Cibi e bevande fermentati

Nel 2018 andranno molto di moda i cibi e le bevande fermentate. Sostenibili, economici e salutari. Ma dai sapori, aspetto e consistenze molto diverse dalle nostre abitudini alimentari. Avete mai sentito parlare del Kimchi? E’ un piatto tradizionale coreano vecchio di 3.000 anni, fatto di verdure che vengono fatte fermentate per almeno una settimana insieme a spezie varie, pesce e peperoncino.Il Kefir? E’ una bevanda ricca di fermenti lattici ottenuta dalla fermentazione del latte. Contiene circa l’1% di acido lattico, ha un gusto fresco ed è molto nutriente. Originario del Caucaso, è tuttora molto popolare nell’ex Unione Sovietica. A seconda delle diverse modalità di fermentazione, il Kefir può avere un piccolo contenuto di alcol dovuto ai processi fermentativi dei lieviti. E che dire del Natto? E’ un alimento tradizionale giapponese prodotto tramite la fermentazione dei fagioli di soia. Viene abitualmente consumato abbinato a riso e salsa di soia e senape. È un alimento ricco di proteine e di vitamina B12 e di vitamina K2. Ha un sapore decisamente troppo forte, ma troverà spazio nelle abitudini alimentari occidentali, per via delle insuperabili proprietà anti-colesterolo. Insomma, una gastro-medicina!Questi i trend del 2018. Che dite? Che vi è passata la voglia di aver cambiato anno? Suvvia, non fate così! Dopo tutto, fino a qualche tempo fa, i vegani venivano percepiti come pericolosi seguaci di chissà quale setta! Il cibo etnico veniva scambiato per cibo di scarso valore, poi venne indicato che le italianissime “fettuccine” erano considerate cibo etnico da un abitante del nord Europa! C’era anche stato qualcuno che aveva fatto confusione tra avocado e avvocato. Ma questo, è un altro discorso!

Piatto tipico della cucina giapponese nattò

Piatto tipico della cucina giapponese a base di fagioli di soia fermentati, il nattō entra di diritto nei cibi incredibilmente salutari. Ma c’è una cosa da sapere prima di provarlo: o lo amerai o ne sarai disgustato. Ha un odore unico che molti trovano terribile e “fila”, caratteristica dovuta alla fermentazione causata da un particolare lievito che produce una sostanza filamentosa che si attacca tra fagiolo e fagiolo spiega Sandor Ellix Katz, il guru statunitense dei cibi fermentati nonché autore de Il libro della grande fermentazione Una relazione del 1987 pubblicata su Cellular and Molecular Life Science sostiene che è stata dimostrata la sua forte capacità di sciogliere i coaguli di sangue. 15 anni dopo, una revisione della letteratura medica riassume: tutti i precedenti studi epidemiologici e clinici indicano l’efficacia , dell’enzima prodotto dai batteri della fermentazione presenti nella sua parte collosa, e la sicurezza per l’uso in una vasta gamma di disturbi, compresi ipertensione, aterosclerosi, malattie coronariche come l’angina, ictus e malattie vascolari periferiche. La leggenda narra nell’epoca delle grandi battaglie intestine che caratterizzarono il lungo Medioevo giapponese all’avvicinandosi l’esercito nemico i samurai dell’isola di Kyushu dovettero smobilitare velocemente il loro campo. La soia venne cotta velocemente per meglio conservarla e avvolta alla  meglio in stuoie di paglia di riso. I batteri di cui è ricca la paglia di riso fecero il resto. Come si mangia il nattō. Solitamente si condisce con poca senape, salsa di soia o aceto di riso. Si può consumare liscio, con un uovo di quaglia crudo dentro, mescolato con del riso, come ingrediente della frittata o accompagnato a delle alghe, per realizzare il nattō si può usare la paglia secondo l’usanza tradizionale. Eccone una  ricetta 1 confezione di fagioli di soia 1 confezione di nattō  Lasciate i fagioli di soia in ammollo per una notte in abbondante acqua perché diverranno il  doppio di volume. Cuoceteli a vapore nell’apposito cestello in pentola a pressione per 45/60 minuti. Scolateli e fateli raffreddare. Prendete il nattō starter tritatelo finemente, aggiungete un po’ di acqua e unitelo alla soia cotta solo dopo che si sarà raffreddata. Mescolate lo starter nei fagioli di soia accuratamente, facendo attenzione a raschiare i bordi per essere sicuri di incorporare tutti i fagioli. Disponete la soia in uno strato uniforme, alto non più di 5 cm, in una teglia di vetro o in una pirofila Coprite con un foglio di pellicola trasparente per alimenti, di alluminio o di carta cerata per mantenere l’umidità. Lasciate fermentare da 6 a 24 ore a seconda della temperatura e del sapore desiderato. Per verificate se il nattō è pronto, girate la soia con le bacchette o con un cucchiaio e vedete se si formano filamenti vischiosi. Più lo terrete incubato, più svilupperà un sapore intenso.