Il terrazzo di casa

Il terrazzo di casa è un luogo ideale in cui dedicarsi al proprio relax: come si sa, le piante aiutano una maggiore percezione del benessere e allontanano le fonti di stress della giornata. Per realizzare il perfetto vaso da fiori da esporre sul proprio balcone, basta seguire una serie di ingegnosità semplici, ma molto efficaci.Vaso fiorito: come dare colore al proprio terrazzo prima di tutto bisogna scegliere la tipologia di vaso più adatta alle proprie esigenze, tenendo presente che il focus primario è la robustezza. Leggeri e affidabili, i nuovi vasi in materiale sintetico mantengono inalterato il colore nel tempo anche se vengono esposti al pieno sole o al gelo invernale. Ci sono poi le cassettine di legno che possono essere personalizzate a seconda dei propri gusti, ma tenendo in considerazione il fatto che il vero protagonista sarà il mazzo di fiori, è consigliabile optare per un vaso il più possibile minimal e a tinta unita. Per regalare un tocco di colore indimenticabile al proprio balcone, diventando un punto di riferimento anche per i passanti in strada, bisogna scegliere fiori che siano duraturi, oltre che belli. Tra quelli più consigliati ci sono il geranio, la pervinca, le eriche e le callune. Il geranio di piccola taglia è capace di una fioritura prolungata che si rinnova per gran parte della stagione conservando una forma compatta e ordinata. Bisogna districare le radici con pazienza, in particolare quelle principali che non sono molto elastiche e sono difficili da aprire e inserire all’interno del vaso. Il passo successivo consiste nel procedere con la vinca rosea, la pervinca a fiori bianchi con la gola macchiata di rosso ciliegia. Questa pianta è molto morbida e tende ad appoggiarsi su se stessa e su quanto le sta intorno. Infine le eriche e le callune sono le piante preferite per allestire le fioriere invernali, scegliendo il loro tocco rosa indimenticabile. Entrambe amano le temperature miti e climi umidi e sono molto resistenti, aggiungendo un tocco molto raffinato al vaso fiorito. Un tripudio di rosa dalle differenti sfumature, perfetto per regalare colore al proprio balcone anche durante la stagione più fredda: il successo è assicurato avrete un terrazzo invidiabile!

Piante in verticale

Non sempre chi è un amante delle piante ha la possibilità di dare libero sfogo alla creatività a causa delle dimensioni ridotte della propria abitazione: da un po’ di tempo però sono state ideate alcune soluzioni alternative ideali per arredare casa in verticale. Non bisogna fare altro che scegliere le piante più adatte e sbizzarrirsi con la propria fantasia. La coltura verticale può essere realizzata in modo piuttosto semplice ed economico, sfruttando le pareti di balconi e terrazzi, ma anche i muri interni della abitazione, creando così piccole oasi verdi che regalano un’atmosfera unica ed elegante alla casa, diventando a tutti gli effetti complementi d’arredo. Il primo consiglio consiste nell’utilizzare vasi, che possono essere tondi, quadrati o rettangolari, di dimensioni dal più grande al più piccolo, e impilarli insieme stile piramide: questo tipo di allestimento è ideale per il terrazzo. Chi non ha paura di osare può realizzarlo anche in cucina, scegliendo le piante aromatiche come timo, rosmarino e salvia: l’impatto visivo è sorprendente. Per il bagno invece è consigliabile appendere dei vasi pendenti, che possono essere di latta così  da non pesare troppo, e inserire al loro interno delle piantine grasse, che richiedono poca manutenzione: in questo modo l’effetto giardino è garantito senza rubare troppo spazio ai complementi d’arredo. Per il salotto invece è opportuno servirsi di  cassette di legno da appendere alla parete magari anche in modo asimmetrico: per scegliere il tipo di pianta da sistemare nelle cassette, servono piante con un fogliame molto abbondante, come la dracena o la felce. Chi invece preferisce un tocco di minimalismo e di colore può affidarsi alla classica orchidea: in natura gode dell’umidità delle foreste tropicali, quindi si trova benissimo in ambienti umidi come il bagno. Infine, chi dispone di un balcone, può utilizzare un semplice traliccio in legno che aumenterà decisamente lo spazio disponibile alla coltivazione, creando anche una zona d’ombra. Come gli allestimenti in rete, i tralicci sono perfetti per tutte le specie di piante rampicanti, come il ficus pumila e il pothos che può avere foglie variegate di giallo, bianco, crema o oro.

La Moringa

Se curcuma e avocado si erano contesi il primato di «superfood» dell’anno fra il 2016 e il 2017, pare che per il 2018 non vi sia alcuna competizione e che lo scettro di alimento «miracoloso» e irrinunciabile vada a furor di popolo, unicamente alla Moringa. La rivista Time l’ha descritta come una sorta di erede della più conosciuta «quinoa» e i nutrizionisti, non smettono di raccomandarne il consumo, soprattutto per il suo importante apporto di ferro che sarebbe addirittura triplo per l’organismo umano, rispetto ad analoghe porzioni di spinaci . Ma che cos’è la Moringa? E’ una pianta, appartenente alla famiglia delle Moringaceae, originaria dell’India, ma molto diffusa anche in Africa e Sud America. Ne esistono 13 specie e può comunemente essere chiamata «albero del rafano o del ravanello» Nel suo luogo d’origine la Moringa viene considerata un elisir di lunga vita. Non a caso è ricchissima di virtù salutari. Contiene tutti gli elementi indispensabili alla vita umana: vitamine, proteine e minerali. In particolare le sue foglie contengono elevate quantità di potassio: ben 3 volte rispetto alle banane. Ma anche la preziosa vitamina C non manca: ne contiene circa 9 volte di più delle arance. Una strana zucchina dall’albero pendono dei curiosi elementi di colore verde che somigliano molto a zucchine. In realtà si tratta di baccelli commestibili, così come i fiori, le foglie e le radici. Queste ultime andrebbero consumate in quantità limitate a causa della presenza di un alcaloide chiamato pirochina, che si ritiene tossico per il sistema nervoso. La Moringa svolge un potente effetto antinfiammatorio, migliora il metabolismo e la digestione, In più, pare potenzi le difese immunitarie rendendola un rimedio utile in caso di raffreddore, febbre e influenza. Alcuni studi ritengono che possa essere adoperata anche nei pazienti diabetici e nelle persone che soffrono di cefalee. Le foglie, per esempio, possono essere assunte cotte in maniera simile ai nostri spinaci, oppure aggiunti a salse, minestre e zuppe. Purtroppo in Italia non abbiamo a disposizione la pianta fresca, ma possiamo utilizzare gli estratti in polvere da aggiungere nell’acqua calda o alle nostre pietanze. I semi hanno invece un sapore simile ai ceci e possono essere cucinati in maniera molto simile. Infine, i fiori possono essere aggiunti alle insalate.

Confermata l’ipotesi di Darwin

Nelle regioni caratterizzate da condizioni ambientali estreme, per esempio di freddo intenso o di bassissima umidità, i fattori climatici limitano l’espansione di alberi piante erbe e arbusti, più di altri fattori come la competizione delle altre specie o l’impollinazione, che invece sono determinanti in zone con un clima temperato. Questo principio, affermato da Charles Darwin nel 1859, è stato ora verificato nelle sue linee generali grazie a una ricerca sul campo condotta da scienziati dell’Università del Colorado, che firmano un articolo sul National Academy of Sciences”. Gli effetti delle interazioni tra diverse specie su una specifica popolazione vegetale, infatti, aumentano proporzionalmente alla diminuzione dello stress ambientale. C’è però una mediazione di fattori ecologici di cui nessuno finora aveva tenuto conto. “Darwin ha affermato che a determinare questo schema di variazione delle popolazioni sono le variazioni di densità o la diversità delle specie che interagiscono tra loro, mentre dallo studio emerge che si tratta degli effetti dello stress ambientale sulla crescita, la sopravvivenza, la riproduzione e la germinazione delle specie vegetali“, In tre diverse regioni del Kenya centrale caratterizzate da diversi livelli di aridità, i ricercatori hanno studiato, per un periodo di quattro anni, le dinamiche delle popolazioni di Hibiscus meyeri, una pianta molto diffusa nella zona. Come ci si aspettava, l’impollinazione, la presenza di animali erbivori e di altre piante in competizione per l’occupazione del terreno hanno rivestito un ruolo fondamentale nel determinare i confini degli areali di Hibiscus meyeri nei siti più umidi. Queste stesse interazioni, invece, non sembravano avere un’influenza paragonabile nei siti più secchi. Il risultato definisce un principio guida per capire dove e quando le interazioni tra specie sono più o meno importanti: definisce le dinamiche ambientali e evoluzionistiche determinanti per la diffusione di una specie, e per l’espansione e la contrazione delle popolazioni “Anche prima del cambiamento climatico, capire perché le popolazioni di certe specie vegetali avessero certi confini era di fondamentale importanza.

Chi resiste di piu senza bere

L’animale che resiste di più senza bere è la giraffa. La giraffa può andare avanti senza bere più a lungo del cammello. La capacità di vivere senza acqua per mesi la protegge dai pericoli in cui incorrono gli animali che hanno più bisogno di bere. I predatori, come i leoni, frequentano le pozze d’acqua sapendo che le loro prede devono bere. Evitando quei luoghi, per quanto possibile, le giraffe aumentano la possibilità di sopravvivere. Le giraffe sono erbivore: mangiano la loro fonte alimentare sono foglie, frutti e fiori di piante legnose e i germogli. Il loro albero preferito è l’acacia spinosa, che fornisce loro tutti i nutrienti di cui hanno bisogno. L’alto contenuto di acqua, nelle foglie e nei frutti di cui si nutrono, permette loro di stare lontane dalle pozze d’acqua e di scampare i pericoli dei predatori. Sono in grado di mangiare fino a 35 kg di cibo al giorno, ma essendo molto lente nel farlo, trascorrono circa il 80 per cento del giorno a mangiare.

La bocca di Leone

La bocca di leone è un fiore molto comune, diffuso nei giardini di diversi continenti: ma quello che forse non sapete è che quando appassisce lascia la carcassa” dei baccelli essiccata, che somiglia in modo notevole ad un teschio. Per via di questa sua curiosa caratteristica, sono nate numerose leggende in merito alla storia della bocca di leone. Una di queste dice che le donne possono riacquistare la loro bellezza se mangiano i baccelli appassiti del fiore. Un’altra invece assicura che spargerli per la casa permette di essere protetti da maledizioni e malocchi. E mettere qualche fiore di bocca di leone nei vestiti consentirebbe di aumentare il proprio fascino. Nel XIX secolo, in molte culture la bocca di leone era considerata simbolo di inganno, sospetto e mistero, proprio per questa sua natura duale, tra il fiore “vivo” e quello ormai appassito .Anche la scienza si è affascinata alle bocche di leone, per capire come mai i fiori assumano questa curiosa conformazione. I ‘teschi’ sono in realtà i baccelli delle piante dopo che i fiori sono stati impollinati, e i petali sono caduti via. Gli stigma e gli stami emergono, e lasciano questi fori che sembrano una bocca e le orbite degli occhi

I bonsai piante particolarmente significative

I primi bonsai furono coltivati nel VI secolo dopo Cristo dai popoli di origine mongola che dominavano la Cina: facevano crescere La pratica di miniaturizzare gli alberi però è probabilmente più antica e risale a una pratica di oltre 2.000 anni fa, chiamata Penjing, che consisteva nel comporre paesaggi con miniature di monti, fiumi e alberi La coltivazione dei bonsai come vera e propria arte fu sviluppata, attorno al 700, dai monaci buddisti cinesi, che applicavano ai mini- alberi i principi della loro filosofia: l’uomo doveva ridurre alla sua capacità di visione ciò che lo circonda, miniaturizzando non solo l’albero, ma anche il paesaggio su cui cresce. Altre scuole invece vedevano nei tronchi contorti e nati su una pietra la nascita della vita nonostante le avversità. Tronchi e rami potevano anche essere piegati per creare ideogrammi o numeri magici. I bonsai arrivarono in Giappone, pro piante medicinali nei vasi per poterli trasportare nelle migrazioni. Qui gli alberi in miniatura presero il nome di bonsai. All’inizio del 1800 sorsero le prime scuole di “arte bonsai” che definirono stili, regole e misure. I grandi maestri provenivano da famiglie come i Kato, i Murata, i Nakamura. I primi esemplari di bonsai arrivarono in Europa alla fine del secolo scorso come curiosità esotiche I vasi di  bonsai ha un significato legato proprio al concetto di vita: poiché gli alberi, come tutti gli altri elementi in natura, sono estremamente mutevoli e si modificano ogni giorno, così il bonsai rappresenta quello che è il mutamento costante, l’evoluzione del destino durante il corso della vita. Il bonsai, quindi, simboleggia l’universo, la vita e la forza della natura. E’ un ottima idea da regale a un amico in qualsiasi occasione

Ortensie

Meravigliosa e perfetta per abbellire aiuole e giardini, l’ortensia è una pianta ornamentale dai colori accesi, molto scenografica. Una pianta forte l’ortensia, in grado di adattarsi facilmente a diversi tipi di terreno e condizioni climatiche a condizione però di avere sempre a disposizione una buona quantità d’acqua. Con i suoi colori molto suggestivi che vanno dall’azzurro tenue al lilla al rosa pastello. Sono in grado di creare un’atmosfera quasi magica nei giardini e terrazzi in cui vengono coltivate: proprio per questo vengono spesso impiegate anche all’interno della casa, per dare un tocco di vitalità o per rallegrare la tavola. Le ortensie generalmente vengono piantate nella terra del giardino oppure in grandi vasi posti sul balcone. Se invece desideriamo avere le ortensie in casa, vi sono tantissimi modi per realizzare centrotavola con composizioni di ortensie. Possiamo prendere un secchiello, all’interno della quale posizioneremo un cubo di spugna solitamente utilizzato dai fioristi: questa servirà a mantenere ben ferme le nostre ortensie Per un centrotavola più elegante, ideale per le cerimonie, possiamo invece prendere un contenitore di vetro di forma circolare, mettere sul fondo delle pietre decorative di vetro e infilare tra loro una sola ortensia e ancora un annaffiatoio in latta utilizzalo come supporto, mentre per un pranzo in famiglia per  un centrotavola davvero creativo: ti bastano tanti petali di ortensia e un barattolo di vetro, il protagonista di una tavola da decorare con fiori e tanta fantasia. L’effetto garantito.

 

Il vaso che cresce con la pianta

L’invenzione arriva da Londra, ma è ispirata all’Oriente ed è stata creata dal prestigioso Studio Ayaskan, Lo studio crea attrezzature che mescolano natura e design. Il loro ultimo prodotto è appunto un vaso Growth Il termine inglese “growth” infatti in italiano significa crescita. Il vaso infatti si trasforma e cresce insieme alla pianta, seguendo il suo ciclo vitale, da piccolo seme a fusto. Il pezzo di design è ispirato all’arte giapponese degli origami ed è realizzato in polio propilene, un materiale che gli consente di aprirsi ed evolvere con la pianta. Il risultato è davvero eccezionale e il vaso cambia forma insieme all’essere vivente che ospita, creando un effetto che lascia a bocca aperta. L’obiettivo  era appunto quello di catturare la forza della natura e la crescita delle piante. Abbiamo voluto dimostrare che anche un oggetto molto semplice, come un vaso, potrebbe essere migliorato e mutato attraverso la comprensione del ciclo di vita della pianta hanno spiegato le designer. Le maglie in polipropilene in principio ripiegate  si espandono naturalmente per lasciare sempre più spazio, mentre alla base del vaso si trova un meccanismo che permette di far defluire l’acqua. Per ora ci dobbiamo accontentare di normali vasi da fiori, infatti non è possibile acquistare Growth da nessuna parte, anche se gli appassionati di natura e arredamento sperano che presto il vaso possa finire non solo nelle mostre di design, ma approdi anche nelle case di moltissime persone. L’idea, d’altronde, è davvero geniale.

I fiori che non sembrano fiori

Nel mondo esistono un’immensità si specie di fiori, tutte bellissime come qualunque fiore che esista sulla terra. Ma, alcune di queste specie, dal nome scientifico impronunciabile, più che essere belle per forma e colore destano molti interessi ed anche ilarità perchè questi fiori non sembrano necessariamente fiori. Le loro sembianze infatti sono surreali: alcuni, hanno il volto di un animale, altri sono a forma di farfalla o di vespa ed altri ancora di uccello. L’Orchidea Omino, invece, altrimenti detta l’Orchis Italica od Orchidea dell’uomo nudo, ha una forma molto particolare perchè, guardandola, sembra proprio sia la figura di un omino. L’Orchidea Vespa assume le sembianze di una vera e propria vespa cartoonizzata e stilizzata tanto che, molte persone ignare che la osservano a primo impatto sono convinte ci si una vespa poggiata sui suoi petali e che non sia parte integrante del fiore. Per non parlare poi della Prostochea vespa, un fiore dai tentacoli variopinti, il Phalaenopsis, un genere di orchidea epifita che comprende circa cinquanta specie, tutte originarie dell’Asia e degli arcipelaghi dell’Oceano Pacifico e dell’Oceano Indiano, che assume davvero un aspetto particolare: il suo interno infatti assomiglia ad una falena, ma alcuni, giurano di vederci disegnato il volto di un passerotto o una farfalla. La Caleana Major invece, è conosciuta come l’orchidea a forma di papera: infatti, il suo aspetto, ricorda molto questa specie animale.