza caffè!

Chi ama soffre, chi non ama si ammala

La frase “Chi ama soffre, chi non ama si ammala” è una delle più popolari Freud. Fa parte de “L’introduzione al narcisismo” e spesso si vede condivisa nei principali social network. Molti pensano che abbia un senso romantico, ma la realtà è che si tratta del risultato di una teoria al rispetto.Fin dal primo momento in cui apriamo gli occhi al mondo, soffriamo di una mancanza: la mancanza dell’altro. Non esiste modo di sopravvivere o di crescere se non è presente qualcuno che lo renda possibile. Questo, in altre parole, significa che se non c’è almeno un po’ d’amore all’inizio della nostra vita, questa diventa difficile. Qualcuno deve occuparsi delle nostre necessità o, in caso contrario, moriremo. L’essere umano è, da sempre e per sempre, un essere bisognoso. Carente. Vive in noi un vuoto impossibile da colmare, anche se a volte crediamo che non sia così. Questo perché da sempre e per sempre, siamo condannati ad un’insalvabile solitudine. Per quanto riusciamo a stabilire vincoli intimi ed amorosi, la realtà è che nasciamo, viviamo e moriamo praticamente soli. Nell’amore si mettono in gioco molteplici forme di sofferenza, che vanno dall’amore non corrisposto fino alla scoperta che l’amore non risolve tutto. Per una via o per l’altra, non esiste modo di amare senza soffrire. Perché dev’essere così? Perché l’amore non conduce alla felicità? Non è forse un comportamento masochista pensarla in questo modo? L’innamoramento è una specie di “meravigliosa collera” nella quale tutti i significati del mondo si alterano insieme. Ha molto di ossessivo, ma allo stesso tempo dà una vitalità che difficilmente si raggiunge con altre esperienze. L’innamoramento è atroce e, allo stesso tempo, delizioso. Sì, innamorarsi è soffrire con piacere. Soffrire perché quella persona tarda ad arrivare, sentirsi morire quando si dubita che tutto possa finire. Sapere che saremmo capaci di andare all’inferno in compagnia di quella persona che ci ha rubato il cuore. Si alterna l’emozione di amare e dell’essere amati con la paura di perdere chi si ama. L’entusiasmo dell’incontro, con i dubbi insidiosi dell’abbandono. Una volta finita questa vibrante fase dell’innamoramento, si vive una specie di mancanza dell’inizio. Qualcosa non c’è più, qualcosa non è più come prima. Sappiamo che continuiamo ad amare quella persona, ma sappiamo anche che l’amore ha dei limiti. Allora si soffre, perché bisogna dire addio all’illusione dell’amore romantico ed eterno.

Il ristorante col menù per uomini e per cani

Al mondo stanno nascendo sempre più ristoranti che offrono l’opportunità alle persone di portare con loro i propri cani. Nessuno però fino ad ora aveva proposto un vero e proprio menù sia per umani che per i nostri amici a quattro zampe! L’idea è venuta a Giannina Gonzalez, nelle Filippine. La donna, grande amante degli animali, ha sempre avuto il sogno di trovare un ristorante dove poter dividere il tavolo col proprio cane. Riflettendo che anche altri avrebbero potuto avere lo stesso pensiero, ha deciso di creare lei stessa il locale dei propri sogni. Il ristorante è aperto da 4 anni e gli affari vanno a gonfie vele. Oltre ai molti clienti abituali, tanti cinofili visitano il locale incuriositi dall’idea di cenare nello stesso tavolo con i cani.La cucina inoltre propone piatti fin troppo ricercati, con grande attenzione sia per le pietanze umane che per quelle canine. Per questi ultimi sono stati studiati appositi piatti che garantiscono un giusto equilibrio nutrizionale in base alle diverse esigenze.

Opere d’arte di zucchero

In Cina, passeggiando per le strade, nei parchi e nelle aree turistiche, può capitare frequentemente di imbattersi in artisti intenti a produrre dipinti utilizzando zucchero.L’artista siede su di uno sgabello in legno, di fronte ad una lastra di marmo levigata al centro, ed al suo fianco si trova un piatto di legno dipinto con figure popolari della cultura cinese come draghi, pesci, scimmie, cani, uccelli o vasi di fiori. Al centro del piatto di legno è collocata una freccia di bambù, che i bambini si divertono a far girare finchè si fermerà su uno dei soggetti rappresentati, che verrà riprodotto dall’artista. Per realizzare un dipinto, l’artista utilizza zucchero raffinato o di canna come materia prima, un cucchiaio di bronzo ed una spatola come strumenti e la lastra di marmo come “tela”. Per liquefare lo zucchero, questo viene cotto in una pentola per poi essere utilizzato all’istante, prima che si solidifichi di nuovo.Adoperando il cucchiaio di bronzo, l’artista preleva lo zucchero liquido dalla pentola per poi versarlo sulla lastra di marmo levigato, regolando il flusso a seconda dello spessore desiderato per l’uno o l’altro dettaglio della figura che vuole riprodurre. Una volta terminato il dipinto, l’artista si serve della spatola per togliere la sua opera dalla lastra di marmo i dipinti, commestibili, vengono poi esposti su sottili bastoncini di legno, che serviranno da manico per il cliente

Il mare ci rende felici

Il mare fa bene alla salute, sia a quella fisica che a quella mentale: le persone che vivono vicino al Grande Blu, infatti, sono più felici, rilassate e godono di una salute maggiore. Lo ha dimostrato un team di ricerca, che ha condotto un approfondito studio sui dati di 48 milioni di britannici. Gli scienziati, coordinati dal dottor Benedict Wheeler, dopo aver raccolto le risposte a un questionario su scala nazionale hanno diviso i partecipanti in base al dato indicato sulla salute, che poteva essere “buona”, “abbastanza buona” o “non buona”. Incrociando questi dati con quelli degli indirizzi di residenza è emerso chiaramente il beneficio di abitare a due passi dal mare. Coloro che vivevano entro un chilometro dal Grande Blu infatti, in media mostravano un tasso di salute superiore rispetto a chi viveva nell’entroterra perché il mare fa bene alla salute? Quello inglese, innanzitutto, non è il primo studio a giungere a questa conclusione, e anche l’esperienza personale suggerisce che il mare ci fa sentire più rilassati e sereni. Non a caso in un esperimento in cui i aderenti dovevano scegliere un panorama naturale per la propria abitazione  le opzioni erano montano, marino o di campagna , il più votato è stato proprio quello sul mare. Secondo gli scienziati britannici uno dei motivi principali risiede nel fatto che chi vive nei pressi del mare fa molto più esercizio fisico durante l’anno, ad esempio camminando sulla spiaggia o facendo sport marini come il nuoto, la navigazione a remi e così via. Va inoltre aggiunta la componente psicologica legata al colore, ai profumi, ai suoni e alla leggera brezza marina che accarezza il viso, in grado di conciliare il relax come poco altro. Senza dimenticare che per moltissimi la spiaggia è sinonimo di divertimento. Tutto ciò non può far altro che concorrere a migliorare la nostra salute fisica e mentale. I ricercatori stanno provando a capire se alcuni dei benefici della vita vicino al mare possono essere trasferiti altrove e se laghi e fiumi donano i medesimi, virtuosi effetti.