Il cibo più consumato in tempo di covid

Quando parliamo di alimentazione e cibo, noi italiani non abbiamo nulla da imparare da nessuno. Abbiamo inventato la dieta mediterranea. Produciamo e coltiviamo in effetti tutti gli alimenti presenti sulla terra. La nostra cucina e i nostri vini sono da sempre tra le eccellenze mondiali. Ma, proprio parlando di classifiche mondiali, ecco che sono stati pubblicati i tre cibi più consumati al mondo. E, senza apparenti sorprese, 2 su 3 sono tipicamente tricolori: pasta e pizza. Al primo posto, però, il riso, che può vantare comunque delle ottime coltivazioni anche in Italia, specialmente in Piemonte, Lombardia e Veneto. Piatto tipico nazionale di paesi giganteschi quali Cina, India e Giappone, è tuttavia presente in quasi tutti i paesi del globo. L’intero continente asiatico, contando più di 1 miliardo persone, è risultato decisivo nella vittoria finale. In questi paesi va anche ricordato che il riso ha tantissime varietà, e spesso, costando molto poco, è l’alimento base sulle tavole dei ceti medio bassi. Negli ultimi anni, però, anche grazie a cuochi e chef rinomati, il riso ha conquistato gli europei e gli italiani. Nel nostro paese è molto apprezzato sia nella versione invernale del risotto, che in quella estiva del riso freddo ,ma in quest’anno di covid è stato toccato il record di consumo di pasta. Nel nostro paese è risultata anche molto gradita la versione integrale, sempre più inserita nelle diete per perdere peso. Ricordiamo che tutti i recenti studi in ambito alimentare, hanno confermato che assumere carboidrati fa bene al nostro corpo. L’importante è cercare di non abbinare il pane alla pasta e di non esagerare con sughi e condimenti.

Boom della pasta integrale

Diciamoci la verità ma cosa c’è di più buono di un piatto di pasta ? Gli Italiani lo sanno bene infatti cresce sempre di più il mercato della pasta e ancor più cresce l’interesse per la pasta integrale: secondo una ricerca Doxa-Aidepi, il 53% degli italiani la sceglie per il suo gusto e perché fa bene alla salute, grazie al contenuto in fibre e sali minerali e al ridotto indice glicemico. Il trend salutista degli italiani coinvolge in particolare, secondo la ricerca “Gli italiani e la pasta” realizzata da Doxa per l’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane. Tra le referenze a scaffale, nell’ultimo anno la pasta integrale ha mostrato, assieme alla pasta di kamut e a quella di farro, tassi di crescita vicini al 20%, ma nei volumi è ancora periferico rispetto alla pasta di semola tradizionale, che rappresenta circa il 90% del mercato.In Italia si fa pasta integrale da 50 anni. La sua produzione è regolata dalla “legge di purezza sulla pasta”, normativa varata nel 1967. Nel suo impasto c’è acqua e semola integrale di grano duro, prodotto che si ottiene dalla macinazione del grano duro liberato da sostanze estranee e impurità ma “lasciando” la parte esterna del chicco, o crusca. Il che da’ alla pasta integrale il colore più scuro, un sapore diverso e, dal punto di vista nutrizionale, meno calorie e più fibre, in media circa 8 grammi ogni 100 di prodotto.La crescita della pasta integrale  conclude Paolo Barilla è la prova che nel mondo della pasta c’è posto per tutti e ormai il consumatore ha la possibilità di scegliere. Quella integrale è la risposta del settore alle ultime linee guida nutrizionali, che evidenziano l’importanza di integrare più fibre nella nostra alimentazione. La pasta integrale può dare il suo contributo con tutto il gusto di un piatto sempre gratificante e mai privativo.

 

 

La pasta “risottata”

Preparare la pasta senza colapasta è ormai una abitudine. La cosiddetta pasta risottata sta quasi sostituendo la cottura classica in acqua bollente e poi l’aggiunta del condimento. Ma perchè questo metodo si fa sempre più strada nelle cucine degli italiani? In primo luogo perchè si risparmia tempo, Cuocere tutto in un’unica pentola permette di sporcare meno e ridurre i passaggi della preparazione. Mentre per il 22% degli intervistati, nel sondaggio condotto dalla Doxa, ne fa una questione di gusto, ritenendo che la pasta risottata sia più buona grazie ad una maggiore unione degli ingredienti. Infine, il 13% degli italiani lo fa perchè segue alla lettera ricette conosciute alla tv o su internet.Se per tanti italiani è una recente abitudine, c’è da dire che storicamente in Campania questa ricetta si usa da sempre, per la pasta con le zucchine ad esempio ed è un classico per un saporito piatto di spaghetti con le vongole che non sappia di aglio e olio.Come per la pasta classica in acqua, anche per la risottata la cottura al dente è basilare, così come il condimento non tutti i sughi sono adatti. Una amatriciana realizzata come fosse un risotto è ancora un’eresia. E c’è persino chi sperimenta la cottura a pressione, mentre arrivano sul mercato pentole fabbricate apposta per cuocere in poca acqua. Insomma, va bene tutto purchè sia pasta, l’ingrediente principale delle tavole italiane: secondo le ultime statistiche, siamo i primi consumatori con circa 25 kg pro-capite all’anno e ne mangiamo circa 6,5 piatti a settimana. Addirittura tra i primi ricordi dell’infanzia risulta esserci per 9 italiani su 10 la pasta che, in un caso su 2, è quella al pomodoro.

Carbonara Day

La questione non trova fine. Ed è tutta italiana. Nelle regioni e nelle città divide case e cuochi. “l’Italia è un Paese diviso da un cibo comune”. Perché guai a chi tocca la pasta o cerca di minare l’idea di ciò che si ritiene tradizionale. E così tutti ad amare la carbonara, salvo litigare sulla ricetta perfetta. Guanciale sì, pancetta no e men che mai bacon. Pecorino sì, Parmigiano no, ma il mix dei due formaggi è spesso tollerato o addirittura ben accetto.L’olio? Assolutamente no per molti è il grasso del guanciale a ungere il tutto mentre altri sono possibilisti, specie se scelgono di sgrassare il guanciale e usarne solo la rimanente carne croccante. La pasta? Per alcuni lo spaghetto è inevitabile, mentre altri scelgono formati corti circolare, come rigatoni e mezze maniche, spingendosi anche al pacchero. L’uovo intero o solo il tuorlo? Può dipendere da quante porzioni devono essere preparate per enormi quantità un po’ di albume è consigliato, ma anche dalla cremosità che si preferisce nel piatto. Aglio e cipolla banditi, ma poi come nell’intimità dell’urna elettorale ognuno ha il suo piccolo segreto. La questione panna nemmeno va citata: potrebbero scoppiare incidenti diplomatici internazionali. Anche provare a mettere in dubbio le sue origini può scatenare conflitti d’identità. Molti credono si tratti di un piatto del tutto tricolore e vanno alla ricerca delle motivazioni del nome. Lo mangiavano durante le riunioni i congiurati iscritti alla carboneria; lo ha inventato un cuoco di Carbonia che lavorava a Roma; era il pranzo tipico dei carbonai dell’Appennino; deve il suo nome alla pioggia di pepe che copre la pasta come polvere di carbone: sono tutte ipotesi più o meno plausibili ma non verificabili. Eppure, secondo il rapporto dell’Accademia Italiana della Cucina, tra tutte le ricette italiane la pasta alla carbonara è la più reinterpretata all’estero. Una ricerca dell’associazione dei Pastai Italiani ha scovato le versioni internazionali più curiose: In Inghilterra è popolare con le zucchine, in Cina e Malesia col pollo, quella con il pesce conquista la Spagna e sta prendendo piede anche nell’Italia più tradizionalista e nell’alta cucina. Altre radicali varianti: nei paesi Anglosassoni l’uovo è a volte sostituito da besciamella. In Giappone, invece, si aggiunge la panna e non è presente il pecorino