Per quelli che pensano di scampare mangiando dei bei piatti di insalate, anche loro possono andare incontro a piccoli errori” e abbinamenti sbagliati. Infatti, se un’insalata mista, di per sé, rappresenta un piatto fresco, rapido e gustoso, prepararla in maniera bilanciata e che ci consenta anche di digerirla velocemente, non è alquanto semplice. Prepararla a casa e portarla in spiaggia è sempre la scelta migliore, infatti quando la si compra in supermercato oppure la ordiniamo scegliendo noi come comporla, spesso ci possono essere due problemi: il primo è che non si conosce l’origine degli alimenti e il secondo è che, soprattutto quando le insalate sono componibili, si può arrivare a mangiare un piatto troppo calorico, pensando di fare una scelta sana! Un esempio? Quando abbiamo la possibilità di scegliere come vogliamo condire la nostra insalata, spesso cominciamo ad aggiungere insieme latticini, (grassi)carne o pesce (proteine animali), semi e bacche di vario tipo (grassi), quinoa, fagioli o altri cereali (carboidrati complessi), frutta (carboidrati semplici) e, infine, aggiungiamo olio (grassi) o altre salse che di certo non possono definirsi sane.Tutto e troppo. Quello che dovrebbe essere un piatto semplice e di rapida digestione diviene altamente calorico e molto laborioso da gestire per il nostro stomaco; andare quindi a fare il bagno al mare subito dopo potrebbe non essere una buona idea.
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I panini piu’ celebri del mondo !
Il panino, o sandwich, è un evergreen in tantissime cucine del mondo: risolve un pasto veloce o uno spuntino energetico meglio e più in fretta di tante altre preparazioni più elaborate. Ognuno ha le propri favoriti: c’è chi ama il pane croccante, chi ama il pane morbido al latte; chi lo preferisce fresco ricco di verdure e chi lo ama caldo, pieno di salse e formaggio filante. Vediamone insieme alcuni dei più famosi e amati di tutto il mondo, simbolo di tradizione, cultura e tanto gusto!Il Croque Monsieur è un panino caldo, filante e goloso tipico della Francia. Si tratta di un toast “rinforzato”, ben imbottito di prosciutto e formaggio e ricoperto di altro formaggio fuso. Alcune varianti prevedono anche la besciamella oppure un uovo all’occhio di bue; in Norvegia lo amano, manco a dirlo, con il salmone affumicato. Sloppy Joe: è il panino più diffuso negli States, è il seguace del classico hamburger. Due fette di pane morbido, carne tritata, cipolla, generoso ketchup e passa la paura! Bahn Mì: molto consumato nei paesi in Estremo Oriente. Se lo volete assaggiare preparatevi a gustare pane tipo baguette farcito con carne di maiale alla griglia, sottaceti, salsa di pesce, coriandolo e altre spezie. Alcune versioni prevedono anche il foie gras. Reuben Sandwich: detto anche il “panino degli immigrati d’America”. E’ preparato con pane di segale, manzo salato, emmenthal, crauti e salse varie. Il Doner Kebab ormai è diffuso dappertutto e apprezzato in modo trasversale. E’ preparato con pane arabo farcito con carne mista agnello, manzo, pollo, verdure, harissa e altre salse a scelta.
Due alimenti super per il nostro corpo
Caldo, sole, cielo limpido e luce fino a tardi: si ricomincia a vivere! Abbiamo sognato la primavera per mesi e finalmente sta arrivando. La voglia di uscire, essere attive e godersi lunghe giornate è alle stelle: il bel tempo ci rende allegre, instancabili, ma non invincibili. Ci sentiamo pieni di vita, ma la primavera è proprio il momento più delicato per il nostro corpo: i mesi invernali lasciano il segno e siamo indebolite da freddo, buio e poco movimento. Tutti fattori di stress per il sistema immunitario che avrà bisogno di un po’ di supporto per tornare a funzionare a pieno ritmo. Niente paura!: l’aiuto ci arriva direttamente dalla natura. È ora di iniziare a mangiare alimenti in grado di nutrire e disintossicare il nostro corpo, rendendo più forte il nostro sistema immunitario. I carciofi. Sono infatti l’unico alimento dimostrato in grado di aumentare i livelli di glutatione nel corpo umano. Via libera ai carciofi, quindi! Potete mangiarli crudi o cuocerli a vapore immergendo poi le foglie nell’olio d’oliva. Mai buttare il cuore e lo stelo: deliziosi da accompagnare un piatto di carne e pesce o perfetti per arricchire un’insalata. Il fegato riceve un grande aiuto anche dalla barbabietola, alimento che non piace proprio a tutte. Uno sforzo che vale la pena di farlo. Aggiungetela alle insalate o mascheratene il sapore aggiungendola alle creme di verdura di stagione. Può essere cotta in forno a pezzetti e si conserva bene in frigorifero.
Odore persistente di pesce in cucina
Un’ottima frittura di paranza, una zuppa, un risotto, emanano spesso un buon odore di pesce a tavola. Tuttavia, ciò non succede, a volte, durante la cottura o la preparazione. Capita infatti che in cucina si diffonda un odore veramente sgradevole e duri nel tempo. Se poi non abbiamo avuto cura di chiudere le porte, si diffonderà anche nel resto dell’abitazione. I motivi per cui durante la cottura viene generato un odore di pesce poco gradevole sono molteplici. In primis, può dipendere dalla qualità del pesce stesso. Se il pesce non è fresco, infatti, il suo odore sarà molto forte e tutt’altro che piacevole. Al contrario, molti tipi di buon pesce fresco, ancora crudo, sono quasi inodore. Altra causa è il metodo di cottura. Ovviamente una frittura o un guazzetto genereranno maggior odore nell’aria di un pesce al cartoccio. Infine, il persistere di sgradevole odore di pesce in cucina dopo la cottura di un buon menu di mare, dipende dalla pulizia. Questo tipo di prodotto, infatti, impone che pentole, piatti, piastrelle siano lavate benissimo. Ogni minimo residuo deve essere eliminato e sgrassato con detersivi elimina odori. Molto utile l’impiego dell’aceto e del limone. A volte può capitare che, anche dopo un’accurata pulizia, il cattivo odore persista. In questo caso assicuriamoci, innanzi tutti, di aver svuotato il cestino dell’immondizia…. Ovviamente apriamo bene le finestre e facciamo circolare l’aria. Un’altra possibilità è far bollire acqua e olio di lavanda o di limone. Oppure, cucinare al forno qualche buon dolce o fragranti biscotti, il cui aroma si diffonderà velocemente, coprendo gli ultimi residui di odore di pesce.
Sushi, 6 consigli contro i pericoli del pesce crudo
Un italiano su due ha mangiato almeno una volta in un ristorante etnico, con preferenza per ristoranti giapponesi e cinesi. Sushi e sashimi conquistano sempre più persone e i consumi mondiali di pesce sono in forte crescita. Ma quali sono i pericoli nel mangiare pesce crudo? Il rischio per gli amanti del pesce crudo è legato ad alcune malattie parassitarie, tra cui la più diffusa in Italia è l’anisakiasi che possono arrivare a causare una grave peritonite. Ecco alcuni consigli per consumare pesce crudo: occhi aperti. Eseguire un esame “ad occhio nudo” del prodotto ittico che si sta per consumare. Le larve dei parassiti infatti spesso sono riscontrabili attraverso un attento esame visivo. È meglio evitare il consumo di pesce crudo in ristoranti nei quali sono presenti alcuni segnali di allarme: scarsa igiene del personale, locali non ben puliti e scarsa applicazione delle corrette prassi igieniche. È preferibile consumare le specie ittiche a basso rischio di zoonosi evitando lo sgombro, le sardine, le alici marinate e il tonno crudi. L’aceto, il succo di limone e altri condimenti non hanno alcun effetto sui parassiti casomai presenti. È opportuno avere conferma che il prodotto, una volta scongelato, non sia stato più sottoposto a congelamento o surgelazione e che abbia subito un adeguato processo termico come imposto dalla legge. Per saperne di più su come viene preparato il pesce è nel pieno diritto di ogni cliente fare delle domande al cameriere durante l’ordinazione, oppure si può chiedere di parlare esplicitamente con lo chef. Nei confronti del pesce bisogna avere la consapevolezza dei potenziali rischi e considerare l’abbattimento termico, procedimento utilizzato per il raffreddamento rapido, come un sicuro investimento verso la salute.
Congelare i formaggi…si può
Congelare i formaggi non è una pratica molto divulgata. Rispetto ad altri alimenti, come la carne, il pesce e le verdure, alcune persone credono non sia possibile. In realtà questa convinzione è sbagliata poiché anche i formaggi possono essere congelati. O meglio, alcuni tipi e con le dovute astuzie. Per evitare sprechi alimentari, dunque, basta conoscere il giusto metodo di conservazione dei cibi.Molti formaggi hanno un rapido processo di deterioramento se conservati in frigorifero. Certi non resistono più di una settimana, altri si induriscono o producono muffe. Per evitare che ciò accada e che vadano buttati, è possibile congelare i formaggi. Non dimentichiamo, poi, che il formaggio è un alimento fin troppo grasso e calorico. E’ bene quindi mangiarlo con parsimonia e non tutti i giorni. Proprio per questo è strategico poterli conservare più a lungo del normale ciclo vita del prodotto. Ma vediamo come e quali formaggi possono essere congelati senza subire danni.In linea generale i formaggi freschi e molli non possono essere congelati. Ricotta, stracchino, burrata, fiocchi di latte, crescenza, non vanno in freezer. Muterebbero infatti la loro struttura molecolare con probabile deterioramento. Sconsigliato anche congelare la mozzarella, a meno che non venga poi impiegata per cucinare, una volta scongelata.In generale i formaggi semi duri o a pasta filata possono essere tranquillamente congelati. Provola, caciottina, primo sale, fontina, sono tutti formaggi che tengono bene il congelamento e conservano quasi inalterate le proprie caratteristiche. Vi consigliamo in qualunque modo di congelarli in piccole porzioni e scongelarli in frigorifero. E’ bene inoltre non tenerli in freezer più di tre mesi. Per quanto riguarda, infine, i formaggi molto stagionati, l’ideale è congelarli già grattugiati. Questi formaggi, infatti, come parmigiano o pecorino, tendono a frantumarsi e sbriciolarsi dopo il congelamento. Per questo è meglio metterli in freezer già pronti per essere adoperati come condimento per la pasta e varie ricette.
Arriva il pokè
Che piaccia o no, gli Stati Uniti sono sicuramente il maggiore esportatore di tendenze, avviene grosso modo in ogni ambito e quello alimentare non fa eccezione. Dal proliferare dei fast food di qualche decennio fa, al più attuale interesse nei confronti del barbecue, sono diverse le mode che hanno investito anche il vecchio continente. Direttamente dalle Hawaii, che dell’America sono pur sempre il cinquantesimo stato, arriva il Pokè: una specialità tipica di quelle isole, già molto di moda nella West Coast, che immancabilmente sta iniziando ad essere apprezzata nel resto del mondo. Alla lettera Pokè significa “tagliato a cubetti”, si pronuncia poh-kay ed è il pasto tradizionale dei pescatori hawaiani. Si tratta di pesce crudo marinato in un mix di spezie esotiche, lime, zenzero, olio e semi di sesamo, cipollotti e l’inevitabile salsa di soia. Servito in ciotole, ha un aspetto invitante e colorato; la base è quasi sempre riso, ma i veri protagonisti restano tonno, gamberi o salmone, mentre gli accompagnamenti più comuni sono avocado, cipolle rosse e alghe. Il target di riferimento è inevitabilmente quello degli amanti di sushi e sashimi, di ceviche peruviano e, più in generale, di quelli che cercano cibo esotico In Italia i Pokè sono arrivati prima a Milano, e in seguito a Roma, Le composizione delle bowl sarà appannaggio dei clienti. Nel quartiere Prati invece fervono i preparativi per l’inaugurazione di Mama Pokè, primo “Poke Shop” in città, con un format simile a quello del meneghino in pratica, dove si potrà decidere tra proposte predefinite sei ricette salate e una dolce o, anche qui, combinazioni personali della propria bowl scegliendo la base riso sushi, integrale, quinoa, misticanza, la componente “proteica” salmone, tonno, gamberi, tofu, il tipo di marinatura salsa di soia, olio di sesamo, latte di cocco e molto altro, il “topping” cavolo viola, avocado, wakame, edamame Ad accompagnare il tutto un’offerta di bevande altrettanto focalizzata sull’ aspetto salutare con centrifughe, estratti e succhi ad alto contenuto energetico.
Una forchetta di felicità
Una forchettata di felicità immediata, da addentare all’occorrenza, quando siamo giù di morale e abbiamo voglia di fare il pieno di buonumore senza troppi sforzi. Con la dieta del sorriso è possibile. Un regime alimentare che unisca i cibi che rilassano, calmano e rilasciano sostanze positive nel nostro organismo.A colazione partiamo con uno yogurt greco, più ricco di calcio di quello tradizionale. Il calcio stimola il corpo a rilasciare neurotrasmettitori legati al benessere ed al buonumore. Per dolcificare usiamo il miele che riduce l’infiammazione, ostacola i radicali liberi e ha funzione antidepressiva. Per quanto riguarda il pesce sì ai mitili. Le cozze sono ricche di vitamina B-12 che protegge la guaina del cervello e previene l’invecchiamento cerebrale. Sono inoltre una grande fonte di zinco, iodio e selenio, nutrienti che mantengono sana la tiroide e ci aiutano a regolare l’umore. Accompagniamo il pesce con la verdura, le bietole sono la scelta migliore perché sono ricche di magnesio che accresce i livelli di energia e agisce come antidepressivo. Sì anche agli asparagi, fonte naturale di triptofano, che serve come base per la creazione di serotonina, l’ormone del buonumore. Infine, via libera a tutti i tipi di pomodori e pomodorini, ricchi di licopene, una sostanza che contrasta l’infiammazione, principale fattore di depressione. Come dolce scegliamo il cioccolato fondente, una scossa di energia per il cervello ed un toccasana per l’umore.
Olio si ma attenzione in cucina
L’olio è una fonte di grassi di natura vegetale che troppo spesso viene demonizzata. Presi dalla foga di una dieta restrittiva, infatti, si finisce per togliere completamente il consumo dell’olio. Se volete limitare l’uso dell’olio in cucina, provateci pure ma conservate il piacere di usare l’olio extravergine d’oliva “a crudo”. Se l’olio non raggiunge alte temperature, infatti, è più salubre. Olio, meglio usare quello extravergine d’oliva crudo. L’olio è un condimento che, se viene posto a cottura e raggiunge alte temperature, diventa un nemico per la salute, a lungo andare e con elevate dosi, come tutti i grassi si accumulerà nelle arterie e sui fianchi! È consigliabile usarlo a crudo e con dosi controllate. Pensate a quante persone scelgono di mangiare un’insalata leggera e poi, per insaporirla, l’annegano nell’olio! Quanto olio usare per condire l’insalata? Per 200 gr. di insalata basta un cucchiaio di olio d’oliva. Anche nei sughi, l’olio, può essere aggiunto a crudo, a fine cottura. Esistono diversi modi per cucinare senza olio e senza dover rinunciare al sapore. Ma vediamo nel dettaglio come cucinare senza olio ricorrendo a diversi metodi di cottura. Cucinare senza olio significa alleggerire i piatti che si preparano e far risaltare il sapore naturale dei cibi. Per cucinare in padella senza dover ricorrere all’uso dell’olio dobbiamo munirci di pentole e padelle antiaderenti e sostituire l’acqua all’olio in cottura, arricchendo poi la pietanza con qualche spezia oppure, aggiungere un filo d’olio a crudo.Le padelle antiaderenti, per mantenere la loro efficacia, hanno bisogno di essere unte… ma tranquilli, non è un controsenso. Bastano due gocce di olio da stendere con un pennellino da cucina oppure con un semplice tovagliolo. In questo modo anche i piatti più difficili come frittate e uova al tegamino, saranno facili da cucinare senza attaccarsi al fondo. Stessa cosa vale per le verdure e le carni, aggiungendo, se preferite un po’ di vino e qualche spezia. Carne, pesce e verdure possono essere cotte al vapore. Ma se non disponete di una vaporiera, potete acquistare una pentola forata da poggiare alla vostra classica pentola oppure sfruttare la cottura a vapore nel microonde. La cottura a vapore riesce a esaltare il gusto degli alimenti il senza bisogno di aggiungere olio. La frittata può essere cucinata nella padella antiaderente come vi abbiamo già spiegato, ma anche al forno: è sufficiente ricoprire una teglia con carta forno La stessa cosa vale per i surgelati panati: possono essere cucinati in forno senza bisogno di aggiungere grassi grazie alla carta forno. Grazie al forno, possiamo sfruttare anche la cottura al cartoccio.. Si tratta di metodi che non procurano, tra l’altro, quegli odori persistenti dalla cucina. Anziché friggere le verdure, il pesce e la carne, possiamo ricorrere alla griglia. I pesci più adatti alla cottura sulla griglia di ghisa o sulla brace sono: salmone, tonno, pesce spada, sarde e sgombri, branzino… ma anche gamberi, calamari e seppie. Magari dopo aver attuato tutti questi consigli per la cottura godetevi una bella bruschetta con aglio e olio a crudo a volontà
Cosa è meglio non ordinare al ristorante
Dopo anni e anni di moda del food sempre più diffuso, tendiamo ad esaltare per partito preso tutto ciò che ha a che fare con il cibo: ogni ristorante dove abbiamo mangiato dignitosamente diventa nelle chiacchierate con gli amici un luogo dell’anima, tutti i cuochi sono chef e anche il toast al bar della stazione merita di essere fotografato e condiviso su Instagram, facebook,twitter Eppure anche il mondo della ristorazione è pieno di mode stupide, locali che fanno proposte sbagliate e clienti che fanno richieste soltanto assurde. Chi più dei grandi chef può avere esperienza diretta di questo lato oscuro? Ecco alcuni consigli che dovreste sempre tenere in considerazione. Non ordinate il pesce il lunedì La maggior parte dei ristoranti riceve gli ordini di pesce il giovedì o il venerdì per il weekend, e poi di nuovo il martedì per la settimana. Il lunedì spesso si smaltiscono gli avanzi del fine settimana, ma il pesce fresco mantiene intatte le proprie qualità per tre giorni al massimo. Per evitare guai, comunque, potete sempre chiedere da dove viene il pesce e quando è stato acquistato. Non ordinate cose diverse dalla specialità del locale. Sembrerebbe una regola banale, ma in molti non la seguono e di recente la ha ribadita Michael Armstrong, non ordinate gli spaghetti allo scoglio in pizzeria, il pesce al circolo dei cacciatori, gli spiedini di pollo in un ristorante di sushi. O se lo fate, poi non lamentatevi se il risultato è tutt’altro che gradevole. Non chiedete cambi di ingredienti. A patto che non siate allergici, non chiedete mai di sostituire, togliere o aggiungere un ingrediente in un piatto presente in carta. Se il ristorante è di buona qualità, lo chef sa quello che fa e cosa si abbina bene. Se gli ingredienti non vi piacciono, scegliete un altro piatto. Questo vi metterà al riparo anche dal rischio di stizzire i camerieri, il che come insegna la saggezza popolare non è mai consigliabile.
