Piatto tipico della cucina giapponese nattò

Piatto tipico della cucina giapponese a base di fagioli di soia fermentati, il nattō entra di diritto nei cibi incredibilmente salutari. Ma c’è una cosa da sapere prima di provarlo: o lo amerai o ne sarai disgustato. Ha un odore unico che molti trovano terribile e “fila”, caratteristica dovuta alla fermentazione causata da un particolare lievito che produce una sostanza filamentosa che si attacca tra fagiolo e fagiolo spiega Sandor Ellix Katz, il guru statunitense dei cibi fermentati nonché autore de Il libro della grande fermentazione Una relazione del 1987 pubblicata su Cellular and Molecular Life Science sostiene che è stata dimostrata la sua forte capacità di sciogliere i coaguli di sangue. 15 anni dopo, una revisione della letteratura medica riassume: tutti i precedenti studi epidemiologici e clinici indicano l’efficacia , dell’enzima prodotto dai batteri della fermentazione presenti nella sua parte collosa, e la sicurezza per l’uso in una vasta gamma di disturbi, compresi ipertensione, aterosclerosi, malattie coronariche come l’angina, ictus e malattie vascolari periferiche. La leggenda narra nell’epoca delle grandi battaglie intestine che caratterizzarono il lungo Medioevo giapponese all’avvicinandosi l’esercito nemico i samurai dell’isola di Kyushu dovettero smobilitare velocemente il loro campo. La soia venne cotta velocemente per meglio conservarla e avvolta alla  meglio in stuoie di paglia di riso. I batteri di cui è ricca la paglia di riso fecero il resto. Come si mangia il nattō. Solitamente si condisce con poca senape, salsa di soia o aceto di riso. Si può consumare liscio, con un uovo di quaglia crudo dentro, mescolato con del riso, come ingrediente della frittata o accompagnato a delle alghe, per realizzare il nattō si può usare la paglia secondo l’usanza tradizionale. Eccone una  ricetta 1 confezione di fagioli di soia 1 confezione di nattō  Lasciate i fagioli di soia in ammollo per una notte in abbondante acqua perché diverranno il  doppio di volume. Cuoceteli a vapore nell’apposito cestello in pentola a pressione per 45/60 minuti. Scolateli e fateli raffreddare. Prendete il nattō starter tritatelo finemente, aggiungete un po’ di acqua e unitelo alla soia cotta solo dopo che si sarà raffreddata. Mescolate lo starter nei fagioli di soia accuratamente, facendo attenzione a raschiare i bordi per essere sicuri di incorporare tutti i fagioli. Disponete la soia in uno strato uniforme, alto non più di 5 cm, in una teglia di vetro o in una pirofila Coprite con un foglio di pellicola trasparente per alimenti, di alluminio o di carta cerata per mantenere l’umidità. Lasciate fermentare da 6 a 24 ore a seconda della temperatura e del sapore desiderato. Per verificate se il nattō è pronto, girate la soia con le bacchette o con un cucchiaio e vedete se si formano filamenti vischiosi. Più lo terrete incubato, più svilupperà un sapore intenso.

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