La nuova “moda” alimentare ha spopolato negli Usa e in Gran Bretagna: brucia calorie, aumenta la concentrazione e lascia sazi fino allʼora di pranzo Mettere una “zolletta” di burro nel caffè al posto dello zucchero può aiutare a perdere peso. La nuova dieta degli atleti arriva dagli Stati Uniti e sta spopolando in tutto il mondo anglosassone. Il suo ideatore, Dave Asprey, assicura che il suo metodo per la colazione è in grado di bruciare calorie, aumentare la concentrazione ed eliminare il grasso corporeo in eccesso, lasciando sazi fino all’ora di pranzo. L’invenzione, ispirata alla tradizione tibetano-nepalese del tè con il burro di yak, è di Dave Asprey, che come quasi tutto il resto delle sue idee imprenditoriali lo fa precedere dalla parola Bulletproof. Bulletproof Coffee, quindi: a prova di proiettile. O di convinti colazionari. Chi opta per questa ricetta, infatti, non deve mangiare altro, perché ingerendo le necessarie calorie viene soddisfatto dalla quantità di sostanza grassa sciolta nella tazza di dimensioni nord-americane, in genere. Se si supera lo shock iniziale, una simile ricetta promette di mantenere i livelli di energia e di contenere la fame fino alla pausa pranzo Le polemiche, però, non mancano.
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Il servizio dipende da come è vestito il cliente
Si dice che l’abito non fa il monaco, ma non è vero. E accertata l’influenza che i vestiti possono avere agli occhi altrui, salta fuori molto altro: ciò che si indossa può modificare la percezione che si ha di se stessi, al punto che una t-shirt di Superman fa sentire più forti e un camice bianco potenzia i risultati di un test di matematica. Ad affermarlo è una ricerca inglese. Secondo questo studio, infatti, non solo siamo quello che vestiamo, ma diventiamo quello che vestiamo. Per la serie “chi l’avrebbe mai detto”, uno studio scientifico di due ricercatori della California State University ha “scoperto” che il modo di vestire influenza come una persona è valutata dagli altri. I ricercatori hanno proceduto ad un esperimento molto semplice, facendo entrare una donna in svariati negozi di vestiti scelti casualmente in grossi centri commerciali: a volte la donna era vestita in abiti formali camicia e gonna, mentre altre volte era vestita informalmente t-shirt e pantaloni. Dall’esperimento è emerso che il tempo entro il quale i commessi arrivavano in aiuto della donna era sostanzialmente minore quando questa era vestita in abiti formali. I ricercatori commentano: “I vestiti, come gli altri aspetti dell’apparenza, influenzano come le persone son valutate e trattate dagli altri”. Quindi attenzione la mattina dopo aver fatto una ricca colazione aprite il cassetto e indossate l’abbigliamento giusto
Il tempo è prezioso
Una famosa catena di abbigliamento ha calcolato quanto tempo le donne passano davanti all’armadio o al cassetto decidendo cosa mettersi o cambiando più volte abito. Dallo studio, realizzato su 2 mila inglesi, è emerso che le signore trascorrono circa 17 minuti al giorno tra le grucce, che fanno 119 minuti la settimana ovvero sei mesi nel corso di una vita. L’imbarazzo della scelta è causa del dubbio: considerato che l’armadio di una persona media contiene circa 152 capi ma una persona su 8 ne ha circa 300, sappiate che solo il 44 per cento di questi viene indossato regolarmente, 57 capi non vengono mai usati, 16 vengono scelti solo una volta e 11 hanno ancora l’etichetta. La percezione di non avere nulla da indossare affligge un adulto su 20 almeno una volta alla settimana ha, quindi, un rapporto proporzionale alla quantità dei capi a nostra disposizione. Non si perde solo tempo, ma anche un po’ di salute. Dallo studio è emerso che il 62% delle donne soffre di “rabbia da guardaroba”. Non che gli uomini stiano poi troppo meglio: per lo stesso motivo perdono ogni giorno 13 minuti e un terzo degli intervistati ha ammesso di aver ceduto alla “rabbia da guardaroba” almeno una volta nella sua vita. Lo studio è stato commissionato, per incoraggiare le persone a donare i loro capi inutilizzati che spesso rimangono in fondo ai cassetti o dentro scatole dimenticate. In media, infatti, solo il 44% dei vestiti viene indossato regolarmente. Il resto della percentuale rende solo più complicata la ricerca quotidiana. Per scegliere l’abito giusto non bisognerebbe impiegare più di due minuti e fare spazio nel guardaroba può aiutare a rendere l’impresa più semplice. In questo modo, forse, smetterete di fare le corse con il tempo che scorre inesorabile sull’orologio e non arriverete più in ritardo. A quel punto, davvero, potreste non trovare più nulla da mettere, e avrete un’ottima scusa per darvi allo shopping.
Il ‘lecca-lecca’, la nuova moda di dimagrire
Questa, in effetti, mancava: leccare una caramella attaccata ad un bastoncino per tentare di mandare giù qualche chilo di troppo. La chiamano ‘Lollipop diet’ l’ultima bizzarra modalità con la quale i personaggi dello spettacolo contrastano il rotolino di troppo e negli Stati Uniti pare che ormai ‘vip’ non sia chi non va in giro ciucciando miracolosi lecca-lecca spezza fame, dotati di sedicenti proprietà energizzanti e pure di un sapore niente male.Prodotti dall’azienda canadese Power Pops ai gusti di cheese-cake, torta di mele e cappuccino, questi prodotti hanno solo 10 calorie e contengono 3 ingredienti che l’azienda sostiene essere dimagranti, ovvero l’hoodia, estratto di una pianta tipica del Sudafrica usata da alcune comunità di indigeni per sopravvivere, il Citrimax, estratto da un raro frutto tropicale della giungla asiatica, la garcinia cambogia e il guaranà, fonte naturale di caffeina. I produttori sostengono siano privi di zucchero e che, per sortire l’effetto sperato, ne vanno mangiati 3 al giorno, uno prima di ogni pasto.Assolutamente scettici sono i nutrizionisti, perché tutto questo prodigio snellente non è supportato da prove scientifiche, al contrario dei dentisti che iniziano a fregarsi le mani in vista dei pazienti in aumento, dato che l’assenza di zucchero così sbandierata non sembra essere reale per quanto dichiarata: sarebbe questo, infatti, sostengono i detrattori della Lollipop Diet, il motivo per il quale si mangerebbe di meno, cioè assumere zucchero continuamente e, di conseguenza, ridurre l’appetito.![]()
Lanciato lo smalto al sapore di pollo
Così buono da leccarsi le dita….Altro che smalti per smettere di mangiarsi le unghie, adesso ne sono nati alcuni che invogliano a farlo! Per usarlo basta applicarlo, farlo asciugare come un normale smalto e poi leccarlo ancora, ancora e ancora La famosa catena KFC ha, infatti, pensato bene di creare un nuovo tipo di smalto… aromatizzato al pollo fritto! Ne sono state create due diverse varianti, uno classico e uno piccante. Per il momento è stato soltanto commercializzato ad Hong Kong ma, dato il successo, non è detto che non venga esportato in altre nazioni. L’idea è nata dalla società di marketing che assiste KFC e che ovviamente ha pensato allo smalto come ad un modo per far parlare dell’azienda, ispirando l’idea che “KFC ti fa leccare le dita”. Data quindi la furba mossa commerciale sono state contrastanti le reazioni: chi ha definito l’idea geniale, chi invece la crede disgustosa, sottolineando come la gente si lavi le mani meno di ciò che dovrebbe e leccarsi le unghie sarebbe davvero anti-igienico.
Truccarsi rende più intelligenti.
Una ricerca scientifica condotta dalla Medical School con l’ Università di Chieti, che ha esaminato gli effetti del make-up sulla mente delle donne. Allo studio hanno preso parte 185 ragazze che sono state divise in tre gruppi. Al primo è stato chiesto di ascoltare un brano musicale, al secondo di dipingere un disegno, mentre al terzo di truccarsi. Alla fine dell’esperimento tutte le volontarie hanno risposto ad un test di psicologia generale. Il risultato? Incredibilmente l’ultimo gruppo ha ottenuto il punteggio migliore, dimostrando l’influenza positiva del trucco sul nostro cervello. A quanto pare il make-up agisce positivamente su ogni donna, stimolando l’autostima e una maggiore consapevolezza di sé, ma soprattutto aumentando le capacità cognitive. Il fenomeno è stato nominato dagli esperti “lipstick effect” e in sostanza indica come il trucco aiuti ogni ragazza a sentirsi più sicura, permettendole di ottenere buone performance nel lavoro e nella scuola Oggi giorno sono sempre meno le donne che dedicano qualche ora al trucco. Fra i figli, la famiglia, le faccende domestiche e il lavoro, il tempo è davvero poco. Così in tante decidono di ritagliarsi solo qualche minuto per il make-up. A quanto pare però questo gesto quotidiano, di cui spesso ci scordiamo totalmente, può essere positivo per noi stesse. Il make-up infatti ci aiuta ad aumentare la percezione della nostra bellezza e ad affrontare con maggiore grinta gli impegni quotidiani. Non a caso le altre attività svolte dal primo e dal secondo gruppo dell’esperimento non hanno avuto nessun beneficio cognitivo. Gli studi sugli effetti del trucco per ora sono solamente all’inizio, ma i risultati suggeriscono già il ruolo chiave di rossetti e mascara nella vita delle donne. Un motivo in più per dedicare qualche ora della giornata alla nostra bellezza e per prenderci maggiormente cura di noi stesse anche e non solo con il trucco.
Righe orizzontali fanno sembrare grasse?
Se in occasione del cambio stagione aprendo un cassetto vi imbattete in un vestito a righe, vi sarà sorto il dubbio, secondo un’opinione diffusa, che indossare un vestito a righe orizzontali farebbe apparire più grassi rispetto ad un vestito con righe verticali. Questo a causa della nota illusione ottica di Helmholtz. Tuttavia una recente ricerca scientifica ha dimostrato il contrario, notando come i vestiti a righe non solo non farebbero sembrare più grassi, ma darebbero addirittura l’illusione di essere più alti! Secondo lo studio, un quadrato con righe orizzontali deve essere deformato in altezza del 4,5% perché sia percepito come quadrato. Uno con righe verticali, invece, deve essere aumentato in altezza del 7,1% per essere percepito della stessa altezza dell’altro.I ricercatori hanno quindi ripetuto l’esperimento sostituendo al quadrato la figura di una donna, con conclusioni uguali. Si è anche pensato che l’illusione potesse valere solo per figure bidimensionali, ma facendo altri esperimenti con cilindri le righe orizzontali non facevano ingrassare.
Il rosso che fa moda
L’estate pian piano si allontana. I suoi colori lentamente si confondono con le nuove tinte. E il rosso è sempre in pole position. Anche la collezione moda autunnale lo vede protagonista. Molti i capi che se lo ritrovano già come vicino nel cassetto. Ma non siamo di fronte ad un colore vivo e debole Parliamo di un rosso foglia. E in fondo basta guardare gli alberi in questa stagione per notare le sfumature di questa tinta naturale. Proprio da queste gradazione capiamo che l’autunno è ormai alle porte e decisamente in bella vista sulle vetrine dei negozi che espongono vestiti e accessori coinvolgenti. Non si può restare indifferenti di fronte a questa tonalità non si può resistere al rosso in generale. Intanto, però, il rosso foglia si impone in maniera più intensa sui cappotti a taglio dritto col collo in stile giacca. Ma la nuova versione di Rouge la troviamo anche sui vestiti. Come avrete notato i fiori continuano ad essere dei protagonisti senza ritegno delle passerelle della moda E adesso vanno pure molto a braccetto col rosso. È proprio una bella accoppiata. Ovviamente fino a quando non presenteranno i crisantemi sui tessuti. A quel punto sarà difficile sorridere. Ma pensiamo alle gonne così colorate. Leggiadre e disinvolte, grazie al poliestere, vibrano ad ogni passo. I modelli sono scampanati dai fianchi in giù. Lunghe fino ai polpacci. Il rosso foglia, però, va alla grande. Preferite quelle che si posizionano prima della caviglia o sotto il polpaccio. Con le scarpe stringate e i calzini arrotolati creano un outfit senza tempo. Da una parte ha il sapore dell’adolescenza, dall’altro le pieghe della maturità. Sicuramente è molto comodo. Inoltre per renderlo elegante e pronto per una cena importante, basta indossare degli scomodi tacchi. Dentro le nostre borse, grandi a volte quanto il pozzo di San Patrizio, potete nasconderceli.
L’abito non fa il monaco…o si?
L’abito non fa il monaco“così recita un vecchio proverbio, e noi aggiungiamo “ma apre le porte del convento…” E’ solo un modo di dire o un dato di fatto? L’abito non fa il monaco ….è chiaro……ma ci mette una buona parola! Come si fa a dire che nel mondo dell’immagine ,delle televisioni, dei p.r. …dell’apparire non conta l’aspetto esteriore? Poi è chiaro che “sotto la dura scorza” nasce un bel fiore, ma quando incontriamo una bella persona ,ben vestita ,con un eloquio scorrevole , abbiamo già tarato il nostro giudizio in positivo. Dobbiamo poi tenere presente che questo adagio nasce addirittura in epoca latina “cucullus non facit monachum ” il cappuccio non fa il monaco….altre ere. Ora, facendo astrazione a convincimenti ideologici e filosofici ,che certamente e giustamente, fanno pensare che la” scatola non fa il contenuto “ e anche quando si ha a che fare con il mondo del lavoro, in termini di abbigliamento, si tende a prediligere una scelta di abiti piuttosto discreti. Niente abiti scollati e niente spacchi onde evitare di essere giudicate negativamente. Il rigore funziona davvero? Al bando il solito casto tailleur.Sbottonarsi un po’ di più quando si è in ufficio, in realtà, non è peccato. Anzi. Stando a quanto riporta il noto quotidiano britannico Daily Mail, uno studio pubblicato sul “Journal of Social Psychology” e condotto dai ricercatori dell’Università del Wisconsin, avrebbe dimostrato che, coloro che sfoggiano generose scollature, non sono considerate delle provocatrici bensì delle lavoratrici forti e competenti. Le più pudiche, invece, risulterebbero meno mature e potenti. Ostentare, dunque, non è sempre visto come un qualcosa di negativo.
Afa consigli per chi lavora
In estate il caldo torrido non perdona. Le temperature si fanno roventi e affrontare le giornate diventa difficile quando non si è in riva al mare. C’è chi è in procinto di preparare le valigie, chi sta iniziando a rifarle, e chi, invece, è dietro alla scrivania sommerso di cose da fare. La vita d’ufficio mette a dura prova. La cosiddetta canicola invita ad alleggerirsi per quel che concerne l’abbigliamento ma bisogna pur sempre rispettare un certo rigore: come fare ad unire stile, eleganza e leggerezza? Le parole d’ordine devono essere comodità e freschezza nonché sobrietà ed eleganza. Dimenticate mise trasandate. Niente capi troppo corti o scollature esagerate. Ebbene sì, in un contesto professionale l’abito fa il monaco. Mettere a nudo braccia e gambe in ufficio va fatto con una certa discrezione. Al fine di non sbagliare un colpo, vale la pena fare tesoro dei consigli impartiti dalla rivista francese Marie Claire. Ebbene sì, a suo avviso la moda ha una soluzione per ogni situazione. In primis, quando c’è da sconfiggere il caldo, è bene scegliere i tessuti degli abiti. Meglio quelli leggeri e informali come cotone e lino mentre quelli sintetici, come acrilico e poliestere, potrebbero portare a fare i conti con spiacevoli effetti collaterali.Le vacanze sono all’orizzonte ma esistono capi che, invece, non vanno mai in ferie. Ci vuole un minimo di professionalità dietro alla scrivania. Bocciati gli short. Meglio optare per pantaloni dalle lunghezze intermedie, da abbinare magari a un paio di mocassini oppure a dei sandali aperti. La semplicità premia sempre, mai dimenticarlo. Interessanti i pant over o ancora i maxi gilet. Nella black list ci sono anche flip flop, canottiere nonché i crop top. E’ bene non fare confusione: l’ufficio non è la spiaggia. In vista di riunioni, appuntamenti, pranzi di lavoro etc. bisogna essere all’altezza della situazione, sempre.
