Sono rare ma esistono le persone che ci fanno stare bene anche solo perché ci sono vicino Che ci dicono le cose senza mai avere l’atteggiamento di chi ci vuole insegnare. Quelle che ci cercano con la scusa di un caffè e poi ci raccontano delle sue paure per farci raccontare le nostre. Queste persone fanno bene all’anima, ci riconciliano la vita talvolta le incontriamo quando non le aspettiamo più, forse sono doni che ci vengono dall’universo
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L’epifania tutte le feste……
“L‘Epifania tutte le feste le porta via“, tanti sono i proverbi legati all’Epifania ovviamente al fatto che la festa dell’Epifania 6 gennaio è l’ultima del periodo natalizio e per un’altra fase festiva si dovrà attendere fino al Carnevale o la Pasqua. Per tale motivo è nata la metafora della befana che prende le feste di natale e le porta via con sé. Tra l’altro è anche il giorno in cui tradizionalmente vengono rimossi gli addobbi natalizi e quindi anche l’albero. Una simpatica filastrocca che si tramanda da generazioni e che sicuramente ricordate è: “La befana vien di notte con le scarpe tutte rotte con le toppe alla sottana Viva, viva la Befana”. La filastrocca sottolinea l’aspetto sbrindellato e quasi ripugnante che la magica vecchia presenta. A differenza di Babbo Natale che, pur nella sua età avanzata, gode di un’immagine gradevole, la Befana non fa mistero della sua apparenza decrepita che incute timore e ribrezzo, soprattutto ai più piccoli. La sua bruttezza avrebbe una funzione: racchiuso nella forma della vecchietta trasandata vi è tutto il negativo dell’anno appena trascorso, chiuso in una figura sacrificale, la “vecchia” che viene bruciata e che, tuttavia, si riscatta, portando doni ai bimbi buoni. Nel suo personaggio convivono elementi positivi e negativi anche se, complessivamente, prevale l’azione benevola e generosa della consegna dei doni.
Origini e tradizioni della festività dell’Epifania
Tra qualche giorno, il 6 gennaio per la precisione, sarà la festività dell’Epifania, che in Italia chiamiamo tutti, affettuosamente, della Befana. La leggenda della befana è legata al cammino che i tre Re Magi hanno compiuto per conoscere Gesù bambino, guidati dalla stella cometa. Questa leggenda racconta che il passaggio dei Re Magi destava stupore, e tutti coloro che li vedevano si univano al corteo diretto verso Gesù. Tutti ad eccezione di una vecchietta, che cambiò idea all’ultimo momento . Quando si rese conto del suo errore ne fu immensamente pentita e da allora, ogni 6 gennaio, la vecchietta gira il mondo con la sua scopa portando ai bambini i doni che non aveva portato a Gesù bambino. E noi puntuali lasciamo apposta per lei una calza che riempirà di cioccolato, caramelle, dolcetti, ma anche di agli e carbone per i più cattivelli . Non si sa dove sia nata la leggenda della Befana, le prime testimonianze risalgono al Duecento. Il nome “Befana” deriva da quello di Epifania , trasformato poi in Beffania. In Spagna , i bambini riempiono le scarpe di paglia o di grano per far mangiare gli stanchi cammelli dei Re Magi e le appendono sui balconi o davanti la porta di casa. Il giorno dopo trovano biscotti, caramelle oppure regali al posto della paglia e del grano.In altri paesi latino-americani il Dia de los Reyes Magos è il giorno in cui i Re Magi e non Babbo Natale portano i regali per i bambini . Per cui la lettera a Babbo Natale diventa quella ai Re Magi. In Germania, specie in Baviera, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio , i ragazzi girano segnando le case con la scritta “KMB”, acronimo dei nomi dei tre magi e il numero dell’anno in corso, per dare il benvenuto ai magi e ricevere prosperità per tutto l’anno.I tre Re Magi, secondo la tradizione spagnola, portano ciascuno doni differenti: Gaspare i giocattoli, Melchiorre i gingilli e Baldassarre il carbone.
Arriva la befana….
Il 6 gennaio è il giorno dell’Epifania “che tutte le feste si porta via”. Ogni regione ha le proprie usanze e leggende, ma la figura più popolare, di questa ricorrenza, è la Befana. Gobba e con il naso ricurvo, la vecchietta “che vien di notte, con le scarpe tutte rotte” non è così bella e rassicurante come Babbo Natale. Eppure anche lei arriva a cavallo della sua scopa magica per portare i regali ai bambini buoni. Una volta nella calza della Befana, appesa al camino, ci finivano per lo più frutta secca, agrumi, caramelle e biscotti. Il carbone era riservato esclusivamente a chi, durante l’anno, aveva fatto il monello. Un’altra leggenda ricollega, invece, la Befana (il cui nome è una storpiatura di Epifania, “manifestazione”) ai Re Magi che, non riuscendo a trovare la strada per arrivare alla capanna di Betlemme, chiesero informazioni a una vecchietta. Questa si rifiutò di aiutarli, ribattendo in modo scortese. Pentitasi della propria azione, la donna per riparare riempì un sacco di dolci e si mise in cammino, bussando a tutte le porte alla ricerca di Gesù e offrendo in cambio i doni che aveva portato con sé. La calza della befana nasce dall’ unione di due esigenze: le calze di lana, che venivano fatte a mano dalle nonne, erano non solo degli ottimi indumenti contro il freddo ma anche dei contenitori elastici e morbidi, capaci di contenere più dolciumi possibili. Un tempo c’era anche l’usanza di mettere ben in vista delle scarpe nuove, che la Befana avrebbe potuto prendere in caso di necessità – lei ha sempre le scarpe rotte – in cambio dei doni.
Regali…o doni…
Nel suo significato principale di “dono“, regalare è uno degli atti più belli della comunicazione umana.Scontato? Niente affatto! Lo è solo se rinvia un gesto autentico. Altrimenti è solo un puro gesto formale privo di significato emotivo. Nel senso più estensivo del termine, regalare dovrebbe significare donare se stessi (e il proprio amore).”In teoria, l’atto di regalare dovrebbe presupporre l’intento di dare senza ricevere nulla in cambio. In questo modo, sembrerebbe un gesto fine a se stesso – dice il Prof. Roberto Pani – Nella realtà, la faccenda è più complessa, perché attraverso il regalo si ottiene qualcosa in cambio: dal punto di vista psicologico i passaggi sono tanti, anche se ad un primo sguardo possono sfuggire.Chi fa un regalo infatti riceve innanzi tutto attenzione da parte dall’altro e poi gratitudine: questi due sentimenti rimandano un’immagine di altruismo che fa molto bene al donatore. Solo in un secondo momento subentra il passaggio vero e proprio dello scambio dei doni materiali. Ciò che è essenziale per la mente, è che regalare ‘fa ottenere e tornare indietro‘ qualcosa in termini di positività e calore”.Regalare è un gesto che nasce da un sentimento che trae origine dalla festa stessa, non solo dal Natale, ma anche anniversari e compleanni naturalmente; oppure dall’atmosfera gioiosa di voler bene a qualcuno. “Penso che il senso più profondo di un regalo si riferisca all’emozione di sentirsi più uniti. Regalare è un’azione che idealmente comunica stima e affetto. Se fatta con autenticità può sostituire le parole
Inteso come mezzo di comunicazione, avvicina le persone. Se realmente pensato per il destinatario, il regalo ne interpreta il gusto e il desiderio, sin dal momento della scelta.
