Immaginate di andare in bagno per rinfrescarvi ed avere l’accappatoio e gli asciugamani sempre morbidi e profumati. Una vera coccola di piacere e di benessere, perché non c’è nulla di più gradevole di una fibra soffice sulla pelle. Tuttavia, spesso non è così. Avviciniamo gli asciugamani al viso e sono duri come cartone, a volte anche maleodoranti… Per non parlare dell’accappatoio: rigido e scomodo, peggio di un golfino infeltrito. Come fare ad evitare tutto questo? Secondo Rachel Cohen, interior expert, il segreto per avere asciugamani sempre morbidi è in primis nel lavaggio. L’errore più comune sarebbe quello di lavare gli asciugamani ad alta temperatura. Proprio questo eccessivo calore, infatti, restringe le cuciture e sbiadisce i colori. Per preservare brillantezza e morbidezza, molto meglio un bel lavaggio a freddo. Le temperature ghiacciate, secondo l’esperta, sarebbero anche più efficaci su alcuni tipi di macchia.I consigli per ottenere asciugamani meravigliosamente soffici non si esauriscono tuttavia alla temperatura dell’acqua. E’ molto importante anche non sbagliare le dosi del detersivo. Un uso eccessivo di detergenti, infatti, sarebbe il secondo responsabile della durezza dei tessuti. Se, invece, si effettuano sempre i lavaggi a freddo e con l’esatta quantità di detersivo, non bisogna neppure utilizzare l’ammorbidente. Un vantaggio sia per le vostre tasche, che per i capi, dunque, poiché le sostanze chimiche di alcuni ammorbidenti finiscono spesso per peggiorare la situazione dei tessuti. Anche l’asciugatura, infine, ha il suo ruolo chiave per assicurarsi asciugamani sempre morbidi. Bisogna assolutamente evitare di asciugarli troppo e dunque regolare bene il ciclo dell’asciugatrice.
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Discutere rende più felici anche in coppia
Una parola detta al momento sbagliato. Un’espressione del viso che suona come una minaccia un pugno sbattuto sul tavolo un gesto di rabbia come una porta che sbatte. I malumori, i comportamenti irritanti fino ad arrivare allo scontro fanno parte del menù quotidiano della maggior parte delle coppie. Almeno di quelle consolidate. Ma attenzione non è un segnale di crisi. Al contrario, può essere un indicatore dello stato di salute di un rapporto di coppia perché discutere e persino litigare rende le coppie più felici. Specie quando la relazione è nella sua fase nascente, si cerca di dare il meglio di sé magari anche evitando certi atteggiamenti che invece fanno parte delle nostre abitudini come alzarsi a mezzogiorno nel fine settimana o mangiare patatine sul divano senza cucinare neanche un piatto di pasta . Ma questa sorta di ‘messinscena’ non può reggere per troppo tempo e man mano che la coppia si consolida viene fuori la vera personalità dei partner con tutte le conseguenze che ciò può comportare, incluso innervosire l’altro. “La convinzione che in coppia si stia bene quando si è tranquilli e in armonia è un mito duro a morire spiega Novara, pedagogista. Spesso si è sicuri che tutto vada bene quando si hanno le stesse idee, si condividono gusti e amicizie, si vive d’amore e d’accordo. L’intesa totale, la sintonia, il capirsi con lo sguardo, ci appaiono come l’essenza stessa della relazione affettiva, mentre litigare sembra invece una ferita”. In realtà, dirsene ogni tanto quattro non è affatto negativo: è segno che viviamo una relazione vera senza artifici e che ci si sente totalmente a proprio agio senza dover nascondere le proprie diversità. “Nella complessità della vita di tutti i giorni, e soprattutto nell’intimità delle relazioni di coppia ognuno ha bisogno per essere se stesso e per star bene con il partner di ridefinire e riaggiustare il rapporto: le relazioni prive di conflitti non sono vitali. Attenzione però, questo non vuol dire che sia un bene darsi fastidio apposta, quello che conta è imparare a litigare
Calo della passione nel rapporto di coppia… è normale
Il calo della passione in una coppia è allo stesso tempo uno dei fenomeni più temuti ma anche più frequenti. Ci si ritrova così: insieme da poco tempo ma comunque alle prese con una forte calo della libido. E allora, scatta il panico. Si comincia a guardare il partner con sospetto e la paura di aver sbagliato tutto si fa più forte. Sul tema però interviene la dott.ssa Rachel che difende i più ansiosi e preoccupati. ‘Crediamo davvero di poter avere una relazione monogama per 50 anni e avere la stessa passione di sempre con il partner? Non credo proprio’. Così ha rivelato l’esperta a Business Insider.Secondo la specialista la passione dura circa 18 mesi dopo il primo appuntamento. Niente paura quindi. Sentire un calo della libido è assolutamente normale. Respirate se sta succedendo anche a voi.Ciò che può fare la differenza è come la coppia affronta questo problema. Secondo l’esperta la maggior parte delle persone pensa che la passione debba essere lì come qualcosa di scontato e incontrastabile. Al contrario, spiega, essa va creata di volta in volta. Di situazione, in situazione, di anno in anno.Dal punto di vista pratico la Sussman si raccomanda di programmare il sesso sul calendario. Secondo la specialista la misura aiuterebbe le coppie molto impegnate o con dei figli, o con orari diversi sull’ora di andare a letto.Questa misura sembra troppo cervellotica a tanti, ma in realtà proprio pianificare un incontro consente di lasciare spazio all’immaginario dell’attesa. Così, sapendo di poter organizzare gli impegni in funzione di quel momento, si riuscirà a viverlo con migliore libertà. Ancora, un ultimo consiglio: aspettare. Secondo numerosi studi il momento più propizio per il sesso in una coppia è quando i figli sono grandi e vanno via di casa. Lì sì che la musica cambia.
In amore vince chi fugge
Che stiate insieme da giorni, mesi, anni poco importa: i problemi di coppia esistono e ammetterlo è il primo passo. Il lato positivo? Non tutti i mali vengono per nuocere. Quando si condividono giornate, vacanze, bagno e nel peggiore dei casi anche l‘armadio, è normale che qualche complicazione possa insorgere. Da questioni di ordinaria follia come chi si fa la doccia per primo la mattina, a matrimonio ed altri guai, esistono problemi che sono in assoluto i più comuni nei rapporti di coppia. A raccoglierli è stata una giornalista che oltre a elencarli si è preoccupata di consultare i migliori esperti per suggerire efficaci soluzioni. Ti tieni dentro tutto.Cosa faccio? Glielo dico? Non glielo dico? La paura di essere giudicate ci assale e ci frena dall’aprirci con il partner: mi crederà un’egoista o peggio un’ingrata? Finiamo per fare lunghi monologhi con noi stesse nei quali spesso optiamo per lo scenario peggiore e di conseguenza ci teniamo tutto dentro per evitare lo scontro. E se la soluzione migliore fosse proprio una sana e sincera discussione? Secondo gli specialisti il conflitto può addirittura diventare fondamentale per la crescita di una relazione. Controindicazioni? Qualcuna, ma solo se comunicate nel modo sbagliato. Innalzi barriere emotive Rivelare la parte più intima del proprio io non è per niente facile, richiede tempo e può diventare addirittura snervante quando il timore di non essere compresi prende il sopravvento. Eppure aprirsi emotivamente e far cadere tutte le barriere costituisce, a detta degli esperti, uno degli ingredienti più importanti per il successo di una relazione. Sei troppo accondiscendente Sceglie il film, il ristorante e anche da che lato del letto dormire. Lo stai rendendo felice? Forse. Ma stai davvero facendo il bene della tua relazione? Molto spesso compiacere il partner in tutto e per tutto porta solo a conseguenze tutt’altro che positive. Si finisce infatti per esercitare un controllo assoluto sui sentimenti dell’altro con risultato allontanamento e tensione. A volte dire di no fa bene più a voi che al vostro partner, a maggior ragione se ciò dovesse portare a un conflitto Punti sempre il dito è più forte di voi. Quella voglia di sentirsi dire “Hai ragione, ho sbagliato, è colpa mia” a qualsiasi costo però può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Errare è umano, attaccare senza tregua è diabolico Secondo gli esperti infatti per mantenere la salute di una relazione è fondamentale accettare che giusto e sbagliato non esistono e che trasformare l’altro in un sacco da box non farà altro che metterlo sulla difensiva Gli errori esistono, dobbiamo imparare ad accettarli e ne guadagneremo anche in affiatamento.Insomma in amore non vince sempre chi fugge.
L’amore non è bello se non è litigarello
L’amore non è bello se non è litigarello? E’ lo psicologo britannico Glenn Wilson ha smontare l’idea della coppia messa in musica da Jimmy Fontana, addirittura mettendo a punto il cosiddetto “Quoziente di compatibilità” (Qc). Per Glenn Wilson, che ha standardizzato il test Qc lavorando su un campione di oltre 2.000 persone, e in seguito validandolo su campioni composti da coppie, il “successo di una relazione” è dovuto principalmente alla similarità dei due amanti. I litigi non servono a niente, se non a sfasciare la coppia, e quindi cade anche il mito che vuole gli opposti attrarsi. Niente di più falso, stando al test del “Quoziente di compatibilità”, che evidenzia come invece le relazioni non solo più durature ma anche in maggior misura appaganti riescono quando la coppia nutre gli stessi interessi. Questo naturalmente non vuole dire “essere uguali” ma forse solo essere “complementari”, come le classiche due metà di una stessa mela. Se una coppia, in effetti, non condivide le stesse passioni e le stesse idee, difficilmente, principalmente alla lunga, potrà reggere. Al massimo potrà sopportarsi. D’altronde, la storia è piena di esempi di illustri successi compiuti perché in coppia, come le scoperte dei coniugi Curie, Pierre e Marie, o degli Schliemann, Heinrich e della sua seconda moglie Sophia, perché forse la prima non era così appassionata di archeologia. Se fosse stato disponibile prima il “Quoziente di compatibilità” chissà se Schliemann avrebbe scoperto prima il famoso Tesoro di Priamo.
Le persone fedeli…si vedono in faccia….
Cornuti d’Italia permetteteci la confidenza!, tirate un sospiro di sollievo. D’ora in poi potreste avere un’arma in più per tenervi alla larga da traditori seriali e divoratrici di uomini. Al primo appuntamento portatevi gli occhiali da vista buoni e controllate bene le proporzioni del viso della persona che vi sta davanti: se la faccia è squadrata, più larga che lunga, fate molta attenzione. Potreste avere a che fare con un soggetto dall’attività sessuale decisamente vivace e impulsiva, che prende un po’ sotto gamba il concetto di fedeltà.Se pensate che stiamo recuperando una vecchia teoria di Lombroso in salsa rosa e piccante, vi sbagliate di grosso. A correlare l’anatomia del volto con l’infedeltà non è un controverso antropologo nostalgico, ma una seria ricerca dell’Università del Canada Lo studio è solo l’ultimo di una serie che collega certe peculiarità psicologiche e comportamentali con il rapporto tra larghezza e lunghezza del volto. Diverse ricerche, ad esempio, hanno dimostrato che gli uomini che hanno un viso squadrato tendono ad essere percepiti come più aggressivi, dominanti, disonesti e perfino più attraenti come partner occasionali.Gli esperti attribuiscono queste differenze nelle proporzioni del viso a variazioni dei livelli di testosterone durante particolari momenti dello sviluppo, ad esempio durante la pubertà: del resto, questo ormone gioca un ruolo cruciale nel stabilire i desideri e le attitudini sessuali dell’individuo adulto.In questo nuovo studio, i ricercatori canadesi hanno condotto due analisi separate. La prima ha coinvolto 145 giovani emotivamente impegnati: il loro comportamento interpersonale e sessuale è stato valutato attraverso un questionario e poi messo a confronto con le proporzioni del viso. La seconda analisi è stata estesa a 314 giovani, interrogati circa l’orientamento sessuale, il rapporto con l’infedeltà e il concetto di sesso senza amore.I risultati indicano che il rapporto fra larghezza e lunghezza del volto è un parametro efficace per valutare la sessualità, sia negli uomini che nelle donne: più la faccia è squadrata, più la persona è sensibile al richiamo del sesso. Negli uomini, in particolare, questa caratteristica si associa anche ad una maggiore tendenza all’infedeltà e ai rapporti occasionali.
Chiariamo il quoziente d’amore
RQ o quoziente di relazione nelle discipline che lo studiano, è un concetto che implica una semplice e bellissima verità: siamo tutti diversi, abbiamo tutti esperienze differenti, abbiamo tutti punti di vista unici e soprattutto ci approcciamo alle cose con aspettative che non sono mai le stesse. Specialmente quando si parla di relazioni d’amore. Quante volte ti è capitato di rimanere delusa da una storia o anche solo da un appuntamento perché ti aspettavi un messaggio, un gesto o un bacio o addirittura una proposta che non sono mai arrivati? Ebbene la risposta a tutti i tuoi quesiti esistenziali in merito, quelli su cui hai basato ore e ore di telefonate con le amiche, nonché struggenti serate davanti alla tv in compagnia di enormi barattoli consolanti di Nutella, potrebbe trovarsi in queste due semplici lettere: RQ, il quoziente d’amore, o di relazione che dir si voglia. Un insieme di fattori che rendono una persona più predisposta di un’altra ad un certo tipo di relazione: se i quozienti d’amore di due persone non combaciano o non si avvicinano nemmeno, le cose andranno male per definizione. Perché le aspettative, le esperienze e i punti di vista dei due non coincideranno mai, finendo per deludere qualcuno.In pratica ecco alcuni dei fattori sui quali calcolare il quoziente d’amore tuo e del tuo partner Avete la stessa visione della vita. Cioè vedete la vita allo stesso modo e condividete i valori che vi spronano giorno per giorno ad assumere un certo comportamento. Entrambi siete pronti ad impegnarvi con l’altra persona. E per impegno intendiamo la pazienza di ascoltare l’altro, di saper chiedere scusa quando serve, di comprendere gli umori del partner e questo da entrambe le parti Ovviamente non esiste una persona con alto quoziente d’amore in senso assoluto perché è sempre in relazione all’altra persona e qui entra in gioco l’affinità di coppia. Avere quozienti d’amore simili, potrebbe favorire la qualità delle relazioni. Perché se tu ti aspetti una proposta di matrimonio al secondo appuntamento, e lui, più scafato di te, pensa invece che trascorrere 15 giorni di vacanza al mare insieme il prossimo anno sia un traguardo importantissimo e per nulla scontato, è chiaro che qualcosa fra voi rischia di non funzionare. Al contrario sarà tutto fantastico se entrambi pensate che andare a vivere insieme al secondo appuntamento sia bellissimo. Questa potrebbe essere anche la risposta a tutte le turbe psichiche di natura ossessivo-compulsiva, e paranoica, che tutte noi ci facciamo nei confronti delle virgole degli uomini con cui abbiamo a che fare.Per sapere qual è il vostro quoziente d’amore, chiediti: lui che quoziente d’amore ha? E io? E se non coincidono c’è speranza? Forse sì, basta parlarne, comunicare, rendersi conto e cercare di adeguarsi l’uno all’altra. Che poi, se ben ci pensi, il quoziente d’amore potrebbe valere anche con te stessa. Se capisci quali sono le tue aspettative d’amore verso di te, infatti, risolvi tutto, anche le relazioni con gli altri.
Amare incondizionatamente
Gibran riguardo l’amore scriveva “non dà nulla fuorché sé stesso, e non coglie nulla se non da se stesso. L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto, poiché l’amore basta all’amore”.Ma cosa significa amore incondizionato? Ed è davvero possibile ? Quando si parla di amore non si intende solo quello coniugale, ma anche filiale, sociale e per l’umanità in generale.L’amore incondizionato deriva dalle teorie psicologiche e si oppone al concetto di amore condizionato.Questo secondo tipo di amore è quello che si basa sul concetto “io ti voglio bene se…”, mentre quello incondizionato è quel tipo di sentimento che non ha se e ma. È uno stadio evoluto dell’amore, in cui si offre benevolenza a prescindere.C’è poi un terzo tipo di sentimento amorevole: ovvero l’amore verso coloro che ci vogliono male, un amore trascendente, riassunto nel concetto di “porre l’altra guancia”. Amare davvero qualcuno significa provare un sentimento incondizionato e disinteressato, senza attaccamento, il che non significa essere indifferenti alle persone o non distinguere il sentimento a seconda delle persone. Ma semplicemente vuol dire amare senza pretendere nulla in cambio; significa provare questo forte sentimento anche quando l’altro decide di lasciarci. Basti pensare all’amore che un genitore prova per il figlio, anche quando questo un giorno decide di andarsene lontano per vivere la sua vita.
I bisogni relazionali
E’ una realtà, ci sposiamo tutti per essere felici e sentirci completi. Solo una persona sciocca e deresponsabilizzata può pensare che il matrimonio debba avere una data di scadenza, soprattutto sapendo che l’amore è tenace, cioè è un atto di volontà rinnovabile, e non un semplice sentimento. Non possiamo basare il nostro impegno fino a quando “ci sentiamo così” o fino a quando dura il nostro amore. Se pensiamo in questo modo il nostro amore avrà sempre una scadenza. Raggiungere la completezza coniugale non è facile. Richiede una cura quotidiana, riempire il “deposito emozionale” che deve essere riempito di amore e di tutto ciò che l’amore rappresenta.Il bisogno di amore è reale in tutte le persone, non è solo un fenomeno dell’infanzia. No, questo bisogno continua nell’età adulta e nel matrimonio.È così, siamo creati con una serie di bisogni emotivi. Nel matrimonio bisogna fare per l’altro cose molto precise, affinché si possa riempire il deposito emozionale e quindi crescere nell’amore, rafforzando il nostro rapporto attraverso una soddisfazione reciproca. Quando siamo fidanzati facciamo di tutto per far star bene l’altra persona, e la maggior parte delle volte lo facciamo inconsciamente. Allora, perché non impegnarsi ugualmente quando siamo sposati per far star bene l’altra persona?Prestiamo meno attenzione ai suoi bisogni e ci sforziamo ancora meno di soddisfarli. Concentriamo la nostra attenzione su altre cose, che sebbene siano nobili come i figli, il lavoro, ecc non ci uniscono come coppia, cioè non alimentano il nostro legame. Dobbiamo riconoscere che uomini e donne hanno esigenze diverse. Affinché il nostro rapporto matrimoniale migliori e il nostro legame sia ogni giorno più forte, è essenziale conoscerle e soddisfarle l’un l’altro, con atti di amore.
Amore e follia
Se è Galimberti a parlare di “Eros e follia”, ad entrare negli svolgimenti più infuocati della nostra vita, vale la pena di riflettere parlando di “eros e follia” Sono i termini di Platone il quale stabilisce che l’amore è la più eccelsa e la più divina delle follie. È la semplice considerazione che l’amore non lo facciamo con la nostra parte razionale, ma con quella irrazionale. Chi fa l’amore infatti usa talvolta frasi come “mi fai perdere la testa”, “mi fai impazzire”: anche nel linguaggio popolare c’è questa connessione tra ‘amore’ e ‘follia’. La ‘follia’ è quella parte inconscia di noi stessi che ‘amore’ tira fuori. Se rispetto alla parte razionale siamo tutti uguali, quello che siamo individualmente dipende dalla qualità della nostra follia che nell’amore l’altro ci svela».È vero che dire “ti amo” vuol dire tante cose diverse? Assolutamente sì, può voler dire “sei la compagna della mia vita” come anche “ho una situazione economica risolta”, “me ne sono andato da casa dei genitori”, “riesco più facilmente a prender sonno”, ecc. C’è una gamma ricca di sfumature, “ti amo” è un’espressione molto equivoca e plurisignificante». “l’amore è infinito domandare erotico”. Che vuol dire?L’amore non deve chiudersi nello scambio di dichiarazioni d’amore. L’amore dura finché io non ho scoperto il segreto profondo della persona che amo. Quando lo scopro interamente penso che l’amore finisca perché automaticamente come l’altro parla so già dove vuole andare a finire. Per questo necessariamente nelle cose d’amore bisogna sempre conservare un segreto di sé, che non significa non dire che cosa si fa nella vita, ma non farsi svelare completamente lasciando nell’altro l’impressione di non esaurire la conoscenza dei segreti della nostra anima. Andare fuori dal gioco, quando Socrate utilizza questa espressione vuole dire che quando parliamo delle cose d’amore dobbiamo necessariamente andare fuori dal luogo dell’io, fuori dal luogo della ragione. L’amore è una sorta di spostamento dalla razionalità e l’atopia di cui io parlo è questa: parlare d’amore significa uscire fuori dalla razionalità perché l’amore non abita l’ordine razionale delle cose. Quindi per amare dobbiamo essere …..un po’ folli!