Porcini

Tra i funghi più amati ci sono loro, i mitici porcini: caratterizzati da un cappello carnoso, che può raggiungere un importante diametro anche 30 cm, hanno un gambo robusto e un gusto inconfondibile. Sono presenti in numerose tipologie e nascono in prevalenza in boschi di conifere e latifoglie, soprattutto ai piedi di querce, castagni e faggi. L’autunno è il la stagione per eccellenza dei funghi, grazie al clima spesso piovoso e umido. Sono il motore trainante di centinaia di persone che cesto alla mano, approfittano in questo periodo per andare a fare una passeggiata nel bosco alla ricerca di queste prelibatezze Alcune semplici regole di base: i porcini vanno raccolti soltanto in condizioni di sicurezza, non improvvisatevi esperti di funghi se non lo siete. Comprateli preferibilmente nella stagione giusta. Puliteli , ma cuoceteli poco: è importante, sia per questioni organolettiche, sia igieniche, eliminare tutto il terriccio e le impurità. Allo stesso tempo, eccedere nella cottura li farà diventare troppo gommosi e viscidi: se ci volete fare il risotto, non metteteli subito nella pentola. Saltateli per 3 minuti in un tegame a parte con qualche erba aromatica la nipitella è eccezionale per accompagnarli e uniteli al risotto negli ultimi 3 minuti di cottura. Altrimenti gustateli Fritti in abbondante olio di oliva sono una squisitezza…

Le piante carnivore

Chi non avrebbe desiderato partecipare alle lezioni di erbologia della professoressa Pomona per imparare tutto sulle terribili piante carnivore?Ovviamente stiamo parlando di Harry Potter, ma se molte delle piante incontrate nel laboratorio di Hogwarts come il bobo tubero o il tranello del diavolo  sono inventate, e a quelle vere come le mandragole  sono attribuiti poteri magici inesistenti, le piante carnivore esistono davvero ce ne sono addirittura 600 specie! e si possono anche coltivare in giardino.E tranquilli, non sono pericolose per l’uomo, infatti, la carne che mangiano è principalmente quella di piccoli insetti: mosche, moscerini…Come mai sono carnivore? Sono diventate carnivore a causa dell’habitat in cui crescono: carente dei nutritivi di cui una pianta ha bisogno. Si tratta ad esempio di ambienti estremi come le torbiere o zone con suoli acidi privi di calcio, con una bassissima concentrazione di sostanze nutritive necessarie per la vegetazione, quali azoto, fosforo o potassio. Così si sono adattate a mangiare e a ricavare ciò di cui hanno bisogno per vivere dalla digestione delle proteine degli animali. Gli insetti vengono catturati per mezzo delle foglie che si trasformano in vere e proprie trappole.

I nostri amici animali

Il cucciolo di leopardo che aspetta il pranzo in un secchio dello stesso colore dei suoi occhi, la tenerezza della scimmia che coccola il suo piccolo appena nato, il lemure che sbircia curioso nella sua zucca di Halloween. Dietro a ogni foto una storia diversa come quella toccante di Sully, il cane dell’ex presidente americano George H.W. Bush che, fedelmente accovacciato, veglia la bara coperta dalla bandiera americana del suo padrone. Sono solo alcune delle foto  che ci hanno tenuto compagnia nel 2018, alcune “posate”, altre rubate. Alcune ritraggono gli animali nel loro habitat naturale, altre nei parchi o nei giardini zoologici che cercano di salvaguardare le specie a rischio. Come ricorda il WWF, fino a oggi la scienza ha descritto quasi 2 milioni di specie animali e vegetali, ma si calcola che sulla Terra, negli habitat più integri e inaccessibili, come le foreste tropicali o gli abissi marini, ce ne potrebbero essere addirittura tra i 5 e i 100 milioni. Purtroppo, ogni giorno la distruzione degli habitat, il commercio illegale, il bracconaggio, l’inquinamento, i cambiamenti climatici mettono sempre più in pericolo la conservazione di molte specie.  A migliaia rischiano l’estinzione come denuncia l’IUCN che ogni anno diffonde la Lista Rossa degli animali a rischio. Oggi le specie si estinguono a una velocità circa 100 volte superiore a quella del passato Senza contare che l’uso non sostenibile e il commercio illegale di alcuni animali sono una grave minaccia anche per la sopravvivenza degli ecosistemi in cui queste specie vivono. Per proteggere il pianeta bisogna proteggere gli animali e il loro habitat.

 

Niente più caffè e api

Entro il 2050 in America Latina l’88 percento del territorio adatto alla coltura del caffè andrà perso a causa dei cambiamenti climatici. Non solo. Nella stessa regione si registrerà anche un calo nel numero di specie di api, i principali insetti impollinatori delle piante del genere Coffea, dalle quali si estraggono i chicchi del caffè Sono gli angosciosi risultati di una ricerca dello Institute di Panama, alla quale hanno collaborato studiosi di vari enti I ricercatori dello Smithsonian, consigliano che benché il declino sia inevitabile, tra le cinque e le dieci specie di api riusciranno a sopravvivere anche negli scenari peggiori previsti dal modello matematico, salvaguardando così il salvataggio di almeno una parte delle coltivazioni nelle aree ‘superstiti. Per coloro che potrebbero perdere le colture di caffè e di conseguenza il lavoro nei prossimi decenni, gli studiosi consigliano di essere lungimiranti e di iniziare un graduale passaggio ad altre tipologie di piantagioni o a nuovi sistemi di produzione. Nelle aree in cui è previsto il declino maggiore delle api ma dove il terreno rimarrebbe adatto per il caffè, Roubik e colleghi indicano di agire sugli habitat per aumentare le popolazioni degli imenotteri. Piantando per esempio alberi alti, dato che diverse specie di Coffea, di origine africana, preferiscono la crescita all’ombra di grandi piante. Un altro consiglio è quello di tutelare le foreste naturali e pianificare una rotazione delle colture. Se si interviene con anticipo, molti produttori potrebbero dunque salvare il proprio prezioso business e noi non rischiare di  rimanere senza caffè!

I nostri oceani, il nostro futuro

Oggi in tutto il pianeta vengono organizzate iniziative di sensibilizzazione. L’obiettivo è puntare i riflettori sull’importanza che gli oceani hanno per tutti gli esseri umani ma anche sul loro stato di salute. Coprono il 71% del nostro pianeta, forniscono circa il 50% dell’ossigeno che respiriamo, assorbono approssimativamente il 26% dell’anidride carbonica sono fonte di cibo e sostanze nutritive e sono fondamentali nel controllo del clima. Fungono da rete di connessione per il commercio internazionale ed hanno un ruolo economico essenziale dalla pesca e in generale dalle risorse marine lasciandosi attraversare da imbarcazioni di ogni sorta. Ma l’eccessiva pressione esercitata dall’uomo ha già portato conseguenze di larga scala, dal sovra sfruttamento degli stock ittici, alla distruzione di diversi habitat naturali, alla diffusione di sostanze ed elementi inquinanti. Ed è per fermare questa grave situazione che l’ONU ha cercato di richiamare l’attenzione di cittadini e governi, dando all’edizione dell’8 giugno 2017 il titolo “I nostri oceani, il nostro futuro”. La sfida è aperta su tantissimi fronti. Secondo l’ONU circa l’80% dell’inquinamento marino deriva da attività svolte a terra. Nello specifico la mancanza di impianti di depurazione. Anche la plastica resta un problema Ne entrano negli oceani più di 8 milioni di tonnellate all’anno, l’equivalente di un camion al minuto e più di 51 trilioni di particelle microplastiche, 500 volte più delle stelle nella nostra galassia, minacciano seriamente la fauna selvatica. I detriti marini stanno danneggiando più di 800 specie e ogni anno sono causa di morte per 1 milione di uccelli, 100.000 mammiferi marini, tartarughe e innumerevoli pesci, oggi  per dare una mano ai nostri oceani si può iniziare partecipando a una delle tante iniziative organizzate in tutto il paese

Fuori frigo…

Anche un alimento facilmente deperibile come il latte può stare fuori il frigo per due o tre giorni. Prendete una pentola e riempitela di acqua fredda e cubetti di ghiaccio al suo interno, mettetene un’altra piccola dentro cui verserete il latte. Coprite la pentola del latte con un panno, facendo in modo che i bordi finiscano immersi nell’acqua fredda. Controllate periodicamente che l’acqua si mantenga fredda e se si dovesse scaldare troppo cambiatela. Alcune verdure, come le zucchine, le melanzane, i peperoni e i cetrioli possono essere conservati al di fuori del frigo semplicemente “innaffiandole” ogni tanto con dell’acqua, si manterranno rigogliose più a lungo e non perderanno la maggior parte delle loro caratteristiche. Per le carote, invece, riempite dei vasi di terracotta con della sabbia umida per ricreare un habitat adatto alla germinazione di questo ortaggio, che così si manterrà fresco come appena raccolto. Il problema frigo non si pone con la frutta che andrebbe conservata a temperature molto basse. Però, bisogna fare attenzione a come posizionate i frutti Se sistemate le banane accanto alle mele le banane anneriranno molto più in fretta. Viceversa, se posizionate le mele vicino alle patate, si manterranno integre molto più a lungo. Vietato mettere in frigo i formaggi stagionati, vanno in luogo fresco e riparato dalla luce del sole. Se avete una cantina, è il luogo ideale per questi alimenti così come per i salumi interi posizionandoli dentro a una moscaiola che non farà passare gli insetti.