Spezie scadute ecco come riutilizzarle

Vi ritrovate nello scaffale della cucina delle spezie scadute? Ecco i modi per riciclarle sia in cucina che come rimedio naturale nelle pulizie di casa. Le spezie scadono: non tutti lo sanno, ma dopo qualche tempo tendono a perdere sia il loro aroma sia le proprietà che spesso le rendono preziose anche per la nostra salute. Ma non è detto, però, che debbano finire nel cestino, Le spezie sono l’ideale per la pulizia dei tappetti, soprattutto per deodorarli. Basterà soltanto spargere le spezie sul tappeto, per esempio usando la noce moscata, la cannella e i chiodi di garofano, lasciarle agire per qualche minuto e poi aspirare i tappetti con un’aspirapolvere. Meglio però fare qualche prova su un angolo del tappetto per avere la certezza che le spezie non lo macchino. Le spezie sono un buon rimedio naturale contro piccoli insetti e in particolare le formiche. Provate ad utilizzare le spezie vecchie, soprattutto quelle dal profumo molto forte, versandone un po’ sui davanzali di porte e finestre. Vedrete che gli insetti rimarranno alla larga! Non tutte, ma senza dubbio ci sono delle spezie che si possono utilizzare per lavare gli indumenti: il rosmarino, per esempio, è molto efficace contro i cattivi odori, in particolare contro quello di sudore. Anche il pepe nero può essere usato per il bucato, dato che contribuisce a mantenere vivi i colori dei capi. In entrambi i casi basta aggiungerne un paio di cucchiai in lavatrice durante il lavaggio. Il fatto che le spezie siano scadute non significa che facciamo male, ma che hanno perso gran parte delle loro proprietà, compreso il loro aroma. Ma se prepariamo del pesce o della carne alla griglia possiamo ancora utilizzarle proprio perché il calore favorirà il rilascio del profumo. Potete spargere le spezie scadute sui cibi o direttamente sulla griglia del barbecue Il vantaggio delle spezie è quello di essere in grado di assimilare i cattivi odori, per questo motivo potrebbe essere un’idea usare quelle scadute per profumare armadi e cassetti. Basta sistemare le spezie in piccoli sacchettini di stoffa e riporli  nei cassetti  e negli spazi di casa che volete profumare.

ll cognome influenza la propria carriera

Non parliamo di clientelismi o raccomandazioni, a quanto pare il semplice suono del proprio cognome può favorire nella carriera lavorativa. E’ quanto emerge da una ricerca scientifica condotta in Germania quindi su cognomi tedeschi.Esaminando i dati di oltre 220 mila persone, è emerso che chi aveva un cognome nobile come Kaiser (imperatore), Fürst (principe) o König (re), con maggiore frequenza occupava posizioni manageriali rispetto a cognomi più semplici come Kock (cuoco) o Bauer “contadino”. Ovviamente il fatto che il cognome sia nobile non significa affatto che la famiglia abbia in passato avuto un titolo nobiliare. Inoltre, secondo i ricercatori, l’influenza del cognome sulla carriera non è un dato globale. Infatti in Germania è diffusa la tendenza, tra colleghi, di chiamarsi per cognome, aumentando quindi l’effetto “importanza”. Ci sono tuttavia molti paesi in cui la tendenza è quella di chiamarsi con il nome di battesimo, in questi casi quindi l’effetto nobiltà del cognome sarebbe decisamente meno significativo.

Addolcire le vostre salse

Se vi state impegnando per improvvisare un sugo per la pasta, a volte la laboriosa preparazione di soffriggere le cipolle, l’aglio e le erbe è rovinata quando si versa un barattolo di polpa di pomodoro che potrebbe sapere di acido. Angela Hartnett, capocuoco e patron di tre ottimi ristoranti italiani di Londra  tra cui il ben noto Murano  raccomanda di bilanciare i sapori con qualcosa di dolce. «Aggiungo sempre un pizzico di zucchero quando utilizzo i pomodori in scatola, in quanto toglie il gusto di acido: ma fate attenzione a non renderli troppo dolci. Lo zucchero agisce egregiamente anche nelle vinaigrettes, ma dovete stare attenti ad aggiungerne solo un pizzico: per alcuni versi è come il sale, quindi deve essere trattato come se fosse un condimento».

 

Non leggete gli ingredienti su quell’ etichetta!

L’acqua sembra pulita, ma l’etichetta fa decisamente impressione: “Ingredienti: acqua, materia, fecale, carta igienica, capelli, garze, grassi, succhi gastrici, cioccolato, urine, olii per il corpo, cellule morte, additivi chimici industriali alluminio, rame, zinco, piombo, cromo, nickel, molibdeno, selenio, arsenico d’argento, mercurio, ammoniaca, terra, sapone da lavanderia, sapone da bagno, crema da barba, sudore, saliva, sale, zucchero. Non ci sono coloranti o conservanti artificiali. La combinazione può variare in base al periodo dall’anno”. La bottiglietta viene dall’ente che gestisce le fogne di Syracuse, nello Utah, ed ha lo scopo di informare i visitatori ed i cittadini sia dell’attività di depurazione, ma anche di far riflettere sull’impatto dell’uomo sull’ambiente. Anche perché, evidenzia Kevin Cowan, dirigente dell’ente, è possibile che un giorno non lontano si debba riciclare l’acqua delle fogne per ottenere acqua potabile.

Le banane crescono verso l’alto.

Botanicamente parlando la banana è una bacca e si sviluppa su una pianta, non un albero. Ogni pianta di banana produce solo un cespo di banane, che può pesare fino a 50 kg, poi muore. Altre indiscrezioni sulle banane. A causa dell’alto contenuto di potassio, sono naturalmente radioattive. Alcune autorità teologiche sostengono che il frutto proibito della Bibbia fosse in realtà una banana.I maggiori consumatori di banane in Europa sono i tedeschi. Ogni anno vengono mangiate più di 100 miliardi di banane.L’Uganda ha il maggior consumo pro capite del mondo (500 kg ogni anno), mentre il più grosso produttore e l’India (il 28% della produzione mondiale).Per il mondo dei record: un indiano è riuscito a mangiare 81

Un viaggio di colori e profumi

Un viaggio ricco di colori e profumi… Immergiti nel mondo delle Candele profumate, che passione! Se sei amante dei dettagli che arredano la tua casa. Avete voglia di una casa sempre perfetta, in cui chiunque entri, che sia un ospite o un membro della vostra famiglia, si senta del tutto a suo agio? Volete una casa “calda” e ospitale, che sappia regalare attimi di intenso piacere e benessere? Sappiate che tutto questo non si ottiene con un ordine e una pulizia ossessiva. Sicuramente avere una casa pulita è importante, così come tenerla in ordine. Quello che serve ad una casa per essere davvero vissuta ed ospitale per chiunque, è l’attenzione per i dettagli. Ciò significa aver cura anche delle piccole cose, inserire dei piccoli oggetti nelle diverse stanze, che ad un occhio distratto potrebbero anche passare inosservati, ma che di certo colpiranno ognuno abbia un pizzico di sensibilità in più ed ami notare le cose belle. Quella sensazione di sentirsi finalmente “a casa”, dopo una giornata di lavoro, è data in gran parte proprio da un senso importante, come l’olfatto. Candele profumate per creare un’atmosfera unica! Concentriamoci proprio su questo senso così basilare ed inserire piccoli dettagli che possano rendere la casa piacevolmente profumata. A questo scopo nulla è più indicato delle candele profumate. Le candele non solo creano atmosfera e aiutano a distendere corpo e mente, ma se sceglierete candele dalle profumazioni piacevoli e delicate, tutta la casa sarà inebriata dalle loro fragranze magiche.

Il caffè del mattino

La prima cosa che vorremmo al mattino è bere un buon caffè, ma qualche volta ci viene malissimo. O è troppo amaro o ha un pessimo sapore di bruciato. Perché? Che cosa sbagliamo? Ecco alcuni  fattori che possono rovinare il caffè Il primo è la miscela: se improvvisamente non ci piace più, potremmo aver commesso un errore nella conservazione. Bisogna controllare subito se il barattolo in cui la teniamo è chiuso ermeticamente e se per caso lo abbiamo messo vicino ad alimenti particolarmente odorosi, dalle tisane ai preparati per risotti o per il brodo: il caffè assorbe gli aromi circostanti, perciò va tenuto lontano da altri generi alimentari dal sapore forte. In generale, comunque, la miscela adatta al caffè in moka è quella macinata non troppo fino: se ne state usando una molto fine, provate a cambiare Chi utilizza  il caffè in chicchi e li macina da solo, potrebbe averli conservati male o averne acquistati di troppo tostati. I chicchi del caffè si ossidano facilmente, devono stare in un contenitore ermeticamente chiuso e in un luogo asciutto. Se la conservazione è giusta ma il caffè è comunque molto amaro il problema potrebbe stare nella tostatura: potreste aver acquistato dei chicchi bruciacchiati, dovete cambiarli Il secondo fattore che può rovinare un caffè è l’acqua con cui lo si prepara La regola generale è: fate il caffè con l’acqua che berreste. Quindi, se filtrate quella del rubinetto per berla, filtratela anche per fare il caffè Terzo fattore: la moka sporca. Certo, è risaputo che non la si debba lavare con il detersivo, ma ciò non significa che non la si debba pulire. Dopo ogni caffè dovete risciacquarla con acqua calda e farla asciugare perfettamente prima di avvitarla. A volte nella fretta facciamo il caffè male. Ma basta seguire qualche semplice regola per ottenere un buon risultato. Per prima cosa, all’interno della caldaia l’acqua non va mai messa oltre il livello della valvola. Il suggerimento è tenerla di poco più bassa. Poi: il caffè nel filtro non va pressato, bisogna solo colmare fino all’orlo. La moka va avvitata saldamente e messa sul fornello a fuoco minimo. Non appena il caffè gorgoglia la moka va tolta dal fuoco, altrimenti si brucia. L’ultima parte del caffè deve uscire a fuoco. Prima di essere servito il caffè va mescolato sulla moka, per amalgamare la parte più densa uscita per prima e quella più leggera uscita alla fine. Spesso questo passaggio non viene fatto

L’ultima frontiera dei viaggi il campeggio in giardino….altrui

Affittare un giardino, o uno spazio verde, in cui piazzare la propria tenda o parcheggiare il proprio camper: il campeggio inverno o estate C’è un vero e proprio termine, per definirla: “garden sharing”, letteralmente “condivisione del giardino”. È l’ultima tendenza in fatto di campeggio, ed è una tendenza che va in direzione opposta rispetto al glamping, l’interpretazione lussuosa dell’arte del campeggiare. Perché il garden sharing, al contrario, del campeggio è una declinazione ancora più a basso costo. Ma in cosa contiste, il garden sharing? Semplicemente, nel temporaneo “affitto” di un giardino. Come si possono affittare ville e appartamenti, su garden sharing  il sito ad hoc si può scegliere tra giardini e spazi all’aperto che i privati mettono a disposizione per tende, roulotte, camper e macchine. L’idea è venuta a tre ragazzi italiani. Sono loro, i fondatori di quel sito che Il Gardensharer (colui che mette a disposizione il suo spazio verde) si iscrive al sito, e indica se lo spazio disponibile è adatto ad ospitare una tenda, un camper o una roulotte, o se offre invece una sistemazione pronta come una casa in legno o una casetta sull’albero. Il meccanismo è molto simile a quello di Airbnb. Le opzioni sono, ovviamente, low cost: ci sono giardini immersi nell’entroterra ligure che costano poco più di 10 euro a notte, e cortili a Roma che permettono di parcheggiare il proprio camper per 28 euro. Se i proprietari offrono invece servizi complementari dall’utilizzo delle docce a quello della piscina , si arriva a spendere sui 50 / 60 euro.Ad oggi, sono circa 3000 gli spazi in Italia in cui è possibile provare quest’originale alternativa al campeggio. E se, ad utilizzare il neonato sito, sono per ora soprattutto camperisti, i suoi fondatori si augurano che presto cominci ad attecchire anche tra i viaggiatori zaino in spalla. Anche perché, le sistemazioni offerte sono le più varie. E sono adatte a famiglie con bambini come a viaggiatori in solitaria. Tra i 35 e i 70 anni, spiegano i giovani imprenditori, coppie e famiglie trovano in garden sharing un’alternativa meno caotica e più economica rispetto al classico campeggio, mentre i più giovani utilizzano il servizio per trovare giardini e aree verdi in cui piazzare la tenda quando arrivano in serata. Per poi ripartire il mattino seguente, alla volta di una nuova destinazione.

Quanto cibo serve per ucciderti?

Una domanda, ma anche il titolo del video trasmesso da un canale educativo In sostanza ci viene spiegato quello che accade al nostro organismo quando mangiamo. E nello specifico cosa succede se mangiamo eccessive quantità di determinati cibi o bevande .Il video trasmesso su Youtube già nella sua prima parte, datata 2015, aveva raccolto 12 milioni di visualizzazioni. La seconda, caricata solo a fine agosto, è già oltre 2 milioni. Stando alle immagini, un sovra dosaggio di Vitamina C sarebbe letale. Tradotto: 11.000 arance bastano a farci morire. Al pari di 2 cucchiaini di noce moscata. La causa risiede nel contenuto di myristicina, in grado di causare convulsioni, palpitazioni cardiache, malattie e anche morte. Stessa triste sorte a causa di 13 sorsi consecutivi di una bevanda alcolica. E le banane? Ne bastano 480 per rimanerci secchi. Neanche l’acqua è esentata da pericoli di morte. 6 litri ingeriti in tempi brevi sono letali. Se parliamo di caffè, 70 tazzine. Ma esistono anche alimenti che devono essere consumati con attenzione. Le patate, per esempio, se con la buccia verde, sono da evitare. Il problema deriva dalla solanina, una sostanza che negli esseri umani può portare anche alla morte. Soprattutto se ne consumiamo 25.Le ciliegie, si sa, generano mal di pancia se consumate in grandi quantità. Ma se per caso ingeriamo un nocciolo del frutto prelibato? La cynanide acido cianidrico, o cianuro presente nell’  nocciolo fa molto male. Non provate a masticare due noccioli uno dopo l’altro. Se invece ingerite il nocciolo intero, state tranquilli, dovrebbe essere “espulso” come qualsiasi altro cibo assunto.85 barrette di cioccolato, 129 cucchiai di pepe, 10,5 tazze di zucchero e 48 cucchiai di condimento sale e pepe. Anche in questo caso, il video parla chiaro: sono le quantità per passare a “miglior vita”.

60 minuti per essere felici

Puntate l’orologio e solo 60 secondi niente di più. Il tempo sufficiente per un piccolo gesto e per essere felici. Dai ma veramente?! Lo sconforto di chi arranca sotto pianificazioni, scelte a lungo termine, incastri quotidiani è palese: basta meno di un minuto e la strada verso la felicità è ampiamente spianata. Malfidati, ricredetevi: sul New York Times citano Gretchen Rubin, la happiness guru di “Happiness at home”, per spiegare come si può quantificare il tempo da dedicare alla felicità personale. Non parliamo di grandi aspirazioni o sogni ad occhi aperti: la felicità sta nella concretezza di tutti i giorni. In un minuto che dedichiamo a qualcosa che può aiutarci ad essere felici. La più sfuggente delle emozioni, quella che dura pochissimo e che è tale solo se condivisa, dipende dal suo negativo, l’altra faccia della sua medaglia di esistenza: i pensieri no, che possono trascinarci in una spirale triste dalla quale diventa difficile uscire. Invece la felicità è un esercizio quotidiano: praticare l’ottimismo invece del pessimismo e del “tutto nero ma lo affronto con ironia” è la chiave. Essere ottimisti non significa necessariamente non essere realisti, ma guardare oltre la situazione brutta senza perdere le speranze: un modo per dire “Ok, sarà difficilissimo oltrepassare questo ma mi aiuta a capire qualcosa in più di me”. Anche circondarsi di persone che cercano sempre il lato positivo può essere un aiuto enorme ad affrontare il quotidiano. Rimuovere le negatività passa dai rapporti sociali e da come ci poniamo noi nei confronti del mondo, non solo dalla sicurezza degli oggetti di cui ci circondiamo. Il primo step  non dura un minuto ma richiede tempo è questo: ricordare le relazioni che intratteniamo. Il liberarsi dalle cose inutili in grande stile su noi stessi è un lavoro lungo e faticoso che però si può suddividere in tanti piccoli step giornalieri, partendo proprio dalle cose fisiche, materiali, che tendono a seppellirci.